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giovedì 10 febbraio 2011

ERIDANA - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Eridana:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Emanuele Bartoli - Questo Ep non è stato concepito con l’ idea di metterlo sul mercato discografico, ma è per noi il primo biglietto da visita per questa line up che è ridotta e, a parte il sottoscritto, completamente differente rispetto al primo album degli Eridana intitolato Acqua di Luna. E’ un prodotto soprattutto per gli addetti ai lavori dei quali ci interessa sapere il loro giudizio in merito. Non è un caso che abbiamo deciso di chiamare il disco “INTRO”. Sonorità distorte e pungenti si alternano a momenti di quiete e i testi, sempre molto forti nella tematica, si fondono bene alle scelte sonore appena descritte. Il resto non può che essere una scoperta di chi ascolterà le 5 tracce che compongono l’ album.

-Andrea Cetta - È una collezione di impressioni che molto spesso abbiamo nel confrontarci con situazioni di vita quotidiana che troppo spesso lasciano di nascosto delle tracce nella nostra indole.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-E.B. - Come appena detto io ho fondato questa band; dei componenti iniziali sono rimasto solamente io. Qualche anno fa a Roma girava una band molto forte che si chiamava La Menade nella quale suonava Cristina. Dopo il loro scioglimento sono riuscito a contattarla e, dopo averle fatto ascoltare del nostro materiale, lei ha subito deciso di entrare a far parte degli Eridana. L’ ingresso nel gruppo di Andrea è stato per puro caso in quanto ha risposto ad un nostro annuncio e, dopo solo una prova, gli abbiamo chiesto di rimanere in maniera definitiva insieme a noi. Questo è quanto!

Come è nato invece il nome della band?

-E.B. - Eridana non è altro che il nome di una costellazione. Ho sempre attribuito all’ Universo il senso di libertà dello spirito. Riuscire ad essere completamente liberi dalle proprie insicurezze e paure è come volare sereni tra le stelle guardando il tuo mondo da una prospettiva del tutto differente. Purtroppo, per me esser capace di tutto ciò è molto difficile anzi quasi impossibile, proprio come riuscire a volteggiare nello spazio, ed è per questo che uso Eridana, come mezzo, per liberarmi dalle mie lacune nel tentativo di sentirmi più tranquillo.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-E.B. - Il ruolo dei testi è molto significativo ma non so rispondere su quali siano le tematiche principali. Non ci sono tematiche principali! Rohypnol ad esempio non è assolutamente un testo autobiografico, Trauma in parte lo è. A volte posso raccontare di me, altre volte di un episodio accaduto nel quotidiano. A pensarci bene non mi piace focalizzare le mie parole solo su un argomento in particolare perché bisogna anche andare incontro alla propria ispirazione che per forza di cose presto o tardi svanirà.

-A.C. - Ci ispiriamo, in particolare, a tutte le situazioni che possono ingenerare una situazione di malessere. Premettendo che la vita è uno spettacolo interessante da vedere ed interpretare, la nostra musica è uno strumento che usiamo per circoscrivere i momenti negativi che ne sono fisiologici, in modo da poterli classificare ed affrontare meglio.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Cristina Patrizi - Penso che oggi essere davvero originali nel rock sia un po’ pretenzioso e molto difficile, ma fare musica che cerca di trasmettere emozioni e messaggi sinceri è ancora possibile e noi tentiamo di farlo.Una delle caratteristiche del nostro gruppo è l’ alternarsi di atmosfere psichedeliche ed eteree con linee di basso un po’ sognanti a momenti aggressivi con distorsioni acide e batterie potenti.Un altro elemento tipico della nostra musica è la scelta di cantare in italiano con testi quasi cantautoriali in un genere tipicamente rock

Come nasce un vostro pezzo?

-E.B. - Solitamente compongo e scrivo una canzone sempre da solo per poi registrarne una versione guida da far ascoltare in sala prove ai ragazzi, mentre l’ arrangiamento è un lavoro che ci piace fare insieme. Di tutto il nostro repertorio, invece, solo un pezzo credo che sia nato improvvisando durante le prove. Ricordo che quella sera ci divertimmo molto e penso sia un’ esperienza da dover rivivere in futuro.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-E.B. - Sotto un profilo tecnico musicale sono più legato a Rohypnol. Mi sembra il brano riuscito meglio. Emozionalmente mi sento di dire Trauma perché è una canzone che ho scritto semplicemente guardando una cassapanca che ho in casa. Ho immaginato di dover guardare la mia vita da dentro questo mobile che ha solo una piccola fessura nel legno che ti consente di vedere un po’ di luce. E’ inevitabile che la metafora della cassapanca si riferisca soprattutto alla maschera dietro alla quale molta gente, e forse anche io, si nasconde, tenendo imprigionata l’ anima il cui grido è strozzato dalle catene che non le consentono di uscire allo scoperto, quindi di non essere libera.

-C.P. - Il mio pezzo preferito dell’ album è Intro: penso che ci sia una linea di basso molto semplice ma davvero efficace e un’ atmosfera un po’ cupa e alienante che risulta davvero coinvolgente in perfetta linea con quello che vuole esprimere il testo.

