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lunedì 18 luglio 2011

NEROARGENTO - Intervista all'Artista


Intervista all'artista nostrano NeroArgento in occasione della pubblicazione della sua ultima fatica discografica:

Sei appena uscito sul mercato discografico con un nuovo album in studio, puoi presentarlo ai nostri lettori?

-Beh che dire... "Three Hours Of Sun" è un disco abbastanza misto, un electro-industrial rock con alcune sfumature metal. Cantato in inglese e arrangiato in soundtrack style vuole provare ad essere qualcosa di nuovo, speriamo in un buon responso! E' uscito il 30 giugno su Coroner Records in digipak e digital download.

Come è nato il progetto e quali sono le origini?

-Ho iniziato come chitarrista punk a 14 anni, poi ho imparato a suonare batteria, basso, tastiere e infine ho cominciato a cantare. Sono stato chitarrista di alcune band metal e punk, bassista di una band pop rock, batterista di un gruppo grunge italiano e di una band death metal, ho remixato alcune canzoni metal e rock e ho iniziato a produrre musica nel mio studio casalingo che mi sono costruito e allestito lavorando come elettricista nel periodo alternativo a quello scolastico a 18 anni. Da lì ho cominciato a realizzare cose mie oltre a quelle degli altri. In quel periodo è nato NeroArgento, da uno stupido riff di chitarra che è poi diventato "Trust". Sono un solista, ma con una validissima band dal vivo.

Come è nato invece il nome del progetto?

-Sembrerà strano, ma semplicemente suonava bene per me. Avevo bisogno di un nome che tenesse conto delle mie radici ma che allo stesso tempo avesse anche un sound internazionale, divertente da pronunciare, come ad esempio da un americano o un giapponese.

Ci sono delle tematiche particolari che tratti nei tuoi testi o ti ispiri alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella tua musica?

-La quotidianità offre oggi una enorme quantità di tematiche possibili, dalle quali si possono trarre un'altrettanta quantità di spunti adatti alla costruzione di un testo. Per quel che mi riguarda trovo queste argomentazioni assolutamente valide soltanto se non si tratta di un "copia-incolla", ma le frasi sono frutto di un ragionamento e di un processo creativo che porta a qualcosa di costruttivo per l'ascoltatore, quasi come se con le notizie o gli argomenti ci si costruisse un vestito addosso. Tenendo conto delle proprie esperienze di vita ma soprattutto dell'idea che ognuno possiede del proprio ascoltatore ideale. Nei miei testi si parla di egoismo, di comunicazione, del pessimo effetto "solo trasmissione, zero ricezione" protagonista nel 50% delle comuni conversazioni ma anche di semplice affetto, di passione e di determinazione. Il testo ha un'importanza fondamentale poiché deve veicolare un messaggio, ma non è il solo elemento chiave, già la musica in sé è qualcosa di forte e potente, il messaggio è il completamento del tutto.

Quali sono gli elementi della tua musica che possono incuriosire un tuo potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del tuo nuovo album?

-Innanzitutto intendo precisare che sarebbe impossibile rispondere se non tenessi conto almeno del 90% di quello che pensa chi mi ascolta oggi (a chi piace e a chi non piace). Forse la varietà di influenze e di sonorità, che vanno da riff abbastanza pesanti a momenti più elettronici e movimentati, passando per quel pizzico di effetto "colonna sonora" che mi ha sempre contraddistinto, in positivo e in negativo.

Come nasce un tuo pezzo?

-I luoghi comuni si piazzano sempre bene nella classifica dei modi più utilizzati per creare un brano: dentro il cesso, sotto la doccia (anche se lì solitamente si cantano canzoni di altri), magari durante una camminata, o addirittura ascoltando musica di altri (ma non per plagiarla). Con me quelli funzionano sempre. Quante volte mi è capitato di essere in giro ed avere in testa un riff che non ne voleva sapere di andarsene..anzi..man mano incominciavo ad immaginarmi il groove ideale, poi magari una linea melodica..quando succede, il prima possibile entro in studio e registro alla buona il tutto, chitarra, batteria, e magari una voce.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale ti senti particolarmente legato sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Sicuramente sono due a pari merito..uno segna l'inizio di tutto il progetto, l'altro segna la concretizzazione dello stesso. "Trust" è il brano e videoclip con il quale mi sono affacciato sul mondo di internet un anno fa, ed è incominciato tutto da li, lo trovo un pezzo per la maggior parte scuro e compatto, ma con un'esplosione di melodia nel ritornello grazie anche alla preziosa collaborazione di Ettore Rigotti dei Disarmonia Mundi, mio grande amico e collega. "Advertising muse" è il secondo, un pezzo decisamente più lento e pesante, con ritornello melodico e un riff di chitarra molto scandito, sarà lui il prossimo videoclip e singolo.

Quali band hanno influenzato maggiormente il tuo sound?

-Le dovessi elencare tutte probabilmente faremmo notte, ti posso dare qualche nome, come white zombie, mine inch nails, ill nino, celldweller, rammstein, linkin park, deftones e anche se un bel pò distanti come genere potrei aggiungere Disarmonia mundi, In Flames, Pain e Mindless self indulgence.

Quali sono le tue mosse future? Puoi anticiparci qualcosa? Come pensi di promuovere il tuo ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Ci saranno tante attività e progetti riguardanti il disco, a partire dal prossimo videoclip underground girato interamente da ragazzi provenienti dalle parti più disparate del mondo, grazie al contest che abbiamo lanciato il mese scorso, poi tanti remix, novità sul fronte Gaming trailers in internet e a ottobre una grande novità. Per le date dal vivo il progetto si dividerà in due in autunno: alcune tappe come dj set e il resto con la band dal vivo.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-No, al momento non rientra nei piani un cd dal vivo o DVD, piuttosto ci potrà essere un disco di remix o qualcosa di simile.

Come giudichi la scena musicale italiana e quali problematiche riscontri come artista?

-Credo che la scena musicale italiana, al contrario di quanto ci si possa immaginare, sia ricca di proposte interessanti, vuoi un pò la crisi del business della musica in generale, vuoi che non sia facile trovare la giusta formula per presentarsi e spaccare il culo a tutti (cosa presa sotto gamba dalla maggior parte), vuoi che i buoni contatti non arrivano dal nulla, vuoi che non sia facilissimo catturare l'attenzione della gente (anche se oggi non mi sento di dire che "gli spazi non ci sono" come fanno tanti, direi una cavolata), ma per un artista emergente non è per niente facile oggi, o meglio, ci vuole tanto tempo.

Internet ti ha danneggiato o ti ha dato una mano come artista?

-E' stato un elemento di fondamentale importanza, senza di internet non so nemmeno se sarei uscito sul mercato o se avessi potuto fare tutto ciò, è incominciato tutto da internet. Per un musicista emergente è attualmente il più incredibile e immediato mezzo per portare al pubblico il proprio prodotto ed il proprio messaggio. I primi tempi è un esperimento necessario a constatare che la propria musica ha tutti gli elementi per essere ascoltata, richiesta, condivisa, dopodiché diventa un mezzo di espansione non indifferente.

Il genere che suoni quanto valorizza il tuo talento di musicista?

-Mah..sono sempre stato uno che non sopporta auto-definirsi o auto-celebrarsi, ti posso solo dire che sapere che quello che si sente nella mia musica è solo frutto delle mie mani, per me è una grande soddisfazione. Non avrò magari una immensa tecnica o virtuosismo, ma per sentirmi soddisfatto non ne sento il bisogno. Qualunque genere può evidenziare il lato artistico di una persona, se fatto bene. Solo alcuni generi però possono evidenziare l'effettiva capacità tecnica dei musicisti, indipendentemente dal talento, che è una parola che non ho praticamente mai utilizzato per quanto mi riguarda.

C’è un musicista con il quale vorresti collaborare un giorno?

-Anche qui la lista potrebbe assumere dimensioni bibliche, ma taglierò corto elencandoti Celldweller o i Pendulum, e magari qualche artista di un genere completamente diverso dal mio, magari un rapper.

Siamo arrivati alla conclusione. Ti va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Innanzitutto ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggere tutto questo, in secondo luogo ringrazio tutte le persone che nonostante il mio genere non sia prettamente metal hanno lasciato un feedback costruttivo. Grazie di cuore a tutti.

Maurizio Mazzarella

giovedì 14 luglio 2011

DIARES OF A HERO - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Diares Of A Hero in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "Behind The Mask". Ci risponde il batterista della band Leonard:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Behind the Mask e' il nostro debut album! E' il risultato di quasi due anni di lavori tra composizione e produzione! Stando alle recensioni, e' definito "metalcore" o "alternative metal" ..personalmente ci metterei dentro pure un po' di furia punk e perché' no, addirittura delle sezioni ispirate alla drum and bass..giudicate voi stessi, ad ogni modo ne sono molto orgoglioso!!

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Ci siamo conosciuti ad un music college a Londra. Abbiamo seguito gli stessi corsi per 3 anni ed in particolare l'ultimo anno abbiamo scelto tutti e 4 la specializzazione in performance in modo da poter passare il maggior tempo possibile insieme e nel frattempo lavorare sull'album.

