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sabato 24 settembre 2011

MORBUS CHRON – Sleepers in the Rift


Dopo l’intro “Through the Gaping Gate” parte il sabba malefico di “Coughing in a Coffin” e la consapevolezza che i Morbus Chron siano l’essenza di un death metal old-style diventa una certezza. “Sleepers in the Rift” è l’album di debutto per i quattro ruvidi svedesi, i quali nel giro di pochissimi anni sono passati da release amatoriali al primo album in studio, dove sono stati aiutati nelle registrazioni e nelle fasi successive della produzione da Nicke Andersson, ex Entombed e da Magnus Lindberg dei Cult Of Luna. “Sleepers in the Rift” non è un lavoro epocale e non si avvale di riff volti ad essere immediatamente memorizzati, ma è l’espressione di un sound davvero ruvido, spietato e, perchè no, grossolano. I Morbus Chron suonano chitarre laceranti e cupe, pregne di quel fragore tipico del death svedese dei primi anni ’90 che magnificamente è stato plasmato da gente come Entombed, At The Gates, Grave, Carbonized ecc. Tuttavia è questo un aspetto specifico delle sonorità, in quanto il songwriting è abbastanza vicino ai Death di Chuck Schuldiner dei primi anni e agli Autopsy. Una timbrica infernale delle sei corde, il drumming che tuona cattivamente e un cantato disperato, sono gli elementi distintivi di questo album, costituito da nove pezzi i quali raggiungono una durata media di oltre 3’ e mezzo, escludendo “Deformation of the Dark Matter”, nella quale i Morbus Chron cercano di allungare il brodo, del minutaggio e della struttura. Ascoltare “Sleepers in the Rift” significa fare un bagno in acque fredde e infernali, giunte da un passato non più recente e grazie a questa release che si potrebbe definire di nicchia.

Voto: 6,5/10

Halb9000

giovedì 22 settembre 2011

IRON LAMB – The Original Sin


Dopo una serie di pubblicazioni minori per gli Iron Lamb arriva il momento del primo album in studio. La band è svedese e nella line-up figurano membri di alcune formazioni importanti della scena nordica: Johan Wallin (General Surgery, ex-Repugnant), Grga Lindström (ex-Repugnant), Thomas Daun (Dismember, ex-Insision), Daniel Ekeroth (ex-Dellamorte, autore del testo "Swedish Death Metal"), I quattro si esprimono attraverso il filone del death ‘n roll, quindi suonando con distorsioni selvagge, bestiali, agguerrite e intrise di punk, ma anche di corrosivo hard rock . Le ostilità si aprono con la tiratissima “Rotten Wood”, che ricorda l’hardcore dei primi anni ’80 e le partenze sparate dei Motörhead, il tutto si ripete con il brano successivo, la title track, e così di seguito. Nei dieci pezzi totali si odono i Venom, i già citati Motörhead, dei quali gli irons ripropongono la storica “Poison”, la sfacciataggine di G.G.Allin, i D.R.I., ascoltare “I Don’t Wanna Be”, i Discharge, in “Dead Inside”, e l’estremismo punk newyorkese. Tanta carne sul fuoco, tante idee altrui, questo non lo si può negare, ma l’impressione netta è che canzone dopo canzone uno stile personale, un marchio di fabbrica Iron Lamb è ben definito e messo lì in vetrina. E parlando di vetrina, da citare la copertina dell’album, concettualmente accattivante, e realizzata dal frontman dei Watain Erik Danielsson e con l’assistenza dello stesso Grga Lindström. “The Original Sin” è un corrosivo fiume in piena, costituito da acque conosciute ma piacevoli.

Voto: 6,5/10

Halb9000

ANCIENT ASCENDANT – The Grim Awekening


“The Grim Awekening” è il primo album effettivo degli inglesi Ancient Ascendant, dopo alcune pubblicazioni minori rappresentate da demo e EP. La band di Reading si dedica al death metal di scuola europea in linea con quello degli anni ’90; quindi non proprio in sintonia con le ultime tendenze del genere, ma essenzialmente vicino all’old style. Il sound è corposo e robusto, ma incline alla melodia che viene materializzata grazie a riff cangianti volti a definire atmosfere inquiete. Ogni singolo momento di “The Grim Awekening” è sottolineato dalla robusta e dinamica batteria di Dave Moulding che non lascia mai sole le chitarre di Alex Butler, il quale si colloca anche dietro al microfono, e Narinam Poushin. Gli Ancient Ascendant non compongono un songwriting rigido, ma riescono a strutturarlo in modo articolato e che in più situazioni non disdegna di rallentare il ritmo, che poi è una loro peculiare caratteristica. In “The Grim Awekening” dunque non si pesta ottusamente, ma si usa una certa logica. I nove pezzi scorrono bene, con “Lost Rage in the Dying Light” che si rivela essere l’apice creativo della band; tutto sommato il lavoro nell’insieme appare organico e ben prodotto perché è realizzato con personalità, nonostante poi non offra spunti o contributi nuovi al genere. I musicisti suonano bene, i pezzi sono “da manuale” e questo colloca gli Ancients tra coloro che riescono a ben interpretare il genere e magari lasciano ben sperare per un secondo buon album.

Voto: 6,5/10

Halb9000

martedì 13 settembre 2011

GOLEM - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Golem in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "One Bullet Left":

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-ONE BULLET LEFT è la perfetta fotografia di quello che sono i GoleM oggi una band dal sound moderno, aggressivo e melodico. È il primo nostro lavoro che esce sotto SOUTHERN BRIGADE RECORDS, giovane realtà discografica barese, ed è a mio modo di vedere un disco completo e a tutto-tondo: ci sono riffoni di chitarra, soli al fumicotone, sezione ritmica solida, screamin' vocals e ritornelli melodici e “canticchiabili” in più rispetto al nostro precedente lavoro, BLACK ERA, abbiamo implementato nel nostro sound le tastiere ed i samples questo ci ha permesso di concentrarci molto sull'aspetto ritmico delle chitarre e dei brani in generale lasciando molto spesso proprio alle tastiere il compito di armonizzare e creare fraseggi...

