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mercoledì 8 giugno 2011

GRAAL - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Graal in occasione della pubblicazione del loro ultimo disco "Legend Never Die". Ringraziamo di vero cuore la Black Widow Records e la Blood Rock Records:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Legends Never Die è il nostro terzo album e il secondo uscito per l’etichetta Blood Rock Records. Comporlo e registrarlo ci ha portato via diverso tempo ma alla fine il risultato è stato ben oltre le nostre aspettative. Il sound è un mix di Hard rock anni 70 con richiami alla New Wave of British Heavy Metal e Prog. Comunque se qualcuno fosse preso da un attacco di curiosità può sempre andare su Reverbnation e aver modo di farsi un’idea di cosa suonano i Graal.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Siamo tutti nel giro delle cantine e del metal di Roma da diversi anni. Dopo una parentesi di rock italiano e qualche cd alle spalle ci siamo ritrovati ad aver voglia di ritornare al nostro primo amore – l’hard rock – e così nel 2004 i Graal hanno preso forma e hanno dato sfogo al loro istinto.

Come è nato invece il nome della band?

-Ci piace affrontare certe tematiche che a volte potrebbero sfociare nel fantasy. Non parliamo di draghi o castelli, ma non disdegnamo personaggi eroici o epiche battaglie dal contesto medievale. Graal ci è sembrato il nome giusto per il nostro sound e i temi affrontati.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Come ti dicevo i testi hanno sempre una loro importanza anche se una certa musicalità delle parole a volte prende il sopravvento e ci indirizza su tematiche non sempre programmate. Non ti nego che ci piace subire il fascino da tutto ciò che è antico, misterioso e oscuro. Più Graal di così non potremmo essere.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Di certo alcune sonorità vintage con riferimenti anche agli anni 80 e molta melodia. Crediamo tanto in quest’ultimo fattore anche se non siamo di certo un gruppo AOR. Ci piace perderci di sovente anche in alcuni brani dai risvolti Folk medievali e sono piccole parentesi che spesso ci gratificano e rendono il sound Graal ancora più vario e eterogeneo. Non voglio far pensare che il nostro suono subisca la fascinazione di troppi generi, ma quello che si ascolta nei nostri dischi è il nostro vissuto a livello di ascolti e di influenze musicali.

Come nasce un vostro pezzo?

-A volte basta un riff, un coro o un semplice arpeggio per dare il via alla composizione di un brano. Il contributo è sempre di tutta la band anche se la fonte spesso può essere quasi sempre la stessa.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Ci sono due brani del nuovo album che riteniamo i più rappresentativi e che dal vivo sono costantemente inseriti nel nostro set: “I’ll find a way” e “Gods of war”. Crediamo che in queste canzoni, potenza e melodia, convivano in modo in equilibrato e siano componenti di grande impatto.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Devo dire che il sound dei Graal ha subito diverse influenze da band storiche e da altre meno conosciute. Mi vengono in mente i Kansas, gli Uriah Heep, i Warlord, gli Ashbury, i Budgie, i Kiss e anche un po’ di Led Zeppelin. Intendiamoci: subire l’influenza di certe band non vuol dire assolutamente paragonarci nemmeno alla lontana ad uno solo dei gruppi che ho appena citato. La coerenza e l’onestà alla base di tutto….Non basta dipingere un quadro e sentirsi Michelangelo!!!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Suonare dal vivo gratifica molto, anche se non sempre si riesce a trovare il contesto giusto per esibirci. Non voglio dire che facciamo i preziosi, ma a volte ci è capitato di dover decidere se condividere il palco con gruppi reggae o di metal estremo oppure rinunciare alla serata. Comunque siamo ben lieti di accogliere tutte le richieste e poi valutarle con una certa coerenza e professionalità.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Per il momento stiamo già lavorando alla composizione di nuovi brani e non credo che ci saranno, a breve, altre uscite.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Le problematiche sono sempre le stesse, poche serate e spesso mal retribuite. Non pensiamo di voler diventare ricchi suonando, ma almeno che ci venga riconosciuto un contributo adeguato ai costi affrontati per rientrare delle spese effettuate.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Come potrebbe danneggiarci un mezzo che ha il grande merito di fungere da cassa di risonanza a livello mondiale? In fondo una vetrina come internet è imprescindibile per qualsiasi iniziativa o band che voglia dare visibilità alla propria musica.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Non ci riteniamo talentuosi o fenomeni degli strumenti che suoniamo, ci piace pensare che quello che si ascolta è ciò che ci gira in testa senza limitazioni o compromessi di sorta.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Bella domanda! Ti dico che tra i tanti ci piacerebbe suonare con Kerry Livgren dei Kansas o Nikki Sixx dei Motley Crue, ma sono solo sogni e in fondo desideri a senso unico. Beh visto che ci dai questa occasione e fantasticare non costa nulla, mi permetto di aggiungere Biff dei Saxon e Lemmy dei Motorhead.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Vorremmo tanto poter suonare ovunque ce ne fosse data la possibilità. Se dovessimo capitare dalle vostre parti non perdiamo l’occasione di conoscerci e condividere un’esperienza insieme. Ma se ciò non dovesse accadere allora supportateci impossessandovi del nostro ultimo disco “Legends Never Die” tramite la Black Widow di Genova o nei negozi di settore della vostra città. Grazie di tutto e a presto. Graal

Maurizio Mazzarella

venerdì 25 marzo 2011

KINGDOM COME - Intervista alla Band


Intervista agli statunitensi Kingdom Come in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "Rendered Waters". Ci risponde il cantante e chitarrista della band Lenny Wolf:

Come descriveresti, in termini musicali il vostro nuovo album? Vuoi presentarlo ai lettori di Informazione Metal?

-Sì. CIAO a tutti! Io sono "Rendered Waters". Io sono nato nell'anno 2011. Sono unico e forte. Emotivo e pesante. Sono illuminato da una luce nuova proveniente dalla mente di Lenny sono fuori da pochi giorni e ho in dote tre nuovi brani. Spero vi piaccia.

Quanto tempo è servito per registrarlo?

-Dato che sono in possesso di uno studio di mia proprietà, ho il lusso di prendermi tutto il tempo del mondo. A volte passano molti giorni sperimentando e buttando sul piatto nuove idee, e poi ci sono sono volte in cui non ho neanche voglia di guardare il mio studio per settimane. Questa è la mia fase di pausa. Seduto fuori con gli amici, discutendo della vita, parlare di stronzate e così ricarico le mie batterie, prima di tornare nella mia fase creativa raggiungendo quella che è l'ispirazione cosmica.

Qual è l'origine di una tua canzone? Come si crei una canzone?

-A volte basta un battito di ciglia ed il processo è avviato. A volte nasce da un riff di chitarra o da un suono Industrial. Spesso per iniziare devo lasciare che le cose prendano il sopravvento. Stranamente, nelle eventualità, io sono un cantante e non mi capita spesso di iniziare con le "melodie vocali", come molti cantanti fanno.

Quali sono gli argomenti affrontati nel nuovo album?

-Trasporto le canzoni del mio passato nell'anno 2011. Per dare loro la possibilità di vedere la luce alla fine del tunnel di nuovo. Ecco perché abbiamo volutamente deciso di non scegliere i nostri successi dei primi giorni. La scelta è andata per le cose che mi emozionano adesso, ma c'è bisogno di una vibrazione diversa e sana, senza pensare alla struttura della canzone.

Qual è il brano del vostro nuovo album al quale ti senti più affezionato?

-E' una cosa che cambia ogni giorno. "The Wind" e "Seventeen" sono i miei contendenti di questa settimana.

Quali sono le band che hanno influenzato il vostro sound di più?

-Nei miei primi giorni da musicista, Beatles, Depeche Mode, Zeppelin e per la maggiore rispetto a tutti, "Living Life".

Cosa vi aspettate dal nuovo album?

-Niente. Ma io spero che alla gente possa piacere, in modo che i Kingdom Come possano alzare la propria bandiera in Italia. Un collegamento che possa giungere attraverso la musica. Un linguaggio universale!

Cosa ne pensi del mondo del music business? Come lo giudichi?

-E' diventato molto difficoltoso. La tecnica lo ha migliorato molto e lo ha reso più facile per chiunque nel produrre qualcosa. Il problema è che oggi abbiamo più versioni di persone sul nostro pianeta. Bisogna lottare con i pugni. Ed ogni aspetto diventa sempre più difficile ogni anno. Se non sei un idealista convinto, non farai strada attraverso tutta questa polvere.

Quali sono le principali difficoltà per una band come la vostra?

-Quella di non essere in grado di ottenere una grande produzione che ci supporti per portare il nome dei Kingdom Come ad un livello maggiore.

C'è qualche musicista con il quale desiderate collaborare un giorno?

-Non c'è nessun piano in particolare. A volte molti cuochi possono rovinare una zuppa. Dipende da molti fattori. Vedremo cosa il destino ha pianificato.

Quali sono i piani futuri per la band? Come desiderate promuovere il vostro nuovo album?

-Facendo le interviste come questa. Il nostro tour promoter sta esaminando adesso ogni situazione per andare in tour. Staremo a vedere quello che viene fuori.

Pubblicherete un live CD o un DVD?

