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lunedì 12 settembre 2011

XVII AGGLUTINATION METAL FESTIVAL - Report Chiaromonte (PZ) 20 agosto 2011


E' giunto ormai alla 17ma edizione il metal fest lucano, oramai il più importante del sud Italia.
Dopo che le precedenti quattro edizioni si erano svolte a Sant'Arcangelo (PZ), quest'anno si è tornati a Chiaromonte, il paese di origine di questo tanto blasonato live.
Quest'anno il festival si è tenuto nella seconda metà di Agosto, a differenza delle altre edizioni, in cui si era svolto nella prima metà e ciò fa capire quanto sia stato problematico, per l'organizzazione, portarlo avanti, dato che ha addirittura rischiato di saltare, visto il periodo di crisi economico-finanziaria, che il nostro Stato e soprattutto il nostro Meridione stanno attraversando.
A tal proposito, bisogna denotare la scarsa cornice di pubblico, che si aggirava intorno alle 400-450 unità.
Un palinsesto comunque ricco e composto da otto bands dei più svariati generi: dal prog degli Aura fino al crudo black-thrash metal dei TYRANNIZER ORDER, questi ultimi, tra l'altro, vincitori della selezione finale che si tenne a Giugno al Villanova di Pulsano (TA).
Ad aprire l'evento sono stati gli STIGE (death metal), band oramai in vita da una decina di anni e proveniente dalla provincia di Taranto; è stata poi la volta degli appena citati AURA, dalla Campania; per terza, la band della provincia jonica dei TYRANNIZER ORDER, i quali, come prevedeva il palinsesto sulla locandina, avrebbero dovuto suonare per quarti, ma per svariati motivi, hanno dovuto cedere il loro posto ai PTSD, band nu metal alquanto scadente e che ha praticamente deluso tutta la platea.
E' stata poi la volta dei NODE, band milanese dallo stile techno-death metal.
Arriviamo quindi ai big del live, con i BOMBERS, la cover band dei MOTORHEAD, guidata dal famoso Abbath, leader della band black norvegese degli IMMORTAL, che ha comunque destato una buona impressione al pubblico presente, eseguendo per poco più di un'ora brani storici tipo Orgasmatron, Shut You Down, Iron Fist, Ace Of Spades etc...
Per penultimi hanno suonato i MAJESTY, la band heavy-power scesa apposta dalla Germania in occasione del festival.
In effetti, per apprezzare un gruppo come questo, bisogna essere amanti del genere, anche se loro non hanno comunque suscitato un grande interesse nella maggior parte del pubblico.
A chiudere in bellezza il bill dell'Agglutination, sono stati gli storici BULLDOZER di Milano, in vita dai primi anni 80 e che con il loro thrash metal si sono fatti apprezzare alla grande.
Un sound esplosivo, quello di Andy Panigada & Company, proprio ciò che ci voleva per concludere in bellezza un festival storico come l'Agglutination, che, chissà, se nei prossimi anni, ci sarà ancora.

Antonio Potì

ANDREA BRAIDO - Report Andrea Braido Trio Plays Hendrix Music - Villanova, Pulsano (TA) 3/8/2011


Una serata di altissimo spessore è quella che abbiamo trascorso al Villanova di Pulsano (TA) il 3 agosto, grazie alla magnifica esibizione di Andrea Braido, uno dei migliori axeman nazionali e senza dubbio dotato di una caratura tecnica maggiore a tanti altri nomi blasonati, anche a livello internazionale. Un patrimonio artistico, quello di Andrea, da tenerci ben stretto e che gli permette di essere padrone di svariati stili (dal jazz e fusion al rock, dalla classica all

‘heavy metal) tanto da potersi permettere delle esibizioni a tema. Il repertorio proposto è incentrato sulla musica di Jimi Hendrix, con una scaletta che ricalca fedelmente quella del suo cd live registrato nel 2007, accompagnato due musicisti d’eccezione come Alessandro Napolitano alla batteria ed Antonio Cascarano a basso e voce (noi tarantini li conosciamo bene…), presenti sia questa sera che sul cd stesso. Non certo delle semplici cover quelle che ascoltiamo, ma una rivisitazione estremamente personalizzata dal genio musicale del chitarrista trentino e dallo smisurato talento di Alex ed Antonio. Tutti gli hit più conosciuti di Hendrix, da Red House a Manic Depression, da Foxy Lady ad Hey Joe, vengono letteralmente centrifugati dal trio. Da brividi l’esecuzione di Little Wing, che ad un certo punto subisce una fulminea variazione atmosferica abbinata ad un’incredibile accellerazione che sfocia in un’improvvisazione jazz letteralmente funambolica, che lascia a bocca aperta i presenti (…e vi posso assicurare che c‘erano tanti strimpellatori della 6 corde), un limpido esempio di cosa vuol dire rock prog con gli attributi. Da notare gli sguardi e gli ammiccamenti che si scambiano i tre musicisti durante l’esecuzione, segno di un intesa musicale perfetta. Bellissima la chiusura della serata con una versione al fulmicotone di Voodoo Child, che mette in evidenza le influenze che Braido ha recepito dalla musica araba e da un altro genio come Richie Blackmore, per rielaborarle in un melting pot d’eccezione. Alla fine della serata Andrea da anche un saggio della sua simpatia ed umanità dedicandosi a chiunque volesse scambiare qualche parola con lui, in particolar modo quando si trattava della sua strumentazione, rigorosamente analogica, e della sua bellissima chitarra Paul Red Smith. Particolare inoltre l’attenzione che Andrea ha dedicato alla nostra testata, lasciandoci un ricordo indelebile di questa bellissima serata, per la quale lo ringraziamo calorosamente. Ce ne fossero musicisti così !!!

Salvatore Mazzarella

martedì 2 agosto 2011

CARLOS SANTANA - Report Live Bari 21 Luglio 2011


Giovedì 21 luglio l’Arena delle Vittorie a Bari si illumina di arte ospitando uno dei più grandi chitarristi a livello internazionale che grazie all’universalità della sua musica è riuscito a farsi apprezzare da un pubblico vasto di qualsiasi età e ceto: Carlos Santana.

Presenti sul palco musicisti e cantanti altrettanto talentuosi. Particolarità della serata, l’accompagnamento alla batteria da parte della moglie Cindy, la quale ha lasciato allibiti gli spettatori attraverso un energico e coinvolgente assolo durato più di 15 minuti.

La serata si apre con un grande successo degli ACDC “Back in Black”, filtrandola attraverso il suo originale stile “latino” sfumandola con uno dei suoi primi singoli di successo “ Singing winds, Crying beasts” dall’album ABRAXAS.

“Caliente” diventa l’atmosfera al ritmo del djembe all’intro del capolavoro Black Magic Woman/Gypsy Queen.

Spiccava sul palco il suo white-style ricco di eleganza ed energia rispecchiando la purezza e l’armoniosità della sua chitarra, particolarmente evidente in Corazon Espinado e Europe.

Durante il concerto Carlos ha dato prova di non essere virtuoso unicamente nell’ambito artistico/musicale, ma anche in quello umano condividendo con i suoi fans un gesto romantico dedicato alla moglie per il suo compleanno.

In conclusione è stata sorprendente l’abilità mediante la quale Santana passando da un discorso commovente sulla pace ha modificato l’animo della gente creando un uragano di gioia, luci e note.