Come è nato invece il nome della band?

-Resterai deluso… c'e' poco da dire su questo fatto.Avevamo da poco deciso di abbandonare il vecchio nome (Godsend). Una sera al pub e' arrivato Carlo e ci ha detto "mi sono svegliato in piena notte e ho pensato Diaries of a Hero"... che ne dite?

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-La maggior parte dei testi li scrive Carlo.. chiedete a lui! scherzi a parte.. col passare del tempo, pezzo dopo pezzo, quello che sembrava il fattore meno importante per noi e' cresciuto progressivamente.. soprattutto da quando abbiamo scelto il nome ufficiale della band. Da quel momento i testi hanno iniziato a trattare tematiche legate al sociale..in particolare sentiamo molto il peso di questa generazione un po' in crisi che e' la nostra .C"e' bisogno di una scossa, il piattume avanza, siamo sempre più legati a ciò che vediamo per televisione, su internet. Lo svago sembra essere ridotto ad alcol e droghe, e credimi .. a Londra e' tragica al momento.Assistiamo al decadimento della figura dell'eroe (argomento largamente trattato nel nostro singolo "Shine upon the sun" )….si, direi che i testi hanno un buon peso nella nostra musica, e penso che questo peso crescerà nei prossimi album.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Direi il fatto che siamo a tutti gli effetti una metal band, ma con la seria intenzione di cercare di uscire dai cliché' e proporre qualcosa di fresco.come detto prima le contaminazioni sono tante, dal thrash al punk alla drum and bass. Qualcuno dice che sembriamo addirittura Emo in certi punti..se senti il ritornello di "Shine upon the sun" la batteria e' praticamente "disco"… L'intenzione non e' quella di creare una cozzaglia di generi messa così a caso ma di sviluppare un sound nuovo. Vedremo se il tempo ci dara' ragione..

Come nasce un vostro pezzo?

-Come capita forse la maggior parte dei casi nel metal..da un riff di chitarra!!! Ma la prima cosa che facciamo a quel punto e' di metterla in sync con un pattern alla batteria. Certe sezioni con tempi irregolari abbiamo letteralmente dovuto metterle per iscritto e sincronizzare riff e pattern. Un metodo un po "matematico" se vogliamo, ma una volta interiorizzato e' una figata da suonare! ci divertiamo da matti!!

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Forse la tanto citata "Shine Upon the Sun"… questo perche' e' l'ultimo pezzo che abbiamo scritto ed e' nato in poco tempo in sala prove…e ci ha conquistato immediatamente. Ha mostrato chi siamo oggi e la direzione che vogliamo prendere. Mi emoziono ogni volta che la sento! Dal punto di vista tecnico…andatevi a sentire lo stacco strumentale di "Mirror House"!!

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Avenged Sevenfold in primis, ma pure gli Atreyu, Trivium e un gruppettino chiamato Pantera ..li conosci??

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-A breve uscirà' il video di "Shine upon the sun", abbiamo visto la preview e siamo molto soddisfatti. Saremo dinuovo un in Italia: suoneremo al Maelstrom Festival a Ferrara il 3 settembre. Fate un salto! Piu altre date da annunciare. Il 22 supporteremo Pino Scotto a Londra!

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-E' un po presto da dire, per ora stiamo mettendo online estratti dallo studio, dal tour appena fatto ad aprile / maggio…chissà' magari un giorno ci sarà' un DVD.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Dovreste chiedere a Matteo, e' lui l'italiano..di recente mi ha fatto sentire i DGM e sono rimasto molto colpito dal loro ultimo album!!! Io personalmente faccio già fatica a seguire cosa succede in UK. Di gruppi italiani ne conosciamo pochi. Ovviamente i Lacuna Coil (forse sono più famosi da noi che in Italia!!).

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Fino ad ora e' internet ci e' stato molto utile..siamo la generazione di Facebook…che tristezza ho appena detto… pero' e' innegabile che permetta di comunicare in fretta tutti i nostri spostamenti ed avere un supporto diretto dai fan. Abbiamo ragazzi dagli USA che ci seguono e hanno aperto una fan page. Questa e' una cosa che un tempo non avremmo potuto sognare di fare.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Moltissimo!! Credo che la prima cosa che abbiamo realizzato e' l'importanza di trovare il perfetto mix tra rabbia e precisione nell'esecuzione. Quindi fare in modo che ogni battuta sia precisa, perfetta..a volte passiamo ore su una sezione di un pezzo, provandolo fino alla nausea. Ma quando sento kick, basso e 2 chitarre perfettamente in sync e' come se mi esplodesse lo stomaco.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Bella domanda….sarebbe bello fare come hanno fatto gli In Flames che hanno registrato un pezzo coi Pendulum.. mi piacciono questi esperimenti.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-ITALY STAY HEAVY!! WE'RE COMING!

Maurizio Mazzarella

domenica 6 marzo 2011

BUATTITIME - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Buattitime in collaborazione con la Hot Steel Records. Ci risponde il chitarrista del gruppo Paso:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Ciao a tutti, sono Paso, il chitarrista. Strong Antidots e' la nostra seconda fatica in studio, lo consideriamo un discreto passo avanti nel nostro sound: se dapprima abbiamo sperimentato con l'uso di sintetizzatori e batterie elettroniche, questa volta abbiamo sperimentato a non usarle.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Militiamo tutti in altri gruppi, con i quali facciamo altri generi, magari più' vicino ai nostri gusti personali. Buattitime e' una specie di crocevia. Non e' nato come tale, ma lo e' diventato.

Come è nato invece il nome della band?

-E' la somma di 2 parole: Buatti, fantasiosa e bizzarra. Time, comune e popolare. Diciamo che riflette lo stile musicale.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Vins si occupa dei testi, non e' certo un fan dei concept album. Ogni pezzo esprime un concetto a se stante.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-La nostra musica non e' certo di facile ascolto: a meta' strada tra canzonette ben vestite e assolute follie, incroci bizzarri dovuti perlopiu' ai nostri differenti background e bacini di ascolto.

Come nasce un vostro pezzo?

-Principalmente in sala prove, jammando insieme

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Ah per me il messicano… sarà' che l'ho scritto io… dai, non e' brutto… dai!

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Personalmente Porcupine Tree e Radiohead

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Un tour? Magari!!! Tentiamo, come credo tutti n Italia, di promuovere l'album suonando ovunque il più' possibile… il che' non e' che sia così facile, ma ci si prova!

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Non c'abbiamo mai pensato, pero' ora che me lo chiedi sarebbe proprio carino… magari un dvd con i pezzi remigasti in surround 5.1.. ah si sarebbe proprio carino… lo propongo agli altri.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Mah guarda: la scena musicale italiana la facciamo tu ed io: tu come intervistatore, io come intervistato. Se poi qualcuno, come presumibile, leggera' questa intervista allora direi che il cerchio e' chiuso e non possiamo assolutamente lamentarci di nulla!

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-La rete internet e' il mezzo divulgativo più' potente che la cultura underground abbia mai avuto, lo utilizziamo quotidianamente.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Credo di si, magari più' sul versante compositivo che esecutivo.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Ce ne sarebbero troppi per fare dei nomi!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Beh innanzitutto grazie a tutti voi per questa intervista, e supportate la scena locale!

Intervista di Maurizio Mazzarella

domenica 27 febbraio 2011

ANEURYSM - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Aneurysm in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "Archaic Life Form", edito su etichetta Kreative Klan:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-L'album si intitola Archaic Life Form. È il nostro terzo full-lenght album, ed esce per l'etichetta Kreative Klan di Verona, che ha curato anche missaggio e mastering. È un disco che segna una svolta importante nella nostra musica, col pieno inserimento dell'elettronica in composizione, l'utilizzo delle chitarre 7 corde ed un'attenzione più mirata all'impatto dei pezzi.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Gli Aneurysm sono nati ben 16 anni fa, da un'idea di Peter (chitarra) e Gianmaria (chitarra e voce). Dal punto di vista musicale, in questi 16 anni abbiamo subito una profonda evoluzione: dal thrash metal degli esordi al metal tecnico/prog che ci ha caratterizzati per lungo tempo, fino al cyber-metal di Archaic Life Form.

Come è nato invece il nome della band?

-L'idea è stata di Gianmaria, cresciuto in una famiglia di infermieri dove i termini medici non mancavano. E poi il nome risale a 16 anni fa, quando i Nirvana pubblicavano una canzone dal titolo "Aneurysm"...

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-I testi di Archaic Life Form sono ispirati alle tematiche della fantascienza. Il disco è un concept album ambientato in un'epoca futura, in un mondo popolato da macchine e governato da The Great System, in cui l'umanità è completamente estinta. Le macchine creano, durante un esperimento, la prima umana da secoli: A.N.G.E.L. La affidano al cyborg Agent 1, che ben presto si trova a dover affrontare ciò che ha sempre reso l'umano diverso dalla macchina: le emozioni. Testi e musica, di fatto, in Archaic Life Form seguono due percorsi paralleli, ugualmente importanti alla piena comprensione del disco.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Sicuramente la commistione tra il sound pesante tipico del metal più tecnico e le derive elettroniche ed effettistiche. E poi le melodie vocali, lontane dai cliché della voce metal più brutale, che contribuiscono senz'altro a dare un'anima alle creature costruite con la musica.