A.C. - Personalmente mi piace molto Intro. Credo possa essere il brano “manifesto” del CD e di tutte le sensazioni che esso descrive, a prescindere dal fatto che ne porti il nome.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-E.B. - Sicuramente il punk rock ed il grunge mi hanno molto influenzato. Come non citare i Nirvana dei quali qualcuno ci ha definito la bruttissima copia. Su ogni recensione di “INTRO” compare perennemente il loro nome e infatti mi auguro non se ne accorga Courtney Love, che assatanata di denaro com’ è, ci potrebbe denunciare per non averle riconosciuto i diritti!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-E.B. - Noi vorremmo molto poter esibirci dal vivo nel promuovere questo Ep. Il problema è che la maggior parte delle agenzie alle quali ci siamo rivolti non ci hanno nemmeno risposto, mentre le poche che lo hanno fatto ci hanno detto che non possono permettersi di aggiungere un’ ulteriore band al loro roster. Non è semplice perché più passa il tempo e più mi accorgo che anche il mondo alternative non ti riesce ad aiutare.

-A.C. - Speriamo di poterci muovere un po’, promuovendo il nostro cd a chiunque abbia voglia o semplice curiosità di ascoltarci. Sappiamo che siamo solo uno dei tanti gruppi in Italia, che può o non può piacere: non pretendendo di prevaricare nessuno, e nella nostra umiltà, speriamo solo di trovare un pubblico che apprezzi il nostro lavoro, senza formalizzarsi troppo su classificazioni musicali, che a mio avviso sterilizzano soltanto il piacere della musica che, per definizione, dovrebbe essere di fruizione immediata.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-E.B. - Se le cose un giorno gireranno in modo più favorevole non vedo perché no!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-C.P. - Non è un buon periodo per la musica e noi come gruppo risentiamo di questo momento storico culturalmente buio. Personalmente faccio questo mestiere anche aldilà degli Eridana ed essere musicista in un’ epoca come questa è a dir poco difficile. Tutti i generi di musica in cui si cerca di privilegiare la qualità piuttosto che la vendibilità di un pacchetto ben confezionato sono emarginati e costretti a sopravvivere a stento in una nicchia sempre più angusta. Si tende a parlare di questo problema solo riguardo al rock che è sicuramente un genere ghettizzato in Italia, ma ci sono fior di musicisti e compositori di jazz e di musica sinfonica costretti alla disoccupazione. E’ un problema davvero grave derivato dalla bassissima considerazione che c’ è in questo paese per tutto ciò che è Cultura e Arte.

-E.B. - Purtroppo chi è sconosciuto e non ha conoscenze non va avanti nemmeno nella realtà alternativa. Molti di coloro che sembrano paladini della musica rock, parlo di agenzie, etichette, webzine ecc…,che millantano un’ inesistente guerra contro il music business, a noi personalmente hanno sempre chiuso le porte in faccia. Non trovo che ci sia una sostanziale differenza con il mondo delle major e il mondo nel quale stiamo tentando di farci strada.

-A.C. - Purtroppo non è facile emergere in un mercato che da spazio al prodotto che vende. Se si vende per il pubblico, ha senso produrre cose che piacciano al pubblico, altrimenti non si venderebbe. Da questo punto di vista, l’uniformazione della musica alle caratteristiche che più sovente i più vogliono ritrovare nel prodotto musicale, crea un’asfissia creativa. Si crea per se stessi prima di tutto, è vero, ma non c’è modo di emergere nel momento in cui ci si discosta dalla retta via del “consumismo”, se così si può definire. Se aggiungiamo che anche seguire la retta via non è una garanzia di successo, inteso anche in senso molto limitato, si può capire come sia difficile emergere. Del resto è anche normale: più prodotti ci sono, anche non vendibili, più è facile essere confusi e smarriti nella mischia. L’assioma fondamentale è che si è musicisti come tanti altri. Da qui partono le speranze.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-A.C. - Vorrei poter dire che ci ha danneggiato: vorrebbe dire che siamo diventati famosi…

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-C.P. - Come ho già detto sono musicista anche aldilà della mia band e studio contrabbasso jazz al conservatorio. Da un punto di vista tecnico le mie parti in questo gruppo sono piuttosto basilari e certo non è un genere che si adatta ai virtuosismi alla Victor Wooten..Mi piace usare la tecnica sono un tipo molto studioso ma sono nata con il rock e a volte quel sano minimalismo tipico di un certo modo di concepire il basso può dare molte soddisfazioni come quella di essere le fondamenta di un grosso palazzo che senza di te crollerebbe.

-A.C. - Dipende dal punto di vista: tecnicamente esistono sicuramente generi musicali più complessi. Tralasciando il fatto se poi siamo effettivamente preparati per poter affrontare un approccio più tecnico, bisogna anche riconoscere che non solo è arte cosa si suona, ma anche cosa non si suona. Il nostro genere ovviamente non fornisce molte occasioni per esecuzioni virtuosistiche, ma ciò non toglie che la musicalità resti intatta, e, personalmente, è l’unica cosa che conta davvero. Se la musica non è un amalgama omogeneo, qualsiasi particolare può rompere l’equilibrio. Tutti devono essere protagonisti, e questo è il risultato più difficile da raggiungere.

-E.B. - Non mi ritengo un musicista di talento!


C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-E.B. - Vorrei avere la possibilità di registrare in studio con Marc Lanegan.

-A.C. - I Tool!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-E.B. - Evitare di cadere nei soliti clichet e di fare sempre i soliti paragoni con altre band più importanti e famose.

-A.C. - La critica è ottima, quando è costruttiva e comprensibile. Grazie a tutti!

Intervista di Maurizio Mazzarella

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