Report e foto a cura di Giovanni Romano

mercoledì 8 giugno 2011

TAKE OFF CONTEST AGGLUTINATION 2011 - "Finalissima" Villanova - "Pulsano" (TA) 3 Giugno 2011


Un AGGLUTINATION CONTEST all'insegna del metal, da quello più soft a quello più estremo e lo si potrebbe considerare un vero e proprio mini festival, data la grande varietà musicale che le sei bands partecipanti hanno saputo esprimere in quel venerdì di inizio Giugno, nel famoso locale della provincia di Taranto del Villanova. Non è stato certamente il luogo più appropriato per un live metal, ma sicuramente una buona occasione per ascoltare alcuni gruppi emergenti del centro-sud Italia.
L'ordine in cui le bands hanno suonato è stato il seguente: per primi gli AMORPHEAD (death metal) da Catanzaro, poi è stata la volta dei napoletani TURMA (power-thrash) e successivamente della band massafrese-tarantina dei TYRANNIZER ÖRDER (black-thrash); i quarti a salire sul palco sono stati gli HYBRIS (black metal) dalla capitale, poi i SOUL OF STEEL (power metal) da Martina Franca ed infine i VINTERBLOT (folk-death) da Bari.
Ogni gruppo ha avuto 15 minuti a disposizione per esibirsi e tutti sono riusciti a suonare 3 brani a testa.
La gara, che è stata seguita da circa 150 spettatori, si è conclusa con la vittoria dei TYRANNIZER ÖRDER. Dunque, la band della provincia ionica si è qualificata per partecipare all'AGGLUTINATION metal festival, ormai da anni uno dei più grandi eventi musicali del meridione e che è giunto alla XVII edizione, la quale si terrà nel mese di Agosto, con giorno e sede ancora da stabilire.

Il sito della band vincitrice del contest è il seguente : www.myspace.com/tyrannizerorder

Antonio Potì


lunedì 28 marzo 2011

POOH - Report Live "PalaMazzola" Taranto 26/03/2011


Primo: siamo indipendenti e parliamo di chi ci pare. Secondo: c’erano presenti più di qualche metallaro, in particolare due con maglietta dei Metallica. Terzo: sostituite la lingua inglese a quella italiana ed avrete un melting pot di aor/class/melodic rock che in USA vuol dire gruppi come Toto, Journey, Chicago e Kansas. Possiamo procedere con la cronaca della serata allora… Taranto come sempre non fa mancare il suo abbraccio al più longevo complesso italiano che torna in terra jonica con una formazione rinnovata che vede, dopo la defezione dello storico batterista Stefano D’Orazio, l’innesto per le live performance del nuovo drummer Phil Mer (figlio della compagna di Red Canzian e già affermato turnista), del secondo chitarrista Ludovico Vagnone (axeman di caratura internazionale, affermato collaboratore dei più famosi artisti sudamericani) e Danilo Ballo (già arrangiatore del gruppo). Dove Comincia Il Sole è il nuovo lavoro che sancisce la rinascita come trio dei Pooh e vede un ritorno a quelle atmosfere pregne del rock sinfonico della prima metà degli anni ’70, un lavoro certamente riuscito dove il gruppo è riuscito ad equilibrare pulsazioni rock mediterranee con la propria vena melodica, l’ideale in fase di riproposizione live dello stesso. È proprio la suite che dà il titolo all’intero lavoro che apre l’esibizione dettando il mood della serata, grintosa e molto incentrata sul suonato autentico, con l’assenza totale di effetti preregistrati ed una scenografia niente affatto pomposa, proprio per non distrarre gli spettatori dall’ascolto. Seguono a ruota i brani di maggior impatto dello stesso disco come L’Aquila E Il Falco, Musica, Isabel, Un Anno In Più che Non Hai per passare ad eseguire delle splendide versioni, abbastanza incisive tra l’altro, di vecchi successi come Canterò Per Te ed Io Sono Vivo. Un granitico riff di basso introduce il duello tra le chitarre di Dodi Battaglia e Ludovico Vagnone che sfocia in una versione di Giorni Infiniti al fulmicotone, suonata con tanto impeto da Dodi a cui addirittura si spezza una corda della sua chitarra. L’apice del concerto si raggiunge nel momento in cui i sei musicisti eseguono la suite in quattro movimenti Il Tempo Una Donna La Città, del 1974, seguita a ruota dalla versione strumentale di Parsifal. Insomma venti minuti ininterrotti di brividi, in cui il gruppo da il meglio di se sia in termini tecnici, sia a livello di pathos. La folla apprezza ed applaude con vigore. E poi altri strumentali come La Gabbia e Viva precedono l’esecuzione degli altri pezzi dell’ultimo cd, tra i quali spicca Reporter, dedicata ad Ilaria Alpi ed al suo operatore, più che mai attuale in questo periodo di venti di guerra. Da qui in poi è un crescendo ininterrotto che si chiude con l’esecuzione dei successi più amati dal pubblico (Pensiero, Dammi Solo Un Minuto, Tanta Voglia Di Lei, ecc.) e col brano Questo Sono Io, che chiude anche Dove Comincia Il Sole, in cui ognuno dei tre fa il punto della sua condizione umana ed artistica dopo tanti anni dedicati alla musica. Roby Facchinetti si rivela una vera e propria macchina del suono, tra acuti incredibili, tastiere e interazione col pubblico. Dodi Battaglia continua a dar dimostrazione di essere uno dei numeri uno con la chitarra, mentre Red Canzian si dimostra il solito campione di simpatia, artista con un grande cuore, che si divide tra un’ottima prestazione vocale ed un incredibile lavoro di contrappunto col suo basso. Ce ne fossero di musicisti così…

Foto & Report a cura di Maurizio Mazzarella & Salvatore Mazzarella

domenica 7 novembre 2010

PINO SCOTTO – Report Live Go West Roccaforzata (TA) 04.11.2010


Andare ad un concerto di Pino Scotto all’apparenza può sembrare come rifugiarsi nel classico “porto sicuro”, nel quale quasi sempre sei già a conoscenza di cosa devi aspettarti. Ed in un certo senso è così, perché l’ugola di “Monte di Procida” non ti delude mai, grazie a concerti sempre grintosi e carismatici, nonché dalla notevole levatura tecnica. Eppure Pino Scotto è sempre capace di stupirti, con le sue battute fuori dagli “schemi”, con canzoni dalla notevole qualità e dall’immenso spessore artistico e soprattutto, con concerti sempre all’altezza della levatura dell’artista in questione. Pino Scotto è come una bottiglia di vino pregiato, che con il passare del tempo acquista di valore e di sapore ed è questa la sua forza. Lui sa bene di essere in possesso di questa caratteristica, ma nonostante tutto, continua ad andare dritto per la propria strada, senza svendersi alle mode e cercando sempre di abbracciare i propri sostenitori, costantemente caldi e numerosi. Fa “effetto” andare ad un concerto di Pino Scotto e vedere diverse generazioni unite a cantare dal vivo le sue canzoni. A sessanta anni suonati, il “Pino nazionale” unisce i cinquantenni, i quarantenni ed i trentenni, con i ventenni e gli adolescenti e questa forza non è tutta da attribuire solo al fatto che con la sua trasmissione “Data Base”, in onda su Rock TV, può arrivare ad un vasto pubblico, ma al fatto che è sempre rimasto un artista genuino, capace di scrivere costantemente della buona musica. Questa è stata almeno la decima volta che ho visto Pino Scotto dal vivo, eppure anche in questa occasione mi ha fatto divertire ed entusiasmato, anche questa volta è stato capace di stupirmi. In quel di Roccaforzata in provincia di Taranto, presso il Go West, Pino Scotto si è esibito per la prima volta con la sua band, formata dal bravissimo Steve Volta (Perpetual Fire) alla chitarra, Frank Kopo al basso e Marco Di Salvia (Node) alla batteria. Il suo ingresso sul palco, è stato accolto da un’autentica ovazione, da applausi scroscianti, che il buon Pino ha di gran lunga gradito, aprendo il proprio cuore al popolo pugliese. L’inizio dello show è stato un tributo ai Vanadium e non poteva essere altrimenti, perché quella band rimarrà per sempre marchiata sul nome di Pino Scotto come un tatuaggio indelebile sulla pelle ed è giusto così, perché quel gruppo ha fatto la storia del rock in Italia. Pino è in gran forma, i suoi acuti taglienti ed incisivi infiammano il Go West ed il folto pubblico presente si esalta e lo acclama a gran voce. Si passa a “Spaces and Sleeping Stones”, uno dei suoi maggiori successi con i Fire Trails, un pezzo bellissimo, sempre molto attuale, un brano che esalta le doti di Steve Volta, che con la sua chitarra si lascia andare ad assoli di alta scuola. Piace sempre di Pino Scotto, la sua abilità nel coinvolgere il pubblico, con discorsi sulla politica attuale e sull’amara realtà dei nostri giorni. Sul come il mondo della musica stia andando a rotoli, influendo in modo negativo sulle generazioni future. Pino Scotto lancia messaggi importanti, ma non è un predicatore, è un uomo come tutti e la gente lo apprezza per questo, perché ha il coraggio e la forza di parlare e dire sempre le cose come sono senza mai stravolgerle. “Tempi Lunghi” è un primo assaggio del suo ultimo disco “Buena Suerte”, un pezzo di grandissima attualità, poi segue “Fighter”, un altro brano capace di coinvolgere in modo marcato il pubblico del Go West. Pino si lascia scappare qualche battuta anche sui propri colleghi, criticando chi si vende al “Dio denaro” ed esaltando chi continua ad andare avanti nel nome dell’arte, ma attacca anche chi con la propria perversione, può distruggere la vita di altre persone e questo è un qualcosa che artisti ancora più blasonati dovrebbero prendere da esempio. “Quore Rock’n Roll” è un pezzo spiazzante, un brano dotato di una potenza inaudita, che conferma l’immensa abilità compositiva di Pino Scotto, “On Fire” è un autentico pugno nello stomaco, un pezzo robusto, ma anche di grandissima levatura tecnica, “Che Figlio di Maria” è una preghiera “rock”, mentre “Morta è la Città” e “Diatribal Rock” sono brani che raccontano come la vita sta diventando sempre più difficile per tutti. C’è spazio anche per il classico “Drum Solo” di Marco Di Salvia e per uno splendido “Guitar Solo” di Steve Volta, poi si passa a “Piazza San Rock”, song intensa ed ispirata ed all’incredibile “Come Noi”, dove il Go West esplode letteralmente in un tripudio assoluto. “Il Grido Disperato di 1000 band” è un altro brano datato della carriera solista di Pino Scotto, che risulta sempre d’attualità, per via delle tante difficoltà che oggi incontrano i gruppi giovani nel diffondere la propria proposta musicale. Poi il finale dello show, è tutto nel nome del mitico Ronnie James Dio con la cover di “Long Live Rock’n Roll”, dove Pino ricorda in modo sentito un artista di notevole spessore recentemente scomparso, che ha lasciato un grande vuoto in un genere musicale che oggi fatica ad esprimere personalità di quel livello. Pino come sempre, si concede nel finale della serata ai propri fan, firmando autografi e scattando foto ricordo, un altro gesto che rimarca l’umiltà di un grande artista. Si chiude quindi il sipario su un’altra serata dal notevole spessore artistico. Per questo, porgiamo i più sentiti complimenti a Ciccio Nigro ed a tutto lo staff del Go West di Roccaforzata, perché se anche nella provincia di Taranto è possibile vivere eventi di questa portata e levatura, è solo grazie al suo immenso impegno.

