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sabato 17 settembre 2011

HOUSE OF LORDS - Big Money


La storia degli House Of Lords è complessa quanto complicata allo stesso tempo. Il gruppo è nato a suo tempo sul finire degli anni ottanta dalle ceneri dei Giuffria, si è poi fermato attorno al 1993, per riunirsi all'inizio del nuovo millenio. Ha sempre composto album di grande spessore artistico, questo "Big Money", edito dalla Frontiers Records, è l'ottavo della serie, che giunge distanza di due anni dal precedente "Cartesian Dreams". Nel complesso il nome di questa band è sinonimo di garanzia e personalmente, ho anche apprezzato molto il controverso The Power and the Myth del 2004, dove alle tastiere troviamo Derek Sherinian al posto di Giuffria, proprio perché all'epoca rappresento un segnale di sfida che però non è stato molto apprezzato all'epoca. "Big Money" nel complesso è il classico disco che puoi attendere da un gruppo di elevato spessore artistico e di livello tecnico sublime come gli House Of Lords, capace di scrivere un hard rock sopraffino che spazia tra l'hair metal e l'A.O.R., senza mai trascurare le radici più classiche degli anni settanta. Si spazia tra brani tipicamente americaneggianti, come a momenti più intensi e passionali, "First To Cry" ad esempio, ha molto lo stile dei Survivor, con la differenza che dentro c'è la forte identità degli House Of Lords, non so se il concetto è chiaro, mentre "Someday When" è un brano che negli anni ottanta sarebeb sicuramente andato in cima alle top ten mondiali. Nella band oggi troviamo James Christian alla voce, antore di una prova assolutamente eccellente ed ammaliante con il suo timbro di voce così intenso e passionale. Jimi Bell ha curato le chitarre, abili a spaziare tra l'acustico, il rock, l'heavy e perché no, anche verso un suono tipicamente orientale, che forse contraddistingue in modo notevole il sound della band. Poi c'è la sezione ritmica, con BJ Zampa alla batteria e Chris Mc Carvill al basso, sempre precisi e puntuali. La produzione è eccellente, è attuale e non ha nessuna pecca. I brani sono tutti versatili, hanno una presa facile e sono di semplice assimilazione, diamo quindi che l'impatto complessivo del disco è molto buono. Forse "Big Money" non cambierà il mondo dell'hard rock, di questo ne siamo certo, ma siamo a sua volta certi che siamo di fronte ad un grandissimo disco e questo dire che al giorno d'oggi può più che bastare.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

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