-Non c'è nessun piano ancora. Uscire con i filmati è solo un modo stupido per fare più denaro in, non è il mio stile. Ogni tanto lo desidero, ma un pensiero che fa parte de passato. Ma hey, a volte io credo di essere controllato a distanza (ride n.d.r.).

Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Spero che avrete tutti un fantastico 2011. Non abbiate paura dei cambiamenti! E mi raccomando: lavatevi sempre le mani dopo essere andati al bagno, come mia madre continua a dire (ride n.d.r.). Hallelujah, Lenny.

Intervista di Maurizio Mazzarella

giovedì 3 marzo 2011

THE SOVRAN - Intervista alla Band


Con immenso orgoglio, pubblichiamo una pregevole intervista ai "tarantini" The Sovran, concittadini di Informazione Metal, usciti recentemente con il proprio album in studio "No Song For A Non-Generation". Ha risposto alle nostre domande "Captain Taras":

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Il nostro nuovo lavoro “No Song For A Non-Generation” può essere considerato come una sintesi di tutto quello che abbiamo fatto dal 2006, anno in cui ci siamo riformati. L'album contiene elementi già presenti nei nostri due precedenti demo, "City Kills" e "The Sovran Is Dead" con l'aggiunta di nuove sonorità. E' un album di rock'n roll a modo nostro, oscuro e metropolitano, pieno di pezzi diretti ed orecchiabili, a volte più punk ("Detonation", "Rock'n Roll Robber"), a volte decadenti ("Generation", "Europa"), a volte più classici ("Machine").

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-La band è nata sul finire degli anni novanta quasi come un tributo ai Motorhead, nel senso che eravamo ispiratissimi dalla band di Lemmy. Suonare rock'n roll/punk in quegli anni era quasi come una provocazione nei confronti dell'imperante scena power metal. Nei vari festival eravamo sempre gli outsiders di turno, circondati da bands black metal o power sinfonico!!!(lol). Con il tempo abbiamo sempre più personalizzato il nostro sound, sino ad arrivare a quello che facciamo adesso.

Come è nato invece il nome della band?

-Lo inventò il nostro cantante dell'epoca, probabilmente ispirandosi a Elvis "The king", quindi The Sovran.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-I testi li scrivo io e non mi pongo alcun limite. Alcuni hanno a che fare con storie di ordinaria quotidianità, anche vissute personalmente, altri non sono altro che frutto di sensazioni che ricevo in determinati momenti, altri descrivono semplicemente la società attuale. In "Generation", capovolgendo il senso di un famoso pezzo degli Who, descrivo quella che per me è la nuova generazione, una Non-Generation tirata su a reality e facebook. Mi lascio ispirare molto dalla mia città, Taranto, che tu ben conosci immagino, una città viziata dalle contraddizioni, bella e decadente, stracolma di fumo e luci. I testi per The Sovran sono fondamentali.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Come ho già detto, abbiamo una visione del rock and roll molto ampia e cerchiamo di creare diversi mood con la nostra musica anche se il substrato rimane sempre quello del punk - rock and roll. In questo ci sentiamo molto vicini a band quali Turbonegro o Warrior Soul. “No Song For A Non-Generation” è pieno di belle canzoni che si stampano in testa, è un disco di rock and roll metropolitano sporco e decadente.

Come nasce un vostro pezzo?

-Principalmente scrivo il testo e gli accordi principali, poi insieme lo arrangiamo in sala, con l'ausilio di qualche cassa di birra(ti lascio immaginare di quale marca)! Qualche volta è successo che il brano sia stato concepito interamente in studio di registrazione.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Personalmente mi sento legato a tutti quanti i brani, però se devo darti per forza un titolo, allora dico "Europa", un mantra rock'n'roll/wave che mi dà emozioni fortissime ogni volta che lo ascolto.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Motorhead, Turbonegro, Killing Joke, The Rolling Stones, The Sisters of Mercy, in generale il rock'n roll, il punk e la new wave.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-La promozione di “No Song For A Non-Generation” partirà ad aprile con 5 date in Francia da headliner, l'"Itay vs Bretagne" tour. A maggio saremo di nuovo in Italia ed intanto stiamo buttando giù il nuovo album.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-L'album dal vivo lo escludo. Abbiamo in mente però di realizzare a breve un dvd/film del tour di “No Song For A Non-Generation” e un videoclip.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-In Italia ci sono parecchie band valide, in tutti i generi. Penso ai gruppi della nostra etichetta, la logic(il)logic, oppure a The Shoes, Khem, Menace, Rain, Natron, Dome La Muerte, Pino Scotto con le quali abbiamo condiviso diverse volte il palco, ma la lista sarebbe ancora lunga. Il problema dell'Italia è che nel rock and roll girano pochissimi soldi e questo non permette di buttarsi anima e corpo in un progetto, cosa che all'estero è ben diversa. Ah, l'ultimo dei Thee Stp è una bomba (lol).

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-E' sempre la solita storia, quando giravano le cassette o i vinili, un disco l'ascoltavi fino a consumarne il supporto. Su internet con pochi click ascolti tutto velocemente e quindi niente. Sicuramente internet serve per avere contatti immediati, pubblicità ecc. ed in questo senz'altro ci sta dando una mano, però penso che ascoltare dischi in streaming o scaricati dalla rete non sia la stessa cosa che avere tra le mani un vinile o un cd. Quindi comprate il nostro album e quelli delle band italiane che ne hanno bisogno.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Per suonare il rock'n roll non c'è bisogno di chissà quale tecnica strumentale, tuttavia bisogna avere feeling ed il giusto groove. E' un genere che devi "sentire", e poi sono dell'idea che per scrivere una bella song con 3 accordi ci vuole una certa maestria.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Lemmy!!!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Innanzi tutto ti ringrazio per lo spazio, supportate la logic(il)logic, comprate il nostro cd e ci vediamo presto on stage!

Intervista di Maurizio Mazzarella

mercoledì 9 febbraio 2011

DIMITRI - La Lunga Guerra


Intervista a Dimitri Bonani, mente e autore principale del progetto solista "Dimitri". Ci risponde in occasione della pubblicazione del suo ultimo lavoro in studio "The Long War":

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Ciao a tutti. Questo album che si chiama “The Long War” è caratterizzato principalmente da due componenti che quasi sempre sono unite insieme: una aggressiva in cui prevale la “carica” tipica della musica hard rock, e una melodica nella quale c’è una ricerca verso le armonie classiche e che quindi non rende mai i brani troppo “statici” all’ascolto, nemmeno quelli con i riff di chitarra più irruenti. Comunque se proprio vogliamo dare un’etichetta al genere, direi che potremmo collocare questo disco nel filone dell’Aor.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-In realtà questo è da sempre stato un progetto solista che ho sviluppato dopo molti anni di musica e dopo aver suonato per parecchio tempo in diverse coverband. Posso dire però di avere la grande fortuna di poter collaborare con dei veri professionisti tra cui:
- il maestro Leonardo Morini alle tastiere che è anche direttore d’orchestra e di coro, organista e insegnate;
- al basso Antonio Pollina che oltre ad essere insegnante di basso elettrico, è stato anche primo contrabbasso e primo violoncello in diverse orchestre sinfoniche e infatti lo notai per la prima volta proprio ad un concerto classico diretto da Leonardo in cui Antonio suonava il contrabbasso;
- alla chitarra Simone Veneri che nonostante la giovane età, dimostra un talento ed una eccezionale tecnica degna di un musicista professionista con il doppio dei suoi anni;
- infine alle percussioni Riccardo Lodi, anche lui giovanissimo come Simone e anche lui dotato di altrettanto talento che gli permette di essere in grado di suonare qualunque cosa.
Inoltre Riccardo è abilissimo anche come liutaio, tanto è vero che è proprietario di una liuteria denominata “3G” con sede a Modena e che ha all’attivo parecchie richieste di percussioni su misura, alcune arrivate fin dagli Stai Uniti. Di origini siamo quasi tutti di Parma eccetto Riccardo che è di Modena e Antonio che è anche lui di Parma ma originario di Palermo.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-I testi sono molto importanti nella nostra musica e sono ispirati sia a fatti di vita quotidiana che a delle tematiche particolari. Per quanto riguarda le tematiche, possiamo dire che per esempio in Geronimo si parla dello sterminio degli Indiani d’America e dello sfruttamento del loro territorio; mentre in Out Of This World della sempre più frequente perdita di umanità da parte dell’uomo e di tutte le conseguenze che ne provoca, tra le quali la lenta morte del pianeta. Invece per il discorso di ispirazione a fatti di vita, si parla ad esempio in Moments Of Sorrow della tristezza e della solitudine lasciate da un amore finito e in Come Back Home della storia di un ragazzo che è stato strappato dalla sua terra per andare a combattere una guerra non sua, ma dal momento che si rende poi conto dell’inutilità e dell’orrore nell’uccidere persone come lui, decide di fuggire da tutto questo e di tornare a casa.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Come ho già anticipato prima, gli elementi fondamentali che caratterizzano la musica di “The Long War” sono l’accuratezza nell’ unire aggressività e armonia musicale che secondo me, sono da sempre i due requisiti fondamentali per fare della buona musica rock. Poiché mantenere una certa linea melodica anche in ambito rock era una prerogativa diffusa soprattutto negli anni ’80, non ne rimarranno deluse tutte quelle persone che amano particolarmente la musica di quegli anni. Una particolare cura è stata data al lavoro di equalizzazione e alla pulizia di tutti i suoni, per dare alla fine un risultato che fosse il migliore possibile.