Report a cura di Maurizio Mazzarella

foto Salvatore Mazzarella

sabato 13 marzo 2010

MIKE TERRANA - Report Live Go West Roccaforzata (TA) 11 Marzo 2010


Serata dal notevole spessore artistico quella dello scorso 11 Marzo che ha avuto luogo presso il Go West di Roccaforzata in provincia di Taranto. Ad esibirsi per una live session, uno dei migliori batteristi del mondo, Mike Terrana, nativo degli Stati Uniti d’America, ma tedesco d’adozione, noto per i suoi straordinari giochi con le bacchette tra le mani. Nato a Buffalo nello stato di New York il 21 Gennaio del 1960, il primo impegno artistico di Terrana è nel 1984 con gli Hanover Fist, successivamente stabilitosi in quel di Los Angeles tra il 1987 ed i dieci anni seguenti, giunge il proprio impegno con musicisti e band del calibro di Tony Macalpine, Steve Lukather (Toto), Kuni e Beau Nasty, oltre che con il noto chitarrista Yngwie Malmsteen, con il quale inciderà l’album “The Seven Sign”. Nel 1997 Mike Terrana si trasferisce in Europe, trasferendosi in Germania dopo un primo periodo in Olanda, dove collaborerà con un folto numero di musicisti, come Axel Rudi Pell, Savage Circus, Razoback, Artension, Stuart Smith, Masterplan, Metalium, Kiko Louriero e soprattutto Rage. Con Axel Rudi Pell inciderà ben nove album, con gli Artension cinque, mentre con i Rage porrà la propria firma su “Welcome From The Other Side”, "Unity", “Sound Chaser” e "Speak Of The Dead", presenziando anche nei live “From The Cradle To The Stage” del 2004 e “Full Moon In St Petersburg” del 2007. Attualmente Mike Terrana è membro dei Masterplan, della band di Tarja Turunen, ex cantante dei Nightwish ed è inoltre coinvolto in progetti di genere fusion strumentale e suona drum clinincs in tutto il mondo per DrumCraft e Meinl. Da solista Mike Terrana ha inciso gli album “Shadows of the Past” del 1998 e “Man of the World” del 2005, oltre ai DVD “Beginning Rock Drums” del 1995, “Double Bass Mechanics” del 1996 ed il pregevole “Rhythm Beast Performance” del 2007, dove è possibile ammirare tutta la classe, il talento e la tecnica del batterista statunitense. Tra scroscianti applausi, Mike Terrana fa il proprio ingresso sul palco del Go West, avvolto tra le note di importanti opere liriche e colonne sonore vincitrici di premi Oscar. Accomodatosi dietro le proprie pelli, Mike Terrana parte subito in grande stile, battendo sulla batteria con grande grinta ed uno straordinario carisma, denotando immediatamente un dinamismo stupefacente. Il fattore tecnico, è quello che immediatamente balza agli occhi. L’abilità con le bacchette ed il notevole livello artistico, sono palpabili sin dalle prime battute. Nel complesso della serata, Terrana accompagna con la propria batteria, orchestrazioni di noti compositori, passando da Rossini a Tchakowsky, da Hoffenbach a Mozart. La scaletta dello spettacolo, è complessivamente la stessa del suo DVD “Rhythm Beast Performance”, ma il pezzo forte della serata è il lungo “drum solo” dove Terrana mette in mostra tutto il proprio talento ed il proprio estro, rimarcando una pregevole coordinazione tra i piedi e le mani, oltre ai propri ultra noti numeri da circo con le bacchette che roteavano con incredibile rapidità tra le dita delle mani dell’artista statunitense. Terrana dialoga con il pubblico, si sofferma sul personale amore per Cozy Powell, soprattutto nel periodo con i Rainbow e ricorda inoltre le proprie origini italiche con la frase “Nelle mie vene scorre sangue italiano”. I giochi di prestigio con le bacchette restano ad ogni modo i veri punti attrattivi della serata e richiamano ad applausi infiniti ed il buon Mike può solo ringraziare con il proprio “Grazie Mille”. Tra le sue mani anche le cose più complesse diventano semplici, i presenti restano letteralmente ammaliati e sedotti dalla classe del batterista americano. E’ un look rigorosamente da corridore quello di Terrana, con la sua t-shirt bianca ed i pantaloncini neri aderenti, come a rimarcare la propria corsa personale con il ritmo. Tra le note tecniche, per gli amanti dello strumento, Terrana ha usato per lo show una batteria Drum Craft, suonando con bacchette Vic Firth. Al termine della serata, accompagnato dalla sua immancabili criniera bionda, Terrana con grande semplicità si è concesso per foto ed autografi ai presenti, mostrando una grande professionalità. Ancora quindi una grande serata presso il Go West di Roccaforzata in provincia di Taranto, che il prossimo giovedì 18 Marzo ospiterà lo show del chitarrista Andy Timmons.