Come nasce un vostro pezzo?

-Musicalmente, si parte di solito dall'idea di uno dei componenti, tutti attivi a livello compositivo. Il riff viene poi scomposto, modificato, arricchito con il contributo di tutti, in sala prove, fino alla costruzione di una canzone vera e propria; dopodiché, si lavora "di cesello", definendo le singole parti. Il lavoro sui testi prosegue quasi di pari passo, con Gianmaria (chitarra e voce) che costruisce le linee melodiche man mano che il brano evolve.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-In realtà, le energie profuse per la costruzione e l'elaborazione di ogni singola canzone, ci fanno amare un po' tutti i pezzi senza distinzioni. Siamo forse affezionati un po' di più al brano di apertura, The Clear Obscure: è stata la prima canzone del disco a nascere, quando ancora stavamo promuovendo il lavoro precedente, Shades; ed è il singolo del nuovo disco, per il quale abbiamo anche girato un videoclip (lo trovate in rete, anche sul nostro sito) che racconta la storia di Archaic Life Form.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Ciascuno degli Aneurysm porta il proprio contributo di ascolti e influenze all'interno del nostro sound. Si trovano senz'altro dei tratti comuni: Fear Factory, Meshuggah, Strapping Young Lad e Nevermore, per citare i primi quattro. Ma con un po' d'attenzione si può anche percepire l'elettronica ispirata ai Nine Inch Nails o ai Justice, e le atmosfere dei Tool o di certi System Of A Down.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Oltre al già citato video di The Clear Obscure, già in rete e a breve in televisione, abbiamo iniziato un tour di promozione nel Nord Italia. Le prossime date saranno a Padova e Genova, per poi tornare nuovamente a Verona ad Aprile. Potete comunque tenervi aggiornati su tutte le prossime date sul nostro sito, www.aneurysm.it

È in programma l'uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Al momento no. Ma portiamo sempre con noi due videocamere per registrare ogni live, staremo a vedere cosa succederà in futuro!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-La scena musicale italiana esiste ed è florida, soprattutto per quanto riguarda il metal. Ci sono ottime band, proposte interessanti, idee formidabili: purtroppo, l'Italia è un paese che non premia alcuni tipi di musica. Mancano le strutture di supporto a questo fermento: molti locali e live-club vanno sul sicuro ospitando solo tribute o cover band, molte etichette non investono su progetti che ritengono poco remunerativi; per non parlare di stampa e televisione, spesso ignare di quante buone idee ci siano in giro.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet è senz'altro un grande mezzo di diffusione. Non soltanto per presentare la band o le prossime date del tour: anche per scoprire nuovi gruppi, comunicare tra artisti, persino vendere la propria musica. Archaic Life Form, infatti, è in vendita anche online (sul sito www.kreativeklan.com, ad esempio; ma anche su iTunes Music Store, Amazon, Napster). Noi siamo presenti sul nostro sito www.aneurysm.it, dal quale potrete facilmente visitare anche i nostri canali Facebook e MySpace.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-La tecnica è senz'altro un punto chiave delle nostre composizioni. Non ci piace "suonare facile", per parafrasare una nota pubblicità: sperimentiamo spesso soluzioni musicali insolite, incastri particolari o poliritmi. La tecnica non è però il fulcro unico della nostra musica, anzi: nella composizione premiamo soprattutto l'impatto, l'atmosfera generale e il risultato finale.

C'è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Abbiamo già avuto l'onore di collaborare con Hansi Kursch dei Blind Guardian in occasione del nostro precedente lavoro, Shades. La lista di artisti con cui ci piacerebbe collaborare oggi sarebbe lunghissima! Diciamo che, dovendone proprio scegliere uno solo, potrebbe essere Devin Townsend degli Strapping Young Lad.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Certo: continuate a suonare, scrivere canzoni, riempire i live club, invadere la rete, le radio e la televisione. Non diamola vinta a chi vuole farci credere che l'unica musica italiana possibile sia quella di Sanremo!

Intervista di Maurizio Mazzarella

giovedì 17 febbraio 2011

RHYME - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Rhyme in occasione della pubblicazione del loro primo album in studio "FI(R)ST", edito su Bagana Records. Ci risponde il bassista della band Riccardo Canato:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-FI(R)ST é il nostro primo vero studio album, il lavoro di due anni di vita, passati tra cambi di line-up, voglia di emergere, concerti, casini, sogni e tanta voglia di rock. Abbiamo cercato di unire il più possibile tutte le nostre influenze. Volevamo un prodotto che suonasse come il grande rock americano, fatto di groove, grandi melodie ma anche testi attenti, e nel nostro piccolo ci siamo riusciti. Abbiamo registrato tutto da soli in due studi pro del milanese per poi portare il mix ed il mastering a Los Angeles dove prima Fabrizio Grossi (Slash, Zakk Wylde, Paul Stanley, Glenn Hughes ecc) e poi Tom Baker (Papa Roach, Alter Bridge, Buckcherry, Marilyn Manson) hanno reso il tutto davvero magico, aggiungendo anni d'esperienza ed un curriculum da paura.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-La band nasce per volontà mia e di Teo, il chitarrista. Ci conosciamo da anni e dopo una breve esperienza in una precedente band abbiamo deciso di riprovare a lavorare insieme, creando appunto i Rhyme. Gab è entrato in line up solo un anno fa, in tempo per gettarsi a capofitto nel disco e nel progetto. Dopo avere registrato con le batterie con Steve Arrigoni, batterista dei Planethard, abbiamo trovato in Guido Montanarini l'elemento perfetto, vuoi per come massacra la batteria vuoi per il suo background, fatto di hardcore, groove e una mentalità davvero grezza che ci sta dando una sfumatura in più da qualche mese a questa parte.

Come è nato invece il nome della band?

-C'era parecchia incertezza intorno al monicker. Nelle mie esperienza precedenti non ho mai avuto difficoltà a trovare nomi interessanti, ma questa volta, forse perchè sentivamo il peso di quello che è il progetto della vita, è stato davvero difficile. Suonando un genere abbastanza particolare non era semplice trovare qualcosa che riassumesse completamente il nostro credo musicale. Rhyme è uscito così, perchè cercavamo una parola che esprimesse al contempo eleganza, ma anche violenza e durezza. Una rima non la puoi spezzare, una volta che l'hai trovata niente la può confutare. Una rima è alle volte ricercata per giorni ed altre volte è istintiva, proprio come le nostre canzoni. Alcune sono nate in mezza serata, altre hanno avuto una gestazione ben più lunga. Inoltre devo ammettere che anche il detective Lincoln Rhyme di Jeffrey Deaver ha avuto un ruolo abbastanza importante nella scelta.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-La quotidianità è sicuramente oggetto dei testi: per quanto riguarda il nostro debut album, eccezione fatta per "Your Scars" che è stato scritto insieme a Matteo e Gab, mi sono occupato io dei testi e posso sicuramente dirti che il tema dell'evasione, fuggire da se stessi o da una vita che sembra fatta e finita sin dalla nascita, è il più presente, seguito però anche da testi che affrontano la piaga dei reality show musicali, fenomeno che non ha l'intento di scoprire nuovi talenti, bensì di fare semplice audience tv, in barba alle major che si prestano fin troppo volentieri a questo genere di sistema, senza tentare di opporsi o di proporre soluzioni alternative. Dubito che vedremo il nuovo Springsteen attraverso X-Factor e soci... Ci sono anche brani che parlano di pedofilia, come "Feed My Anger", o "The Pleasure Game" che affronta il personalissimo tema del sesso.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Sicuramente il lavoro di arrangiamento e produzione che c'è stato dietro a FI(R)ST e direi anche la qualità dei brani, che senza falsa modestia, reputo davvero di alto livello compositivo. Il sound di FI(R)ST è tipicamente americano, recentemente amici musicisti con ben più esperienza e titolo del sottoscritto mi hanno parlato di produzione "da serie A" e questo non può che renderci orgogliosi. FI(R)ST è un pugno nello stomaco, per produzione, composizione ed ambizioni. Pochi fronzoli. In Italia sono necessari più ascolti per digerirlo nel suo complesso, ma di questo ne siamo stati consapevoli da subito e la nostra sfida risiede proprio in questo. Negli States e nel resto del mondo sicuramente è qualcosa di più diretto e in your face.

Come nasce un vostro pezzo?

-Per quanto riguarda la stesura del primo album ci sono pezzi scritti interamente da Teo, il nostro chitarrista, altri scritti a quattro mani con me ed un paio di brani che portavo da precedenti esperienze, che sono stati rivisti e rimaneggiati per dargli una sfumatura à la Rhyme. Una volta finita la parte strumentale cerco di ascoltarla e capire cosa potrebbe rappresentare a livello di parole e di immagini la musica che sto ascoltando: da lì nascono i testi. Tuttavia ti anticipo che siamo già al lavoro su nuovi brani e che questi vedranno più coinvolto Gab e che molti testi sono già pronti ed in cerca della perfetta parte strumentale. Insomma invertiremo il più possibile i canoni, alla faccia delle abitudini.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Personalmente sono legatissimo al testo di "Rise Again", che affronta il tema della dipendenza, di qualsiasi genere, e della capacità di rialzarsi anche nelle peggiori situazioni. Un altro brano che sicuramente adoro suonare dal vivo è TV Liars, insieme al nostro singolo e video di debutto "Step Aside".