Come nasce un vostro pezzo?

-Prima di tutto direi che nasce un tema musicale. Successivamente questo viene sviluppato e poi in base alle emozioni che mi suscita, accompagno la musica con un testo che segua queste sensazioni.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Direi la prima ballata dell’album: “No More Tears”. In questo brano si parla del difficile momento che incontra un bambino quando crescendo, si prepara ad affrontare il mondo e comincia a lasciarsi alle spalle tutta la spensieratezza che ha avuto fino a quel momento, iniziando a lottare per le cose in cui crede. Direi che il testo di questa canzone oltre che ad essere autobiografico, riguarda anche la maggior parte delle persone. Oltre al testo sono molto legato a questo brano anche a livello emozionale, nonché da un punto di vista tecnico in cui ho scritto degli assoli di chitarra in chiave “neoclassica”, ossia ricordando un po’ lo stile di uno dei miei musicisti preferiti in assoluto: il chitarrista svedese Yngwie Malmsteen.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Come ho appena accennato Malmsteen, ma anche gli Europe, gli Scorpions, i Whitesnake, Stan Bush, e secondariamente anche altre band come Rainbow, Journey, e Boston.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-In effetti la prossima intenzione sarebbe proprio quella di iniziare un tour per la promozione dell’album. E’ ovvio però che la cosa può essere fattibile solo in quei paesi che daranno una risposta significativamente positiva alla nostra musica. Per adesso i dati più incoraggianti sono arrivati da Stati Uniti, Giappone e Brasile, e secondariamente dei feedback favorevoli anche dal resto dell’America Latina, Canada, Turchia, Grecia, paesi dell’ex URSS come Estonia ed Ucraina, Croazia, Slovenia e per quanto il riguarda il nord Europa: Svezia e Finlandia.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-La scena musicale italiana è ormai incentrata totalmente su tutto ciò che ruota attorno alle trasmissioni televisive musicali come X-factor, Amici, ecc ecc…e di conseguenza anche le etichette italiane investono per la quasi totalità su questo, forti della pubblicità fatta dalla televisione. Per il resto, la scena italiana si sta focalizzando sempre di più sul genere “rap”. Mentre invece il nostro paese non è mai stato troppo avvezzo all’hard rock e al metal in generale e quindi fare apprezzare un tipo di musica come il nostro in Italia, non è affatto facile per nessuno.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Direi entrambe le cose. Ci ha dato una mano nel senso che se vent’anni fa non avevi una grossa etichetta che ti sponsorizzava, era impossibile farti conoscere. Mentre oggi grazie ad internet che è diventato uno dei principali mezzi di comunicazione di massa, hai molte più possibilità di farti conoscere nel mondo e quindi sotto questo punto di vista, il web ci ha dato una grossa mano. Mentre ci ha danneggiato il fatto che ora con la pirateria tutti riescono a scaricare musica gratuitamente e da quando questo album ha iniziato a diffondersi nei vari siti di free-sharing, ne abbiamo risentito non poco rispetto a prima. Ci tengo però qui ad aprire una piccola parentesi e dire che un album compresso e scaricato non avrà mai la qualità di un disco originale, anche se sul momento non ci si fa caso. Questa perdita di qualità avviene perché quando un brano viene “compresso”, si alza di molto il volume generale della canzone e questo succede perché vengono alzati indistintamente i volumi di tutte le frequenze audio. E’ ovvio però che le frequenze che sono già a volume alto non possono essere spinte oltre per non andare in distorsione e quindi rimangono allo stesso livello di prima; mentre quelle che prima erano a volumi più bassi si alzano arrivando allo stesso livello di queste e facendo quindi sì che non ci sia più dinamica tra i volumi delle varie frequenze, ma che suonino tutte indistintamente allo stesso livello. A prima vista sembra solo che la canzone suoni a volume molto più alto di prima, ma avendo tolto questa differenza naturale di volume che c’è tra le varie frequenze, il risultato è quello di un suono “impastato” con un grande peggioramento della qualità sonora. Oggi purtroppo tutte le case discografiche tendono ad aumentare al massimo la compressione del suono per alzare il più possibile il volume dei brani. Tutto questo lo fanno con il solo scopo di avere dischi che suonino a volumi sempre più alti di quelli degli artisti delle etichette discografiche concorrenti, senza preoccuparsi tanto dell’enorme peggioramento della qualità che subirà l’ascoltatore. (Se a qualcuno il discorso non è ben chiaro basta che cerchi le parole “loudness war” su Wikipedia). Quindi, per dare un risultato che alla fine fosse qualitativamente il migliore possibile, ho voluto tenere al minimo le compressioni, andando un po’ in controtendenza con quello che è lo standard di oggi. Tornando quindi al discorso di prima, se poi andiamo a comprimere ulteriormente un brano trasformandolo in mp3 come quelli che si scaricano da internet, questa perdita di qualità la si avvertirà in misura ancora maggiore e quindi torno a ripetere che la qualità migliore la si ha solo con i dischi originali.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Ovviamente ogni musicista desidererebbe fare almeno una collaborazione con gli artisti ai quali si è sempre ispirato, e quindi anche nel mio caso mi piacerebbe farlo con gli artisti che ho menzionato prima.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Ci auguriamo che vi sia piaciuta e che vi continui a piacere la nostra musica e intanto ringraziamo di cuore tutti quelli di voi che fin’ora l’hanno apprezzata. Un saluto a tutti e speriamo di vedervi prossimamente ad uno dei nostri concerti.

Per Contatti:

http://www.myspace.com/dimitribonani
http://www.cdbaby.com/cd/dimitrirock

Intervista di Maurizio Mazzarella

venerdì 4 febbraio 2011

MYLAND - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Myland, in occasione della pubblicazione del loro ultimo disco in studio "Light Of A New Day". Ci risponde il batterista della band Paolo Morbini:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Ciao a tutti i lettori di Informazione Metal,grazie per lo spazio che ci dedicate!!! Il nuovo album “Light of a new day”rappresenta appunta la luce di un nuovo giorno,a parte me Paolo Morbini,ci sono 4 nuovi musicisti nella band che avevano gia’ registrato una special track per la versione giapponese del nostro album precedente”No man’s land”dove insieme a noi cantava Fergie Frederiksen cantante dei Toto,con questo album speriamo e ne siamo convinti di confermare la qualita’ del nostro songwriting ritenuto di alto livello qualitativo dalla critica mondiale del genere Melodic rock,ci siamo impegnati al massimo per ottenere un risultato di livello internazionale siamo soddisfatti del lavoro finito,yeahhh!

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?


-La band e’ nata nel 1992 da un primo progetto chiamatosi Paolo Morbini band,5 amici amanti dei Toto registrarono un album cantato in italiano molto Toto style,che ancora oggi e’ molto ricercato dai collezionisti di tutto il mondo amanti dell’Aor,in quel momento eravamo abbastanza anomali in Italia non c’erano state molte bands del nostro genere fino a quel momento,poi passarono gli anni, io e il cantante Guido Priori,formammo i Myland e partimmo con rifare in inglese appunto il primo album dei Myland “The time is over”fino ad oggi che come detto prima c’e’ una nuova formazione.Franco Campanella alla voce,Hox Martino alla chitarra,Davide Faccio alle tastiere Fabian Andrechen al basso,ed io alla batteria.

Come è nato invece il nome della band?


-Il nome della band lo’ invento’ Guido, primo perche’ siamo di Milano Myland in tedesco vuol dire appunto Milano,in inglese invece vuol dire la mia terra,per cui ….non fa’ una piega!!!!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-In questo genere musicale c’e’ chi piu’ chi meno ha parlato di cose impegnate,la maggior parte delle bands che suonano AOR parlano d’amore o di quotidianita’

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?


-Musica molto orecchiabile suonata con pulizia assoluta e precisione,cori all’enesima potenza e soli di chitarra/tastiere,supermelodici,melodie della voce semplici ed efficaci,questi sono gli elementi che servono per essere una band AOR!

Come nasce un vostro pezzo?

-Molto spesso da un idea di pianoforte o riff di chitarra,ma ci si ferma subito dopo per avere subito il ritornello accattivante e soprattutto melodico!

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-I figli son pezzi e core!!!!!(non sono napoletano non so’ se si scrive cosi’!!!)

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Sicuramente per quanto mi riguarda Toto,Journey,Saga,Chicago,e se ci spostiamo sull’hardrock..Dokken,Scorpions,Van halen..etc..

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?


-Si stiamo gia’ suonando in Italia e faremo delle date all’estero,stiamo ancora definendo,la nostra etichetta la Point Music tedesca ha gia’ organizzato con l’album precedente delle date in Germania,speriamo di tornarci presto .

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?