Report di Maurizio Mazzarella

foto AC

sabato 12 dicembre 2009

P.F.M. – Report Live “Palamazzola” Taranto 10/12/2009


La Premiata Forneria Marconi canta De Andrè e nel lungo tour a supporto di questo progetto, che ormai perdura da qualche tempo e dal quale è scaturita la pubblicazione di un CD+DVD dal vivo, Franz Di Cioccio, Franco Mussica e Patrick Djivas, hanno fatto tappa in quel di Taranto, presso il “Palamazzola”, che per l’occasione è stato riempito da un folto numero di spettatori. Guardandosi attorno, la capacità principale della P.F.M., oltre alle loro indubbie e straordinarie doti tecniche, è stata quella di unire almeno quattro generazioni, ma non solo, perché un’altro merito di Di Cioccio e compagni, è stato anche quello di mettere assieme fruitori di stili musicali diversi, tra amanti di sonorità forti, di tecnicismi di notevole spessore artistico e semplici ascoltatori di musica leggera, che ovviamente, si andavano ad unire ai numerosi fans della band stessa e del maestro Fabrizio De Andrè, amorevolmente soprannominato Faber. La band sale sul palco del Palamazzola con estrema puntualità, con l’incredibile Franco Mussida alla chitarra, lo stupefacente Patrick “Le Roy” Dijvas al basso e l’inarrestabile Franz Di Cioccio particolarmente abile ad alternarsi tra il microfono e la batteria, con l’ulteriore contributo del poliedrico maestro Lucio Fabbri al violino, alla chitarra ed alle tastiere, Gianluca Tagliavini alle tastiere e Pietro Monterisi alla batteria. La P.F.M. nel complesso, si esibisce come se fosse una piccola orchestra, come se fosse un automa o un insieme di ingranaggi capaci di muoversi su sincronismi perfetti. Lo show si divide in due parti, una prima dedicata al repertorio di De Andrè ed una seconda dove la Premiata Forneria Marconi dona spazio ai propri componimenti dando libero sfogo al proprio estro ed alla propria genialità. Lo show parte con l’intensa “Bocca di Rosa”, un brano che dona subito una fortissima ondata di calore sul pubblico e consente ai presenti più in avanti con gli anni di compiere un notevole balzo nel passato, quando la stessa band si esibiva con il maestro De Andrè. A seguire giunge poi “La Guerra di Piero”, dove vengono affrontati argomenti profondi e toccanti. Si respira aria di poesia pura al Palamazzola, con Di Cioccio che legge i testi dei brani da un leggio. Il pubblico presente gradisce ed applaude costantemente, provocando una scarica di adrenalina nei musicisti, specialmente in Franco Mussida, assolutamente in grandissima forma. Il tempo non è mai passato per Di Cioccio, che salta da un punto all’altro del palco con estrema facilità. La fusione tra i testi di De Andre ed il rock progressivo della P.F.M. è da brividi ed i duetti tra il violino di Lucio Fabbri e la chitarra di Mussida sono un esempio di eleganza e raffinatezza. Con “Giugno ‘73” c’è la dedica a chi vuole intraprendere la carriera di musicista, con “Zirichiltaggia”, pezzo dal testo in dialetto rigorosamente sardo, Mussida abbraccia il pubblico di Taranto ricordando il proprio periodo di naia nella città ionica, ma c’è tempo anche per “Un Giudice”, “Il Testamento di Tito” e “La Canzone di Marinella”, accompagnata dal coro del pubblico ed impreziosita da un incredibile assolo centrale di Mussida. Messo da parte temporaneamente il repertorio di De Andrè, si passa alla musica della P.F.M., con “Four holes in the ground”, dove si ritaglia un ruolo da protagonista il mitico Patrick Djivas, ecco poi “Out of the roundabout”, con il carismatico Di Cioccio che esalta il pubblico impugnando l’asta del suo microfono, adornato da una bandana sul capo e con le fide bacchette infilate nella cintura. Il repertorio della band è vastissimo ed è sempre molto attuale, con “La Carrozza di Hans”, dove si respira aria pura di rock progressivo e di anni settanta, oppure con l’ispiratissima “Maestro della Voce”, arricchita dal coro del pubblico. L’apoteosi giunge con “Il Pescatore”, tornando al repertorio di De Andrè dove il pubblico si lascia andare ad una danza inarrestabile e coinvolgente, conclusa da un’autentica ovazione per tutta la band. Dopo un brevissimo momento di pausa, Di Cioccio e compagni tornano sul palco, spiazzano tutti con l’intro di “Smoke On The Water” dei Deep Purple per passare ad “Impressioni di Settembre”, introdotta da uno strumentale maestoso ed infine al grido di “Celebration”, la chiusura è affidata ad “È festa”, dove non esistono più limiti e viene a cadere ogni barriera. Si chiude poi il sipario su una splendida serata dove a regnare è la musica nella sua totalità, un mondo nel quale l’arte può esprimersi senza confini.

di Maurizio Mazzarella

foto A.C.

lunedì 17 agosto 2009

XV AGGLUTINATION METAL FESTIVAL – Report 10/08/09 Sant’Arcangelo (PZ)



L’Agglutination Metal Festival è ormai un appuntamento di vitale importante per il popolo metal della parte bassa della penisola italica. In quel di Chiaromonte prima e Sant’Arcangelo oggi, sempre in provincia di Potenza, si sono esibite dal vivo band del calibro di Overkill, Virgin Steele, Destruction, Tankard, Dismember, Gamma Ray e Dark Traquillity, senza dimenticare Fire Trails, Vision Divine, Domine, Labyrinth e tante altre ancora, che hanno consentito a questo evento di guadagnarsi l’appellativo di Gods Of Metal del Sud Italia.
L’ultima edizione, la quindicesima per l’esattezza, che porta questa manifestazione vicina alla maturità per il numero di anni di vita, ha visto come protagonista principale il mitico U.D.O., ex ugola degli Accept accompagnato dalla sua band. Dopo la mancata esibizione di diversi anni fa, hanno timbrato il cartellino anche i Vader, preceduti dagli Extrema, il Fabio Lione Project, i Forgotten Tombs, Fratello Metallo, i Trick Or Treat, gli Ecnephias ed i Symbolic.
La partenza della manifestazione è stata affidata ai Symbolic, una giovane band dalla rosee prospettive, autrice di un death metal particolarmente tecnico e dall’impatto molto forte. A seguire è toccato agli Ecnephias allietare il pubblico presente, che col passare dei minuti diveniva sempre più folto e numeroso.
La temperatura, ha poi subito un ponderato aumento con l’esibizione dei Trick Or Treat, reduci dalla pubblicazione del brillante “Tin Soldiers”. La prova della band emiliana è stata assolutamente egregia, incentrata su ritmi veloci ed una rapidità d’esecuzione fuori dal comune. Palpabile in più d’un frangente la forte influenza degli Helloween dei tempi d’oro, ma aldilà di questo fattore, i Trick Or Trick hanno evidenziato una forte personalità, una buona tecnica ed una pregevole padronanza del palco.
C’era curiosità attorno all’esibizione di Fratello Metallo che non ha affatto deluso le attese. La prova nel complesso è stata assolutamente egregia, i musicisti che lo hanno accompagnato nello show hanno suonato con disinvoltura, dimostrando una buona preparazione tecnica. Fratello Metallo poi, si è dimostrato del tutto a proprio agio sul palco dell’Agglutination, richiamando l’attenzione dei presenti con il retro della propria t-shirt con su scritto “667”, ovvero un numero in più del diavolo.
Accolti da un’atmosfera tetra, i Forgotten Tombs hanno ipnotizzato il pubblico dell’Agglutination con il proprio death metal iper tecnico e melodico allo stesso tempo. Eccellente la prova della band nella sua totalità, dotata di una forte personalità, ma con una forte strizzata d’occhio per lo stile ai primissimi Dark Tranquillity. Ottima la prova delle chitarre, ben modulate e dai suoni taglienti quanto pungenti contemporaneamente.
Ecco poi arrivare il momento del Fabio Lione Project, con il vocalist dei Vision Divine assoluto protagonista dello show. Fabio Lione è in forma smagliante e vola da una parte all’altra del palco. Partenza in grande stile, grintosa ed aggressiva, lo show viene aperto dalla musica dei Whitesnake, seguita dalla splendida “Streets Of Laudonia” dei Vision Divine, più massiccia rispetto alla versione originale. Passando per Bon Jovi ed il successivo duetto tra Lione e la guest Ilaria Geniola, si arriva agli Iron Maiden con “Wasted Years” e “Fear Of The Dark” che chiude lo spettacolo.
Aumenta il caldo con l’esibizione degli Extrema che si esibiscono sul palco dell’Agglutination per la prima volta nel proprio percorso artistico. Forti dell’ottimo “Pound For Pound”, Tommy Massara e compagni donano all’ultimo lavoro in studio la prima parte della propria esibizione, lasciando estasiati i tanti presenti. La band è in grandissima forma, GL Perotti è il solito animale da palco, Tommy Massara è inarrestabile e la sezione ritmica è un autentico rullo compressore massacrante. Il precedente “Set The World On Fire” viene omaggiato con “Six, Six, Six, Like Sex, Sex, Sex”, “New World Disorder, “Second Coming” e “Nature”, dal repertorio passato invece vengono riproposte “Generation”, “All Around”, “This Toy” e “Money Talks”, mentre la chiusura è affidata alla cover dei Motorhead “Ace Of Spades” per un autentico massacro collettivo.
Si arriva alle zone alte del palinsesto con la salita sul palco dei Vader, che mostrano sin dalle prime battute una padronanza del palco incredibile. La formazione polacca è un insieme d’ingranaggi ben oleati, i singoli componenti della band si muovono su sincronismi perfetti e la loro musica è un’autentica dichiarazione di guerra. Lo spettacolo, rende omaggio prevalentemente all’ultimo “Necropolis” che in versione live mostra una buona attitudine, ma viene dato ampio spazio anche al repertorio più datato dei Vader, accolto dai tanti fan con scroscianti applausi ed autentiche ovazioni.
Il momento più atteso della serata, è rappresentato dall’esibizione di U.D.O., ovvero, l’ex cantante dei mitici Accept. La prova dell’artista tedesco da un punto di vista prevalentemente tecnico, è stata assolutamente eccellente, più che professionale e priva di pecche, anche i vari componenti della band si sono ben mossi, dando vita ad uno spettacolo scorrevole nel complesso, se pur freddo in alcuni frangenti, ma non privo d’intensità. La scaletta, non ha reso onore all’ultimo lavoro “Dominator” di prossima uscita, ma si è soffermata sui classici di U.DO., con “Thunderball” ed “Holy” tra i momenti più caldi e sentiti dell’intera giornata, oltre ai pezzi più conosciuti degli Accept. Autentica ovazione poi durante le note di “Balls To The Walls” per un’esecuzione da brividi.
Ancora un plauso infine all’organizzatore Gerardo Cafaro, per un’edizione del festival priva di pecche. Lunga vita all’Agglutination.

