Ansa News

giovedì 1 ottobre 2009

IDOLS ARE DEAD - Mean


In Italia abbiamo musicisti di grande talento, che aldilà del settore d'appartenenza, hanno in dote un notevole spessore artistico ed un'incredibile qualità. Gli Idols Are Dead appartengono a questo lotto di band e "Mean", il loro disco d'esordio, conferma in pieno questo concetto. Provenienti da Bologna ed attivi dal 2007, gli Idols Are Dead affondano le proprie radici musicali nel melodic thrash metal e nel metalcore, mostrando in alcuni frangenti alcuni punti in comune con i migliori Metallica ed i nostrani Extrema. Il disco nel suo complesso, è ben prodotto ed è suonato in modo egregio, confermando ulteriormente le buone qualità tecniche e compositive dei singoli componenti che formano la band. Passando ad analizzare l'album in modo dettagliato, la partenza è affidata a This Is Not The End, song strutturata ed articolata impeccabilmente, suonata con grande grinta e straordinario carisma, Let's Do It a seguire, vede la band indurire notevolmente il proprio sound, destreggiandosi tra sfumature dinamiche ed incisive, Dance With The Devil invece, si assesta su ritmi pungenti e penetranti, con le chitarre che si ritagliano un ruolo da protagoniste assolute. Nel proseguo, Pain For Sale rispolvera uno stile più tradizionale, ma sempre efficace e di grande effetto, differentemente in Dirt la band punta su sonorità più moderne ed all'avanguardia, mentre It's So Easy è in assoluto il momento più elevato da un punto di vista puramente tecnico. Nella parte finale del disco, The Name Of My Rage vede gli Idols Are Dead puntare su sonorità più estreme, Proud To Be Sick conferma la cura minuziosa degli arrangiamenti e la conclusiva Twiggy infine, racchiude l'essenza della band, rissumendo i contentuti di un disco assolutamente eccellente.

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella

ANTONIUS REX - Per Viam


Antonio Bartoccetti (Antonius Rex) è sicuramente una delle figure più carismatiche e forse il personaggio più di culto della scena progressive italiana degli anni ’70.
Dopo I Dietro Di Noi Il Deserto e dopo i più seminali Jacula nasce quindi nel 1974 il progetto Antonius Rex, ancora una volta affianco alla compagna Doris Norton, producendo sempre opere dal contenuto musicale e concettuale molto forti, che nel corso degli anni sono diventate ambite prede, nelle loro versioni originali in vinile, dei collezionisti in tutto il mondo, raggiungendo cifre da capogiro.
Un lunghissimo silenzio discografico durato più di vent’anni ed interrotto solo da una serie di ristampe in cd dei precedenti lavori, non ha fatto altro che accrescere l’alone di mistero attorno al personaggio, sino a quando gli amici della Black Widow (autentici mecenati) son riusciti a fornire le giuste motivazioni, artistiche sia chiaro, per rimettere in pista il progetto.
Dopo il precedente e più etereo Switch On Dark del 2006, quello che abbiamo tra le mani è un album più roccioso, diretto e fisico, sia a livello musicale, grazie ad un robusto e ripetuto riffing di chitarra elettrica che s’incastona perfettamente nel magistrale lavoro di tastiere, sia a livello concettuale, visto che dopo tantissimo tempo ricompare l’ipnotico parlato di Bartoccetti.
Sinceramente, descrivere il caleidoscopio di sensazioni ed emozioni che questo disco produce non è una cosa facile…
Certo è che la musica di Antonius Rex non fa parte di questo mondo e quindi già prima dell’ascolto materiale dei suoni che usciranno dalle casse dello stereo (rigorosamente circondati dal buio e dal silenzio esterno) è necessario predisporsi all’ascolto col proprio spirito. Perché si possono condividere o no le idee ed i concetti ivi contenuti, ed espliciti oggi più che mai, ma quello che Antonio Bartocetti vuole è indurre colui che ascolta a riflettere.
Ed infatti già lo splendido artwork, opera dell’artista rumeno Dragos Jeanu, ci pone davanti ad una scelta: dove sceglieremo di essere traghettati? Verso una dimora facilmente raggiungibile ma circondata dalle tenebre o scegleremo di seguire il cammino più lungo, e forse più difficile, verso la luce ?
I brani sono tutti suggestivi, ma lasciano sicuramente il segno Woman Of The King, dove l’apice della composizione è raggiunto con un utilizzo magistrale di effetti sonori che accompagnano la declamazione dei versi, Angels & Demons, dove soavi partiture di tastiere si alternano ad urla infernali accompagnate da una chitarra metal più che mai.
Splendido poi il rifacimento in chiave dark-metal di UFDEM (Uomo Fallito Dell’Era Moderna, classico degli Jacula) dove Antonio Bartocetti si scatena letteralmente con la sua chitarra, ora nel riffing, ora in assoli sicuramente complessi, mentre Doris Norton ci incanta con la sua voce fatata, con un avvolgente tappeto di tastiere ed un tagliente assolo di Moog.
Discorso a parte per Antonius Rex Prophecy…in tanti anni di ascolti musicali ho provato una sensazione di disagio e comunque delle forti sensazioni in tre casi: Is There Anybody Out There dei Pink Floyd, Black Mass dei Death SS ed infine ora col brano sopracitato.
Antonius Rex Prophecy ridicolizza sino a rendere una macchietta teatrale qualsiasi gruppo death/black metal (dai Crandle Of Filth ai Mayhem) pur senza voci urlate, batteria a 200 Km orari e chitarre a manetta: semplicemente delle splendide partiture tastieristiche, il magistrale parlato di Bartocetti (‘Sarà comandato al Sole di piangere…’) ed un magistrale assolo di chitarra sinth in chiusura.
Inutile aggiungere altre parole: opera d’arte ‘TOTALE’ !!!