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-La band è nata nell'ormai lontano 2000 di quella prima formazione però è rimasto solo Ottavio. La band si è evoluta molto dai suoi inizi, orientati verso un power-trash con screamin' vocals, tutti i cambi di formazione sono stati contrassegnati da una crescita umana e musicale e non sono stati per nulla facili in quanto i GoleM rappresentano una grande famiglia e separarsi da un amico con il quale si è condiviso tanto non è facile...l'ultimo cambio è avvenuto proprio a ridosso delle registrazioni di ONE BULLET LEFT quando Damiano per motivi di lavoro ha dovuto lasciare il suo posto dietro le pelli sostituito da Rino Big Roger Ricco, proveniente dai southern trash-monsters Cancrena, che ha svolto un eccellente lavoro registrando ONE BULLET LEFT, sentire per credere!

Come è nato invece il nome della band?

-Il nome della band fu scelto da Damiano e Nicola, il nostro precedente vocalist, dopo un viaggio a Praga...il perché lo scelsero sinceramente non lo so, evidentemente attirava la loro attenzione o perché era molto catchy ahahahahahhahahahhaa

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Da DEATH NEVER DIES a BLACK ERA fino a ONE BULLET LEFT abbiamo cercato progressivamente di distaccarci dai testi a sfondo fantasy-allegorico. Quindi in definitiva testi sulla quotidianità e sulle esperienze personali e sai perché? Perché viviamo in una società folle che non lascia scampo...i rapporti interpersonali si sono inariditi a causa dei social networks, i ritmi frenetici creano persone nevrotiche o totalmente apatiche, i più basilari valori morali vanno a farsi benedire tutti i giorni... Le lyrics sono importanti quanto qualsiasi altro elemento del brano di cui fanno parte, devono essere complementari al mood del brano ed alle linee melodiche...non siamo una di quelle band che lancia messaggi attraverso i propri testi però delle parole “azzeccate” su un ritornello aiutano: ci sono band che si concentrano sulla ricerca ritmica nei loro brani, altri sul lato emozionale dei testi, altri pigiano sull'acceleratore o vogliono essere i più brutali di tutti...noi ci concentriamo sui ritornelli è il nostro lato anni '80 che prende vita ogni volta che componiamo ahahahahahahah...no a parte gli scherzi ci piace pensare ai brani dei GoleM come un momento in cui l'ascoltatore deve mettere da parte i suoi problemi e svagarsi, sentirsi libero, sentirsi sé stesso...cosa c'è di meglio allora di un bel ritornello orecchiabile e canticchiabile?

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Direi la ricerca e la continua tensione fra parti aggressive e melodiche, poi valore aggiunto di ONE BULLET LEFT è senz'altro la produzione: senza la produzione dei GOLEM DUNGEON STUDIOS dubito che ONE BULLET LEFT sarebbe risultato così cristallino ed incisivo. Avere il proprio studio di registrazione allevia un pò la pressione permettendoti di fare un minimo di pre-produzione e di dedicare un pò di tempo in più al mixaggio, ciò non toglie che il merito della produzione superba di ONE BULLET LEFT è anche da imputare al nostro ingegnere del suono, nonché responsabile di tutte le produzioni del GOLEM DUNGEON STUDIOS, Giuseppe Dentamaro. Giuseppe è un vero e proprio produttore nel senso più ampio del termine non limitandosi solo a registrarti schiacciando un tasto, quello con un pò di pratica lo possono fare tutti, ma fare una session di registrazione con Giuseppe ti fa crescere come musicista: non lesina mai un consiglio, è sempre pronto a suggerirti un arrangiamento per far uscire meglio il brano nella sua interezza, ha una visione d'insieme che solo i grandi musicisti, essendo lui anche un eccellente tastierista, hanno. Conosce la tecnologia presente in studio, dal programma per registrare agli ampli delle chitarre, come le sue tasche e poi è in continuo aggiornamento quando pensi che abbia trovato il suono definitivo per un rullante o una chitarra la settimana dopo ne ha già un altro meglio, appena esce un disco di una band metal, rock, pop che attira la sua attenzione è lì che lo spolpa per carpirne i segreti. Senza contare che le tastiere e i samples sono state poi riarrangiate, e in alcuni casi anche suonate, da lui...noi avevamo una idea sui suoni e su come avremmo voluto che suonasse ONE BULLET LEFT, lui ha preso le nostre idee e le ha ampliate facendolo suonare potentissimo!

Come nasce un vostro pezzo?

-Ottavio è il principale songwriter dei GoleM ci porta in sala prove brani la cui struttura è completa per il 90% poi insieme arrangiamo ed eseguiamo se il tutto ci convince procediamo altrimenti si ricomincia da capo cercando quello che non va partendo dagli arrangiamenti fino eventualmente alla melodia o alla intera struttura del brano: allo stato attuale l'arrangiamento è una delle parti fondamentali del sound dei GoleM...molti musicisti rock/metal sono poco propensi all'arrangiamento, anche noi lo eravamo, ma abbiamo imparato ad economizzare il tempo in sala prove piuttosto che sedersi e cercare l'ispirazione per un riff meglio sedersi ed arrangiare una melodia o una ritmica, si risolvono parecchi problemi in questo modo...