-Non ancora abbiamo cambiato line up e vorremmo fare un altro album prima di un live in dvd!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Io appena posso ne parlo,qui funziona tutto a conoscenza se sai suonare o se hai venduto abbastanza non frega un cazzo a nessuno e’ una vera schifezza,c’e’ una mafietta che fa’ suonare sempre le stesse bands e chi organizza i concerti parlo di grosse agenzie,non considerano mai le bands italiane c’e’ una notevole differenza all’estero e’ un peccato abbiamo ottime bands in Italia e si devono troppo arrangiare da sole,ma speriamo comunque che cambi,ma finche i locali danno fiducia alle coverbands o tribute bands non vedo molta speranza…in primis sono i locali che dovrebbero imporre musica inedita e fare cultura…..disastro!

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?


-Internet ci ha aiutato molto,appunto non avendo molte possibilita’ di farci conoscere live,con internet abbiamo raggiunto tutto il mondo,siamo piu’ conosciuti all’estero che qui in Italia,per il problema poi del download a noi ci ha toccato certamente ,ma facendo un genere seguito da veri appassionati tutti comprano il cd difficilmente scaricano e se lo fanno e’ solo per ascoltare diciamo una preview ma probabilmente poi si comprano l’album originale,onore a loro!

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?


-Azz tantissimo,personalmente penso che sia uno dei generi dove ogni musicista non ha limiti,.noi possiamo spazziare dal rock al funk dal jazz al progressive,essere piu heavy,cambiare e fare un brano piu’ verso la dance o il pop,ricercare sonorita’ particolari,il bello di questo genere che non ci sono limiti,la legge e’ sempre una sola…l’importante e che ci sia melodia!!!

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Mah piu’ che un musicista magari un produttore che ne so’ Matt Lange..potrebbe essere fiko!!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Ragazzi andate a vedere la musica dal vivo sostenete le bands di inediti,non andate a vedere i coveristi,c’e’ bisogno di cambiare!!!Rock on!

Intervista di Maurizio Mazzarella

mercoledì 22 dicembre 2010

HELL IN THE CLUB - E' Tempo di Rock!!!


Intervista alla nuova sensazionale band nostrana Hell In The Club, composta da membri di Secret Sphere ed Elvenking, in occasione della pubblicazione del loro primo lavoro in studio "Let The Games Begin". Ci risponde il bassisat della band Andrea "Andy" Buratto:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Ciao! "Let the games begin" è il primissimo disco degli Hell in the Club... band nuova ma formata da componenti di band con all'attivo già diversi dischi ovvero Secret Sphere ed Elvenking! La proposta musicale è hard rock rock n roll con svariate influenze...si va da sonorità del nuovo filone sleaze svedese o new rock americano fino a suoni settantiani e ottantiani... Ce n'è per tutti i gusti insomma. Siamo molto soddisfatti del risultato finale sia dal punto di vista compositivo che dal lato della produzione...tutto ciò che avevamo intenzione di fare siamo riusciti a farlo!

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Sono dieci anni circa che cerco di formare una band con queste sonorità..l'hard rock è la mia passione fin da quando ero bambino... ma per un motivo o per l'altro non sono mai riuscito a formarla come volevo io. Sono cresciuto con band come Motley Crue, Guns n Roses, Poison, Aerosmith ecc ecc e sono molto legato anche alla nuova ondata RNR quindi uno dei miei sogni è sempre stato quello di fare qualcosa in questo stile. Dopo svariate formazioni non andate a buon fine ho conosciuto Picco(chitarrista degli hell in the club)... mi è subito piaciuto il suo modo di suonare e gli ho chiesto se gli andava di aiutarmi a registrare alcune canzoni che avevo in testa così per sentire come potevano suonare... per curiosità... e da subito il materiale mi è sembrato ottimo... nel mentre ho conosciuto Dave degli Elvenking e ho scoperto in lui la stessa passione verso il mondo dell'hard rock... gli ho proposto se voleva cantare i miei pezzi e da li è poi partito tutto!

Come è nato invece il nome della band?

-E' un modo per dire divertiti, l'idea l'abbiamo presa da un termine del wrestilng... hell in a cell è la lotta dentro la gabbia... noi la facciamo nel club suonando.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-I testi parlano di esperienze o riflessioni personali... alcuni sono festaioli altri più riflessivi... tutti quanti sono scritti in modo tale che ogni persona possa leggerli nella propria ottica e secondo le proprie esperienze... ci tengo ai testi e credo che siano parte fondamentale di una canzone... anche se ironici o scherzosi.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Beh questo penso che principalmente spetti a chi ascolta dirlo... a mio avviso è un ottimo disco di rock n roll... e spero che diverta ed emozioni chiunque lo ascolti.

Come nasce un vostro pezzo?

-In modo spontaneo... viene in testa un idea e la si registra da qualche parte... poi la si sviluppa fino a farla diventare lo scheletro del pezzo finito... da qui ogni volta che arriva l'idea di arrangiamento la proviamo e vediamo che succede... per concludere poi ci mettiamo sopra il cantato... tutto senza pensarci sopra più di tanto...

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Sarà scontato ma dopo dieci anni che ci provo questi pezzi li amo tutti uno ad uno come figlioletti.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Tutto ciò che è hard rock o rock n roll!!!! fra le band più ascoltate da tutti noi sicuramente ci sono Aerosmith, Motley Crue, Bon Jovi , AC/DC... ma anche cose vecchie vecchie come Elvis, Jerry Lee... o roba nuova nuova come Harcore Superstar, Hinder ecc ecc.. i grandi mostri del rock insomma .. dei tempi che furono e dei tempi che sono.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Si, non vediamo l'ora di andare a suonare dal vivo... vogliamo portare il disco on the road il prima possibile e ovunque si può... sia in Italia che all'estero... abbiamo la fortuna di essere pubblicati in quasi tutta europa e speriamo di ricoprire presto tutti i paesi che mancano...e ovunque potremo andremo a suonare live!

E' in programma l'uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Al momento dopo un solo disco è un pò prestino.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-In Italia ci sono ottime band sia nel metal che nel rock n roll... purtroppo la mentalità italiana non supporta sempre le proprie band... ci sono pochi spazi, poca attenzione, pochi soldi... e spesso un gruppo viene tagliato fuori dal proprio pubblico proprio perchè è nazionale... non c'è molta curiosità sulle band nuove... all'estero funziona diversamente... in Svezia o fFnlandia ad esempio il pubblico supporta la propria scena, i media pure...e piano piano si sono sempre migliorati e hanno infine invaso il mercato mondiale... mica scemi...

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Fino ad ora nessun danneggiamento... anzi... colgo l'occasione per ringraziare tutte le persone che ci scrivono sui nostri siti facendoci mille complimenti e dimostrando grande attenzione e supporto per il progetto...

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Per me un musicista è valido quando riesce a comunicare qualcosa di buono... e il rock n roll è un ottimo modo per farlo.

C'è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Ce ne sono per così... ma cito un grande musicista che un giorno mi avrebbe reso davvero felice anche solo conoscere... ma putroppo non c'è più... Steve Lee dei Gotthard... uno dei più grandi cantanti rock degli ultimi anni...

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Certamente!!! Ragazzi fateci sapere che ne pensate della nostra musica...comunicate con noi e speriamo di conoscerci un giorno on the road per far festa insieme!ROCK N ROLL!!!

Intervista di Maurizio Mazzarella

giovedì 9 dicembre 2010

LUCKY BASTARDZ - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Lucky Bastardz in occasione della pubblicazione del loro ultimo album in studio. Ci risponde la band nel suo complesso:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

(Geppo) - “Bite Me, Dude” è rabbia, ironia, tecnica, ignoranza e cattiveria. Il tutto ficcato a calci in un CD.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

(Paco) - La band è nata nel tour bus della mia vecchia band, i Secret Sphere. Durante quel tour Geppo, che era con noi nelle vesti di responsabile del merchandise, mi convinse a formare una band di puro Rock’n’Roll. Una volta tornati a casa, ci sbattemmo per trovare un bassista e un batterista che avessere attitudine e voglia di spaccare il mondo. Dopo la prima fase di assestamento, la band trovò una formazione stabile e potente con Evan L.A. al basso e Mark alla batteria, e registrammo il primo album. Da marzo di quest’anno, Mr. TNT ha preso il posto di Evan L.A., che rimane un amico, e siamo partiti con la stesura dei brani che sarebbero finiti su questo “Bite Me, Dude”.

Come è nato invece il nome della band?

(Geppo) - Anche questo sempre durante quel tour. Eravamo assieme agli Astral Doors, il loro batterista era un puttaniere convinto e la batteva a tutte. Fece l’errore di puntare anche mia moglie Simona. Dopo avergli fatto gentilmente capire che quella donna non si poteva toccare, lui mi rispose: “Oh, sure man. You are a Lucky Bastard!”. Tra le risate generali, quel termine mi rimase impresso ed in seguito decidemmo di farne il nome della band.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

(Paco) - Nei nostri testi si parla della nostra vita quotidiana, dei momenti che vediamo o viviamo nell’ottica dei Lucky Bastardz, condita con rabbia, birra e Rock’n’Roll.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

(Mark) - Ci piace definirci una “double-kick engine rock’n’roll” band, per cui gli elementi fondamentali del nostro sound sono doppia cassa martellante, voce ruvida e sgraziata, un massiccio muro di chitarre e un tappeto di basso che trova la melodia anche nelle parti più thrash. Ovviamente non abbiamo la presunzione di proporre un tipo di musica innovativo, il nostro obiettivo è quello di divertire l’ascoltatore, possibilmente prendendolo a calci in culo con la nostra energia!