Voto: 10/10

Salvatore Mazzarella

EPICA - Disegna il tuo Universo


Intervista agli olandesi Epica, ci rispondono il tastierista della band Coen Jansen ed il chitrrista Mark Jansen:

Come descrivereste in termini musicali il vostro nuovo album? Vi va d'introdurlo?

Coen: "Design Your Universe" è la nostra produzione più grande. Ci sono tutti gli ingredienti della musica degli Epica, ed inoltre ne abbiamo aggiunti un paio di più. Ci sono più scanalature, c'è più enfasi, più velocità e anche più assoli di chitarra! Se mi cimento negli ascoltatori penso che ci vorrà più di uno ascolto per apprezzare l'album completamente.

Quanto tempo è stato necessario per registrarlo?

Coen: La registrazione ha richiesto circa tre mesi, poi è andato via un mese per il mixaggio ed il mastering in attesa del risultato finale.

Quale è l'origine di una vostra canzone? Come create una canzone?

Coen: Normalmente di base lavoriamo nel proprio studio di casa. Ognuno scrive un pezzo di musica e lo invia al resto della band. Poi ci sono alcuni lavori relativi al canto e alla fine abbiamo una canzone in modo completo. Dopo di che ci incontriamo e cerchiamo di finalizzare la canzone.

Mark: Successivamente andiamo in studio per fare una pre produzione con Sascha Paeth ed Amanda Somerville per finire le canzoni.

Quali sono i temi affrontati nel nuovo album?

Mark: La storia potrebbe sembrare un po' fantascientifica, anzi, ma per me non è niente più che una realtà. Noi viviamo in un mondo artificiale, noi siamo dipendenti da macchinari e computer e si è perso il contatto con la natura. Penso che sarebbe bene fare un passo indietro per andare tre passi avanti di nuovo. Al momento siamo in una strada senza uscita, non facciamo progresso ma siamo in un momento distruttivo. Il sistema monetario (dove noi abbiamo investito) creato solo bastardi ed avidi e il sistema funziona solo se le persone cercano di rendere più. Allora, succede che è divento tutto una dipendenza per fare soldi, ti senti bene quando hai fatto i soldi. Anche quando si guadagnano molti soldi più del necessario, se si ottiene più del normale, qualcun altro otterrà di meno e lui o lei ne avrà invece bisogno e questo diventa problematico. Come dobbiamo vivere per stare tutti insieme in questo mondo, niente ti fa star meglio di qualcun altro solo perché si hanno più soldi. L'altra cosa è che il modo per fare più soldi è quello di ingannare il popolo. Coloro che hanno fatto più soldi sono anche quelli che hanno sviluppato il modo migliore per ingannare gli altri. Bisogna guardarsi intorno, non si sta usando la medicina migliore, non si sta utilizzando quella che per la società è la più grande influenza. Non si tratta di ciò che è la cosa migliore per tutti noi, tutto ciò che conta è che l'economia mantenga attivo il suo ruolo solo per la gente normale che quindi può continuare a lavorare. Ecco perché i governi sottolineano quando molte persone perdono il loro posto di lavoro, perché questo sistema monetario funziona solo se la gente continua a lavorare, questo è il modo per mantenere il loro potere. Per spiegare la storia dietro ogni canzone servirebbero tre pagine, ma vi spiegherò anche la storia dietro "Kingdom of Heaven", che parla di uno scienziato e le sue nuove scoperte. In principio c'è una teoria e non appena c'è un qualcosa per una nuova comprensione di una vecchia teoria, viene adattato con il nuovo o addirittura cancellato. Ma prima che questo avvenga la maggior parte degli scienziati difendono la vecchia teoria. Sembra che non vogliono che sia cambiato, come se hanno lavorato su questa teoria in tutta la loro vita, è impossibile e non è giusto! Persino chi osa mettere in dubbio la vecchia teoria è uno stupido, dovrebbero essere vietate e sicuramente non ricevono i soldi a sostegno della loro inchiesta. Gli scienziati fanno il gioco di coloro che sono di mentalità aperta e veramente provano a fare la progresso. Esempi concreti sono intuizioni nuove in Fisica, indagini di esperienze di prossimità della morte.