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Alice in Chains, Papa Roach, Foo Fighters, Godsmack, Audioslave, Metallica, Alter Bridge, Stone Sour. Direi queste bands.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Stiamo lavorando a dei vari tour da Maggio in poi, al momento ancora niente di concreto ma non vediamo l'ora di poter confermare stuzzicanti novità. Inoltre suoneremo spesso in Italia e ne approfitto per spingere qualche data: sabato 26 febbraio saremo a Brescia all'Aerosol Lab, con Pino Scotto suoneremo il 4 e 26 Marzo al Honky Tonky di Seregno(MI) ed al Woodstock di Grandate (CO) e soprattutto il 5 Marzo saremo con gli Elvenking alla RockNRoll Arena di Romagnano Sesia (NO) per poi tornarvi il 3 Aprile per il tributo a Layne Staley, dove suoneremo un paio di brani con gli amici di sempre Mellowtoy, Fuzz Fuzz Machine e tanti altri.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Assolutamente no! eheh, non siamo ancora pronti e vogliamo prima nutrici di infinite esperienze live e discografiche prima di sfornare un prodotto simile. Arriverà però, puoi starne certo.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-La scena italiana è ricca di bands ma povera di situazioni giuste dove queste possano esprimersi. La colpa è anche dei locali e dei club che preferiscono giocare sul sicuro con tribute bands e cover bands, per garantirsi l'incasso e la sopravvivenza. Io questo lo capisco benissimo, aggiungo purtroppo, ma sarebbe anche bello vedere una band di inediti aprire un concerto della tribute dei Maiden o dei Guns, così da godere di una certa esposizione. E poi se facciamo suonare solo tributi, tra vent'anni avremo la tribute band della tribute band?

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet non avrebbe danneggiato nessuno se la discografia invece di attaccarlo come potenziale nemico si fosse fatta furba ed accostata alle compagnie telefoniche, proponendo da subito accordi vantaggiosi per entrambe. La forza stava nel creare un nuovo business infrasettoriale, ma gli sveglioni erano troppo impegnati a farsi gli affari loro. Quindi ora ci ritroviamo con labels che chiudono e lavoratori che restano a casa. Gli artisti in qualche modo se la caveranno sempre, con il live. No internet non ci ha danneggiato: gli operanti del settore discografico invece l'hanno fatto.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Per quanto mi riguarda tantissimo! Hahaha! Teo e Gab, al pari di Guido, sono musicisti straordinari, professionisti predestinati. Io resto nel mio piccolo, e vivo per suonare in una band. Ogni tanto poi butto l'occhio e se riesco imparo qualcosa. Comunque, ascoltate il disco e avrete idea di quel voglio dire quando parlo dei miei bandmates.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Sicuramente Bruce Springsteen o Jerry Cantrell. Ti direi anche Jon Oliva, autentico amore musicale del mio passato. Ma probabilmente finirei col bermi una birra con tutti loro per farmi raccontare milioni di storie...

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Seguiteci su facebook e myspace (www.myspace.com/rhymeband). Scriveteci e fateci sapere cosa ne pensate di FI(R)ST. Il disco è uscito il 28 Gennaio per Bagana Records/Audioglobe e su tutti i digital store tramite Sounday Music. Insomma non avete scampo. E vi aspettiamo anche dal vivo. Supportate la musica italiana perchè ci sono molte bands che spaccano ma che sono costrette a schiodare il culo da qui per avere quel che meritano. Datevi da fare e buon rock a tutti!

Intervista di Maurizio Mazzarella

martedì 15 febbraio 2011

STIGMA - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Stigma, ci risponde Flavio Magnaldi (basso):

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo EP, potete presentarlo ai nostri lettori?

-“The Undertaker Ep” è uscito in digitale a meno di un anno di distanza dal nostro ultimo album “Concerto For The Undead” e contiene il singolo con relativo video del brano “The Undertaker” e tre pezzi nuovissimi, che abbiamo scritto dopo essere rientrati dal primo tour europeo in supporto all’uscita del disco. Il nuovo materiale è ancora più votato alla dimensione live e, questa volta, abbiamo avuto l’onore di lavorare con Brandan Schieppati dei Bleeding Through, che canta anche su “It’s Bullet Time!”, e Mick Kenney degli Anaal Nathrakh.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Gli Stigma nascono nel 2000 come band hardcore, ma ad oggi di quel progetto resta solo il cantante/fondatore Vlad. Nel 2002 siamo entrati nella band io al basso e Stefano alla batteria, il genere musicale è cambiato negli anni e dopo due demo, tante date e la firma per Pivotal Rockordings, nel 2007 è arrivato Andrea alla chitarra portando nuove e determinanti influenze. L’ultimo cambiamento di line-up risale all’anno scorso con l’uscita di Morgan, che era con noi dagli inizi, seguita dalla registrazione di “Concerto For The Undead” e l’arrivo di Jack alla seconda chitarra. Il nostro nuovo album è uscito ad aprile dello scorso anno, da allora ci siamo esibiti in un primo tour europeo e in alcune date in giro per l’Italia, per poi decidere di far fruttare un periodo in cui avevamo deciso di buttare giù del nuovo materiale, e quindi, di comune accordo con la nostra etichetta, abbiamo voluto unire all’uscita del singolo “The Undertaker” i tre nuovi brani che potrete sentire sull’EP.

Come è nato invece il nome della band?

-La parola Stigma ha molteplici significati, all’inizio era un tributo a una band che aveva influenzato molto i nostri primi passi, ma la stigma era anche una lettera greca caduta in disuso, insomma, come ti ho accennato ci sono vari significati, oltre al fatto che ci piaceva il modo in cui suonava ovviamente!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-In generale tutti i nostri dischi sono ispirati da tematiche prese dal cinema horror: in “When Midnight Strikes!” Vlad si è ispirato ai vecchi film horror, creando un concept che legava “Dracula” e i film interpretati da Lugosi e Karloff. Siccome l’esperimento è risultato vincente e ci piaceva l’idea di continuare su queste tematiche, con “Concerto For The Undead” la scelta è caduta sul leggendario fumetto americano “Tales From The Crypt”, da cui abbiamo preso le nostre storie preferite e ne abbiamo creato dieci brani da inserire nel disco. Infine, anche per “The Undertaker EP” abbiamo voluto mantenere le tematiche del fumetto, visto che questo EP in realtà è un singolo preso da “Concerto For The Undead” con del materiale extra. L’idea che sta alla base della nostra scelta di affrontare tematiche horrorifiche va vista legata al fatto che non rinunciamo alla giusta dose di ironia nel farlo, non siamo sicuramente gente che incita a fare cose assurde, anzi, pensiamo che il poter parlare in questi toni di questi temi possa essere un modo per non prendersi troppo sul serio e staccare un po’ da quello che leggiamo ogni giorno sui giornali!

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Forse il fatto che da tempi non sospetti cerchiamo di fondere metal e hardcore, quindi potenzialmente il nostro sound vuole essere appetibile per entrambe le tipologie di ascoltatori. Ovvio comune denominatore è anche il fatto che soprattutto da “When Midnight Strikes!” in poi abbiamo cercato di focalizzare la nostra musica sull’aspetto live, quindi consigliamo a tutti di venirci a vedere dal vivo per potersi fare un’idea concreta sulla band!

Come nasce un vostro pezzo?

-Si inizia a decidere in quale direzione lavorare come tipologia di brano, poi si buttano giù le parti di chitarra provando incastri, melodie, ritmiche... Una volta definito il pezzo a grandi linee si abbina la sezione ritmica, successivamente si inserisce una linea vocale ed eventuali parti extra, si direi che questo è un sunto dello schema che usiamo di solito!

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Non saprei, forse “1,2,3,4 Dead!” perché pur non essendo il nostro brano più tecnico mi piace molto suonarlo, poi è il primo brano della nostra scaletta live attuale e ha un sample di Mortal Kombat al suo interno!

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Le influenze sono molteplici, partendo da una base comune che potrei sintetizzarti in un mix tra Black Dahlia Murder e August Burns Red, poi ognuno di noi spazia tra i generi più disparati, dal mathcore alla dubstep!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Abbiamo già delle date fissate, ma ne stiamo fissando altre in paesi dove amiamo sempre tornare a suonare come Olanda, Belgio e Inghilterra! Questa è stata anche l’ultima uscita per la nostra attuale etichetta Pivotal Rockordings, quindi stiamo parlando con nuove etichette e stiamo già scrivendo il materiale per un nuovo album. Tenetevi aggiornati mi raccomando, trovate aggiornamenti quasi giornalieri sul nostro Twitter!

Cosa ne pensate a riguardo dell’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD targato Stigma?