report di Maurizio Mazzarella

foto di Salvatore Mazzarella

lunedì 27 luglio 2009

KEE MARCELLO & VINNIE MOORE - Report Go West Roccaforzata (Ta) 25-07-09


Serata d’autore lo scorso 25 luglio in quel di Roccaforzata in provincia di Taranto presso il Go West. Ad estasiare il pubblico ionico, l’esibizioni dal vivo di Kee Marcello, ex ascia degli Europe e Vinnie Moore, chitarrista di grande tecnica ormai in pianta stabile nella formazione dei mitici UFO.
Kee Marcello per la cronaca, vanta una pregevole carriera con gli Easy Action con i quali ha inciso due pregevoli album come l’omonimo del 1983 e “That Makes One” del 1986. Poi l’ingresso negli Europe al posto di John Norum dove ha partecipato alle pubblicazioni di “Out Of This World” del 1988 e “Prisoners in Paradise” del 1991. Da Solista pubblica “Shine On” nel 1995 e “Melon Demon Divine” nel 2004, da evidenziare inoltre la sua partecipazione nello splendido “AphasiA” del chitarrista nostrano Alex Falcone.
Percorso artistico diverso per Vinnie Moore che scoperto da Mike Varney vanta collaborazioni con Tony MacAlpine, Alice Cooper, Jordan Rudess, Vicious Rumors e Destruction nell’album “D.E.V.O.L.U.T.I.O.N.” del 2008, oltre ad un ricco repertorio da solista con nove album incisi, in ultimo “To The Core” del 2009 e la sua militanza come sopraccitato negli UFO.
La serata è stata suddivisa in tre parti, con un primo tempo dedicato esclusivamente allo show personale di Vinnie Moore, successivamente, è stato Kee Marcello a dominare il palco con la propria esibizione, la conclusione infine, è stata dedicata ad un pregevole duetto tra i due chitarristi che hanno estasiato i presenti con spunti tecnici di vibrante interesse.
Come sopraccitato, lo start è stato affidato a Vinnie Moore, che accompagnato da una impeccabile sezione ritmica, ha messo in mostra tutta la sua tecnica sopraffina, fondendo momenti di puro hard rock, con partiture di un purissimo heavy metal, tagliente, pungente, ma sempre molto virtuoso ed ipnotizzante. Lo show del chitarrista attualmente negli UFO, è consistito completamente in un set strumentale che non ha mai avuto cali di tono a livello d’intensità. L’abilità principale di Moore infatti, è stata proprio quella di mettere assieme con grande ponderatezza, partiture iper tecniche con frammenti ultra ispirati, alternando esecuzioni rapidissime con componimenti impostati su ritmi prevalentemente lenti, ma sempre penetranti ed incisivi. Vinnie Moore ipnotizza tutti con la sua chitarra rosso fuoco con tigrature nere e tra un assolo e l’altro, trova anche il tempo per spiazzare tutti con un frammento della sempre attuale “Smoke On The Water” dei Deep Purple.
A seguire ecco il momento del mitico Kee Marcello, accolto da un’autentica ovazione. Il chitarrista svedese si dimostra immediatamente a proprio agio sul palco del Go West ed il suo spettacolo scorre via in modo fluido e dinamico. Nella musica di Kee Marcello c’è grande grinta e straordinario carisma ed è impossibile non restare contagiati. Oltre a frammenti dalla classe cristallina, l’ex Europe dona spazio nella scaletta ai momenti variopinti della propria carriera, mostrando uno stile versatile e particolarmente variegato, spaziando tra ballate ultra melodiche a frammenti dal sapore country. La splendida “Coming Home” richiama i presenti a partecipare al ritornello del brano, ma successivamente, il pubblico si scatena con le esecuzioni dei celebri brani targati Europe, ovvero “Superstition” e “Rock In The Night”.
Nella parte conclusiva della serata, Kee Marcello chiama sul palco l’amico Vinnie Moore per un duetto dal sapore succulento per gli amanti della chitarra, basato su cover di Jimi Hendrix intersecate da “No Woman No Cry” di Bob Marley, ma non mancando i momenti di grande tecnica e di estasi per i fan più accaniti dei due musicisti.
Con la firma di autografi ed i tanti scatti di foto ricordo per i simpatizzanti, si chiude il sipario su un’altra serata di notevole spessore artistico nel territorio ionico. Tra i prossimi appuntamenti del Go West, sabato 8 agosto sarà di scena Ritchie Kotzen per un incedibile live show acustico.