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Da un punto di vista tecnico penso che WE SAY NO! Sia il brano che soddisfi tutti sia come resa dal vivo che come sound che come parti suonate etc...da un punto di vista emozionale forse a pari merito NO REMORSE, molto “commerciale” e molto “live” come brano, e THE JOKER per il suo incedere malato e le sue lyrics...personalmente poi sono molto legato a ONE BULLET LEFT perché lì le lyrics sono mie quindi...

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Inizialmente soprattutto le bands della scena scandinava di Gothenburg: In Flames, Dark Tranquillity etc...e poi i Children of Bodom. Tutti però abbiamo questo forte background di metal classico e hard rock che credo sia ancora evidente nei brani dei GoleM. La verità è che i nostri ascolti sono diversissimi, spaziando dai Devildriver agli Slipknot passando per i “vecchi” dischi dei Sentenced, i Linkin Park, gli Alter Bridge, 30 Seconds to Mars, Killswitch Engage, Nickelback...insomma avrai intuito quanto eterogenei sono stati e sono tutt'ora gli ascolti. Penso che questo sia un bene per il sound dei GoleM perché non si può andare in una sola direzione, musicalmente parlando, bisogna spaziare e sperimentare!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Ad aprile abbiamo supportato i Rage nel loro mini-tour italiano ed è stata un'ottima esperienza ottenendo un riscontro molto positivo, poi abbiamo partecipato e vinto il METAL BATTLE ITALY che ci ha dato la possibilità di rappresentare l'Italia al Wacken Open Air: suonare al più grande festival metal del mondo, davanti a 1.300 persone è stata una esperienza stratosferica! Per ora i nostri sforzi sono tutti concentrati nel riuscire a fare un tour di supporto a qualche grosso nome è difficile lo so ma noi non demordiamo...penso che però se ne parli fra l'autunno e la primavera quando ricomincerà la stagione dei clubs al chiuso...

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Stiamo raccogliendo materiale live per un DVD, vorremmo realizzare qualcosa di speciale per questo ci prenderemo il tempo necessario perciò non ti so dare una data o una tempistica, vorremmo realizzare anche un videoclip ma non il solito videoclip live qualcosa di diverso e per questo stiamo sondando le idee di vari teams e vari registi. Potete nel frattempo scaricare e ascoltare gratuitamente qui queste 6 tracce live dei GoleM registrate durante il release party di ONE BULLET LEFT: http://www.cdbaby.com/cd/golem12

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Il metal in Italia è vivo, vitale...c'è molta qualità in Italia più che in altri paesi più blasonati dove spesso la qualità e la creatività passano in secondo piano rispetto alla quantità. Ma a parte qualche caso eccezionale le nostre band faticano ad affermarsi o ad avere il giusto riconoscimento...perché? Io penso che sia un problema di diffusione: mancano locali dove suonare con regolarità, e parlo di località attrezzati per la musica dal vivo non posti adattati, precludendo così la possibilità di scoprire che oltre i grossi nomi internazionali, o i piccoli nomi internazionali pompati dalla stampa o dalla pubblicità, ci sono band valide dietro casa e sono italiane, italianissime! uscite dalle vostra case, toglietevi le cuffie dei lettori mp3, andate ai concerti, iniziate a suonare anche solo per passare un paio d'ore in compagnia di persone che apprezzano gli stessi gruppi che piacciono anche a voi, spaziate nei generi e sottogeneri del metal ci sono band italiane valide in tutti i campi del metal dal power al brutal...lo ripeto e non me ne vergogno di dirlo il metal è vivo e vitale in Italia ma ci dobbiamo credere tutti supportando le bands...

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet per i GoleM rappresenta il maggior veicolo pubblicitario e la maggior fonte di introiti grazie alla vendita dei nostri brani in formato digitale. È un'arma formidabile, bisogna essere solo svegli nel sfruttarla a dovere: chi dice che gli mp3 sono la morte della musica così come i social networks è un passo indietro oppure semplicemente non sa ancora come sfruttarli...

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-È il brano nella sua interezza, come è stato scritto e poi come viene eseguito, a valorizzare il musicista non la singola parte o eventualmente parti soliste...allo stato attuale il sound dei GoleM è molto “asciutto” e “live” e sì ci valorizza perché vediamo ogni volta che suoniamo live la gente divertirsi, cantare, fare headbanging...

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Mmmmm fammici pensare...direi qualcosa che c'entra poco col sound attuale dei Golem, rimaniamo tricolori però Cristina Scabbia dei Lacuna Coil...

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Ringraziamo INFORMAZIONEMETAL per lo spazio concessoci, raggiungeteci su www.golemneverdies.it
www.myspace.com/golemrules
http://www.facebook.com/GoleMrules
se vi piace il nostro lavoro allora vi basterà solo supportarci acquistandolo:
http://www.cdbaby.com/cd/golem1
oppure:
http://golem.bigcartel.com/
Ascoltate la nostra musica, fateci sapere cosa ne pensate...nel frattempo STAY HEAVY & SUPPORT MUSIC NOT RUMORS!