Come nasce un vostro pezzo?

(Mark) - I pezzi di quest’ultimo album sono nati principalmente da Paco e me. Dopo aver registrato velocemente la struttura del pezzo, con una chitarra guida e una batteria midi, portavamo il pezzo al resto della band. Una volta ascoltato, ognuno era libero di esprimere pareri o proporre variazioni. Dopo una prima fase di arrangiamento, e una volta scelti i pezzi che avrebbero formato la tracklist dell’album, siamo stati impegnati in pre-produzione per oltre un mese. Qui i pezzi sono stati registrati seguendo lo stesso procedimento applicato per la registrazione vera e propria: tutto questo è stato molto utile, ci ha totalmente immersi nell’atmosfera tipica da studio, per questo siamo convinti che questo “Bite Me, Dude” sia stato molto più curato rispetto al primo album.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

(La band) - Quando suoniamo dal vivo, il pezzo che preferiamo è il brano che stiamo suonando in quel momento.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

(Mark) - Abbiamo tutti e quattro gusti molto simili ma nello stesso tempo molto diversi. Geppo è figlio di tutta la scuola thrash anni ’80 ma nello stesso tempo adora il rockabilly e l’industrial, Paco viene da esperienze power ma è da sempre un estimatore dell’hard rock/glam tipico dei fine anni ’80, Mr. TNT cresce in un tributo ai Dream Theater assieme a me, infine io sono inoltre appassionato di thrash/death anni ’80-’90. Un bel mix no?!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

(Mark) - L’unica cosa che abbiamo in previsione per promuovere l’album, e l’unica cosa che continueremo a fare incessantemente, è suonare. Ovunque e per chiunque. Dal grande palco, al grande festival, al baretto di provincia. È l’unico modo, oltre che il più diretto, di portare a più orecchie possibile la nostra musica, fare esperienze e conoscere sempre più persone.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

(Geppo) - Per un album dal vivo penso che se ne riparlerà fra tre o quattro anni. Un DVD sarebbe bello, ma troppo costoso per le nostre tasche. Abbiamo, però, recentemente girato il videoclip di Sin City, con il quale intaseremo di spamming tutto il web e di cui non è esclusa la rotazione su qualche emittente TV.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

(La band) - La scena musicale italiana pullula di band di talento, come Dustineyes, Ul Mik Longobardeath, Backstage Heroes, Sfregio e Lethal Poison. Purtroppo l’aspetto triste è la difficoltà di trovare locali disposti a farci suonare. Ormai offrono sempre e solo quelle cazzo di cover band.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

(Mark) - Fino ad ora internet ci ha sicuramente dato una mano. Portali come myspace e facebook sono pura pubblicità gratuita, aiutano a farsi conoscere, a promuovere i nostri eventi Live, a martellare sempre e costantemente la gente, a far capire che i Lucky Bastardz sono vivi e incazzati!

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

(Geppo) - Pur non essendo i soliti techno-prog-power-death-jazz-symphonic metal band, la nostra forza è nella semplicità, nella pulizia dell’esecuzione e nella brutalità che ci contraddistingue. È li che troviamo la nostra soddisfazione.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

(La band) - L’elenco sarebbe lunghissimo, per ora siamo già soddisfatti di aver condiviso il palco con Onkle Tom Angelripper, Pino Scotto, Hardcore Superstar, Crashdiet e Crucified Barbara. Ora non vediamo l’ora di spaccare le piastrelle dei muri del Rock’n’Roll Arena a casa del nostro grande Ale Fuzz, aprendo per S.T.P. e Peter Pan Speedrock.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

(La band) - Grazie a chi ci segue dall’inizio, grazie a chi ci segue da poco, grazie a chi compra i nostri dischi e indossa le nostre t-shirts, grazie a chi si spacca la schiena ai nostri concerti e grazie a quelli che leggeranno questa intervista.

Intervista di Maurizio Mazzarella

mercoledì 24 novembre 2010

FAIR WARNING - Dal Vivo con Furore


Intervista ai teutonici Fair Warning in occasione della pubblicazione del loro mastodontico live (3CD+2DVD) "Talking Ain´t Enough". Ci risponde il bassista della band Ule W. Ritgen:

Puoi presentarti ai nostri lettori il vostro ultimo album dal vivo?

-"Talking Ain´t Enough" è un box formato da 3CD e 2DVD ed è la registrazione dal vivo di due nostri grandi concerti registrati al "Loudpark" Festival 2009, il primo mentre l'altro ritrae parte del nostro tour come headliner nel 2010 a Tokyo. Inoltre abbiamo aggiunto circa 12 minuti di riprese "on the road", principalmente roba che alcuni amici e noi stessi, abbiamo girato sul tourbus, nel backstage o nella sala prove, con una visione dall'interno, se vuoi, abbastanza divertente...

Perché avete deciso di pubblicare un album dal vivo?

-Il nostro ultimo album dal vivo è stato pubblicato circa 13 anni fa, i idea della nostra etichetta dell'epoca, così abbiamo pensato che poteva essere qualcosa di utile ...

Qual è lo spettacolo che ricordate con maggiore piacere?

-In realtà, ci sono un bel po' di concerti che abbiamo suonato dopo l'uscita di "Aura" che ricordo con grande piacere, anche per vari motivi. Ne elenco due: prima di tutto, la band è miogliorata notevolmente, quindi è davvero divertente suonare, in secondo luogo invece, abbiamo suonato in alcuni posti per la prima volta, ma molto spesso il pubblico ci ha dato una tale accoglienza che abbiamo ritenuto davvero incredibile, così abbiamo semplicemente pensato che nulla poteva andare storto.

Perché avete registrato lo spettacolo per questo album dal vivo in Giappone?

-La nostra casa discografica giapponese ha finanziato tutte le registrazioni, così il Giappone è stata naturalmente la prima scelta. Oltre a questo, abbiamo suonato in posti molto grandi, che normalmente rendono le registrazioni dal vivo più belle e più emozionanti. Intendiamoci, mi sarebbe piaciuto registrare alcuni dei nostri show europei, ma in questo modo abbiamo voluto mostrare un'atmosfera più grande.

Qual è il miglior pubblico che avete incontrato nei vostri show dal vivo?

-E' impossibile da dire! Anche se in ogni paese ed in anche ogni città, si sente sempre un clima diverso. Non appena la gente comincia a cantare, ci sentiamo a casa e cosa si piò chiedere di più?

Quando uscirà il vostro nuovo album in studio?

-Non lo sappiamo ancora, vi prego di darci ancora qualche tempo ...

C'è un vostro album sottovalutato dalla stampa e dal pubblico che amate in modo particolare?

-Penso che sono stati tutti sottovalutati (ride n.d.r.)...

Qual è l'episodio più piacevole che ricordi della sua carriera?

-Ce ne sono molti ed è di nuovo difficile sceglierne uno. Ne elenco due he attraversano la mia mente. Il primo è quando Tommy durante un'intervista, venne a sapere dai giornalisti che il nostro disco "Rainmaker" aveva venduto 80.000 copie. Il secondo è quando un tizio della nostra casa discografica, al suo ritorno da una sua vacanza credo fosse in Nepal, ci disse che una band all'hotel suonò in quel luogo remoto "Long Gone", una delle nostre canzoni...

Farete nuovi spettacoli dal vivo?

-Ovviamente ...

Cosa ne pensi del mondo del music business?

-Quando si parla di case discografiche, editori e via discorrendo, non c'è tanto da ragionare sul business nella musica, se si confronta con, diciamo, 10 anni fa. Il download da Internet ha praticamente spazzato via tutto. Non so, quello che succederà alla fine. In fondo sono un artista, non un uomo d'affari ...

Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Ascoltate il nostro nuovo live album, ne vale la pena. Speriamo di vederci presto in un prossimo futuro...

Intervista di Maurizio Mazzarella

sabato 20 novembre 2010

SUPERHORRORFUCK - Sogni di Rock 'N' Roll


Intervista ai Superhorrorfuck in occasione della pubblicazione del loro album in studio "Livingdeadstars". Ci risponde il cantante della band Dr. Freak:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-"Livingdeadstars" è un album adatto ad ogni occasione! Potete ascoltarlo mentre state ammazzando qualcuno, mentre state pulendo la vostra cripta, ed è particolarmente consigliato come colonna sonora durante i momenti di sesso sfrenato!

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

La nostra storia è piuttosto semplice: il 31 ottobre 2005 un gruppo di rockers dementi chiamato Morphina stava guidando verso un locale da quattro soldi dove dovevano esibirsi, ma per qualche mitsterioso motivo sono usciti di strada e sono stati vittima di un incidente mortale … Quando la polizia è arrivata sul posto non ha trovato altro che un'accozzaglia di sangue e lamiere, ma i corpi erano scomparsi … indovinate un pò con chi state parlando ora ..?

Come è nato invece il nome della band?