Maurizio Mazzarella

domenica 14 giugno 2009

VISION DIVINE – Report Live Target Club Bari 13-03-09


Reduci dalla pubblicazione del brillante “9 Degrees West Of The Moon”, edito per la nostrana Frontiers Records, i Vision Divine nel tour di supporto all’ultimo lavoro in studio, hanno fatto tappa in quel di Bari presso l’accogliente Target Club lo scorso 13 Marzo, in quella che al momento rappresenta l’unica data nel sud della penisola italica per Olaf Thorsen e compagni.
Attivi ormai da circa dieci anni, “9 Degrees West Of The Moon” è per i Vision Divine il sesto album, il primo dopo il rientro in pianta stabile dietro il microfono di Fabio Lione, che con lo stesso Olaf Thorsen sul finire degli anni novanta diede vita alla band, prestando le proprie corde vocali a due capolavori assoluti come l’omonimo “Vision Divine” e l’eccellente “Sand Me An Angel”. La formazione attuale, oltre ai già citati Olaf Thorsen alla chitarra e Fabio Lione alla voce, comprende Federico Puleri alla seconda ascia, Cristiano Bertocchi al basso, Alessio Lucatti alle tastiere e Alessandro Bissa alla batteria, per un insieme di musicisti che già nel precedente “The 25th Hour”, l’ultimo lavoro con il cantante Michele Luppi, aveva dimostrato grande compattezza e dinamicità, caratteristiche egregiamente confermante ed ampliate nello show di Bari.
Il Target Club è straripante, un folto numero di spettatori accoglie l’ingresso sul palco dei Vision Divine che tra una serie di scroscianti applausi danno inizio al proprio spettacolo. Fabio Lione è in forma smagliante, impugna il suo microfono e scalda la propria ugola sulle note di “Letter To My Child Never Born”, brano che nei propri nove minuti circa di durata fonde egregiamente potenza e melodia in un vortice sonoro avvolgente. Ottima la sinergia tra le chitarre di Thorsen e Pulieri, perfetti nei propri sincronismi, puntuale ed incisiva la sezione ritmica di Bertocchi e Bissa, un rullo compressore indomabile. I Vision Divine donano ampio spazio a “9 Degrees West Of The Moon” proseguendo con “Violet Loneliness”, pezzo intenso e straordinariamente ispirato, caratterizzato da una componente emozionale penetrante ed ulteriormente valorizzato da un ritornello a dir poco splendido. Lione esalta i tanti presenti con grande abilità, il pubblico gradisce e risponde con il proprio costante battito di mani. Segue “Fading Shadow”, song che giova di un sound all’avanguardia, districandosi tra una serie di assoli di chitarra graffianti e taglienti, spaziando tra atmosfere armoniche e toni robusti. Piace la grinta ed il carisma della band, ma soprattutto è la musica ad essere l’assoluta protagonista della serata. Con “Alpha & Omega” ed “A Perfect Sucide” si spazia sul passato più recente, tornando al presente con la bellissima “Angels In Disguise”, brano dotato di notevoli potenzialità, dai ritmi essenzialmente morbidi e capace di esaltare la qualità interpretativa di Fabio Lione. Ecco poi giungere “The Killing Speed Of Time”, in assoluto la canzone più estrema composta nel percorso artistico dei Vision Divine, che spiazza per le proprie partiture incisive che si fondono con frangenti iper melodici. Tra cavalcate di chitarra e momenti fortemente tecnici e “progressive”, si arriva a “The Streets Of Laudomia”, che mostra il lato più versatile di Thorsen e compagni, per un componimento di grande qualità, con egregi cambi di tempo, dove Lione strappa una moltitudine di applausi per i propri acuti estesi. Breve tuffo nel passato con “1St Day Of A Never-ending Day”, seguita da due capolavori assoluti come “The Secret Of Life” e “Colors Of My World”, dove il Target Club di Bari esplode letteralmente. In “Fly” le tastiere di Lucatti incantano con suoni idilliaci ed estatici, Thorsen invece, sbalordisce con i suoi assoli rapidi ed ultra tecnici. “Out In Open Space” coinvolge ed avvolge, “God Is Dead”, tratta da “The Perfect Machine”, diventa più massiccia e brutale in chiave live, mentre in “9 Degrees West Of The Moon” la poesia si trasforma in musica attraente e maestosa, colpendo i cuori più sensibili grazie ad un testo profondo e passionale e con frasi ad alto effetto. Nella cover dei Judas Priest “Touch Of Evil” i Vision Divine improvvisano un elegante duetto, particolarmente apprezzato, tra Lione e la guest Ilaria Geniola, autrice di una pregevole prestazione, in un eccellente mix di voci. Osannati dal pubblico, i Vision Divine chiudono lo show con la sempre attuale “Sand Me An Angel”, potente ed energica e con la cover dei Maiden “Wasted Years”, nel quale Olaf Thorsen emula Adrian Smith con un assolo di chitarra stupefacente.
Successivamente, si chiude il sipario su un’altro grande show di heavy metal e per questo è doveroso porgere un grosso plauso a Luigi Pisanello della Vivo Management, a cui va il merito, come rimarcato durante il concerto dagli stessi Vision Divine, di aver portato con costanza la musica metal in Puglia e nella parte bassa dell’Italia.

Maurizio Mazzarella

PAUL GILBERT – Report Clinic Go West Roccaforzata (Ta) 09-04-09


Paul Brandon Gilbert nasce a Carbondale negli Stati Uniti d’America nel 1966. Chitarrista di grande talento, è conosciuto per la sua brillante carriera solista, ma anche per aver donato la sua arte ai Racer X e soprattutto ai Mr. Big, band con la quale Gilbert ha scritto pagine indelebili nel mondo dell’hard rock, album come “Lean Into It” o “Bump Ahead” sono pezzi di storia di tutta la musica e non di un solo genere. L’addio al gruppo di Billy Sheehan nel 1996, ha aperto a Gilbert nuove porte, ma è la strada che ha percorso in totale solitudine che gli ha consentito di migliorarsi come uomo e come musicista, confermandosi conseguentemente tra i migliori chitarristi del mondo.
Dopo il concerto dello scorso giugno a seguito della pubblicazone di “Silence Followed By A Deafening Roar”, il Go West Saloon di Roccaforzata in provincia di Taranto ha ospitato per la seconda volta a poco meno di un anno di distanza Paul Gilbert in una delle tappe del suo clinic tour italiano. L’indomabile Gilbert, che presto sarà impegnato dal vivo proprio con i Mr. Big, è recentemente tornato sul mercato discografico coadiuvato dal rocker Freddie Nelson con “United States”, un disco che rimarca ulteriormente l’estro ed il talento del chitarrista statunitense.
A differenza della sua priva volta al Go West Saloon, Paul Gilbert viene accompagnato da una sezione ritmica di grande qualità composta da musicisti pugliesi, ovvero il batterista tarantino Alessandro Napolitano ed il bassista Giovanni Zaccaria proveniente da Alberobello in provincia di Bari. Il locale è gremito di fan che attendono di abbracciare il loro beniamino ed un’autentica ovazione accoglie l’ingresso sul palco del chitarrista americano che ringrazia con un inchino. Paul saluta il suo pubblico stupefatto, il calore della gente lo lascia quasi a bocca aperta, ma sarà lui successivamente ad estasiare ogni singola persona presente grazie alla sua arte.
“Sono contento di essere qui dopo un anno”, queste le prime parole dell’artista americano salito sul palco del Go West, poi ha inizio lo show con la musica di Pat Travers, a dire di Gilbert il proprio chitarrista preferito in assoluto, un concetto che sarà ribadito in più d’un frangente. Il buon Paul è in gran forma e per l’occasione si occupa anche di tutte le linee vocali. La partenza è subito aggressiva, grintosa e particolarmente carismatica, le sue dita si muovono sulla chitarra con estrema rapidità. Gilbert è sempre lo stesso, semplice e gioviale, ha sul capo la solita cuffia contrassegnata dalle sue iniziali e mostra sul palco un’incredibile disinvoltura. Nel passare al proprio repertorio con “Silence Followed By A Deafening Roar”, Paul sciorina una moltitudine di assoli taglienti, corredati da diverse sfumature blues, soffermandosi in particolare sulla velocità dei movimenti, divertendo a sua volta i presenti con pregevoli duetti suddivisi con il basso e la batteria.
Lo show, è composto da momenti stupefacenti dove Gilbert prova ad emulare il pianoforte con la propria chitarra spaziando nel proseguo ad una serie di riff compatti, granitici e graffianti dove spiazza per la durezza e l’energia che contraddistinguono i singoli assoli, corredati contemporaneamente da un’accattivante melodia. Tra fraseggi iper tecnici e partiture molto intense, Gilbert coniuga con abilità il “cantato” con il “suonato” e lo fa con una semplicità disarmante. Si passa successivamente a momenti più datati, con un sound tipicamente anni settanta reso molto attuale e dinamico in un vortice sonoro di grande effetto per poi lasciarsi andare ad assoli di smisurata passionalità con la musica dei Doors, omaggiata più volte nello show ed impreziosita da un incredibile assolo con i denti di lunga durata.
Gilbert chiude gli occhi e si lascia andare ad un immenso frammento strumentale che mette in luce tutto il suo talento nel proprio complesso tra riff ruvidi e raffinati allo stesso tempo. Nello spiegare come rendere più armonico lo strumento, il buon Paul confida al pubblico il suo amore per il blues, alternando momenti armonici a trame più rapide. Di Gilbert piace l’abilità del fondere diversi generi e di passare con estrema facilità da suoni distorti a melodie estatiche, da partiture virtuose a frammenti straordinariamente pesanti. Nel proseguo in un pezzo di Johnny Cash, accompagnato dal costante battito di mani del pubblico, Paul canta con grande passionalità mostrando anche una buona attitudine nell’arte del cantare. Ripercorrendo i propri esordi, attraversando l’amore per la musica classica, in particolare per Bach, tra pure lezioni didattiche di chitarra condite da riff targati “Tony Iommi” e da qualche richiamo ai Mr. Big, si arriva ai Rolling Stone, per poi giungere a momenti di pura improvvisazione corredati da una sana pazzia. Il lungo assolo che conclude lo spettacolo è accolto da un’autentica ovazione, per una serata dal sapore indimenticabile.