Maurizio Mazzarella

lunedì 12 settembre 2011

LIVARKAHIL – Signs of Decay


La Francia più nera e dannata ripropone una sua creatura giovane, ovvero i Livarkahil. Grazie alla connazionale Listenable Records la band arriva al secondo album dopo l’interessante esordio “First Act of Violence” del 2008. “Signs of Decay” è un violento manifesto avverso alla religione e all’autocrazia dei suoi esponenti e ovviamente una tematica del genere viene manifestata attraverso un metal estremo, il quale nel caso dei Livarkahil è stato da sempre il death metal, ma sempre in forma veloce, ossessiva, con ampi squarci dai toni epici. Un riffing serrato e brutale, ma contaminato dal metalcore e dal thrash metal moderno. Death metal tempestoso e senza compromessi dunque, come già si intuisce dall’iniziale “When Hell Is Near”, preceduto dall’apocalittica introduzione di “In Nomine Patris”. Interessante l’uso dei mid-tempos, che danno tregua al massacro continuato e conseguentemente scongiurano la possibile monotonia che ne può nascere da pezzi realizzati col tritacarne. Il merito finale dei francesi è quello di sapersi destreggiare tra il death metal e gli elementi in chiave moderna che erompono dall’album: più o meno quanto hanno saputo fare i Behemoth, ad esempio. “Quiet Heresy”, “We Hail the Victoy”, la marziale “In the Flesh of All Damned” (titolo fantastico!) o l’epica “Heaven Shall Fall” sono alcuni brani di spicco di un lavoro in grado di offrire undici buone composizioni, le quali richiedono qualche ascolto in più per entrare nel clima infernale che le pervade. “Signs Of Decay” è stato realizzato con la produzione di HK & BST (Aosoth, The Order Of Apollyon) e con il missaggio e la masterizzazione eseguiti presso gli Hertz Studio (Behemoth, Decapitated, Vader). Grande merito alla sintonia tra le sei corde e il drumming, i quali rendono questo album una totale devastazione e l’ascoltatore medio del death metal si riterrà soddisfatto di questa nuova stella nascente nella notte nera del metallo d’oltralpe.

Voto: 7/10

Halb9000

domenica 11 settembre 2011

AGONY FACE - CXVIII Monolithic Squeakings


Gruppo interessante e di estrema qualità, di immensa prospettiva da una miriade di punti di vista, ma ancora non completamente matura, anche se poco ci manca per dire la verità. Gli Agony Face suonano un death metal massiccio, possente e pontete, dai tratti fortemente brutali, ma che perseguono comunque un'identità precisa, basandosi prevalentemente su uno stile per la maggiore tradizionale, ma sempre molto tecnico ed attento. Il punto di rifermimento principale, sembra provenire dalla scuola america, quella dei primi Death in particolare, ma anche da altre band come gli Autopsy e gli Obituary. Piace ad ogni modo di questo gruppo la fortissima personalità e la voglia di non perseguire per forza di cose un modello preciso, mostrando una determinata consapevolezza nei propri mezzi e la palpabile capacità di imporre un proprio sound. Ne viene fuori un disco possente, tecnicamente di notevole livello. Le linee di chitarra sono molto moderne e ben curate, stesso dicasi anche per le linee vocali. L'impatto è molto forte, anche se la presa non è immediata, per via di una palese complessità di fondo. I brani sono ben strutturati, anche se in alcuni aspetti, sarebbe stato preferibile snellirli di quale elemento, per non cercare di cadere in una sorta di ripetitività. Un neo invece evidente, è contenuto nella produzione. Il suono del disco infatti sembra essere eccesivamante datato ed anche un po' crudo per certi versi. Con un sound più attuale, la musica degli Agony Face ne avrebbe certamente giovato maggiormente, perché le capacità compositive della band direi che sono notevoli ed il tempo darà questo gruppo sicuramente ragione e perché no, anche del successo. Ne siamo sicuri.

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella

venerdì 9 settembre 2011

CIPHER SYSTEM - Communicate the Storms


Direi che nel complesso la Nuclear Blast ha da sempre avuto un debole per le band come i Cipher System, non ha baso buona parte del proprio successo lo deve proprio a gruppi come i Children On Bodom di "Something Wild", ai migliori In Flames, oggi approdati ad altri lidi ed ai Soilwork, maturati costantemente sempre con l'etichetta teutonica. Di questo insieme fammo parte gli Scar Symmetry, altra piacevole scoperta made in Nuclear Blast ed oggi direi anche questi Cipher Systerm, gruppo rigorosamente svedese attivo da circa dieci anni. Questo nuovissimo Communicate the Storms è il loro secondo lavoro in studio e giunge a distanza di ben sette anni dall'esordio Central Tunnel 8. Per farla brava, i Cipher System, facilmente intuibile, rispettano appieno i canoni del death metal melodico di matriche svedese, il loro è una sorta d mix tra lo stile dei Soilwork e quello degli Scar Symmetry, con un leggero indurimento dello stile ed un maggiore ammodernamento del sound, ma come suoni dei rispettivi strumenti e come muro sonoro, non certo nell'utilizzo di campionamenti che onestamente non ci sono. Il disco onestamente è molto buono, ma a sua volta è poco originale, perché di lavori come questi ne abbiamo ascoltati già un'infinità. Per questo i Cipher System dovrebbero migliorare in personalità e cercare in modo più accurato la propria identità sonora. I brani sono compatti, l'impatto è fortissimo, ma la presa non è immediata, perché nella loro stesura c'è una palpabile complessità compositiva. Il livello tecnico è discreto, con spunti anche gradevoli, ma è la produzione che va certamente elogiata in ogni dimensione. Disco per gli amanti del settore.

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella

venerdì 19 agosto 2011

FLESHGOD APOCALYPSE - Agony


Un gruppo sorprendente quanto molto interessante allo stesso tempo, ma soprattutto capace di produrre qualcosa di innovativo e questo è in assoluto il concetto di maggiore interesse. I Fleshgod Apocalypse sono un gruppo orgogliosamente della nostra bella Italia attivo da circa quattro anni, che giunge con questo pregevole "Agony!" alla pubblicazione del proprio secondo lavoro in studio per merito della Nuclear Blast, facendo ritorno sul mercato discografico a distanza di due anni dal disco d'esordio "Oracles". Da un punto di vista musicale, la band nostrana suona un genere alquanto originale se vogliamo. Nel complesso possiamo inserirli nel death metal come settore, ma nella loro musica ci sono stupende orchestrazioni, momenti dai connatati sinfonici e stupefacenti da un punto di vista puramente tecnico, ma anche innovativi, futuristici e certamente se vogliamo sintetici ed iper moderni. Il disco è duro, robusto, anche crudo e ruvido se vogliamo, ma mai eccessivamente pesante, crudele, ma pungente, penetrante, certamente diverso. C'è voglia di stupire, fare male, ma anche di subliminare, con musica nobile, elegante e sopraffina. Un death metal tecnico, il death metal del futuro, con uno stile equilibrato, che non cerca mai di andare oltre i limiti della decenza. Ne viene fuori un album davvero eccellente, da smussare da certi punti di vista e forse ancora lontano da quello he l'obiettivo finale che intende raggiungere la band stessa. Ma il solco è stato tracciato e verrà raggiunto molto presto. Ottima la produzione, moderna ed all'avanguardia. Ottimo lavoro, provare per credere.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