-Perchè no, ci piacerebbe senza dubbio fare qualcosa del genere ma per ora non abbiamo pianificato nulla. Personalmente adoro vedere i dvd delle band, danno la possibilità allo spettatore di vedere la stessa band all’opera in paesi diversi, con audience diverse, e magari anche retroscena e la storia del gruppo. Speriamo di riuscire a raccogliere materiale a sufficienza per poter arrivare anche noi ad un’uscita di quel tipo!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-In Italia ci sono alcuni gruppi davvero eccelsi che negli ultimi anni sono riusciti a ritagliarsi vetrine internazionali e partecipazioni ad eventi di rilievo, ma purtroppo i numeri nel nostro paese non sempre danno ragione alle band, basti pensare che qui si fa fatica a riempire i piccoli locali, mentre non molto lontano dal nostro paese il pubblico si moltiplica in maniera importante. Tante volte mi è capitato di suonare all’estero e pensare che sarebbe bellissimo avere lo stesso tipo di seguito anche in Italia, ma al momento sento che bisogna ancora lavorare tanto per poter raggiungere quell’obbiettivo. Gli spazi qui sono minori, il bacino d’utenza è ridotto e in più permane un atteggiamento ostile nei confronti delle band italiane, cosa che di sicuro non aiuta a creare nuove occasioni e dare finalmente un peso alla scena estrema del nostro paese. Non voglio essere eccessivamente negativo, ci sono anche zone in cui invece c’è grande supporto per realtà come la nostra, ma l’esterofilia è una cosa che va risolta al più presto, perché così non ci rimette solo un gruppo, ma tutto un movimento!

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Penso che Internet sia fondamentale per tutti i suoi canali di comunicazione e per la possibilità di promuovere la propria musica su larga scala in tempi brevi. Grazie a questo potentissimo mezzo qualsiasi appassionato può seguire le proprie band preferite e di conseguenza scoprirne tante altre. Ovviamente tutto ciò ha penalizzato le vendite cambiando completamente il mercato musicale, ma questo vale per tutti non solo per noi, quindi credo che la nostra situazione non sia diversa da quella della maggior parte dei gruppi in circolazione.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-A tutti noi piace suonare la nostra musica, quindi ci sentiamo valorizzati nel farlo, senza cercare di metterci in evidenza come singoli ma pensando solo al risultato finale. Il talento poi si vede anche nella qualità dell’esecuzione e nella capacità di incastrare le varie parti, a volte il difficile sta proprio nel fare le cose semplici.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Siamo molto orgogliosi delle varie collaborazioni fatte, finora, dal nostro esordio tra guest e produttori abbiamo lavorato con alcuni artisti che sono sempre stati tra le nostre principali influenze, vedi Scott Atkins e Jona Weinhofen su “Concerto For The Undead” e Brandan e Mick su “The Undertaker EP”, senza nulla togliere ad Ettore Rigotti sul nostro secondo EP e sul nostro album d’esordio ovviamente. Non saprei chi indicarti come altra persona in particolare, sulla nostra strada continuiamo a trovare musicisti strepitosi che una volta conosciuti si rivelano anche persone splendide, quindi in futuro speriamo di poter creare nuove occasioni di collaborazione!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Ringraziamo te e Informazione Metal per lo spazio a noi concesso, e invitiamo i vostri lettori a visitare il nostro sito www.stigmahc.com per visionare date, merchandising e aggiornamenti sulle nostre attività ! Vi ricordo inoltre che su iTunes, Amazone, Cd Baby e altre piattaforme è disponibile in download “The Undertaker Ep”, dategli un ascolto e fateci sapere cosa ve ne pare!

Intervista di Maurizio Mazzarella

giovedì 10 febbraio 2011

ERIDANA - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Eridana:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Emanuele Bartoli - Questo Ep non è stato concepito con l’ idea di metterlo sul mercato discografico, ma è per noi il primo biglietto da visita per questa line up che è ridotta e, a parte il sottoscritto, completamente differente rispetto al primo album degli Eridana intitolato Acqua di Luna. E’ un prodotto soprattutto per gli addetti ai lavori dei quali ci interessa sapere il loro giudizio in merito. Non è un caso che abbiamo deciso di chiamare il disco “INTRO”. Sonorità distorte e pungenti si alternano a momenti di quiete e i testi, sempre molto forti nella tematica, si fondono bene alle scelte sonore appena descritte. Il resto non può che essere una scoperta di chi ascolterà le 5 tracce che compongono l’ album.

-Andrea Cetta - È una collezione di impressioni che molto spesso abbiamo nel confrontarci con situazioni di vita quotidiana che troppo spesso lasciano di nascosto delle tracce nella nostra indole.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-E.B. - Come appena detto io ho fondato questa band; dei componenti iniziali sono rimasto solamente io. Qualche anno fa a Roma girava una band molto forte che si chiamava La Menade nella quale suonava Cristina. Dopo il loro scioglimento sono riuscito a contattarla e, dopo averle fatto ascoltare del nostro materiale, lei ha subito deciso di entrare a far parte degli Eridana. L’ ingresso nel gruppo di Andrea è stato per puro caso in quanto ha risposto ad un nostro annuncio e, dopo solo una prova, gli abbiamo chiesto di rimanere in maniera definitiva insieme a noi. Questo è quanto!

Come è nato invece il nome della band?

-E.B. - Eridana non è altro che il nome di una costellazione. Ho sempre attribuito all’ Universo il senso di libertà dello spirito. Riuscire ad essere completamente liberi dalle proprie insicurezze e paure è come volare sereni tra le stelle guardando il tuo mondo da una prospettiva del tutto differente. Purtroppo, per me esser capace di tutto ciò è molto difficile anzi quasi impossibile, proprio come riuscire a volteggiare nello spazio, ed è per questo che uso Eridana, come mezzo, per liberarmi dalle mie lacune nel tentativo di sentirmi più tranquillo.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-E.B. - Il ruolo dei testi è molto significativo ma non so rispondere su quali siano le tematiche principali. Non ci sono tematiche principali! Rohypnol ad esempio non è assolutamente un testo autobiografico, Trauma in parte lo è. A volte posso raccontare di me, altre volte di un episodio accaduto nel quotidiano. A pensarci bene non mi piace focalizzare le mie parole solo su un argomento in particolare perché bisogna anche andare incontro alla propria ispirazione che per forza di cose presto o tardi svanirà.

-A.C. - Ci ispiriamo, in particolare, a tutte le situazioni che possono ingenerare una situazione di malessere. Premettendo che la vita è uno spettacolo interessante da vedere ed interpretare, la nostra musica è uno strumento che usiamo per circoscrivere i momenti negativi che ne sono fisiologici, in modo da poterli classificare ed affrontare meglio.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Cristina Patrizi - Penso che oggi essere davvero originali nel rock sia un po’ pretenzioso e molto difficile, ma fare musica che cerca di trasmettere emozioni e messaggi sinceri è ancora possibile e noi tentiamo di farlo.Una delle caratteristiche del nostro gruppo è l’ alternarsi di atmosfere psichedeliche ed eteree con linee di basso un po’ sognanti a momenti aggressivi con distorsioni acide e batterie potenti.Un altro elemento tipico della nostra musica è la scelta di cantare in italiano con testi quasi cantautoriali in un genere tipicamente rock

Come nasce un vostro pezzo?

-E.B. - Solitamente compongo e scrivo una canzone sempre da solo per poi registrarne una versione guida da far ascoltare in sala prove ai ragazzi, mentre l’ arrangiamento è un lavoro che ci piace fare insieme. Di tutto il nostro repertorio, invece, solo un pezzo credo che sia nato improvvisando durante le prove. Ricordo che quella sera ci divertimmo molto e penso sia un’ esperienza da dover rivivere in futuro.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-E.B. - Sotto un profilo tecnico musicale sono più legato a Rohypnol. Mi sembra il brano riuscito meglio. Emozionalmente mi sento di dire Trauma perché è una canzone che ho scritto semplicemente guardando una cassapanca che ho in casa. Ho immaginato di dover guardare la mia vita da dentro questo mobile che ha solo una piccola fessura nel legno che ti consente di vedere un po’ di luce. E’ inevitabile che la metafora della cassapanca si riferisca soprattutto alla maschera dietro alla quale molta gente, e forse anche io, si nasconde, tenendo imprigionata l’ anima il cui grido è strozzato dalle catene che non le consentono di uscire allo scoperto, quindi di non essere libera.

-C.P. - Il mio pezzo preferito dell’ album è Intro: penso che ci sia una linea di basso molto semplice ma davvero efficace e un’ atmosfera un po’ cupa e alienante che risulta davvero coinvolgente in perfetta linea con quello che vuole esprimere il testo.

