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domenica 26 settembre 2010

GRAVE DIGGER - The Clans Will Rise Again


Se c'è una band capace di restare intatta nel tempo, sfornando costantemente album di immensa qualità, sono proprio i Grave Digger, band teutonica, che nel corso della propria carriera ha costruito un marchio inconfondibile nel campo sia del power metal di stampo prettamente tedesco, che dell'heavy metal a carattere mondiale. Non diciamo infatti una eresia se consideriamo anche questo pregevole "The Clans Will Rise Again" come l'ennesimo capolavoro partorito dalla band di Chris Boltendahl, che nell'occasione presenta il nuovo chitarrista Axel "Ironfinger" Ritt, che ha preso recentemente il posto del più noto Manni Schmidt, che a sua volta circa dieci anni fa subentrò al mitico Uwe Lulis, attualmente mente dei Rebellion. "The Clans Will Rise Again" è il quattrodicesimo disco targato Grave Digger (il secondo edito per la Napalm Records), che tornano sul mercato discografico a distanza di un solo anno dall'eccellente "Ballads of a Hangman" e contiene tutte le componenti per fare impazzire un potenziale fan del gruppo teutonico. Rabbia, energia, grinta, potenza ed una buona dose di grande tecnica, tutte caratteriste sempre presenti in un disco targato Grave Digger. Nel complesso, "The Clans Will Rise Again" non si discosta molto dai suoi predecessori, non ci sono grossi elementi di novità, ma a differenza anche del suo predecessore, ha un marcia in più, data dall'entusiamo scaturito dal recente cambio di formazione. La prova di Chris Boltendahl dietro al microfono è sempre impeccabile, ma non è un caso che spicca in modo evidente la prestazione del chitarrista Axel "Ironfinger" Ritt, assolutamente impeccabile in ogni frangente. Detto questo, lo stile di fondo ricorda in modo marcato "Turnes Of War", forse il migliore capitolo targato Grave Digger e questa è una sensazione che permane per tutta la durata del disco. Provate ad esempio ad ascoltare "Paid In Blood" e vi verrà alla mente con estrema facilità la mitica "Dark Of The Sun". L'unica nota dolente, è forse contenuta nella produzione, che non sempre si dimostra all'altezza per via di un suono molto crudo e ruvido e poco pulito. Ma l'essenza della musica è rimasta intatta ed è la cosa che realmente conta. Avanti così Grave Digger!

Voto: 8,5/10

Maurizio Mazzarella

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