venerdì 12 agosto 2011

VADER - Welcome To The Morbid Reich


Ritengo che i Vader siano ormai una certezza nell'ambito del metallo estremo europeo e questo pregevole Welcome to the Morbid Reich non fa altro che confermare e rimarcare quanto appen affermato. La band polacca è attiva dai primi anni ottanta ed ora raggiunge con questo nuovo disco quota nove in fatto di album in studio, facendo ritorno sul mercato discografico sempre per la Nuclear Blast a distanza di due anni quella grande opera d'arte intitolata Necropolis. Welcome to the Morbid Reich è classico disco che puoi aspettarti dai Vader, per questo i sostenitori più incalliti della band non resteranno delusi. Quelli che sono i potenziali ingredienti principali ci sono tutti: rabbia, aggressività, cattiveria e violenza. La classica componente di un death dotato di sfumature thrash è sempre presente, con la differenza che il suono è diventato maggiormente brutale anche rispetto al passato più recente. E' stata inoltre rinvigorita la componente tecnica, artisticamente infatti ci troviamo di fronte ad un lavoro di un livello molto elevato, soprattutto le chitarre sono infatti taglienti, incise e prive di ogni potenziale pecca. I brani sono compatti ed hanno un impatto fortissimo, la presa è immediata esono attorniati da un muro sonoro ruvido e robusto che li rende inossidabili ed impenetrabili. La produzione è molto buona, è moderna al punto giusto, senza andare oltre i giusti limiti e consente al disco di risultare un autentico massacro sonoro. Dal mio punto di vista uno dei migliori lavori firmati Vader.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

lunedì 8 agosto 2011

TORMENTED – Rotten Death


Coloro che sono avvezzi al death metal old school avranno già intuito dal nome di questa band svedese il contenuto dell’album d’esordio “Rotten Death”, inoltre costoro avranno anche notato la somiglianza del logo con gli Entombed, altra band loro conterranea. I quattro deathers grazie alla francese Listenable Records incidono questo album il quale non offre alcun tipo di compromesso: il metallo è nero, maledetto, grezzo e sferragliante ed è suonato senza alcuna sosta, senza mid tempos, decelerazioni o variazioni di qualsiasi tipo. Testa bassa e carica, questo sembra essere il motto di Andreas Axelson, (voce e chitarra) e degli altri tre suoi compagni. Le chitarre sono un vero ruggito, ma tanto fedele proprio a quelle degli Entombed, ma senza dimenticare l’illustre scena death metal svedese dei primissimi anni ’90. A questo punto diventano rintracciabili sound dei Tormented gli echi dell’hardcore più spinto e virulento possibile, il black metal dei Venom e dei Merciless, la corrosività dei Carbonized e i primi vagiti di At The Gates, Dismember e di tanti altri ancora che non starò a nominare. Ai Tormented non gli si nega che la convinzione di ciò che fanno sia intensa e, qualitativamente, il loro revival (perché usare il termine old schhol?) è anche ben limato. Tuttavia quanto può reggere l’ascolto di un album che ti riporta alla memoria dischi altrui, e ascoltati anni e anni fa. Quanto regge il sound di una band che non ti dona se stessa ma ti cita solo canzoni e album che sono dei capisaldi imprescindibili? “Rotten Death” è per chi adora visceralmente il death metal di vent’anni fa e oltre. Magari quello di band con il nome che termina con la desinenza “ed” (Possessed, Entombed, Carbonized, Unanimated…)! Mi si perdoni l’ironia, ma è un sound che non regala emozioni nuove o maggiori di quelle band citate; forse quest’esordio visto l’inflazionato mondo metal odierno non è stato ben.

Voto: 5/10

Halb9000

domenica 7 agosto 2011

NECROVOROUS – Funeral for the Sane


I deathers Necrovorous sono greci e grazie alla Puverised Records danno alle stampe il loro primo full lenght. “Funeral for the Sane” è sostanzialmente un rosario di riff che pur suonando già noti e legati alla tradizione “d’annata” del death metal, risultano di sicura presa ed efficacia verso l’ascoltatore. Le chitarre frementi e la voce cavernosa e brutale, sono distese in dieci pezzi che non offrono mai un attimo di pace a chi ascolta. I Necrovorous sono spietati, “senza compromessi” verrebbe da pensare, e inclini alla sincerità dei propri modelli musicali, i quali spaziano dai Death, agli Obituary, gli Asphyx, i Septic Flesh ecc. ecc. Sono una band con un piglio sicuramente derivativo, ma non per questo banale. La tensione emotiva del riffing è sfiancante, mentre il drumming è un vortice gorgogliante di blast-beat espresso all’ennesima potenza. Brani come “The Vilest of All Dreams”, “Succubus Dormitory”, “Dwellers of My Flesh” oltre ad avere il loro innegabile impatto fissano punti a favore grazie anche ad una produzione capace di rendere quel tono old-style, ma senza seppellire “Funeral for the Sane” sotto una coltre di scontata ruvidità. Anzi, l’impressione è che sotto quella scorza di metallo grezzo ci sia una logica nell’imbastire un sound comunque di qualità. I Necrovourous sono sicuramente convinti nell’esporre questa galleria di riff laceranti e deviati e il fatto di giungere dal nulla passando attraverso tutta una serie di release minori e di carattere underground attira verso di loro le dovute simpatie. Magari gli si perdonerà la riproposizione di schemi e idee già note, anche se offerte e suonate con tutta la convinzione possibile. Insomma, sono asserviti ai loro idoli ma non per questo succubi!