A.C. - Personalmente mi piace molto Intro. Credo possa essere il brano “manifesto” del CD e di tutte le sensazioni che esso descrive, a prescindere dal fatto che ne porti il nome.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-E.B. - Sicuramente il punk rock ed il grunge mi hanno molto influenzato. Come non citare i Nirvana dei quali qualcuno ci ha definito la bruttissima copia. Su ogni recensione di “INTRO” compare perennemente il loro nome e infatti mi auguro non se ne accorga Courtney Love, che assatanata di denaro com’ è, ci potrebbe denunciare per non averle riconosciuto i diritti!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-E.B. - Noi vorremmo molto poter esibirci dal vivo nel promuovere questo Ep. Il problema è che la maggior parte delle agenzie alle quali ci siamo rivolti non ci hanno nemmeno risposto, mentre le poche che lo hanno fatto ci hanno detto che non possono permettersi di aggiungere un’ ulteriore band al loro roster. Non è semplice perché più passa il tempo e più mi accorgo che anche il mondo alternative non ti riesce ad aiutare.

-A.C. - Speriamo di poterci muovere un po’, promuovendo il nostro cd a chiunque abbia voglia o semplice curiosità di ascoltarci. Sappiamo che siamo solo uno dei tanti gruppi in Italia, che può o non può piacere: non pretendendo di prevaricare nessuno, e nella nostra umiltà, speriamo solo di trovare un pubblico che apprezzi il nostro lavoro, senza formalizzarsi troppo su classificazioni musicali, che a mio avviso sterilizzano soltanto il piacere della musica che, per definizione, dovrebbe essere di fruizione immediata.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-E.B. - Se le cose un giorno gireranno in modo più favorevole non vedo perché no!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-C.P. - Non è un buon periodo per la musica e noi come gruppo risentiamo di questo momento storico culturalmente buio. Personalmente faccio questo mestiere anche aldilà degli Eridana ed essere musicista in un’ epoca come questa è a dir poco difficile. Tutti i generi di musica in cui si cerca di privilegiare la qualità piuttosto che la vendibilità di un pacchetto ben confezionato sono emarginati e costretti a sopravvivere a stento in una nicchia sempre più angusta. Si tende a parlare di questo problema solo riguardo al rock che è sicuramente un genere ghettizzato in Italia, ma ci sono fior di musicisti e compositori di jazz e di musica sinfonica costretti alla disoccupazione. E’ un problema davvero grave derivato dalla bassissima considerazione che c’ è in questo paese per tutto ciò che è Cultura e Arte.

-E.B. - Purtroppo chi è sconosciuto e non ha conoscenze non va avanti nemmeno nella realtà alternativa. Molti di coloro che sembrano paladini della musica rock, parlo di agenzie, etichette, webzine ecc…,che millantano un’ inesistente guerra contro il music business, a noi personalmente hanno sempre chiuso le porte in faccia. Non trovo che ci sia una sostanziale differenza con il mondo delle major e il mondo nel quale stiamo tentando di farci strada.

-A.C. - Purtroppo non è facile emergere in un mercato che da spazio al prodotto che vende. Se si vende per il pubblico, ha senso produrre cose che piacciano al pubblico, altrimenti non si venderebbe. Da questo punto di vista, l’uniformazione della musica alle caratteristiche che più sovente i più vogliono ritrovare nel prodotto musicale, crea un’asfissia creativa. Si crea per se stessi prima di tutto, è vero, ma non c’è modo di emergere nel momento in cui ci si discosta dalla retta via del “consumismo”, se così si può definire. Se aggiungiamo che anche seguire la retta via non è una garanzia di successo, inteso anche in senso molto limitato, si può capire come sia difficile emergere. Del resto è anche normale: più prodotti ci sono, anche non vendibili, più è facile essere confusi e smarriti nella mischia. L’assioma fondamentale è che si è musicisti come tanti altri. Da qui partono le speranze.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-A.C. - Vorrei poter dire che ci ha danneggiato: vorrebbe dire che siamo diventati famosi…

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-C.P. - Come ho già detto sono musicista anche aldilà della mia band e studio contrabbasso jazz al conservatorio. Da un punto di vista tecnico le mie parti in questo gruppo sono piuttosto basilari e certo non è un genere che si adatta ai virtuosismi alla Victor Wooten..Mi piace usare la tecnica sono un tipo molto studioso ma sono nata con il rock e a volte quel sano minimalismo tipico di un certo modo di concepire il basso può dare molte soddisfazioni come quella di essere le fondamenta di un grosso palazzo che senza di te crollerebbe.

-A.C. - Dipende dal punto di vista: tecnicamente esistono sicuramente generi musicali più complessi. Tralasciando il fatto se poi siamo effettivamente preparati per poter affrontare un approccio più tecnico, bisogna anche riconoscere che non solo è arte cosa si suona, ma anche cosa non si suona. Il nostro genere ovviamente non fornisce molte occasioni per esecuzioni virtuosistiche, ma ciò non toglie che la musicalità resti intatta, e, personalmente, è l’unica cosa che conta davvero. Se la musica non è un amalgama omogeneo, qualsiasi particolare può rompere l’equilibrio. Tutti devono essere protagonisti, e questo è il risultato più difficile da raggiungere.

-E.B. - Non mi ritengo un musicista di talento!


C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-E.B. - Vorrei avere la possibilità di registrare in studio con Marc Lanegan.

-A.C. - I Tool!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-E.B. - Evitare di cadere nei soliti clichet e di fare sempre i soliti paragoni con altre band più importanti e famose.

-A.C. - La critica è ottima, quando è costruttiva e comprensibile. Grazie a tutti!

Intervista di Maurizio Mazzarella

martedì 28 dicembre 2010

KOZA NOZTRA - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Koza Noztra in occasione della pubblicazione del loro ultimo ed interessantissimo lavoro in studio:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-(Il Diacono) Tragedia Della Follia In Un Supermercato Dell'Hinterland è la naturale prosecuzione del nostro primo album del 2008 (Koza Noztra). E' una specie di viaggio nell'attuale inferno italiano, un'immersione in apnea nella realtà degradata e cinica in cui viviamo e in cui, tutto sommato, ci troviamo pure bene, come maiali che grufolano nella propria merda.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-(Il Diacono) La band è nata alla fine del 2006 ma la formazione attuale si è stabilizzata solo nella seconda metà del 2007, con l'ingresso dell'Onorevole mentre l'acquisto più recente della cosca è Calibro 9 al basso, entrato solo alla fine del 2009.

Come è nato invece il nome della band?

-(Il Diacono) La mafia è stato il prodotto d'esportazione italiano più di successo di tutti i tempi. Ma non come organizzazione criminale, come pensa la gente. La mafia non è una cosca o una banda di gangster. La mafia è un’idea: farsi i cazzi propri, gli interessi del proprio clan fino alle estreme conseguenze. In poche parole, el mio proprio particulare, come diceva Francesco Guicciardini. E quest’idea in Italia ha vinto. Siamo tutti mafiosi, chi in grande chi in piccolo. Tutti noi italiani siamo devoti ad una sola idea: le “cose nostre”. Delle cose degli altri – soprattutto di quelle dello Stato – ce ne fottiamo.

-(L’Onorevole) “Il nome Koza Nostra è appunto servito a chiarire meglio quei concetti che il cantato in italiano evidentemente non bastava a chiarire, si evidenzia come ciò che è illegale funziona sempre meglio di ciò che è legale, in questo paese, con poche eccezioni, pochissime”

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-(Il Diacono) I testi sono fondamentali. Sono scritti secondo un principio che si chiama “autobiografico collettivo”, ovvero la trasposizione in prima persona di tutto ciò che ispira un nostro brano. E in genere è sempre la cruda realtà, l’apocalisse quotidiana in cui sguazziamo e che ci ammorba l’esistenza ogni giorno. La realtà è sempre più folle di qualsiasi fantasia, più sporca, devastante, e persino più scenografica. E la realtà che viviamo oggi in Italia è fatto di valori ben saldi e consolidati: violenza, esaurimento nervoso, droga, morbosità, indottrinamento televisivo e perversioni sessuali. Direi che il materiale non manca...

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-(Il Diacono) Il nostro obiettivo è fare in modo che in ogni canzone chi ci ascolta trovi una parte di se stesso. Questo è il senso dell'autobiografico collettivo. Ogni brano è una sorta di cortometraggio, un'inquadratura sulla scena madre di una storia di un ipotetico noir che ci vede tutti come protagonisti.

Come nasce un vostro pezzo?

-(Il Diacono) Moltissimi nostri pezzi sono già stati scritti da molto tempo. Ogni brano è una storia da raccontare e ne abbiamo accumulate così tante che quelle che stiamo scrivendo oggi vedranno al luce solo tra dieci anni. Comunque, ti posso garantire che i Koza Noztra non andranno avanti all’infinito. Abbiamo materiale per 5-6 album. Una volta che tutto quello che avremo detto tutto quello che dovevamo dire, ci scioglieremo. I pezzi nascono dalle idee e niente è più triste che vedere in giro vecchie band senza idee che continuano a fare dischi dicendo che li hanno composti nei ritagli di tempo.