Quale è la traccia del nuovo album alla quale vi sentite più affezionati?

Coen: Naturalmente quelle alla quale mi sento più affezionato sono quelle che ho scritto, come "Unleashed" e "Tides of Time". Ma penso che si dovrebbe giudicare l'intero album quando si ascolta. Le canzoni sono in qualche modo collegate e si completano a vicenda molto bene.

Mark: Mi sento più affezionato a Kingdom of Heaven. Ho dedicato la canzone a mia nonna scomparsa all'inizio di quest'anno. Lei è stata molto importante per la band, abbiamo provato nel suo scantinato, il nostri strumenti erano lì ed andavamo a suonare ogni volta che volevamo. E' una canzone saggia ed è a me molto cara, ho lavorato attorno al brano circa tre anni, così sono stato molto contento quando finalmente è stata completata.

Quali sono le band che hanno influenzato il vostro sound di più?

Coen: Trovo che è difficile dirlo, in quanto io ascolto molta musica di generi diversi. Sono molto influenzato dalla musica classica, ma anche da band attuali.

Mark: I Megadeth mi hanno influenzato molto, è stato uno dei primi gruppi metal che ho ascoltato. L'album "Rust in Peace" è stato effettivamente il primo che io ho comprato. Inoltre apprezzo band come i Dream Theater e anche molto gli Opeth.

Cosa vi aspettate dal nuovo album?

Coen: Mi auguro che ai fan piacerà tanto quanto a noi. E spero che porteranno gli Epica ad un livello successivo.

Mark: Non mi aspetto niente, quindi non potrò mai essere deluso. Abbiamo dato il 100% di noi stessi per fare il miglior album possibile e siamo molto contenti, è tutto quello che possiamo dire o fare.

Cosa ne pensi del music business? Come si fa a giudicarlo?

Coen: Non si può vivere con esso e non si può vivere senza di esso. Non penso sia sbagliato, se non fosse stato per il music busines non saremmo dove siamo adesso. Ma ci sono anche un sacco di cose che sono sbagliate, per esempio la radio. Essi sostengono di mandare in onda tutto ciò che la gente vuole sentire, ma per quanto ne so non hanno mai suonato cose nostre qui in Olanda.

Mark: Sì, quando si dispone di un album al sesto posto in classifica nella top 100 ci si aspetta che sia sufficiente per ottenere qualche passaggio in radio, ma a quanto pare non lo è affatto.

Quali sono le principali difficoltà per una band come la vostra?

Coen: Ottenere che la tua musica venga trasmessa per la radio è già una cosa. Ma io non la vedo come una difficoltà, ma più come una sfida. Cerchiamo di fare il meglio che possiamo e lavoriamo duro, così se la radio non ci trasmette, è una loro perdita.

Mark: Il mio obiettivo non è quello di ottenere più passaggi radio, mi piace quello che abbiamo raggiunto e mi godo l'andare in tour, mi aspetto molto dai nostri concerti.

C'è qualche musicista con il quale desiderate collaborare un giorno?

Coen: Potrei citare alcune band con cui mi piacerebbe andare in tour, naturalmente, e ci sono anche pochi musicisti che mi piacerebbe avere su uno dei nostri album. Personalmente mi piacerebbe lavorare con Jordan Rudess dei Dream Theater, poiché egli è un grande esempio per me.

Mark: Mi piacerebbe lavorare con Mickael degli Opeth, un grande cantante.

Quali sono i programmi futuri per la band? Come volete promuovere il vostro nuovo album?

Coen: Ci saranno un sacco tour dopo l'uscita (16 ottobre) prima in Europa e poi negli Stati Uniti e Sud-America. Abbiamo un releaseshow previsto in Olanda e un grande spettacolo in Belgio.

Sarà di pubblicato un live CD o un DVD?

Coen: The Classical Conspiracy è uscito da poco tempo quindi non penso che ci sarà un CD dal vivo. Si parla di un DVD, ma ancora non so, non posso dirvi molto di più ancora.

Volete lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Coen: Grazie per il supporto e spero che vi godrete il nostro nuovo album! Cheers!