-Il nome nasce dall'unione pressoché casuale di parole che suonavano bene insieme … probabilmente eravamo già stati registrati all'anagrafe infernale con quel nome, perché il risultato rende perfettamente l'IDEAD di ciò che siamo!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-In un primo momento era soprattutto il mondo dell'horror ad ispirare i nostri testi, ma con il nuovo album abbiamo spaziato attraverso vari argomenti, dalla morte all'amore alla religione, al sesso, in realtà la nostra specialità è trovare il lato orrido e perverso di ogni cosa, e vi assicuro che ci riusciamo benissimo! Logicamente il testo di una canzone è molto importante, spesso è il testo stesso che influenza anche l'arrangiamento musicale delle nostre canzoni ...

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Oltre allo humour nero che contraddistingue sia l'album che i nostri spettacoli, il potenziale ascoltatore potrebbe essere attirato dalla nostra passione per il vagabondaggio da un genere all'altro, una passione che porta a dei risultati piuttosto piacevoli all'ascolto, e, soprattutto, rende molto difficile etichettare quello che facciamo … tutti quelli che si avvicinano ai Superhorrorfuck non dovrebbero mai chiedersi "ma che genere sto per ascoltare?", altrimenti diventerebbero pazzi, o, per la precisione, molto più pazzi di quanto già non siano per essersi avvicinati a noi!

Come nasce un vostro pezzo?

-Tendenzialmente accade questo: un'accozzaglia di materia informe e decomposta inizia a prendere forma nella mente malata di Dr.Freak, e, in seguito, tutti insieme plasmiamo questa materia disgustosa trasformandola negli stupendi incubi che potete trovare nei nostri album!

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Certamente "Pissing on Heaven's door" … questo brano non doveva nemmeno nascere, ma una volta abbozzato il riff principale ci siamo resi conto che non potevamo non portare a termine quella che crediamo sia la migliore canzone del disco … Ogni volta che suoniamo "Pissing on Heaven's door" tutti noi siamo letteralmente posseduti, e anche il pubblico non ha tardato ad innamorarsi di questo pezzo … Pensate che Mr.4 si è persino tatuato una parte del testo sul petto … più legati di così!

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-In primo luogo tutte le band rock'n'roll/glam/sleaze anni '80, e non occorre che vi facciamo l'elenco, e (come ogni recensore ha solertemente puntualizzato), tutte le band di Wednesday 13 e compari, ma il bello dei Superhorrorfuck è che ognuno ha dei gusti abbastanza vari e discordanti in fatto di musica: Dr.Freak adora anche i Depeche Mode e le band giapponesi, Littlebomb vive di cervelli e metal ultraviolento (Devildriver, Slipknot, Lamb of God…), Paghalloween non sa andare avanti senza sigarette e Metallica, e con l'entrata nella band di Sgt.Anubis abbiamo anche guadagnato un componente che proviene dall'ambito punk … Da questo miscuglio nasce la nostra musica, e tutto questo e molto di più potete trovare nel nostro album!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Per ora ci stiamo concentrando sulla promozione dell'album, perché in fin dei conti, la musica è quella che si fa dal "vivo" (se così possiamo dire) sul palcoscenico e non quella che viene dallo studio, perciò quello che vogliamo fare ora è suonare suonare suonare, e con 17 date in continuo aggiornamento il nostro desiderio è avverato! Potete trovare tutte le date sul nostro myspace www.myspace.com/superhorrorfuck, sempre se avete il coraggio di venire!

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Per ora questo non è incluso nei nostri programmi, però possiamo sbilanciarci dicendo che stiamo muovendo acque paludose per la realizzazione di un videoclip che, se vedrà la luce, rimarrà negli annali dello splatter rock'n'roll..!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-C'è un solo grosso problema nella scena musicale italiana: è più morta di noi! Anzi, per essere precisi le persone sono tutte molto più zombie di noi, hanno il cervello così lobotomizzato che alzano le chiappe per andare ad un concerto solo se si tratta di andare a vedere una coverband … Vediamo band più che valide esibirsi in locali praticamente vuoti, e orde di persone in delirio davanti a copie tutt'altro che perfette di Gene Simmons o Angus Young … continuiamo così e finiremo tutti al cimitero!

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet è certamente uno strumento molto utile per farsi conoscere e per tenersi in contatto con i fan, ma oramai avere un proprio spazio nella rete è diventato come avere una laurea: tutti ce l'hanno perciò non serve quasi più a nulla ! E' successo che persone che ci hanno visti sulla rete poi venissero ai nostri concerti, ma generalmente avviene il processo contrario: li shokkiamo talmente tanto ai concerti che poi hanno bisogno anche della loro "dose virtuale" di Superhorrorfuck !

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Lo valorizza al massimo, poiché noi suoniamo sempre tutto quello che ci va di suonare e mettiamo tutto il nostro impegno in ogni singolo pezzo … Uno dei motivi che ci ha spinto a spaziare tra vari generi è stato proprio il fatto di poter valorizzare aspetti del nostro talento che non fossero prettamente legati ad un solo genere musicale, il contrario sarebbe molto limitativo!

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-La lista è decisamente troppo lunga e troppo varia, ma possiamo certamente affermare che suonare "Hot'n' cold" con Katy Perry sarebbe un buon metodo per valorizzare il pezzo! Puntiamo tropo in alto? Non si sa mai ..!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Certamente una cosa molto importante…ROCK'N'ROLL! Divertitevi gente, divertitevi perché la vita è breve, andate ai concerti e dimostrate che anche gli zombie possono fare casino, noi ne siamo la prova ... morta vivente!

Intervista di Maurizio Mazzarella

venerdì 19 novembre 2010

DUSTINEYES - La Nuova Generazione del Rock


Intervista ai Dustineyes in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio di recente pubblicazione "Bullet For My Generation":

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Ciao, prima di tutto ti ringraziamo per lo spazio che ci concedi. Si il nuovo album “Bullet For My Generation”, terzo lavoro in studio, è un ulteriore passo nel nostro percorso musicale. E' ancora una volta un mix di rock 'n' roll, punk e metal, questa volta con una maggiore componente heavy. Non è stata una scelta studiata a tavolino, abbiamo solamente lasciato che le canzoni si sviluppassero e in questo caso è stato il lato più aggressivo a prendere il sopravvento!

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Il gruppo si forma nel 1999 dalle menti dei fratelli Dust, in principio non eravamo altro che una banda di punk rocker alti come un barattolo che ascoltavano Misfits, Ramones e Motorhead dalla mattina alla sera, poi le cose si sono fatte più serie ma ne i nostri ascolti ne la nostra statura sono cambiati di molto.

Come è nato invece il nome della band?

-Polvere negli occhi! Per gente che parla di auto che sfrecciano, sbronze e risse da bar ci sembra un nome che calza alla grande. L'acronimo D.I.E. poi è stato un ulteriore bonus che ci ha convinto a scegliere questo nome.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Ci ispiriamo in effetti alla nostra quotidianità quindi hangover epici, vittorie e sconfitte che ognuno di noi colleziona giorno dopo giorno, e vita vissuta tra palchi con le assi rotte e van scassati. C'è spazio per qualche riflessione sulla società in cui ci troviamo (come ad esempio “Eyes In The Jar” o “Under The Ash”) ma sicuramente non è nostra intenzione insegnare a nessuno come vivere. Se invece volete sapere come buttare via la vostra vita suonando in una band, dateci pure un colpo di telefono. Saremo felici di darvi un paio di dritte.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Questo non sta a noi dirlo, ti posso dire che suoniamo esattamente il tipo di musica che ci piace ascoltare. Attitudine rock 'n' roll che lascia spazio a ritornelli ben memorizzabili affogati in un muro sonoro di spessore. Se questo è quello che cercate possiamo fare per voi, in caso contrario ci sono sempre i Coldplay.

Come nasce un vostro pezzo?

-Solitamente il tutto nasce da un riff o un'idea di Umbo, che viene poi elaborata ed arrangiata dalla band al completo, su questa prima ossatura ragioniamo le vocals. Proprio in questo momento la canzone può essere stravolta completamente finchè non siamo soddisfatti al 100%, ad esempio “Get Away” ha cambiato ritornello almeno 3 volte quest'anno! Nonostante il nostro tipo di musica sia piuttosto schietto e diretto lavoriamo molto sugli arrangiamenti.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Devo dirti la verità, amiamo questo disco nella sua interezza. Ogni pezzo è riconducibile a un preciso momento e ha i suoi “punti di interesse” (almeno per noi), ti posso citare però “Wild & Alone” che è stato il primo pezzo ad essere stato scritto dopo le sessioni di “Next Stop Hell” e “No Redemption” perchè si discosta leggermente dal sound a cui siamo abituati e ha un testo molto personale...uhm...ok, parla di una sbronza, ma se scavi con cura trovi qualcosa di un po' più profondo.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Abbiamo tutti ascolti piuttosto diversi oggi come oggi, ma se dovessi capitare in van con noi e ti stai chiedendo che album portare ti consiglio Misfits, Kiss, Wasp o Motorhead. Nessuno di noi ti dirà “cambia!”

