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sabato 24 settembre 2011

DREAM THEATER - A Dramatic Turn of Events


I Dream Theater sono come un'addizione algebrica, nel senso che se inverti la posizione degli addendi il risultato è sempre lo stesso. Dopo perle come Images and Words ed Awake va via Kevin Moore, considerato fondamentale per il loro sound, ma vanno avanti e passando da Derek Sherinian a Jordan Rudess mettono insieme una serie di capolavori di inestimabile valore, compreso il controverso Falling Into Infinity. Album tutti differenti, mai uguali tra loro capaci di rimarcare come il loro sound negli anni è sempre stato capace di evolversi coerentemente. Ora va via uno dei mebri fondatori della band, il batterista Mike Portnoy, anima del gruppo ed elemento seminale in fase di composizione, sembra debba abbatersi un uragano sul nome dei Dream Theater ed ecco che arriva un musicista straordinario come Mike Mangini che onestamente non fa sentire affatto l'assenza del suo predecessore. Questo per dirvi subito che A Dramatic Turn of Events è l'ennesima opera d'arte realizzata dal Teatro dei Sogni. Questo è il loro undicesimo disco in studio, che senga il loro ritorno sul mercato discografico a distanza di due anni dal precedente Black Clouds & Silver Linings e francamente ritengo che sia la sintesi perfetta di tutti i loro momenti ed è per dirlo con molta franchezza il disco che ogni fani dei Dream Theater può attendersi da Petrucci e compagni. Il loro è un sound assolutamente unico, talmente singolare che ancora oggi ogni nuova band che nasce s'ispira a questa band straordinaria. Dentro c'è tutto, grande tecnica, momenti strumentali estatici, melodia sopraffine, poesie raffinate, la giusta dose di grinta e carisma. Tutto è perfetto, ogni tassello è messo al posto giusto ed è impossibile non rimanere soddisfatto da un lavoro che onestmente in certi momenti semba la sintesi perfetta del vero progressive metal, perché A Dramatic Turn of Events ha il merito di rievocare anche gli antichi fasti di un genere che non ha mai perso d'impatto e di valore. Certo siamo di fronte ad un disco molto complesso e certamente non immediato, non facile d'assimilare. Per farla breve non attendetevi il secondo Images and Words, di quel disco ci sono delle tracce, ma non è certo un tentativo di fotocopia. C'è invece maggiore similitudine con i lavori più recenti e l'unico difetto, se proprio vogliamo andarlo a trovare, è che magari in certi frangenti è poco emozionale, ma sempre professionale di uno spessore artistico molto elevato. Io però mi sono innamorato di un brano come This Is The Life, dove la penna dei Dream Theater si conferma quando è necessario molto intensa ed ispirata, capace di ipnotizzare ed avvolgere in vortice di musica profonda ed anche commovente. Inutile dire che anche la produzione è impeccabile, con un sound attuale e certamente appropriato al sound della band. Poche parole quindi, ecco l'ennesimo capolavoro targato Dream Theater, voin non dovete fare altro che farlo vostro immediatamente. Si ringrazia sentitamente Anna Marzia Morandi della Roadrunner per averci dato la possibilità di recensire questo album.

Voto: 9/10

Maurizio Mazzarella

1 commento:

  1. Secondo me questo disco è un grande disco progressive. Non il disco che aspettavo da tempo. In realtà tolte poche canzoni, dopo "train of thoughts" hanno fatto poco di nuovo se non in campo sonoro, ma non compositivo.
    Io sono uno di quelli che rimpiangono mike portnoy. non per l'esecuzione dei brani, mangini è un degno sostituto. Ma sul disco la differenza c'è! Manca qualcuno che tenga a freno petrucci (io sono chitarrista e da anni STUDIO petrucci e LO AMO). La batteria è praticamente assente e la chitarra adesso non solo sovrasta il basso ma in certe sezioni anche jordan!!!
    Insomma secondo me produzione imbarazzante!

    MIKE... MIKE P. TORNA!!!

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