Mark: Senza voi ragazzi, il metal sarebbe morto, così mantenete accesa la fiamma!

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella

VULVARK - Vulvark


Questo è il classico disco solo per gli amanti del settore, in questo caso specifico, parliamo del black metal. Il disco è buono, segui i canoni del settore in modo eccellente ed è compsoto da ottimi brani egregiamente strutturati ed articolati, ma è un album che nel suo complesso stenta decollare, seguento una linea piatta. Tecnicamente la band ha buone qualità, questa è una componente palpabile che balza agli occhi con estrema facilità e nel complesso i Vulvark hanno anche delle discrete abilità compositive, sapendo bene quale è la strada tracciata ed i percorso da seguire. Toni esasperati, linee vocali struggenti ed un'atmosfera funera, oscura, cupa, sono queste le componenti principali della musica dei Vulvark, ecco perché chi adora il black metal aprrezzerà alla follia di un disco buono nel suo complesso, ma che non scopre nulla di nuovo e che si allinea con il folto numero di prodotti simili. Qualche assolo in più avrebbe pesato maggiormente sul giudizio finale, ma forse questa è una caratterista che al black metal serve realitamente. Bee la sezione ritmica, ben modulata e puntuale, produzione egregia. poche parole per dire che se non potete vivere senza black metal ed ascoltate solo questo genere questo disco fa per voi, mentre se amate spaziare e buttarvi anche su altri generi potete fare a meno di questo prodotto.

Voto: 6/10

Maurizio Mazzarella

MIDNIGHT IDOLS - Sworn To The Night


Avete amato alla follia l'heavy metal degli anni ottanta? La risposta è si? Allora buttatevi a capo fitto su questo disco, vi fara sicuramente impazzire. Si perché nella musica dei Midnight Idols c'è tutta l'essenza della N.W.O.B.H.M., "Sworn To The Night" contiene la grinta ed il carisma dei Saxon, la musicalità e la melodia dei due primi album degli Iron Maiden, gli assolti taglienti e tecnici dei Judas Priest e l'epicità dei primi albm targati Manowar. La componente determinate, l'influenza principale per essere più chiari, è sena dubbio quella che giunge di primi due lavori della "Vergine di Ferro", soprattutto nel suono delle chitarre e nella cura delle linee vocali, spesso infatti sembra di sentire il mitico Paul Di Anno e questo fa venire i brividi la pelle d'oca. Questo si che è un disco per nostalgici, ma quello che piace dei Midnight Idols è anche la cura degli arnagiamenti, pressoché perfetta e ben curata e quello stile cupo e dai tratti oscuri che rende questo progetto alquanto orginale. Ad un primo impatto al produzione sembra grezza e poco curata, ma è questa la componente determinante del disco, perché consente di effettuare un netto balzo nel passato, respirando un'aria di metallo che forse al giorno d'oggi non si respira più. Tornando al discorso d'apertura quindi, se avete amato il metallo tradizionale degli anni ottanta, fate vostro questo album e non ve ne pentirete.

Voto: 6,5/10

Maurizio Mazzarella

F.K.U. - Where Moshers Dwell


Gran bel disco per gli F.K.U., una band dedita al più puro e tradizionale heavy metal, se pur con toni esasperati, ma che comunque rendono onore alla scena con grande effetto. Pezzi compatti e granitici, ma anche dinamici ed iper veloci, corredati da eccellenti assoli di chitarra, tecnici e taglienti ed una sezione ritmica martellante, capace di picchiare duro senza sosta. Ben presenti i maestri del settore come palpabili influenze nella musica degli F.K.U. sullo stile degli Iron Maiden, dei Manowar, dei Saxon e dei Judas Priest, ma è palpabile anche la fortissima influenza dei Mercyful Fate e del miglior King Diamond solista. Ma questo "Where Moshers Dwell" non è solo un disco per nostalgici, perché il raggio d'azione degli F.K.W. risulta comunque pittosto ampio, vista la forte influenza proveniente da band come i Blind Guardian, i Primal Fear, i Sinner, i Grave Digger ed i Running Wild, ma anche da gruppi dal sound più solido e granitico come gli Iced Earth o a formazioni più brutali ed aggressive, con i doverosi limiti per il settore, sullo stile dei Jag Panzer. La produzione è buona, il disco scorre fluido e si lascia apprezzare dalla prima all'ultima nota, il che giustifica l'eventuale acquisto dell'album. Non aspettatevi quindi momenti spiazzanti, ma solo pezzi energici, grintosi e carismatici, cosa che va spesso a scapito della melodia, ma che non fa comunque perdere a questo disco la propria efficacia. Se siete dei difensori della vecchia scuola buttatevi a capo fitto su questo disco.

Voto: 6,5/10

Maurizio Mazzarella