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Più che un tour ti posso dire che continueremo a suonare incessantemente e ossessivamente (eheh) come facciamo da 5 anni a questa parte, oltre all'Italia toccheremo sicuramente Olanda, Belgio e Germania, paesi che hanno reagito davvero bene alla nostra proposta in passato e in cui non vediamo l'ora di tornare. Stiamo definendo i dettagli proprio in questi giorni.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Per un live album e un DVD è ancora un po' presto..preferiamo concentrarci su degli studio album ancora per un po', sicuramente realizzeremo uno o due clip promozionali per spingere alcuni singoli del disco come avevamo fatto in passato con “Beer, Whiskey & Bar”.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Parlando della scena di cui facciamo parte, possiamo dire che la situazione è quasi drammatica anche se tutto sommato qualcosa di buono, se ci si sa accontentare, lo si trova. Negli ultimi 5 anni abbiamo sempre mantenuto un'attività live piuttosto intensa e abbiamo trovato parecchie band disposte a collaborare con cui abbiamo stretto una bella amicizia che va ben oltre il semplice scambio di data, cito Longobardeath e Lucky Bastardz per fare due nomi ma la lista è molto più lunga. Le buone band e la gente disposta a sbattersi c'è, ciò che oggettivamente manca sono la promozione e la professionalità, le band italiane continuano a risultare all'occhio estero gruppi da terzo mondo della musica proprio perchè manca una struttura professionale in grado di supportarle.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Mi sento di dire che questa domanda è piuttosto vintage, 2003 direi. Ti faccio io una domanda: quando è stata l'ultima volta che sei andato dal tuo edicolante di fiducia, hai comprato il tuo magazine musicale preferito e poi estasiato dalla recensione di una nuova band sei andato di corsa nel negozio di dischi a te più vicino ed hai acquistato l'album in versione digipack a scatola chiusa?

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Beh...credo che qualsiasi musicista al mondo miri ad esprimere il proprio talento con la musica che produce, non sto parlando di tecnica ma di espressione di se stessi. Non è il genere a valorizzare il talento ma la capacità di lasciare un segno indelebile: Joe Stummer era un talento, Dimebag Darrel era un talento....qui il genere non conta, conta la classe.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Michel Graves! i Misfits sono una delle nostre band preferite e “American Psycho” e “Famous Monsters” sono due album che mettono davvero d'accordo tutti nella band.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Vi ringraziamo per lo spazio concesso e vi aspettiamo sotto il palco ai prossimi live, birra alla mano ovviamente!

Intervista di Maurizio Mazzarella

martedì 16 novembre 2010

HARDCORE SUPERSTAR - Musica dall'Inferno


Intervista agli scandinavi Hardcore Superstar in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "Spit Your Lip". Ci risponde il batterista della band Magnus "Adde" Andreasson:

Come descriveresti, in termini musicali il vostro nuovo album? Vuoi introdurlo?

-E' davvero un grande e fottuto disco. Volevamo un album che andasse bene con i nostri live show. E' divertente e ci dona grande soddisfazioe riprodurre tutte le canzoni.

Quanto tempo è servito per registrarlo?

-Abbiamo iniziato a scrivere le canzoni mentre eravamo in tour la scorsa estate e da aprile abbiamo composto circa 35-40 canzoni. Il nostro manager ha scelto 15 canzoni sulle quali abbiamo lavorato per circa 6 settimane. Poi siamo andati in studio con il produttore Bohus Tobbe Lindell e abbiamo registrato il disco in 5 giorni. E' stata il più disco più semplice che abbiamo mai fatto.

Qual è l'origine di una vostra canzone? Come create una canzone?

-Si comincia di solito con me o con qualcuno della band che ha una situazione del quale valga la pena scrivere qualcosa. Scriviamo pensieri intorno a questo e dopo un po' abbiamo dei testi a sufficienza per una canzone. Molto spesso una parola o una frase hanno un flusso naturale e una melodia, così possiamo lavorarci sopra con una chitarra. E' tutto un gioco fin dall'inizio. Si finisce con qualcosa che si ferma e che poi disponga di un coro. Tutte le canzoni di questo disco nascono da storie vere che sono successe a noi stessi.

Quali sono i temi affrontati nel nuovo album?

-Trovo facile scrivere ciò che accade intorno a noi ed in pratica sono canzoni sulle donne. Mi piace osservare le ragazze e scrivere una canzone su di loro. Ci sono alcuni testi che parlano di divisioni e di come ci si finisce per odiare l'un l'altro. Se vai dietro tua mamma puoi perdere un amico.

Qual è il brano dal vostro nuovo album al quale ti senti più affezionato?

-Mi piace "Guestlist" molto, perché trovo molto difficile scrivere una canzoni così. Mi piace anche l'effetto della chitarra. Non ho sento quel rumore da "Living On A Prayer" di Bon Jovi.

Quali sono le band che hanno influenzato il vostro sound di più?

-Direi Guns N' Roses, King Diamond, L.A. Guns, Exodus ed AC / DC. Siamo cresciuti con queste band e sono tutte nel nostro DNA ormai.

Cosa vi aspettate dal nuovo album?

-Mi aspetto che ai nostri fans piaccia, perché è tutto su ciò che siamo e rappresentiamo.

Cosa ne pensi del mondo del music business?

-Ebbene, direi che oggi i musicisti lavorano gratis. L'unico modo per fare soldi è quello di andare in tour. Noi lavoriamo per circa un anno nello scrivere canzoni e quando pubblichiamo il disco un gran numero di persone lo scaricano gratuitamente. Penso che sia come se io andassi in un supermercato a prendere quello che voglio, ma poi prendo qualcosa per il quale qualcuno ha lavorato sodo per metterlo in quel posto. Sono stato abbastanza chiaro?

Quali sono le principali difficoltà per una band come la vostra?

-Il tempo! Abbiamo bisogno che un giorno debba essere di 30 ore. Abbiamo anche bisogno di biancheria pulita.

C'è qualche musicista con il quale desiderate collaborare un giorno?

-Abbiamo fatto una cosa "cool" la scorsa settimana in realtà. Abbiamo onorato Dio mettendo insieme una band con membri provenienti da In Flames ed Hardcore Superstar. Io, Jocke, Björn Gelotte e Peter Iwers ci siamo riuniti per una performance live in Svezia. E' stato così bello e ci siamo divertiti molto.

Quali sono i piani futuri per la band? Come desiderate promuovere il vostro nuovo album?

-Il modo migliore per promuoverlo è andare in tour. Essendo una band di hard rock dei andare in tour perché le radio non ti aiutano. Ci sarà in tour che durerà circa un anno e mi auguro sul serio che non servano follie per farlo.

Pubblicherete un live CD o un DVD?

-Abbiamo già fatto uscire un DVD live, ma abbiamo messo insieme un live show registrato quando abbiamo suonato a Stoccolma lo scorso anno. Noi probabilmente lo realizzaremo prossimamente.

Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Se siete in cerca di guai, siete arrivati nel posto giusto! Cheers!!!

Intervista di Maurizio Mazzarella

mercoledì 23 giugno 2010

BAD BONES - Affari di Famiglia


Intervista ai nostrani Bad Bones in occasione della pubblicazione del loro ultimo disco "A Family Affair", ci risponde l'intera band:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Steve: Inizio a dirti che questo nostro secondo album, “A Family Affair” è un disco davvero molto importante per noi, raccoglie canzoni scritte negli ultimi tre anni, un periodo che ha fortemente cambiato le nostre vite, parla dei nostri viaggi negli Stati Uniti, di quello che ci siamo portati dietro qui in Italia e della grande sfida che abbiamo vissuto. Abbiamo fatto i barboni a Los Angeles, abbiamo lottato e tenuto duro, ma alla fine siamo tornati a casa con una grande esperienza, grandi soddisfazioni: le date al Whisky a Go Go e l’Hollywood rock Convention! A Family…parla di tutto questo..speranze…fatica…sudore e la voglia di condividere una grande avventura insieme.

Meku: Abbiamo registrato agli studi Nadir di Genova, con la produzione di Tommy Talamanca (Sadist), tutto in presa diretta, tutto live, cercando di riportare nelle tracce quello che è lo spirito della band… chiudevamo gli occhi e tornavamo ai momenti passati insieme … Tommy è stato parte di questa cosa, ci spronava a dare quell’intensità di cui avevano bisogno i pezzi, è stata una bellissima collaborazione, e siamo molto soddisfatti del risultato finale.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

Lele: Nel maggio 2007 ho chiamato Steve e gli ho detto: “fratellino abbiamo trent’anni…quanto dobbiamo ancora aspettare per tornare a suonare insieme?”, sentivamo che era ora di impegnarci in un progetto tutto nostro, Meku era il nostro migliore amico, nonché eccellente chitarrista…i giochi erano fatti, abbiamo subito trovato un grande feeling e nel giro di qualche mese eravamo già pronti a registrare “Smalltown Brawlers”, il nostro primo album…

Meku: Avevo parlato con Steve in quei giorni…era felice di suonare nei White Skull, ma sentiva che aveva bisogno di una storia diversa, aveva voglia di suonare con suo fratello Lele e creare una band tutta sua, io ai tempi ero con gli Anthenora e mi sentivo più un session-man che altro… la scelta di entrare nei Bad Bones non si è nemmeno posta: eravamo sempre insieme a fare bisboccia, semplicemente ci siamo spostati dal bar alla sala-prove! Ahahahah!!!!