Maurizio Mazzarella

TONY LEVIN STICKMEN TRIO – Report Live Go West Roccaforzata (Ta) 25-05-09


Tony Levin nasce in quel di Boston, negli Stati Uniti d’America, il 6 giugno 1946. Meglio conosciuto per le sue incredibili capacità di muovere le proprie dita sul basso, è tra i pionieri dell’uso del Chapman Stick e del contrabbasso elettrico, oltre ad essere un innovatore nel suono del basso stesso avendo creato nel proprio percorso artistico una particolare tecnica nel suono dello strumento con le bacchette, tecnica definita come funk fingers.
Tra le sue infinite collaborazioni ci sono Peter Gabriel, Yes, Liquid Tension Experiment, Pink Floyd, John Lennon, Dire Straits, Alice Cooper, Lou Reed, Richie Sambora, David Bowie, California Guitar Trio, Michael Shenker Group, ma soprattutto King Crimson, un connubio durato per diversi anni.
A livello mondiale, Tony Levin è uno dei session man più famosi e questo lo ha portato a collaborare con diversi artisti di grosso calibro. Tra questi, vi sono una moltitudine di musicisti italiani, come Vasco Rossi, Alice, Raf, Eros Ramazzotti, Ron, Ivano Fossati e Claudio Baglioni.
Tralasciando la moltitudine di progetti ed album in studio che lo hanno coinvolto, da solista il primo lavoro prodotto è stato “World Diary” del 1995, seguito da “Waters Of Eden” del 2000, “Pieces Of The Sun” dell’anno successivo, “Double Espresso” del 2002, l’eccellente “Resonator” del 2006 e l’ultimo “Stick Man” di recente produzione.
Proprio grazie a “Stick Man”, Tony Levin ha fondato lo Stickman Trio assieme al batterista attualmente nei King Crimson Pat Mastelotto ed al virtuoso Micheal Bernier anch’egli allo stick. A supporto di “Stick Man”, Tony Levin e la sua band hanno girato in lungo ed in largo la penisola italica e parte della Svizzera, passando per Lugano, Napoli, Roma, Torino, Cosio, Milano, Schio, Capolieri, Foggia ed appunto Roccaforzata in provincia di Taranto presso il Go West.
La cantante svizzera Laurence Revey ha dato inizio alla serata, estasiando i tanti presenti con la sua incantevole voce, supportata da alcune basi strumentali impostate su suoni prevalentemente sintetici e dall’abilità di Michael Bernier. L’ugola di Laurence Revey, molto simile alla nota Enya e dotata di un’estensione fuori dal comune, ha creato una pregevole atmosfera all’interno del Go West, con momenti straordinariamente intensi ed ispirati.
Ecco poi giungere il momento dello Stickman Trio, in uno show impostato principalmente sull’arte e sul talento di Tony Levin. La partenza è immediatamente grintosa quanto carismatica allo stesso tempo, la musica prodotta si dimostra versatile grazie ad uno stile variegato e dinamico. All’interno del Go West si respira aria di un rock progressivo psichedelico, a volte roccioso, in altre estremamente moderno ed all’avanguardia. C’è grande energia, con sprazzi di aggressività, ma sono sempre i virtuosismi a far leva sui presenti. In un discreto italiano, Tony Levin saluta calorosamente il pubblico, supportato dal suo inconfondibile look. Tra le splendide partiture strumentali, si nota la voglia di sperimentare e di porgere lo sguardo al futuro, senza mai rinnegare il proprio passato, mantenendo intatta la propria coerenza artistica. Si spazia tra momenti avvolgenti ed incisivi, a volte anche molto pungenti, supportati da arrangiamenti impeccabili e dalla voce dello stesso Tony Levin che si districa egregiamente anche dietro al microfono evidenziando buone qualità interpretative. Nella musica di Tony Levin, è facile riscontrare una tecnica incredibile in uno stile musicale che spazia tra atmosfere ruvide, solide e robuste, ma sempre raffinate ed eleganti. La scaletta dello show, come ampiamente prevedibile, dona lustro all’ultimo “Stick Man”, senza trascurare i precedenti lavori firmati Tony Levin.
Chiosa d’obbligo a tutto lo staff del Go West di Roccaforzata con in testa Ciccio Nigro, che meritano un grosso plauso per l’organizzazione come sempre impeccabile. Ma il Go West non si ferma qui, a breve ci saranno anche Virgil Donati, Kee Marcello e Mike Stern.