-(L’Onorevole) “Dipende.E’ capitato di completare la base musicale in 10 minuti, altre volte si parte da un’idea di uno di noi e la si sviluppa in un po’ più di tempo.Una cosa è certa:non c’è nulla di predefinito, è tutto molto spontaneo.Il maggior apporto lo danno sicuramente i due co-fondatori, bisogna darne loro merito”.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-(Il Diacono) Sicuramente Nero. Narra di un tizio che, ad un certo punto, fa una strage in supermercato, raccontando il perché. Quel tizio potrebbe essere chiunque di noi. Per fare una cosa del genere, basta pochissimo perché queste non sono “cose da pazzi”, oppure “tragedie della follia”, come la società e i media vogliono farci credere, ma cose “da persone normali” e “tragedie della lucidità”… E se provi a chiederlo a chi conosci, scopri che quasi tutti siamo stati ad un passo, prima o poi, a fare una cosa del genere…Personalmente, poi, amo molto anche Hercules, L'Inferno Verrà, L'Onorevole e Arrivano Gli Sciacalli ma ogni nostra canzone non è mai veramente finita, dato che viene “aggiustata” e ritoccata praticamente ad ogni esibizione dal vivo.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-(Il Diacono) Ognuno di noi ha le sue influenze e sono anche poche le band su cui ci troviamo tutti d’accordo. Tra queste direi Judas Priest, AC/DC, Ozzy Osbourne, Motörhead e Metallica. Da parte mia, metto Alice Cooper, WASP, Accept, Rammstein, il musical rock e il punk metal degli anni Settanta. L'Onorevole e Tritolo sono grandi fan anche degli Iron Maiden, metnre Recupero Crediti e una miscela di Zakk Wylde, Slash e Dimebag Darrell, oltre a condividere con Calibro 9 una particolare predilezione per il metal estremo.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-(Il Diacono) Suoniamo dal vivo solo quando tutte le condizioni sono adatte per proporre per intero la nostra scaletta. Non dobbiamo promuovere niente, non siamo dei piazzisti. Noi facciamo uno spettacolo e lo facciamo solo quando siamo sicuri di poterlo fare per intero. Che poi davanti a noi ci siano cinque persone o cinquemila non fa nessuna differenza. Sicuramente, nel corso del 2011 metteremo mano già al nuovo album, dal titolo Cronaca Nera, i cui pezzi, sostanzialmente sono già pronti.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-(Il Diacono) Sì, ma non abbiamo ancora stabilito quando, né se uscirà nel corso del 2011 e del 2012.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-(Il Diacono) Noi non facciamo testo, siamo stati censurati un discreto numero di volte per via dei nostri testi e del nostro nome. Al Metal Disorder del 2009 ci dissero tre giorni prima della manifestazione che avremmo potuto suonare solo se avessimo tolto alcuni brani dalla scaletta. Ovviamente rifiutammo, come abbiamo fatto anche in altre occasioni. Per quanto riguarda la scena italiana, da troppi anni è sempre la stessa: ansiosa di imitare i gruppi stranieri e spaventata dalla prospettiva di guardarsi allo specchio ed essere se stessa. Ogni tanto leggo di gruppi siciliani che fanno “death metal svedese” o di band venete che fanno “glam losangeleno”. Però non ho mai visto una band svedese che dichiara di fare “black calabrese”... Manca la personalità, la voglia di usare la musica per esprimere se stessi e la propria vita, invece della vita di qualcun altro. Ma questo non vale solo per la musica rock e metal. Vale per tutta la società.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-(Il Diacono) Internet è un dono degli dèi e mi meraviglio che l'umanità non sia attenta a questi segnali che arrivano. Dovrebbe apprezzarli e sfruttarli meglio. E' l'unica vera grande rivoluzione degli ultimi venti anni e i tecnici che l'hanno creata sono solo degli strumenti inconsapevoli che l'hanno portata all'umanità per ordine di divinità dai fini oscuri. Si dice che il “www” sia il vero “666”, ovvero il Numero della Bestia. Bene, siamo già tutti alleati della Bestia. Del resto, è noto che offre di più...

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-(Il Diacono) Non è importante la cifra tecnica ma le idee e questo indipendentemente dal genere che fai. E oggi di tecnica ce n'è tantissima in giro, persino troppa. Sono le idee che latitano.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-(Il Diacono) Da parte mia, Jim Steinman. Ma so già che lui non accetterebbe mai di collaborare con qualcuno a cui non può dare ordini. Però penso che se c'è un genio del rock, questo è lui.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-(L’Onorevole) “Venite ad un nostro concerto, non ve ne pentirete”

Intervista di Maurizio Mazzarella

giovedì 23 dicembre 2010

SAINT LIPS - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Saint Lips in occasione della pubblicazione del loro nuovo albun studio la cui data di uscita è prevista per il 20 Gennaio 2010:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-E’ stato un lavoro veramente intenso e molto impegnativo. L’album ha avuto una pre-produzione a Roma ed è stato registrato in due settimane presso le Officine Meccaniche di Mauro Pagani a Milano. Mauro Pagani e tutto lo staff delle Officine sono state persone estremamente gentili e molto carine nei nostri confronti, questo ha facilitato un buon feeling. Condizione necessaria per noi, visto che l’album è stato registrato in presa diretta su nastro in un arco di tempo abbastanza breve. Siamo stati prodotti da Bobby MacIntyre, batterista e produttore di Mark Lanegan e Greg Dulli, e abbiamo avuto il privilegio di avere grandi ospiti come gli Afterhours, Whitey Kirst, chitarrista e co-autore di Iggy Pop, Mike Garson, pianista di David Bowie e Scott Bennett, polistrumentista di Brian Wilson dei Beach Boys. Il mix è stato realizzato da Bobby MacIntyre allo Studio71 di Miami e il mastering invece è stato di Rob Vosgien presso i Capitol Studios in California.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-La band è di Roma, tutti provenienti da zone differenti. Abbiamo avuto diversi cambi di componenti fino ad arrivare alla nostra formazione. Il nucleo è stato fondato da me ( Marco ) con Antonio Di Girolamo. Il nostro credo è stato ed è quello di avere una formazione classica rock composta da due chitarre che si alternano nella ritmica e nei soli, basso e batteria e voce.
La cantato in inglese nel Rock and Roll lo ritengo di maggiore impatto sonoro rispetto a quello in italiano e ho deciso di utilizzare l’inglese come lingua di scrittura.

Come è nato invece il nome della band?

-Mi interessava avere un nome che fornisse un contrasto forte e Saint Lips lo è. Saint Lips è la carnalità che incontra la spiritualità.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Il suono e l’impatto sono ciò che conta davvero per me. I testi vengono scritti in seguito agli spunti musicali. I testi parlano di esperienze personali, della nostra vita e dei nostri pensieri.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Credo ci sia la ricerca e la missioni di scrivere grandi canzoni, questo è il primo obiettivo. Vogliamo raggiungerlo attraverso la nostra identità ed attitudine prettamente Rock and Roll. ‘Charm’ ha alcune canzoni che considero importanti e il sound mantiene fede al suono R’n’R classico degli anni ’70 ( avendo utilizzato anche materiale vintage e registrazione live su nastro ).

Come nasce un vostro pezzo?

-Quando trovo un bel riff o una serie di accordi che mi colpiscono li tengo da parte per poi aggiungere un testo e infine strutturare il pezzo in sala prove con il resto della band.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Personalmente credo che ‘Little sister’, nonostante sia un pezzo un po’ fuori schema rispetto alla struttura complessiva dell’album, sia un pezzo pop molto incisivo.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-I Pixies sono un modello per noi, PJ Harvey, Smashing Pumpkins, Breeders e ovviamente il rock classico anni ’70.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-I nostri live sono curati dalla Virus concerti e inizieremo i nostri live a Febbraio in concomitanza con l’uscita di ‘Charm’.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Ora è presto per dirlo ma vediamo come si evolvono gli eventi.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Tranne qualche episodio sporadico, come gli Afterhours, CCCP, vecchi Litfiba, Verdena, ritengo che in Italia non ci sia una vera e propria scena rock e che è un linguaggio che non ci appartiene davvero come nazione. Anche il problema di dovere cantare in italiano per avere un appeal e potenzialità maggiori di vendite di un album segna un limite culturale, a mio avviso. In Europa le band rock riescono a cantare in inglese senza alcun problema e senza godere di minore considerazione. Gli esempi sono molti : Hives, Guano Apes, Hellacopters, Turbonegro, Scorpions, e molti altri. Come problematiche non saprei risponderti perché ci stiamo muovendo in maniera totalmente indipendente e non mi interessa sentire le migliaia di chiacchiere che di solito non portano a nulla di concreto o ad ottenere solamente risultati parziali. Mi interessa poter gestire le mie cose.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-E’ un mezzo di comunicazione e come tale noi lo usiamo. Curiamo direttamente il nostro sito: www.myspace.com/saintlips , la nostra pagina face book e il canale youtube dei nostri video.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Penso che ognuno riesca a dare il massimo di sé e non solo delle proprie capacità tecniche sul proprio strumento quando fa ciò che ama. Noi suoniamo ciò che amiamo profondamente.
Non c’è concettualmente nulla di meglio del Rock and Roll. Questa frase di Lennon la facciamo nostra.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Be’ Iggy Pop non sarebbe male.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Seguiteci nei nostri prossimi live. R’n’R.