Voto: 6,5/10

Halb9000

venerdì 5 agosto 2011

WORLD UNDER BLOOD - Tactical


Attivi da circa cinque anni e provenienti dalla California, questi World Under Blood giungono con questo discreto Tactical, edito per la Nuclear Blast, alla pubblicazione del primo lavoro in studio. Nella band ci sono musicisti imporanti e di spessore, come ad esempio Tim Yeung, batterista dei Divine Heresy. Da un punto di vista strettamente musicle, questi World Under Blood suonano una sorta di death metal di stampo melodico, che onestamente ritengo molto personale e privo di eccessive influenze e questo nel complesso, ritengo che a conti fatti sia un merito per la band, perché mette in mostra una propria identità, tra l'altro molto precisa. Le partiture più estreme, sono ovvimente tipiche del death metal di stampo americano, questo è assolutamente palpabile in ogni frangente, mentre i momenti più intensi, ispirati e se vogliamo più melodici, li ritengo molto personali e privi di una connessione con un'altra scuola, questo è ovviamente un parere personale, ma lo affermo per rimarcare le distanza tra questo gruppo con la scuola scandinava, ormai diventata dominante nel settore, ma questi World Under Blood, sono il segnale evidente, che ci sono altri modi d'intendere e quindi esguire questo genere e questo non fa altro che portare nuova linfa ad un settore ormai statico, che spesso spazia troppo verso altri lidi. Il disco è buono, è composto da brani compatti e dall'impatto molto forte, la presa non è immediata, ma possiamo dire che c'è dentro una buona levatura tecnica. Discreta anche la produzione, appropriata allo stile della band. Se amate questa musica, apprezzerete questo disco.

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella

lunedì 1 agosto 2011

GOREAPHOBIA - Apocalyptic Necromancy


La legendaria band di Philadelphia torna alla ribalta con questo nuovo lavoro che prende il titolo di "Apocalyptic Necromancy". I GOREAPHOBIA realizzano questo nuovo bel prodotto formato da dodici brani di puro death metal made in USA, che rievoca, almeno in parte, le gesta di altre bands famose nel genere come i Malevolent Creation, o anche come i Monstrosity dello storico vocalist Corpsegrinder, attualmente in forza ai Cannibal Corpse. Questo è per l'esattezza il nono prodotto realizzato dalla band della Pennsylvania, la quale è presente sulla scena dalla fine degli anni ottanta. Attualmente la band, dopo aver subito varie trasformazioni nel suo lineup, è composta da quattro elementi: Alex Bouks e dal nuovo membro VJS alle chitarre, Jim Roe alla batteria e Chris Gamble al basso e alla voce. Davvero penetrante e martellante il sound delle chitarre, caratteristico di questo genere, come lo è anche la voce in stile quasi del tutto growl. L'etichetta di questo nuovo album è la Dark Descent Records, dopo che il penultimo, ovvero quello del 2009 dal titolo "Mortal Repulsion" era stato realizzato in collaborazione con la Ibex Moon. I testi, sono quelli di sempre, ovvero ispirati all'oscurità, alla morte ed a tutto ciò che rappresenta il pessimismo in questo mondo di merda.

Voto: 7/10

Antonio Potì

venerdì 29 luglio 2011

ANNOTATIONS OF AN AUTOPSY – Dark Days


Ritornano i deathers Annotations Of An Autopsy, ma questa volta con un semplice EP di cinque pezzi, dei quali uno è la cover di “Ten Ton Hammer” dei Machine Head. “Dark Days” ripropone l’aspetto muscolare di questa band inglese, la quale stavolta pare voglia allontanarsi dalle concezioni (pseudo) tecniche avute in precedenza. Gli Annotations questa volta sembrano prediligere essenzialmente la possenza del sound imbastito con riff voluminosi e scanditi, fabbricati con accordature basse. “Dark Days” è un parziale cambio di rotta, è la volontà di mutare uno stile che in passato ha già subito diverse trasformazioni, ma che questa volta non li porta eccessivamente lontano: anzi, pare che le influenze giungano da gente come Crowbar, The Acacia Strain e altri. Con “Dark Days” la band piazza colpi di spessore, perchè martella con regolarità e spezzetta di continuo l’andatura dei pezzi, ma alla lunga lo fa comportandosi in modo scontato e senza una vera tensione, sia emtoiva che artistica. L’organicità del groove e un drumming corposo e battente irrobustiscono indubbiamente il sound, ma gli ossessivi e troppi breakdown fiaccano il deathcore della band. Purtroppo giunti al terzo pezzo, ovvero alla title track, vi è poca speranza che la direzione seguita dagli AOAA possa cambiare. Con buona pace di tutti “Dark Days” è si un robusto dischetto, ma che non aggiunge lustro alla discografia (e alla reputazione) degli Annotations Of An Autopsy.