Maurizio Mazzarella

VIRGIL DONATI – Report Go West Roccaforzata (Ta) 28-05-09


Virgil Donati nasce in quel di Melbourne, in Australia, il 22 ottobre del 1958 ed è considerato tra i migliori batteristi del mondo. Il suo primo approccio con lo strumento, giunge a soli tre anni quando gli viene regalato il primo set di batteria. Il suo primo contatto con l’universo professionistico invece, arriva all’età di quindici anni, quando entra far parte dei “Taste”, una rock band che gli consente di firmare il primo contratto discografico con al seguito tre album in studio ed i susseguenti tour. Per migliorare la propria tecnica e la propria arte, a diciannove anni parte per gli Stati Uniti d’America, prendendo lezioni di componimento ed arrangiamento, due anni dopo, al ritorno in Australia, arriva la prima vera svolta artistica affiancando il pianista jazz George Cables, oltre che il cantante Mark Murphy ed a seguire Branford Marsalis, Kenny Kirkland e Melissa Etheridge. Il primo vero successo invece arriva negli anni novanta tra le fila dei Southern Sons dove la band grazie al proprio album d’esordio ottiene il doppio disco di platino. E’ quindi un periodo fertile per il buon Virgil, nel quale affina il proprio stile riconducibile al fusion ed al progressive suonando con Loose Change e On the Virg. Nel 1996 torna negli Stati Uniti d’America ed è in assoluto il periodo più produttivo della propria carriera grazie alle collaborazioni con Derek Sherinian ed i Planet X, Steve Vai, Scott Henderson, Steve Walsh, Frank Gambale, Mark Boals ed i Ring Of Fire, Tribal Tech, Dave Stewart, Josh Stone ed una moltitudine di altri artisti di notevole spessore. Uno dei progetti più recenti che lo vede protagonista in modo palpabile, è rappresentato dalla sua adesione ai Devil's Slingshot insieme a Tony MacAlpine e Billy Sheehan, una sinergia che ha prodotto l’egregio “Clinophobia”. Da solista invece, sono due i dischi a nome Virgil Donati, ossia “Stretch” del 1995 e “Just Add Water” del 1997.
L’Italia è senza dubbio un paese che Virgil Donati ama molto a prescindere dalla sua discendenza italiana, suo padre infatti era di Codroipo, una località sita in provincia di Udine. La dimostrazione pratica, è giunta lo scorso 28 di Maggio presso il Go West di Roccaforzata, in provincia di Taranto, dove Virgil Donati nella stesse giornata è stato protagonista prima di una clinic e successivamente di uno show dal vivo. Se la clinic, dalla durata di circa un’ora e mezza, ha consentito ai tanti fan di ammirare la tecnica e la maestria del buon Virgil, il seguente show live non è stato affatto da meno, consentendo di ammirare anche il lato umano dello stesso artista che ha mostrato nella propria totalità il suo amore per l’Italia, rinvigorito dal suo parlare in un italiano a dir poco perfetto. Accolto da scroscianti applausi, Virgil Donati avvolto nei suoi vestiti rigorosamente neri, si appropria della sua batteria iniziando a picchiare duro sulle pelli senza sosta. Dal suo show, si evince che Virgil Donati è un batterista dotato di grande tecnica e notevole velocità, non a caso, è colui che può essere considerato come l'inventore della tecnica del doppio pedale. Un metodo che nonostante fosse già esistente ed ampiamente adottato, in precedenza non aveva la possibilità di essere studiato. Un’altra peculiarità di Virgil Donati, è nell’aver inserito nel doppio pedale l'utilizzo dei paradiddles, colpi doppi e altri rudimenti. Accompagnato da una base musicale molto melodica, Virgil Donati nella sua professionalità, risulta un artista carismatico e coinvolgente solo grazie alle note che fuoriescono dalla sua batteria. Atmosfere raffinate, partiture tecniche, tracce di puro progressive e frammenti di hard rock inondano l’area del Go West. La musica di Donati è senza dubbio energica, ma sempre molto virtuosa, ipnotizzante ed accattivante, può risultare complessa nella sua esecuzione, allo stesso tempo però la sua assimilazione risulta estremamente semplice. Nell’ascoltarlo, si nota un tocco possente, ma sempre vellutato. I suoi movimenti sono sincronismi assolutamente perfetti, come un ingranaggio senza sbavature, come un automa inesauribile. Nella seconda parte dello show, Virgil Donati viene coadiuvato da un chitarrista ed un bassista del luogo, ma è sempre la sua batteria la protagonista assoluta della serata. Per un batterista, rispetto ad un chitarrista ad esempio, è più complesso emozionare il pubblico, ma la capacità di Donati è proprio quella di prescindere da questo elemento e trasmettere le proprie sensazioni ad ogni presente, considerazione palpabile in particolare, quando dedica uno dei suoi brani alla Polonia, nazione amata in modo molto sentito dall’artista australiano.
In coda alla serata, Virgil Donati si concede per foto ed autografi, confermato la sua straordinaria umanità. In conclusione, è giusto porgere un grosso plauso a Ciccio Nigro ed a tutto lo staff del Go West di Roccaforzata per le splendide serate regalate alla provincia di Taranto ed alla Puglia nella sua totalità.

Maurizio Mazzarella

venerdì 12 giugno 2009

STEVE VAI – Report Clinc Go West Roccaforzata (Ta) 23-04-09


Serata indimenticabile per la Puglia nella sua totalità e per la provincia di Taranto in particolare. Il mitico Steve Vai, tra i migliori chitarristi del mondo in senso assoluto, è stato di scena per una clinc presso il Go West di Roccaforzata nella provincia ionica. Il locale tarantino per l’occasione, ha ospitato un folto numero di spettatori, giunti non solo dal territorio pugliese, ma anche da diverse zone del sud della penisola italica. Accolto da un autentico boato, Steve Vai con straordinaria ed impeccabile puntualità, sale sul palco del Go West avvolto tra gli scroscianti applausi del pubblico presente. L’ex ascia dei Whitesnake con un inchino, ringrazia sentitamente con il classico “grazie mille” e da inizio alla serata con un sensazionale strumentale di lunga durata che mostrano un Vai dinamico e versatile, variegato nel proprio stile, capace di estasiare con il suo tocco sulle corde, mai rabbioso, ma comunque energico e nello stesso tempo vellutato. Il buon Steve, che durante la propria esibizione non vuol essere fotografato, si muove su se stesso estasiando grazie alle note che fuoriescono dalla sua chitarra bianca, per una musica che si adagia su ritmi lenti per poi passare in un batter d’occhio ad armonie più veloci che rimarcano la grande classe dell’artista statunitense. Tra suoni distorti e contemporaneamente raffinati, Vai evidenzia una grande grinta ed uno straordinario carisma, oltre che ad una tecnica sopraffina. Il suo abbigliamento inoltre, contraddistingue quello che lo stile dello stesso Vai, corredato dai suo classici jeans aderenti, dalla sua lunga collana, dalla sua maglia attillata e dai suoi occhiali dalle lenti opache. Dispiaciuto per l’assenza della sua band che lo accompagna nelle esibizioni dal vivo, Steve Vai può dar vita al proprio set strumentale grazie ad un personal computer portatile rigorosamente bianco, con l’ulteriore aiuto di una traduttrice che gli consente di dialogare con i tanti fan accorsi per una serata dal sapore indimenticabile. In un italiano stentato, ma comunque molto chiaro, Steve Vai narra i particolari più vibranti della sua vita e della propria carriera, conditi da battute e storie ad effetto. “Ho imparato a scrivere musica prima che a suonare la chitarra”, oppure, “vedevo la chitarra e mi eccitavo”, momenti d’ilarità che consentono di conoscere prima l’uomo e successivamente l’artista, per poi andare a scoprire e quindi a comprendere in modo più approfondito quello che è il talento di uno dei chitarristi che ha senza dubbio fatto la storia di questo strumento. Si parte dalla sua adolescenza e dai suoi tredici anni, quando ebbe tra le mani la prima chitarra, passando per le prime lezioni con il maestro ed amico di sempre Joe Satriani, senza mai scordare le influenze dell’epoca, come i Led Zeppelin e le prime affermazioni con Frank Zappa, da dove realmente partì la carriera di Steve Vai scrivendo spartiti, “la lezione più grande e spaventosa della mia vita”, a dire dell’ascia americana. Ecco poi giungere il primo disco e le collaborazioni con David Lee Roth e Whitesnake, due rampe di lancio verso il successo. Un successo nel segno della musica pesante, intervallata dalla composizioni di Tom Waits, uno dei suoi musicisti preferiti. Steve Vai nella sua giovialità e nelle sue autentiche lezioni di chitarra, rimarca le proprie origini italiane e parla anche dei suoi amici. “Malmsteen? E’ molto veloce, conoscerlo significa amarlo”. Ma la musica sono i momenti di maggiore attrazione dello show, Vai muove le dita sulle corde della chitarra con una rapidità mostruosa ed un’eleganza spiazzante, dove anche le cose più difficili diventano facili. Nei suoi movimenti limpidi ed armoniosi, si nota la straordinarietà nel passare da suoni all’avanguardia ad uno stile più classico, dove è impossibile percepire cosa verrà fuori dalla chitarra che, a volte, sembra parlare. Da un punto di vista prettamente tecnico, non ci sono parole per descrivere Steve Vai. Capitolo batteristi. “Ho suonato con i migliori: Virgil Donati, Vinnie Colaiuta, Greg Bisonette, ma il più geniale è Terry Bozzio.” Steve Vai per i presenti è una divinità, spiega esercizi tecnici in modo dettagliato, narra come spaziare tra generi e stili differenti, consigliando a tutti gli amanti dello strumento di specchiarsi mentre si suona. Suoni morbidi e quasi spaziali, momenti virtuosi, fraseggi profondi, intensi e fortemente ispirati. Si entra poi nell’intimo e nei gusti nell’artista, che ricorda in modo nostalgico l’esperienza nel film “Mississipi Adventure” e rimarca il talento di Devin Townsend: “ascolto tutto quello che lui produce”. Tra melodie poetiche ed esercizi didattici, si arriva alla parte finale della clinc dove Steve Vai duetta con alcuni presenti, in particolare, con un piccolo fan di nove anni che diventerà l’attrazione della serata. Salutato dal calore del Go West, Steve Vai pone fine allo show, concedendosi ai fan per foto ed autografi che immortalando quello che per molti sarà un giorno incancellabile. Complimenti infine a Ciccio Nigro ed a tutto lo staff del Go West di Roccaforzata.

Maurizio Mazzarella