Steve: Volevo una band essenziale, con persone cui volessi veramente bene, non che non sia legato alle persone con cui ho suonato in passato, ci mancherebbe, ma volevo una “family” band, mettere dentro le canzoni un po’ della mia vita, riscoprire una dimensione più intima e allo stesso spontanea in cui riversare tutto quello che stavo vivendo in quei giorni, senza pensare al genere, a managemente all’etichetta o altro, volevo tornare a una certa purezza nel vivere la musica e potevo farlo solo con Lele e Meku.

Come è nato invece il nome della band?

Steve: Semplicissimo, eravamo in saletta e faccio ai ragazzi…”avete per caso pensato ad un nome per la band?” loro chiaramente non avevano nessuna idea e io gli spiego che nei testi dei pezzi che stavamo scrivendo avevo messo un po’ di “scheletri che avevo nell’armadio” e questo mi faceva sentire bene, non mi sembrava vero di potere parlare di me nelle canzoni…Lele mi guarda e mi fa “cazzo Steve devi avere delle ossa ben cattive in quel fottutissimo armadio…” avevamo trovato il nome della band…Bad Bones!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere?

Meku: I testi sono totale appannaggio di Steve, lui parla sempre di cose che gli capitano, io e Lele siamo partecipi di questo dato che praticamente viviamo insieme a lui e sappiamo sempre dove vuole andare a parare!

Steve: Come ti dicevo prima parlo sempre di me o di noi, di cose che ci sono successe veramente, ho parlato di spade e di draghi per troppo tempo nella mia vita e volevo scrivere qualcosa che sentissi fortemente e potessi condividere con i miei due fratelli!

Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Lele: Sono importanti, ogni canzone è come un’istantanea di un certo momento o di una cosa che ci siamo vissuti o che abbiamo vissuto indirettamente attraverso Steve, quando sento i vecchi pezzi torno a certe immagini, a certi pensieri, proprio un po’ come quando uno guarda le foto di qualche anno prima, rivivi un po’ la tua storia personale.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Steve: La nostra musica è sincera, non ci sono filtri, parla di noi, è come deve essere, la viviamo intensamente, è piena di terra e sangue, se la ascolti te ne accorgi. "A Family Affair "è veramente una questione di famiglia, parla di noi tre e di un viaggio, è Rock’n’Roll, pieno di speranze, felicità e disperazione, tutte cose che ci stiamo vivendo sulla nostra pelle, c’è l’America e l’Italia e grandi sforzi e sacrifici, ogni singola nota o parola parla di questo, questo è un disco fatto con il cuore.

Come nasce un vostro pezzo?

Meku: Vogliamo essere istantanei, togliere tutti i fronzoli e andare subito al sodo, abbiamo una regola: se il pezzo ci impiega più di una mezz’ora ad essere imbastito vuol dire che non funziona e ne scriviamo un altro.

Lele: Musica e testi nascono insieme, magari Meku mette giù un riff, jammiamo tutti insieme su quello e a quel punto Steve prende un foglietto di carta, scrive le parole e ci spiega la melodia della voce e quello che sta raccontando nei versi, molto semplice!

Steve: Non ci piace usare pc e preparare provini, usiamo ancora un vecchio stereo con la cassetta e registriamo il tutto li sopra, poi ce lo riascoltiamo a casa con calma, siamo una band vecchia maniera.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Lele: A me piace molto "Street Dogs", è un pezzo che abbiamo scritto a Los Angeles quando vivevamo in un magazzino abbandonato a Wilmington, un quartiere molto duro in mano alle gang. Ci rendevamo conto della situazione di pericolo in cui ci eravamo cacciati e cercavamo di capire come fare a sopravvivere in quel posto, così chiediamo al nostro vicino di “casa” che viveva in una baracca di lamiere accanto al deposito e lui ci fa: “Ragazzi, la gang è pericolosa, gli sbirri sono ancora più pericolosi perché hanno il grilletto ancora più facile ma la cosa cui dovete fare attenzione sono i cani randagi…quelli se ti beccano ti sbranano vivo”…e si tira sul la maglietta mostrando una cicatrice tipo morso di squalo…non potevamo non scrivere quella canzone!

Steve: Quando suono quel pezzo sento ancora quell’odore di marcio che si respirava in quel fottuto deposito!

Meku: Si! e le docce fatte per strada con la tanica d’acqua perché non avevamo neanche un bagno…e la fame…cazzo che fame…

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Steve: In molti dicono che siamo un incrocio tra Ramones, ZZ Top, Ac/Dc e Motorhead, a me piace questa definizione, sono band che ci piacciono molto…poi magari Meku ti dice che è un fan sfegatato di Hendrix e Lele dice di avere un’anima grunge e che io non sono altro che un punk (anche se ho suonato metal per una vita) ma va bene, direi che quelle quattro bands sono quelle che oggettivamente ci influenzano di più!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

Meku: Siamo in tour da tre anni e non abbiamo molta voglia di fermarci, negli ultimi mesi ci siamo concentrati molto sull’Italia, abbiamo partecipato ad un sacco di festival (tra cui l’Italian Gods of Metal e l’Italian Headbangers) e fatto parecchie date nei club, abbiamo fatto concerti persino durante le sessioni di registrazione del disco.

Lele: Il tour continuerà per tutta l’estate, attraverso altri festival come il 3 Days in rock, il Liff rock festival, il Maximum rock festival o il Wedge loud festival, poi in autunno si torna in California per una quindicina di date e quindi faremo un po’ di Europa tipo Svizzera, Germania e Rep Ceca con una puntata in UK .

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Steve: Siamo al secondo album e ci sembra un po’ prestino per un Live, anche se devo dire che in molti ce lo hanno chiesto. Ci sono un sacco di bootleg di nostri concerti che girano e alcuni suonano anche discretamente bene, quindi direi che per ora non avrebbe senso fare un “bootleg ufficiale”, sicuramente in futuro lo faremo e sarà una cosa veramente bella, piena di contenuti speciali, fatta bene insomma!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Lele: La scena italiana è in grande crescita, abbiamo suonato con tante band in giro, tra USA e Europa e ti posso dire che la nostra è una scena di grande valore, credo che siamo al pari di altri paesi, forse c’è ancora un problema di cultura, siamo troppo esterofili e non diamo spazio ai nostri talenti, ma credo sia soltanto una questione di tempo, voglio dire se una band è buona è buona sia che sia italiana sia che sia straniera.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Steve: Internet non ci ha né danneggiato né aiutato, è un mezzo che ti permette di poterti promuovere, ma non è più così efficace, ormai è iper-affollato e anche i social network non riescono ad avere quella profondità e quella presa che avevano agli inizi. Mi spiego: ormai chiunque ha una pagina myspace o facebook, tutti vengono taratassati da inviti di ogni tipo quindi il livello di attenzione scende a zero e tutto il lavoro fatto non rende granchè. Paradossalmente penso che funzioni meglio il cartaceo, perché è più selettivo, visto che hai pagato presti maggiormente attenzione e anche se le vendite di riviste si sono molto abbassate, colpiscono un target di persone che sono veramente appassionate di rock ne questo può aiutare molto una band. La storia del download pirata, invece è diversa: per una band come noi è positivo perché comunque fa girare la nostra musica, tantissimi curiosi che si erano scaricati “illegalmente” Smalltown Brawlers li abbiamo rivisti ai concerti e hanno comprato il cd in originale, questo è buono perché permette alla musica di girare liberamente ed essere alla portata di tutti, se poi la band piace, la gente viene ai concerti e compra il merc. Niente di meglio.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Meku: Siamo tutti e tre così infognati in questa storia che non pensiamo neanche più singolarmente, voglio dire, siamo in tre, c’è spazio per esprimersi a volontà, non c’è un leader ognuno è libero e mette a disposizione la sua capacità come compositore, non è la tecnica o il virtuosismo che si cerca, ma la canzone: un bel ritornello, un bel riff di chitarra, una bella strofa e un bel solo, tutto qui, siamo molto soddisfatti di questa situazione, vogliamo essere quello che siamo e la nostra musica rispecchia questa attitudine.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Steve: Sul primo album abbiamo collaborato con Pino Scotto ed è stato bellissimo, su “A Family Affair” abbiamo incrociato la strada con Roberto Tiranti ed è stato stupendo, credo che se continuiamo così sul prossimo ci potrebbe essere Lemmy o Bruce Dickinson ahahaha!!!!

Meku: A me piacerebbe collaborare con Slash, lo abbiamo conosciuto a Los Angeles e mi è piaciuto tantissimo come persona, al di là del suo stile inconfondibile, mi è piaciuto molto il lato umano, veramente un grandissimo personaggio!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Bad Bones: Se siete arrivati a questo punto vuol dire che avete letto tutta l’intervista e ne siamo molto felici! Vuol dire che non vi abbiamo annoiati! Se volete contattarci,lo potete fare su www.myspace.com/badbonesrock1, noi rispondiamo sempre a tutti, teniamo molto alle persone che ci seguono! Ringraziamo di cuore Informazione Metal per questa intervista e per il sostegno che ci date! Rock on! Bad Bones...

Intervista di Maurizio Mazzarella