Voto: 5/10

Halb9000

martedì 19 luglio 2011

DECAPITATED - Carnival Is Forever


Un incidente davvero brutto sembrava aver posto la parola fine alla vita di questo gruppo, ma con grande forza e perseveranza, l'ex ascia dei Vader Vogg si è rialzato ed ha ripreso il proprio percorso artistico, riprendendolo proprio dove lo aveva lasciato. L'origine dei Decapitated è nota, il gruppo viene dalla Polonia ed è attivo dal 1996. Questo pregevole "Carnival Is Forever", edito per la Nuclear Blast, è il loro quindi album in studio e giunge a distanza di cinque anni dal precedente Organic Hallucinosis. Da un punto di vista strettamente musicale, la band suona un classico thecnical death metal, ma ci fermiamo qui, nel senso che evitiamo di fare inutili paragoni, perché 'eccezionalità di questo gruppo sta nella capacità di aver costruito un suono molto personale e ben identificativo. Tuttavia, nonostante il fisco è d'indubbio valore, risulta davvero difficile da digerire, per via di partiture ed arrangiamenti molto complessi per essere assimilati sin dal primo ascolto. La presa quindi non è immediata, ma forse un lavoro più curato avrebbe reso l'album più fluido ed anche dinamico in un certo senso. Purtroppo però, anche se ci troviamo dinanzi ad un disco tecnicamente impeccabile sotto tutti i punti di vista, è l'aspetto dell'intensità che viene a mancare, rendendolo troppo freddo ed a volte piatto. Questa è la nostra sensazione, ma non è certo una bocciatura per un disco che nel complesso risulta di essere di notevole valore. Soprattutto le chitarre infatti, in particolare nei momenti "solisti", si fanno di gran lunga rispettare. Eccellente la produzione, molto moderna ed all'avanguardia. Su questo non avevamo dubbi. Disco consigliato agli amanti del metallo estremo.

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella

lunedì 18 luglio 2011

DEATH – Human (Deluxe Re-Issue)


Lucrare sui morti non è mai bello, però rende, e che cazzo! Non trovo altra spiegazione per la becera operazione messa in piedi dalla Relapse con la benedizione della famiglia Schuldiner. Ok, bello ristampare tutti i dischi firmati dal mai troppo compianto Chuck, in una lussuosa confezione, con edizioni curate ed arricchite... ma i contenuti? Ok andiamo con ordine. "Human" è il quarto album dei Death. Con quest'album la band abbandonò l'attitudine prettamente death metal dei precedenti lavori, rese il suo stile più tecnico ed articolato, senza per questo perdere un'oncia della sua brutalità, e da un punto di vista lirico approcciò tematiche più personali ed introspettive. I primi tre lavori erano più grezzi, pur con una crescita tecnica costante e determinata, i successivi furono delle pietre miliari del death tecnico. Questo lavoro rappresenta il trait d'union tra i primi Death e gli ultimi. Sicuramente un grande supporto alle idee di Schuldiner sulla linea da seguire fu dato anche dall'ingresso in line up del chitarrista Paul Misvdal e del batterista Sean Reinert, entrambi nei Cynic, e del funambolico bassista Steve Di Giorgio. Certo nella musica le stelle non brillano sempre da sole, ma sotto la guida dell'indiscusso mastermind della band, questi astri del death metal riuscirono a rifulgere in un disco che rappresenta perfettamente il connubio tra aggressività e desiderio di aprirsi a nuove soluzioni. Detto questo, e sperando di avervi fatto capire che dovete avere assolutamente questo album (non necessariamente in questa edizione) come tutti gli altri di questa grandiosa band, veniamo a questo specifico prodottino targato Relapse. La ristampa contiene nel primo disco l'album come l'abbiamo sempre conosciuto, con l'aggiunta di una gustosa cover di "God Of Thunder" dei Kiss, originariamente inserita come bonus track nell'edizione giapponese di questo lavoro. Il secondo disco contiene una serie di registrazioni ad uso della band come le versioni strumentali e le versioni demo dei brani, versioni che onestamente poco tolgono e nulla aggiungono a pezzi che sono stati messi su traccia perfettamente studiati e bilanciati. Inoltre non so quanto il defunto Chuck, con il suo perfezionismo, avrebbe apprezzato il consegnare al pubblico delle registrazioni non definitive. Certo i fanatici le riterranno delle "chicche", io ci sento più che altro puzza di speculazione. Il disco comunque è eccezionale. La cover dei Kiss è divertente. Il resto è inutile ed era evitabile, ma tant'è...

Voto: 9/10 all'album, 4/10 all'operazione

Michele Marinel

domenica 17 luglio 2011

NOMAD - Transmigration Of Consciousness


Questo è un gruppo che ci sa davvero fare ed è l'ennessima conferma dello spessore della scena metal estrema polacca, che nel caso dei Nomad (dove milita Patrick 'Seth' Bilmorgh, membro live dei Behemot), ci presenza un prodotto davvero valido e di grandissima qualità. Nati verso la metà degli anni novanta, i Nomad giungono con questo pregevole Transmigration Of Consciousness alla pubblicazione del proprio quinto lavoro in studio, facendo ritorno sul mercato discografico a distanza di quattro anni dal precedente e valido The Independence of Observation Choice. Da un punto di vista strettamente musicale, i Nomad suonano una sorta di death metal fiero e potente, influenzato palesemente dalla scena del nord Europa, in particolare quella più estrema proveniente dalla regione scandinava, senza però trascuurare però i grandi padri del settore statunitensi, anche se io odo anche qualche piccola traccia dei Sepultura di Arise, in modo però nettamente limitato. Detto questo, Transmigration Of Consciousness viaggia su un percorso proprio, essendo un concept album che deve obbligatoriamente ascoltato interamente per essere valutato nel proprio complesso in un modo giusto e completo. Non è quindi un disco dalla presa immediata e necessità certamente di molti ascolti per essere compreso e percepito in tutte le sue sfumature. Ci sono diversi momenti strumentali tra un brano e l'altro che lo impreziosiscono maggiormente, per questo definisco questo lavoro come una pregevole opera d'arte di death metal. Tecnicamente i Nomad ci sanno davvero fare, le chitarre sono ben modulare ed anche la sezione ritmica è sempre opportuna. Non ci sono mai momenti bassi, perché la band tiene sempre alto il ritmo e questo è certamente un pregio. Anche la produzione è ben curata e risulta appropriate per quella che è la proposta che mettono sul piatto i Nomad. Io direi che siamo di fronte ad un lavoro di grande spessore che meriterebbe di raggiungere ampi consensi. Grande band, spero che abbiamo tanta fortuna perché la meritano.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

AZARATH - Blasphemer's Maledictions


Gruppo dotato di grandissima personalità e su questo non ci sono assolutamente dubbi. Gli Azarath vengono dalla Polonia, sono attivi da ben tredici anni e con questo eccellente "Blasphemer's Maledictions" giungono a quota cinque in fatto di album prodotti studio, facendo ritorno sul mercato discografico a distanza di due anni dal precedente "Praise the Beast". Lo stile musicale di questa band è saldamente ancorato al death metal di matrice europea, con fortissime tracce della scena estrema scandinava. E' un death molto estremo il loro, ma composto con grande determinazione ed abilità, il che conferma l'identità precisa assunta dagli Azarath, che tra le propria fila vantano la presenza del batterista Inferno dei Behemoth. Le tematiche affrontate nei loro testi sono basate sul satanismo e su ogni forma blasfema, tanto che per certi aspetti, anche musicali, viene facile accostarli al black metal per atmosfera e tipologia di arrangiamenti (davvero impeccabili in più frangenti). Non siamo di fronte ad un album che cambierà il mondo, ma gli Azarath oltre ad essere una band di grande spessore nel genere (il che conferma il valore della scena metal estrema polacca), dimostra di meritare di raggiungere consensi più ampi rispetto a quelli detenuti in questo preciso momento. I brani sono compatti ed hanno un impatto molto forte, sono inoltre arricchiti dalla notevole prepazione tecnica della band, soprattutto le chitarre infatti sono ben modulate e spaziano con grande agilità tra suoni taglienti a riff rabbiosi, robusti e cruenti. La sezione ritmica è un martello pneumatico inarrestabile ed inoltre, tutto il disco giova di una produzione molto curata (se pur a volte ovattata) e certamente appropriata alla proposta musicale della band se vista nel suo complesso. Se amate questo genere, direi che è doveroso far vostro questo disco.

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella

WARMBLOOD - Timor Mortis


Altro gruppo interessantissimo proposto dagli amici della 18 Punishment Records, stiamo parlando dei Warmblood, band nostrana attiva da poco meno di dieci anni proveniente dalla Lombardia, per la precisione dalla località di Lodi. Questo discreto "Timor Mortis" è il loro secondo lavoro in studio, che giunge sul mercato discografico a distanza di tre anni dal loro disco d'esordio "Necrocosmos Destination". Andando dritti al sodo, i Warmblood assestano le proprie radici musicali nel death metal, strizzando fortemente l'occhio a sonorità estreme tipicamente statunitensi. Dal nostro punto di vista, il riferimento principale per la band lombarda sembrano essere i Cannibal Corpse, anche se Giancarlo Capra (ex Lato Oscuro) e compagni spaziano anche su altre band dello stesso settore, ma dall'approccio differente, come potrebbero essere i Death ad esempio, in alcuni frangenti invece, c'è anche qualche piccola trama thrash, in alcuni frangenti ad esempio, sembra esserci la forte influenza di "Rust in Peace" dei Megadeth, ma può essere solo un'impressione, che conferma la buona preparazione tecnica complessiva della band. I Warblood ad ogni modo perseguono un'identità molto precisa e questo rimarca come la loro personalità sia fortissima. I brani sono compatti, hanno un impatto molto forte e giovano molto di arrangiamenti ben studiati e di notevole spessore. La presa del disco non è immediata da mio punto di vista, ma con più ascolti "Timor Mortis" può essere apprezzato per le sue discrete sfumature. La produzione è discreta ed anche questo è un punto a favore sia per la band che per il disco.

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella

mercoledì 13 luglio 2011

DEMONICAL - Death Infernal


I Demonical nel complesso sono nati dalle ceneri dei Centinex, non a caso troviamo tre elementi che hanno fatto di quella band, ovvero il bassista Martin Schulman, il batterista Ronnie Bergerståhl (Grave) ed il chitarrista Johan Jansson. Provenienti dalla Svezia, la band scndinava giunge con questo pregevole "Death Infernal", edito per la Cyclone Empire Records, alla pubblicazione del proprio terzo lavoro in studio, facendo ritorno sul mercato discografico a distanza di due anni dal precedente "Hellsworn". Da un punto di vista musicale, c'è molto dei Centinex nulla musica dei Demonical, cosa ampiamente prevedibile, ma la loro ricetta si basa complessivamente sul death metal di matrice scandinava, quello più estremo, per questo, per cert i versi, vedo anche facile accostare questo gruppo ai migliori momenti targati Dismember, anche se in questo caso viene pigiato maggiormente il piede sull'accelleratore, tanto che alcun frangenti sembrano più black che death. Detto questo, Death Infernal ha un impatto bestiale, i brani sono compatti e penetranti, i ritmi sono incisivi e pungenti e per tutta la durata del disco la parola d'ordine è sempre quella di picchiare duro senza sosta. Un aspetto l'ultimo enunciato che di regola non va pari passo con la tecnica, ma non nel caso dei Demonical, che anche a livello di strumento si fanno davvero rispettare. La produzione è anche molto buona, è ruvida al punto giusto, ma anche la giusta dose di sound all'avanguardia e questo giova davvero molto al disco. Direi infine che se amate il metal estremo, questo disco fa al caso vostro, perché le componenti migliori ci sono tutte, aggressività, violenza e cattiveria, ma soprattutto competenza.

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella