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venerdì 23 settembre 2011

BRAINSTORM - On the Spur Of The Moment


I tedeschi Brainstorm sono la classica band che nel complesso possono rappresentare sinonimo di garanzia, proprio perché da un punto di vista musicale sai quasi sempre cosa attenderti. Attivi dal 1989, più o meno, contando questo pregevole On the Spur of the Moment, edito per la AFM Records, hanno raggiunto quota nove in fatto di album composti in studio. A due anni di distanza dal precedente Memorial Roots, puntuali come un orologio svizzero, ecco quindi giungere un nuovo capitolo della loro dfiscografia, che come contenuti non si discosta tantissimo dai suoi predecessori, ma vede ad ogni modo una band più matura nel suono e nello stile, che in certi frangenti ha cercato nei propri brani un'ossatura più complessa, per dargli una maggiore personalità, oltre che un'identità più precisa. Siamo sempre nel campo del power metal di matrice teutonica, con la differenza, che in questo caso On the Spur Of The Moment rispetto ai propri predecessori risulta meno assimilabile nell'immedito e di presa non semplice, nonostante l'impatto dei brani sia comunque molto forte. C'è quindi la ricerca di suono più intenso, che a volte sembra partorito dai Savatage, in altri dai Nevermore, ma sempre ripettando quelli che sono stati i soliti canoni che hanno contraddistinto il marchio di fabbrica dei Brainstorm. La produzione è molto buona, il suono è assolutmente moderno ed attuale, inoltre come sempre, ci troviamo di fronte ad un lavoro dallo spessore tecnico rispettabile. Qualche fan potrebbe anche essere spiazzato da questa ponderata evoluzione coerente dei Brainstorm, ma l'importante è che il disco contenga qualità e state certi che On the Spur Of The Moment ne ha da vendere.

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella

giovedì 22 settembre 2011

ARACHNES - A New Day


Ho sempre adorato gli Arachnes, li ritengo una delle migliori band italiane e forse il destino non è stato con loro giusto, come lo è stato con altre formazioni. Il motivo principale è perché sono musicisti di talento ed i loro dischi sono stati sempre di grande valore, poi apprezzo molto il loro leader Franco "Frank" Caruso, membro anche dei fenomenali Strings 24, che ritengo una dei migliori chitarristi nostrani. Ad ogni modo è un piacere risentirli, perché a distanza di tanti anni, se ne sentiva davvero la mancanza. Il gruppo è nato sul finire degli anni ottanta e questo A New Day, edito per la Lion Music, è il loro sesto lavoro in studio che giunge a distanza di ben cinque anni da quel capolavoro intitolato In Praise of Science. Il disco, lo diaciamo suito, è l'ennesima forza della natura partorita dalla mente degli Arachnes. Il loro stile è rimasto immutato e loro sono notevolmente migliorati, sia come musicisti, che come compositori. Anche la band stessa come gruppo, come sinergia, come affinità tra i componenti, si dimostra davvero a proprio agio e questo fa risultare A New Day un disco fresco e dinamico. Siamo nel campo del power/progressive metal di matrice melodica, ma quello che piace degli Arachnes è che mostrano una personalità fortissima perseguendo un'identità precisa. In loro possiamo trovare tracce degli Stratovarius, come dei Dream Theater e dei Symphony X, ma anche di un progressive più datato, in questo riscontriamo una pregevole cura nel suono delle tastiere. Il disco è davvero molto bello, si ascolta tutto di un sorso e mischia con equilibrio la potenza alla melodia, come anche alla tecnica, sempre sublime e direi anche deteminante. I brani sono versatili, hanno un pregevole impatto e risultano di presa immediata nonostante una netta complessità di fondo. Ottima la produzione, curata in ogni particolare, con un suono moderno ed appropriato. Auguro a questa band grande successo, perché sono davvero molto bravi.

Voto: 9/10

Maurizio Mazzarella

martedì 20 settembre 2011

ALMAH - Motion


Una vera e propria bomba, non si può definire diversamente questo nuovo lavoro degli Almah, band capitanata da Edu Falaschi, meglio noto come voce attuale degli Angra, che vede tra le proprie fila anche il bassista del gruppo brasiliano Felipe Andreoli. Questo pregevole Motion, edito per la teutonica AFM, è il loro terzo lavoro in studio e giunge sul mercato discografico a distanza di tre anni dal precedente Fragile Equality, un disco che già aveva rimarcato il valore e spessore di questo pregevole progetto. E questo nuovo disco non fa altro che confermarlo nuovamente. Chi si aspetta intanto una fotocopia degli Angra sisbaglia di grosso, perché i due gruppi hanno uno stile ed un suono nettamente differente, anche siamo sempre nel campo del power metal, con la differenza che gli Almah hanno messo del tutto da parte quella che potrebbe essere la componente progressiva, sterzando verso una direzione nettamente più heavy, cercando di avere in modo marcato una propria precisa identità, elevando al massimo la propria personalità. Motion è un disco nettamente differente rispetto ai propri predecssori, gli Almah hanno puntato in modo determinato vero un suono più moderno ed evoluto, giovando di un lavoro assolutamente perfetto in fase di produzione. Poi c'è la voglia di esprimere attraverso la musica la propria rabbia e la voglia di creare qualcosa di davvero grintoso e carismatico, per questo siamo di fronte ad un disco potente, ma mai violento, un lavoro aggressivo, ma non certo crudele. Di certo Motion è una mazzata autentica tra testa e collo, supportato da uno spessore tecnico di grande livello ed un talento compositivo di notevole spessore. Piace Falaschi, più incisivo e diretto rispetto agli Angra e piace il lavoro delle chitarre, la sezione ritmica è invece un autentico rullo compressore. Io penso che gli Almah con Motion volessero distanziarsi completamente dl concetto di band secondaria agli Angra e di manifestare al mondo la voglia di farsi notare con qualcosa di proprio. Direi che ci sono riusciti.

