Ansa News

Si è verificato un errore nel gadget

sabato 24 settembre 2011

MORBUS CHRON – Sleepers in the Rift


Dopo l’intro “Through the Gaping Gate” parte il sabba malefico di “Coughing in a Coffin” e la consapevolezza che i Morbus Chron siano l’essenza di un death metal old-style diventa una certezza. “Sleepers in the Rift” è l’album di debutto per i quattro ruvidi svedesi, i quali nel giro di pochissimi anni sono passati da release amatoriali al primo album in studio, dove sono stati aiutati nelle registrazioni e nelle fasi successive della produzione da Nicke Andersson, ex Entombed e da Magnus Lindberg dei Cult Of Luna. “Sleepers in the Rift” non è un lavoro epocale e non si avvale di riff volti ad essere immediatamente memorizzati, ma è l’espressione di un sound davvero ruvido, spietato e, perchè no, grossolano. I Morbus Chron suonano chitarre laceranti e cupe, pregne di quel fragore tipico del death svedese dei primi anni ’90 che magnificamente è stato plasmato da gente come Entombed, At The Gates, Grave, Carbonized ecc. Tuttavia è questo un aspetto specifico delle sonorità, in quanto il songwriting è abbastanza vicino ai Death di Chuck Schuldiner dei primi anni e agli Autopsy. Una timbrica infernale delle sei corde, il drumming che tuona cattivamente e un cantato disperato, sono gli elementi distintivi di questo album, costituito da nove pezzi i quali raggiungono una durata media di oltre 3’ e mezzo, escludendo “Deformation of the Dark Matter”, nella quale i Morbus Chron cercano di allungare il brodo, del minutaggio e della struttura. Ascoltare “Sleepers in the Rift” significa fare un bagno in acque fredde e infernali, giunte da un passato non più recente e grazie a questa release che si potrebbe definire di nicchia.

Voto: 6,5/10

Halb9000

Nessun commento:

Posta un commento