Intervista di Maurizio Mazzarella

venerdì 22 ottobre 2010

LENA'S BAEDREAM - Memoria, Amore e Rock


Intervista ai nostrani Lena's Baedream in occasione della pubblicazione del loro album in studio "Memo - Love Chronicles":

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-"Memo - Love Chronicles" è uscito il 9 aprile 2010 per zetafactory-venus in italia e per la britannica Rainboot per la distribuzione digitale worldwide. E' essenzialmente un album rock, un concept album rock sull'amore, l'amore nelle sue svariate sfaccettature. Il punto di partenza era appunto analizzare questo sentimento nelle sue forme più malate e morbose, l'amore come malattia dell'anima.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Il progetto nasce nel 2003 da Nicola, nel 2008, dopo qualche demo, arriva assieme all'uscita dell'ep "Self-Attack and all the followings facts" (Lostsound-self) una certa stabilità nella formazione e successivamente ad un tour di 65 date in tutta Italia abbiamo inciso il nostro "Memo". Abbiamo già affrontato una trentina di date promozionali, con buoni riscontri esibendoci inoltre con i Linea77 e suonando all'Heineken Jammin festival 2010 nella giornata dei Pearl Jam, Skunk Anansie e Ben Harper.

Come è nato invece il nome della band?

-E' strano a dir il vero è stato così naturale che non ci ricordiamo di aver avuto altre opzioni. Lena è la nostra musa a cui rivolgiamo e canalizziamo il nostro "discorso" musicale e il monicker ha il duplice significato di incubo di Lena o sogno erotico di Lena...i l sogno, le morbosità, le passioni quella terra di confine tra la veglia e il sonno sono elementi perfetti per descrivere quello che facciamo... e poi nessuno ha un nome così.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-I testi, e le tematiche partono da quello che viviamo, non siamo propensi a fare storie verità ma attraverso immagini, metafore e racconti cerchiamo di raccontare la realtà che ci appartiene. I testi hanno molta importanza proprio perchè essendo in lingua inglese, cerchiamo comunque di esprimere concetti di un certo spessore e profondità non appoggiandoci alla sola duttilità della lingua britannica.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-L'immediatezza, l'impatto e l'originalità. Il nostro intento è delineare attraverso la struttura delle canzoni un nostro "stile". il modo migliore crediamo sia ascoltare un paio di nostri pezzi dal myspace o dal cd.

Come nasce un vostro pezzo?

-Può partire da una classica jam session, o da un riff di chitarra o una linea melodica di voce... non c'è un punto d'inizio standard, lavoriamo su quello che subito ci incuriosisce e suona bene.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Domanda trabocchetto, lo sai che i brani sono come i figli... (ride n.d.r.) siamo particolarmente legati a tutte le canzoni di "Memo" ma di certo "Message to Jolene" (c'è anche il video) è un buon paradigma del nostro sound o "Chewing Razorblades", Equal to 0" e sicuramente la cover "Missing" degli Everything but the girl che ha ricevuto l'approvazione proprio dal chitarrista della band Ben Watt.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Il sound degli anni novanta è un nostro comune punto di partenza ma davvero i gruppi che ascoltiamo sono troppi, per ridurre all'osso: Soundgarden, Qotsa, Deftones, Muse, Oceansize, Alterbridge...

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Con la Zetafactory stiamo lavorando sulla promozione estera dell'album e sull'uscita del nuovo singolo, appunto la cover "Missing" compresa di videoclip. Lanciamo il seme prima della fine dell'anno e cerchiamo di raccogliere con l'anno nuovo i frutti. Abbiamo fatto, come ti dicevamo, trenta date in Italia fino ad ora, ultimata l'uscita di Missing ricominceremo a macinare live. Inoltre a Gennaio (Nicola) sarà in California proprio per qualche intervista/showcase in concomitanza con il Namm di Los Angeles 2011.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-La creazione di un dvd non è ancora in cantiere, ma raccogliamo ad ogni concerto materiale utile chissà magari più avanti lo faremo.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Le problematiche sono sempre le stesse, siamo un numero esorbitante di bands e le occasioni e gli spazi sono sempre meno. Noi non possiamo lamentarci perchè abbiamo sempre suonato tanto però è sempre dura essere profeta in patria. La scena musicale italiana manca di strutture il materiale c'è. In qualsiasi genere o campo musicale ci sono bands che valgono e tanto.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-I pro e i contro ci sono sempre, internet ti mette in contatto con molte realtà ed è un mezzo immediato per farsi vedere e conoscere, dall'altra parte ha creato così tante realtà che il fruitore di musica non capisce nemmeno cosa scegliere ed è disorientato dalla mole di informazioni.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Ci valorizza anche perchè non facciamo musica per sfoggio tecnico, sono la canzone e la composizione che guidano le nostre capacità.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Tanti troppi: Mike Patton, Slash, Billy Howerdale... e qualche produttore americano (ride n.d.r.).

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Grazie davvero di cuore per il tempo concesso, è sempre bello rispondere a domande interessanti. Grazie Informazione Metal e a tutti i vostri lettori. Se avete voglia ci trovate qui
www.myspace.com/lenaband - http://www.facebook.com/lenasbaedream?v=wall

Intervista di Maurizio Mazzarella

lunedì 28 giugno 2010

PERIPHERY - Ai Confini della Musica


Intervista agli americani Periphery in occasione della pubblicazione del proprio ultimo disco dal titolo omonimo. Ci risponde il bassista della band Tom Murphy:

Come definiresti in termini musicali il vostro nuovo album? Vuoi introdurlo?

-E' il nostro album di debutto, sarebbe meglio descriverlo come melodico e poli-metrico progressive metal.

Quanto tempo è servito per registrarlo?

-In realtà, abbiamo registrato molte di queste canzoni nel corso degli anni cercando di completarle per il disco di debutto, ma per l'ultima iterazione del disco ci sono volute circa cinque settimane. Tutti insieme, i brani dell'album rappresentano l'accumulo di anni di scrittura e di duro lavoro.

Quale è l'origine di una vostra canzone? Come create una canzone?

-Haha, beh la canzone "All New Materials" prende il nome da un ragno di plastica che il nostro vecchio batterista usava per mantenere il suo kit. Suona un po' stupido, quando ci penso, ma è stato divertente al tempo. Si può notare che non abbiamo mai veramente cambiare i titoli di lavoro delle nostre canzoni! La strumentazione delle nostre canzoni è scritta per la maggior parte dal nostro chitarrista Misha Mansoor. Jake Bowen, un altro dei nostri chitarristi, ha scritto parecchio sulla transizioni elettroniche che abbiamo sul disco. La liriche di questo album sono un amalgama di miei scritti, così come ci sono molte idee di Misha.

Quali sono gli argomenti trattanti nel nuovo album?

-I concept sono dappertutto. "Letter Experiment" è un il viaggio agli inferi attraverso il fiume Stige nella mitologia greca. "Jetpacks" narra di un uomo che è immortale. "Zyglrox" è un brano sulle macchine e "Buttersnips" parla dell'Apocalisse!

Quale è il brano del nuovo album al quale ti senti più affezionato?

-Ho scritto le linee vocali ef testi di "Light", perché è la canzone alla quale mi sento più vicino.

Quali sono le band che hanno influenzato il vostro sound di più?

-Beh non voglio parlare per il resto della band, ma sono stato influenzato da una grande varietà di gruppi e musicisti nel corso degli anni. Solo per elencare alcuni: Dream Theater, Soundgarden, SikTh, Jamiroquai, Muse, Incubus, 311, Silver Chair, Metallica, Jaco Pastorius, Pantera, Tool, Pearl Jam.

Cosa vi aspettate dal nuovo album?

-In tutta onestà, non so cosa aspettarmi. Speriamo che a tutti voi piaccia!

Cosa ne pensi del mondo del music business? Come lo giudichi?

-Ebbene, l'industria musicale è cambiata molto negli ultimi dieci anni e non è così facile affogare tutti nella stessa categoria. Nel complesso ritengo che sia un male necessario in quanto viviamo in una società capitalista. Io non sono troppo appassionato di alcuni dei monopoli che sono nati in questi ultimi anni e vorrei che ci fossero più tutele e più regolamentazione per i musicisti e per locali più piccoli.

Quali sono le principali difficoltà per una band come la vostra?

-Penso che la cosa più dura per noi è raccogliere il rispetto del mondo metal, così come per l'industria musicale più ampia. Noi suoniamo un tipo di musica che non è troppo pesante e complesso per il mainstream. D'altra parte, abbiamo un cantato troppo pulito per un sacco dei fan del metal.

C'è qualche musicista con il quale desideri collaborare un giorno?

-Personalmente mi piacerebbe lavorare con John Petrucci! E 'stato uno dei miei idoli quando ero un bambino! Non mi dispiacerebbe fare qualcosa con Adam Lambert, magari sarà ospite sul nostro prossimo album!

Quali sono i piani futuri per la band? Come volete promuovere il vostro nuovo album?

-Saremo in tour nel prossimo anno e faremo una tonnellata di interviste!

Pubblicherete un live CD o un DVD?

-Sì, di sicuro! Quando non ne sono sicuro. Quando ci sentiremo che sarà il momento giusto.

Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Speriamo di vedervi presto di persona, voi ragazzi rendete possibile tutto questo per noi e non potremmo esservi più grati!

Intervista di Maurizio Mazzarella