Voto: 8,5/10

Maurizio Mazzarella

venerdì 26 agosto 2011

EDGUY - Age Of The Joker


Penso che una band del calibro degli Edguy sia ormai diventata una certezza autentica nl campo del metallo mondiale, per merito di ogni singolo componente del gruppo, ma soprattutto per il grae lavoro svolto dal proprio leader Tobias Sammet, che con il suo progetto Avantasia ha toccato il cielo con un dito, senza però mai trascurare i propri compagni d'avventura. E questo pregevole ed ultimo "Age Of The Joker" edito dalla Nuclear Blast, ne è la matematica conferma, di quanto gli Edguy siano sempre capaci di scrivere musica fresca e di grande qualità. Siamo di fronte all'ennesimo disco del combo teutonico, che giunge a distanza di tre anni dal precedente Tinnitus Sanctus ed il gruppo è sempre risultato compatto, componendo costantemente lavori di grande levatura, rimarcando il proprio processo evolutivo in modo sempre coerente e possente. "Age Of The Joker" è il classico disco che puoi aspettarti dagli Edguy, perché la ricetta è sempre la stessa, ovvero quella di un power metal sopraffino, che non rinuncia mai alla melodia ed all'ispirazione, corredato da chitarre taglienti ed incisive, oltre che di una sezione ritmica precisa e puntuale. Ma quello che rende questo gruppo unico è la forte personalità e soprattutto la grande capacità interpretativa di Tobia Sammet, che è ormai diventato un artista a 360°. Il suo timbro vocale è unico, è il marchio di fabbrica sia degli Edguy che degli Avantasia ed a volte da la sensazine che stia recitando cantanto, questo è un altro fattore che lo rende unico. Da un certo punto di vista viene fato un balzo nel passato, nel senso che gli Edguy rendono più ruvido e diretto il proprio sound, rinunciando anche a certi modernismi. Ne viene fuori un disco versatile, ma anche compatto e dotato di un impatto immediato e dalla facile presa, grazie ai ritornelli eleganti e raffinati disegnati dalla band. Ottima la produzione, ponderata al punto giusto, assolutamente eccellente il livello tecnico. Direi che siamo di fronte all'ennesimo granfe disco targato Edguy, gustatevelo tutto d'un sorso.

Voto: 8,5/10

Maurizio Mazzarella

venerdì 19 agosto 2011

SABATON - World War Live: Battle Of The Baltic Sea


Considero i Sabaton ormai una realtà importante nell'ambito del power metal non solo europeo, ma mondiale. Nel corso degli anni sono stati capaci di costruirsi un'immagine imponente, componendo dischi dotati costantemente di una fortissima personalità. Caratteristiche palpabili nella loro musica, che gli hanno consentito anche di distinguersi dalle tane band che intasano il loro stesso settore. La band svedese, è ormai attiva dal 1999, ovvero circa dodici anni ed in questo periodo hanno dato alle stampe ben cinque dischi, l'ultimo dei quali Coat of Arms è uscito nel corso del 2010. E' quindi arrivato il momento di pubblicare un album dal vivo, anche perché la loro musica ed il loro stile è praticamente perfetto in versione live e questo pregevole World War Live: Battle Of The Baltic Sea non solo lo conferma, ma lo dimostra e lo rimarca a gran voce. Il loro stile epico, il sound possente e potente, le loro tinte folk coinvolgono e trascinano in vortiche di energia pura. Il disco scorre via che è una bellezza, anche perché la scaletta rende onore ai loro brani di migliore fattura, in particolare segnaliamo l'intensa Cliffs Of Gallipoli, che in un certo senso richiama anche le nostre origini salentini. La band è davvero in gran forma, non ha mai un momento di pausa, mai un calo di tono ed il disco appare spontaneo, nudo e crudo, privo di quei ritocchi che spesso si fanno in consolle anche per i dischi live. Quindi, si ha una dimensione a 360° di quello che è uno show targato Sabaton. Io onestamente mi sono lasciato trascinare, ora tocca a voi, non lasciatevelo scappare.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

giovedì 14 luglio 2011

GREAT MASTER - Underworld


Recensiamo il disco con colpevole ritardo e per questo ci scusiamo infinitamente con la band, che è stata molto disponibile con noi di Informazione Metal e per questo vi invitiamo anche a leggere la loro intervista presente nel nostro giornale. I Great Master vengono da Mestre, nota località sita in provincia di Venezia e sono attivi dal 1993. Questo gran bel disco intitolato "Underworld" è il loro esordio sul mercato discografico edito dalla Underground Symphony, dato alle stampe nel 2009 dopo la pubblicazione di due demo pubblicati negli anni novanta. Da un punto di vista strettamente musicale, i Great Master suonano un power metal classico, ma anche fortemente melodico, che nel complesso s'ispira alla di gran lunga alla scena teutonica, certamente quella più nobile e raffinata. Per fare un ovvio paragone di sorta, viene facile accostare alla band i migliori lavori dei Gamma Ray, come anche i momenti di maggiore spicco degli Helloween e questo la dice lunga su quella che è la direzione musicale di gruppo che non disdegna anche episodi più classici, attribuibili a primi Iron Maiden o anche ai Blind Guardian della primissima ora. Il disco ad ogni modo è davvero molto buono, ha brani compatti, dotati di una versatilità ponderata e di un impatto immediato e di facile presa. Piace di questo gruppo il fatto che le composizioni risultano fluide e scorrevoli, sintomo di una grande personalità che persegue certamente un'identità precisa, ma che a sua volta conferma come siamo di fronte ad un grupppo capace di scrivere musica intensa ed ispirata, nata dalla pura e semplice passione. I Great Master poi, si dimostrano anche un insieme di musicisti molto preparati, tecnicamente "Underworld" è un lavoro di grande livello, soprattutto le chitarre sono modulate in modo impeccabile. La produzione è un po' ovattata e forse anche un po' oscura e datata, ma non incide sulla qualità complessiva di un disco di grande spessore da un punto di vista artistico. Consigliato altamente ai sostenitori del settore.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

mercoledì 13 luglio 2011

BOREALIS - Fall from Grace


Gruppo particolare quello dei Borealis, band proveniente dal Canada attivo da circa sei anni, che con questo pregevole "Fall from Grace", edito per la Lion Music, giunge alla pubblicazione del proprio secondo lavoro in studio, facendo ritorno sul mercato discografico a distanza di tre anni dal disco d'esordio "World Of Silence". Da un punto di vista strettamente musicale, il gruppo canadese suona un power metal di matrice melodica particolarmente pungente ed incisivo. Da un certo punto di vista è palpabile e palese l'influenza della scuola scandinava, alcuni momenti infatti sono particolarmente riconducibili ai migliori Nocturnal Rites, in altri, nei momenti più robusto ed anche ruvidi, se tagliamo di netto le parti vocali, sembra di sentire gli In Flames di "Whoracle" oppure di "The Jester Race". Per il resto c'è anche un timbro fortemente americano, i momenti più complessi ed articolari, sono molto vicini, con le dovute proporzioni, ai Symphony X. Per il resto ne viene fuori un disco davvero bello, dove la band conferma di essere in possesso di una personalità molto forte. Certamente i Borealis non scoprono nulla di nuovo, ma sono davvero bravi, hanno del talento compositivo e suonano davvero bene. Da un punto di vista tecnico "Fall From Grace" rimarca il buon livello di ogni singolo componente, ma a prescindere dagli episodi singolare, è tutto il disco che convince, grazie a brani compatti, ma comunque versatili, in possesso di un impatto molto forte, anche se la presa non è del tutto immediata, per via delle tonalità troppo ruvide che spesso si alternano con momenti più variegti. La produzione è buona, anche se il disco sembra più usito sul finire degli anni novanta come sound ed approccio. Disco buono se amate queste sonorità.

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella

martedì 12 luglio 2011

CRIMSON WIND - The Wings of Salvation


E' bello ascoltare gruppi come i Crimson Wind, perché si ha la matematia conferma che in Italia la scena musicale metal è florida e questo è un segnale importante e confortante. I Crimson Wind vengono dalla sicilia, per la precisione dalla città di Palermo. Questo bellissimo "The Wings Of Salvation" è il loro disco d'esordio, che giunge sul mercato discografico a distanza di due anni dal loro primo demo. Da un punto di vista strettamente musicale, suonano un elegante e raffinato power metal sinfonico, non del tutto incline allo stile medioevale dei Rhapsody Of Fire, sempre e comunque presente, soprattutto se ci soffermiamo sui primi tre lavori di Luca Turilli e compagni, ma più tendende alla scena scandinava. Io personalmente, dal mio punto di vista, trovo dei forti punti in comune con i migliori episodi di Malmsteen e questo direci che è certamente un complimento di spessore, soprattutto per le linee di chitarra di Emanuele "Izzy" Bonura, davvero perfetto ed impeccabile in ogni frangente. Pregevole la prova anche di Alessio Taormina (Thy Majestie) dietro al microfono, stesso dicasi per le tastiere e la sezione ritmica. Andando quindi dritti al sodo, il disco è davvero bello. Certamente i Crimson Wind non scoprono nulla di nuovo, ma quello che fanno, lo fanno davvero bene, mostrando una personalità forte ed una identità molto precisa, oltre a classe e talento da vendere. I brani sono versatili ed hanno un buon impatto, oltre ad una presa facile nonostante una netta complessità compositiva di fondo, supportata da una buona preparazione tecnica. Discreta la produzione, anche se da questo aspetto poteva essere fatto qualcosa in più, con un suono più pulito e moderno, il disco avrebbe certamente reso di più. Consigliato agli amanti del genere.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

CIRCLE OF SILENCE - The Blackened Halo


I Circle Of Silence vengono dalla Germania e sono attivi da crica sei anni. Questo pregevole The Blackened Halo, edito dalla Massacre Records, rappresenta il loro terzo lavoro in studio, che giunge sul mercato disco grafico a distanza di tre anni dal precedente The Supremacy of Time. Da un punto di vista strettamente musicale non si può sbagliare, perché i Circle Of Silence suonano un massico power metal particolarmente dedito alla scuola tedesca, con una sottile vena melodica. Nel complesso è facile trovare forti tracce dei Blind Guardiand più massicci, come trame dei Gamma Ray e dei più classici Sinner e Grave Digger, ma c'è anche una fortissima dedizione nei confronti dei Primal Fear, forse la band che più sembra avere dei punti in comune con Niklas Keim da un punto di vista strutturale. Certamente i Circle Of Silence non scoprono nulla di nuovo, molto della loro musica ha il sapore del già sentito, ma a prescindere da ogni possibile influenza, la band mostra una forte personalità e persegue un'identià precisa. Il disco quindi nel complesso è buono, contiene brani dall'impatto molto forte ed anche dalla presa semplice, essendo basati su una sorta di arrangiamenti non complessi. La tecnica è buona, ci sono spunti discreti soprattutto per quando riguarda le chitarre, per il resto, rigengo che sia la produzione a giocare un ruolo determinante, perché il disco giova di un sound molto pulito, ma soprattutto molto moderno ed attuale, cosa che gli dona maggiore lustro rispetto a quello che è il valore assoluto del disco stesso. Disco per gli amanti del genere.

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella

lunedì 11 luglio 2011

PHARAOH - Ten Years


I Pharaoh vengono dagli Stati uniti d'America, per la precisione da Philadelphia in Pennsylvania. Il gruppo è attivo dal 1997 e contando questo ultimo e pregevole "Ten Years", edito dalla Cruz Dal Sur Records, giunge a quota quattro come album prodotti in studio. La band torna sul mercato discografico dopo tre anni, la precedente fatica discograica è stata infatti "Be Gone", album partorito nel 2008 che mostro in modo evidente e direi anche marcato la buona crescita di un gruppo che con quel disco ha raggiunto la maturità stilistica e musicale definitiva, anche se dl mio onesto punto di vista, non ha riscosso il reale successo che avrebbe certamente meritato. Da un punto di vist strettamente musicale, la band di Philadelphia suona un heavy/power metal molto tecnico, da un certo punto d vista fortemente influenzato dalla scuola statunitense e capace di fondere in modo eccellente e concreto la tecnica dei Vicious Rumors, con la potenza degli Iced Earth, senza mai dimenticare però anche la scula britannica, in aluni momenti infatti si odono momenti dei migliori Iron Maiden. Personalmente, trovo inoltre moltissimi punti in comune cn i Control Denied, un progetto come noto rimasto unico, ma che vide all'epoca coinvolto il cantante degli stessi Pharaoh Tim Aymar, che anche in questo disco conferma le sue sensazionali doti canore. "Ten Years" è un disco dall'impatto molto forte, come è quello di ogni singolo brano, anche se la prese non è semplice, pur dimostrandosi incisiva e diretta. L'aspetto tecnico è di buon livello, ma in un disco come questo se pur essenziale, passa in secondo piano, perché i Pharaoh puntano puù sulla pontenza e su un sound ruvido e robusto che sul resto. La produzione è discreta, ma non perfetta, con qualche accorgimento il disco sarebbe sato impeccabile. Disco nel complesso di buon livello, che piacerà ai fruitori di questo genere senza alcun problema.

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella

CONSFEARACY - Consfearacy


Forse a molti il nome di questa band non dirà molto, ma attenzione, ci troviamo di fronte ad un gran bel disco, composto anche da musicisti di grande spessore. Tra le propria fila infatti, i Conspiaracy (precedentemente conosciuti come Prophesy) vantano la presenza di due ex membri dei Vicious Rumors come Brian O'Connor (voce) e Ira Black (chitarra), senza dimenticare l'ex Stormwitch Fabian Schwarz all'altra ascia. Edito dalla Massacre Records, questo disco dal titolo omonimo, è il disco d'esordio per la band. Da un punto di vista musicale, la band suona un power/heavy metal dedito in maniera particolare alla classica scuola statunitense, non a caso l'impronta dei Vicious Rumors è davvero palpabile e si può percepire in ogni nota del disco. Non ci troviamo quindi di fronte ad un insieme di canzoni che cabieranno il mondo, però i Consfearacy sanno scrivere davvero della buona musica e tra l'altro la suonano in maniera eccezionale. C'è poi la chiara intenzione di provare ad evolversi, cercando di donare ai loro componimenti uno stile molto personale, tanto che in alcune tracce si riscontra in modo evidenti e chiaro l'influenza dei Nevermore, soprattutto per quanto riguarda la timbrica delle chitarre, confortata da una sezione ritmica massacrante, ma sempre puntuale, che non va mai oltre i i limiti. I brani hanno un impatto molto forte nonostante una netta complessità di fondo, che rimarca la notevole preparazione tecnica della band. Ottima anche la produzione, appropriata per quella che è la ricetta della band. Un disco fiero e pontente altamente consigliato ai fruitori del metallo d'autore.

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella

mercoledì 29 giugno 2011

RHAPSODY OF FIRE - From Chaos To Eternity


L'assenza dei Rhapsody Of Fire dal 2006 al 2010 per questioni che non stiamo qui a spiegare si è fatta sentire in quel periodo e davvero tanto, perché questo gruppo è ormai un'icona fonamentale nel panorama metal non solo nostrano, ma internazionale. Fortunatamente dopo quel periodo oscuro, la band si è rifatta ed anche in modo egregio. Il precedente "The Frozen Tears of Angels" è stata un'autentica gemma di power metal sinfonico e questo "From Chaos To Eternity" (edito dalla Nuclear Blast) ritengo che sia di un livello ancora superiore. La band in ogni suo disco, dimostra di essere sempre più consapevole dei propri mezzi e crea lavori impeccabili da ogni punto di vista, che sia compositivo o tecnico, ma dal mio punto di vista, ritengo che anche la matrice di "gruppo metal" sia anche limitata, per questo, meriterebbero di essere mggiormente messi in risalto da tutti i media nazionali e non solo da quelli del settore, perché stiamo parlando di un insieme di musicisti che non hanno nulla da invidiare a chi riempe gli stadi e che a livello di arrangiamenti a conti fatti vede le proprie canzoni basarsi su tre accordi. Ad ogni modo anche in questo "From Chaos To Eternity" la ricetta dei Rhapsody Of Fire è sempre la medesima, tra gli ultimi due capitoli le differenze sia stilistiche che di contenuti, sono davvero poche e ritengo che ogni album sia complementare all'altro. Ritengo però che in questo episodio, siano stati curati maggiormente i particolari e la band, abbia anche affinato in modo marcato il proprio classico stile compositivo. Fabio Lione è super in ogni brano, ormai è una certezza, non avevamo dubbi, anzi ci poniamo il quesito di come faccia a giostrarsi tra tanti impegni (Rhapsody OF Fire, Fabio Lione Band, Vision Divine, Kamelot ed ospitate varie). Poi ovviamente ci sono i grandissimi Alex Staropoli e Luca Turilli. Loro sembrano da anni in luna di miele perpetua e la loro sintonia è ancora più perfetta e maniacale in questo disco. Francamente io li metterei al fianco delle grandi coppie di attaccanti di calcio che hanno fatto la storia, i classici gemelli del gol, Pulici-Graziani, Rossi-Platini, Baggio-Borgonovo, Gullit-Van Basten, Maradona-Careca, Vialli-Mancini e chi più ne ha più ne metta. Andando al sodo, il disco come intuibile, è molto buono. I brani sono energici e compatti, godono della giusta versatilità, ma sono molto complessi, sia nei contenuti che negli arrangiamenti, un aspetto che nel complesso non lo rende assimilabili a prima impatto, ma "From Chaos To Eternity" è come un dolce appetitoso che va gustato morso dopo morso e che va masticato bene per comprenderne meglio sapore. Quindi, più si ascolta, più si comprendono i particolari e più si percepisce la grandezza di questo gruppo. Ovviamente penso si superfluo parlare del fattore tecnico, vista l'immensità dei musicisti coinvolti. Eccellente la produzione, moderna ed attuale. Un grande disco, fatelo vostro senza alcun indugio.

Voto: 9/10

Maurizio Mazzarella

martedì 28 giugno 2011

FULLFORCE - One


I Fullforce sono una superband che al suo insieme vede musicisti di grande e notevole spessore, tra l'altro anche molto noti al grande pubblico come l'ex Hammerfall Stefan Elmgren, il batterista ancora negli Hammerfall Anders Johansson, l'ex Narnia Carl-Johan Grimmark, l'ex Dream Evil Tommy Larsson e Michael Andersson dei Silent Memorial. "One" come facilmente intuibile è il loro disco d'esordio edito per la SPV e ci mostra una band consapevole dei propri mezzi e che tra l'altro sa davvero il fatto proprio. Da un punto di vista stettamente musicale, i Fullforce suonano un power/heavy metal che si pone nel mezzo tra quello melodico e quello più incisivo e tradizionale. Questo porta a pensare ed anche a constatare che "One" è un disco nel suo genere originale, perché non paga dazio a nessuno se non al talento compositivo dei Fullforce. Già, perché la musica di questa band nel suo complesso non assomigli ne a quello o a quell'altro gruppo, affatto, prende il meglio da tutti e lo forgia a proprio piacimento, creando un proprio stile ed un proprio sound ben definito, che dimostra come i Fullforce abbiamo una personalità molto forte, perseguento un'identità molto precisa. Da un punto di vista compositiva la band ci sa davvero fare, i brani sono compatti, hanno un impatto molto forte e godono della giusta dose di versatilità. Poi c'è il talento tecnico, che è davvero molto elevato e dona maggiore lustro e spessore ad un disco che forse non cambierà il mondo della musica, ma che può ritagliarsi uno spazio proprio, nel senso che a mio modesto parere, i Fullforce hanno un futuro, anche roseo, non dando la sensazione di essere il classico progetto da "na botta e via". Ottima la modulazione delle chitarre, come quella delle tastiere, eccellente la produzione, molto moderna ed attuale. Un buon disco insomma, che piacerà sicuramente a tutti gli amanti del buon power metal d'autore.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

mercoledì 15 giugno 2011

HEADQUAKES - Fallout Diaries


Bravi, bravi davvero questi Headquakes, band friulana proveniente dalla provincia di Pordenone, attiva ormai circa otto anni, che con la pubblicazione di questo pregevole "Fallout Diaries" giunge alla pubblicazione del proprio secondo lavoro in studio, facendo ritorno sul mercato discografico a distanza di tre anni dall'omonimo album d'esordio. Da un punto di vista strettamente musicale, immagino che gli Headquakes siano fans, come il sottoscritto, dei ben noti Eldritch, non a caso il nome del gruppo è riconducibile ad un disco del gruppo livornese e molto del loro stile li ricorda, anche se la componente progressive ascoltando il disco viene leggermente meno, in favore di quella heavy e power, anche se fondalmente le differenze, almeno dal mio punto di vista, non sono così marcate da poter essere notate in modo palpabile. Vado subito al sodo e vi dico senza alcun problema che ci troviamo di fronte davvero ad un gran bel disco, questo a conferma di come la scena metal italiana sia cresciuta. Gli Headquakes ritengo sia una band di straordinario talento, che ha dinanzi a se un futuro roseo con un'ampia prospettiva. Da un punto di vista prettamente tecnico, ogni singolo componente è molto preparato, il lavoro delle chitarre risulta assolutamente eccellente, la sezione ritmica picchia duro senza sosta e le tastiere donano alle canzoni il giusto colore senza mai andare oltre i limiti. I brani hanno un impatto molto forte, sono complessi a livello di arrangiamento e non sono semplici da assimilare nell'immadiato, ma c'è intensità e passione e questo è intuibile sin da subito. Un plauso poi va alla produzione, davvero eccellente, il suono e moderno ed attuale, ma anche molto pulito e questo giova molto al disco stesso. Io faccio i miei più sinceri complimenti alla band e gli auguro ogni bene per il loro futuro. Un band da prendere da esempio per le generazioni future, il talento c'è, sosteniamo questi gruppi, sosteniamo il metallo italiano.

Voto: 8,5/10

Maurizio Mazzarella

martedì 14 giugno 2011

4TH DIMENSION - The White Path to Rebirth


Un disco molto bello, che mi ha colpito per diversi motivi, ma soprattutto per la passione e l'inventiva, doti palpabili e pregevoli presenti nel sangue di questi 4th Dimension, band nostrana di Asiago, in provincia di Vicenza, che con questo pregevole "The White Path to Rebirth" giunge al proprio esordio sul mercato discografico per la Crash & Burn Records. Da un punto di vista prevalentemente musicale, i 4th Dimension suonano una sorta di power metal di matrice sinfonica e dalle tinte progressive. Da un certo punto di vista e per molti aspetti, rivedo in questo insieme di bravi musicisti i momenti migliori di un altra grande band nostrana, ovvero i Vision Divine del chitarrista Olaf Thorsen, in particolare, è nel capolavoro "Stream Of Consciousness", il primo del periodo con Michele Luppi alla voce, che il gruppo vicentino sembra immedesimarsi, ma questo con onestà resta comunque un dettaglio d'importanza relativa, perché i 4th Dimension con questo bellissimo disco dimostrano di essere in possesso di una personalità fortissima e di perseguire una identià molto precisa, questo a conferma dell'immenso talento e del profondo spessore artistico di un gruppo di giovani musicista di assoluta prospettiva. I brani sono tutti in possesso di un impatto molto forte e risultano anche di facile presa, nonostante un congrua complessità di fondo che comunque non fa perdere mai ad ogni pezzo sia d'intensità che di doti ammalianti. Il disco piace dalla prima all'ultima nota ed ha la capacità di ipnitizzare e di trascinare e questo non è certo un fattore di poco conto. La band si dimostra certamente abile da un punto di vista compositivo, ogni pezzo è pressoché perfetto, ma quello che colpisce di più è lo spessore tecnico di ogni singolo musicista che li compone. Nel particolare, sono le chitarre a svolgere un ruolo essenziale ed assolutamente determinante per la buona riuscita di un disco che sicuramente raccoglierà un folto numero di consensi. Ottima anche la produzione, il suono nel complesso risulta pulito e moderno, fattore che dona al disco stesso maggiore lustro e qualità. Poche parole, se questo è il vostro genere, fate vostro questo disco.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

STORMWARRIOR - Heathen Warrior


Ancora un disco ben fatto. Stimo molto questa band, perché sa comporre devvero del buon heavy/power metal, rifacendosi certamente alla scena tradizionale, ma mettendoci anche molto di proprio e non è spesso un fatto comune di questi tempi. I tedeschi Stormarrior sono ormai ampiamente noti al grande pubblico, sono attivi dal 1998 e hanno sempre composto album di buona qualità, almeno dal mio punto di vista. Questo eccellente "Heathen Warrior" è il loro quarto lavoro in studio, che intervallato dal live uscito lo scorso anno, viene dato alle stampe per merito della Massacre Records a tre anni di distanza dal precedente "Heading Northe". Non aspettatevi grosse novità, nel complesso la musica degli Stormwarrior è rimasta sempre la stessa, ma quello che piace di questo disco è il fatto di come questa band sia maturata ed anche molto, sia da un punto di vista tecnico che compositivo. I brani sono compatti, sono potenti ed hanno un impatto molto forte, oltre a risultare di facile presa e di semplice assimilazione. Non c'è un grossa complessità di fondo ed anche la versatilità non è il punto forte della band, ma mantengono sempre alto il fattore coinvolgimento e questo è certamente un punto al loro favore. Poi c'è il fattore tecnico, certamente non elevato all'ennesima potenza, ma comunque di grande qualità ed intensità e questo si sente in ogni singola nota presente nel disco. Thunder Axe dietro al microfono non è autore di una prova al di sopra della madia, ma comunque il suo timbro è sempre determinante, perché identifica e non poco il sound complessivo della band. Inutile fare poi eccessivi paragoni con altre band, io vedo molto negli Stormwarrior degli Hammerfall, ma ormai seguono una identità precisa e mostrando sempre una personalità molto forte e questo nel complesso può anche bastre. Discreta la produzione, tradizionale e non eccessivamente moderna, ma certamente appropriata al classico sound della band teutonica. Se amate questo genere, questo disco vi piacerà sicuramente.

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella

mercoledì 8 giugno 2011

SEVEN WITCHES - Call Upon The Wicked


Questa è la classica band che secondo me meriterebbe molto di più di quello che raccoglie solitamente. Il perché? E' presto detto. In primis è formata da musicisti di grandissimo spessore e talento, ha sempre scritto dischi di grande qualità e da un punto di visa tecnico è un progetto sempre molto valido. Invece vediamo arrivare in gloria gruppi dai contenuti anche fin troppo banali, che però riescono a raggiungere sempre e costantemente un folto numero di consensi, anche tra gli stessi addetti ai lavori. Detto questo, i Seven Witches, band partorita dalla mente del noto chitarrista Jack Frost, sono attivi da circa tredici anni e questo ultimo lavoro in studio, non è altro che l'ottavo della serie, che consente al gruppo americano di tornare sul mercato discografico a distanza di quattro anni dal precedente e discreto "Deadly Sins". Questo pregevole "Call Upon The Wicked" si presenta nel complesso come un album molto buone, che ben rimarca il talento di ogni singolo componente della band, in particolare del cantante James Rivera, sempre a suo agio in ogni canzone ed ogni singola tonalità, che sia bassa o elevatissima. Da un punto di vista strettamente musicale non ci sono stravolgimenti, nel senso che chi ben conosce questo gruppo, non troverà eccessive differenze rispetto ai lavori precedenti, anche se questo "Call Upon The Wicked" si presenta come un lavoro più compatto e certamente più diretto ed incisivo, capace sempre di donare il giusto spazio sia alla tecnica che alla melodia, senza però esagerare troppo. Sugli scudi vanno sempre le chitarre di Jack Frost, senza alcun dubbio il vero asso nella manica della band, che punta costantemente più sulla potenza e la forza, che su fraseggi persuasivi. Per quanto riguarda il genere suonato, i Seven Witches si desteggiano sempre tra il power e l'heavy metal tradizionale, anche se sono convinto che il loro stile resti sempre molto personale e che non seguano un'identità particolarmente precisa. A prescindere da tutto, "Call Upon The Wicked" si presenta come un lavoro molto valido e questo può anche bastare. Ottima la produzione, anche se per certi versi si poteva fare qualcosa in più.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

martedì 17 maggio 2011

TAROT - The Spell of Iron MMXI


Diabolici Tarot!!! La band finlandese attiva dal 1985, torna sul mercato discografico con queso splendido "The Spell of Iron MMXI" edito per la mastodontica Nuclear Blast. All'apparenza può sembrare un nuovo disco targato Tarot, in realtà non è altro che il disco d'esordio uscito ventisei anni fa, che oggi viene riproposto in una nuova veste, con un arrangiamenti nuovi e certamente più snelli e più fluidi e con un sound nettamente più moderno ed attuale. Può sembrare un'operazione altamente commerciale e forse lo è, ma è anche un regalo ai fan, a coloro che si sono affezionati alla band solo di recente e che con questo "The Spell of Iron MMXI" hanno la possibilità di avvicinarsi ai primi componimenti dei Tarot, oggi introvabili, testando anche il valore assoluto attuale di Marco Hietala e compagni. Da un punto di vista strettamente musicale, lo stile di fondo dei Tarot resta sempre ancorato ad un heavy power metal di matrice melodica, molto incline alla scena scandinava, ma che estrapola comunque diversi componenti da un sound che si avvicina molto a quello teutonico, in particolare agli Helloween più recenti, non a caso a voce di Marco Hietala sembra molto simile a quella di Andy Deris. Il disco, è nettamente diverso dal mio punto di vista alle opere più attuali dei Tarot. "The Spell of Iron MMXI" è più diretto ed incisivo ad esempio rispetto all'ultimo "Gravity of Light" e ci mostra costantemente una band matura, forste di doti tecnici strabilianti, oltre che di un'enorme consapevolezza nei propri mezzi. Disco davvero bello che si ascolta con grande piacere.

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella

domenica 24 aprile 2011

SECRET SPHERE - Scent Of Human Desire/Heart & Anger


I Secret Sphere sono ormai una realtà importante nel panorama del metallo nostrano, una band di straordinario talento e spessore artistico che di strada ne ha fatta davvero sin dagli esordi ad oggi. Ogni album facente parte la loro discografia, rappresenta un vero e proprio gioiello di power metal. Aldo Lonobile e compagni sono partiti con la loro carriera nel lontano 1997, compiendo il proprio esordio sul mercato discografico due anni dopo con lo splendido "Mistress of the Shadowlight". Da allora nel complesso sono stati composti ben sei dischi, l'ultimo dei quali è stato l'immenso capolavoro "Archetype", un disco che non ha fatto altro che confermare l'immensa evoluzione artistica della band. I Secret Sphere con "A Time Never Come" del 2001 raccolsero ampi consensi, successivamente giunse il momento della consacrazione artistica con "Scent Of Human Desire" nel 2003 ed il seguente "Heart & Anger" due anni dopo. Proprio gli ultimi due album enunciati, sono stati ristampati recentemente dall'etichetta polacca Metal Mind, riproponendoci in una preziosa confezione digipack numerata, due autentice perle di power metal. Onestamente parlando dei Secret Sphere, almeno per chi scrive, si rischia di andare a sfondare un portone aperto. Considero la band piemontese una delle migliori band in assoluto del panorama power metal italiano e certamente sia "Scent Of Human Desire" che "Heart & Anger" sono due dei capitoli migliori della loro discografia. Due dischi maturi, che ci mostrano la band nel proprio massimo splendore, con brani intensi ed ispirati, ma soprattutto supportare da un notevole livello tecnico. "Scent Of Human Desire" e "Heart & Anger" uniscono in modo egregio la potenza ed la melodia e si lasciano apprezzare sin dal primo momento, con pezzi dalla presa molto facile che possono essere assimilati senza grossi intoppi nonostante una concreta complessità di fondo. Sono certamente due dischi coinvolgenti, trascinanti, ipnotizzanti e seducenti, dotati anche di un sound ruvido e robusto allo stesso tempo. Piace anche dei due dischi l'ottimo lavoro effettuato in fase di produzione, con un suono limpido, pulito, ma anche molto moderno ed attuale. Se amate questo genere, fato vostri queste due splendide gemme di metallo nostrano, perché il metallo nostrano è di valore e va supportato!!!

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

giovedì 21 aprile 2011

VISIONS OF ATLANTIS - Delta


Vengono dalla vicina Austria questi bravi Visions Of Atlantis, gruppo attivo da poco più di dieci anni, che giunge con questo nuovo disco "Delta", edito per la Napalm Records, alla pubblicazione del proprio quarto lavoro in studio, facendo ritorno sul mercato discografico a distanza di quattro anni dal precedente "Trinity". Musicalmente non si può certamente sbagliare, siamo nel campo del power metal melodico di matrice sinfonica, nel quale al centro di tutto c'è la bellissima voce della bravissima Maxi Nil, in passato collaboratrice dal vivo dei Moonspell. Andando dritti al sodo, senza effettuare troppi e tortuosi giri di parole, ci troviamo di fronte ad un disco davvero molto buono, nel quale i Vision Of Atlantis dimostrano di non aver lasciato nulla al caso. Siamo di fronte ad un gruppo molto maturo, dotato di una personalità eccellente e di una identità molto precisa, aspetti che vengono trasmessi in modo marcato in "Delta", album intenso ed ispirato, dove viene dato ampio spazio alla poesia, ma anche alla tecnica, caratteristica ben presente in ogni canzone che lo compone. Da elogio il lavoro delle chitarre di Werner Fiedler, ma anche la sezione ritmica si fa ben rispettare. I brani sono versatili ed hanno un buon impatto, anche se non sono dalla facile presa, avendo un'ampia complessità di fondo. C'è molto dei nostrani Rhapsody Of Fire ed onestamente non potrebbe essere altrimenti, perché Turilli e compagni nel complesso hanno influenzato una generazione intera, dando un notevole contributo alla scena metal e non diciamo certamente un'eresia. Egregia anche la produzione, anche se di poteva fare qualcosa in più. Se amate questo settore del metal, non resterete delusi.

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella