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lunedì 12 settembre 2011

DOOMRAISER - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Doomraiser in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "Mountains of Madness". Ci risponde il bassista del gruppo Andrea "BJ" Caminiti:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Ok, vediamo un po’. Diciamo che con il nuovo disco abbiamo proseguito il nostro cammino musicale esplorando, alla nostra maniera, l’immenso mondo del DOOM ed incrementandolo con quelle che sono le influenze musicali, caratteriali ed emozionali di ognuno di noi. Cosa sempre fatta questa, ma con il tempo passato assieme come band tra tour, studio o anche semplicemente con i tanti momenti condivisi, il tutto si è, per così dire, ulteriormente evoluto. Siamo sempre più unica entità, ci capiamo, apprezziamo e sopportiamo con più maturità e stima e questo ovviamente si ripercuote favorevolmente anche a livello musicale. Per chi non ci conoscesse posso dire, invece, che facciamo doom, il metal delle origini come mi piace dire e puntualizzare, nel periodo in cui viviamo. Siamo partiti con il primo disco suonando in un certo senso più classici, ma andando avanti e maggiormente con questo terzo disco, stiamo mostrando con più disinvoltura come ci si possa spostare, secondo la nostra personalità di band, senza paura e con fluidità, tra le varie sfaccettature del genere unendo anche altri elementi senza perdere di vista ciò che siamo. Una doom metal band senza paura di osare.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Direi cinque persone che nel momento in cui volevano dare vita ad un suono simile casualmente e direi anche fortunatamente, si sono trovate a condividere la stessa passione. Ecco la nascita della band. Alcuni di noi erano già amici tra loro, gli altri lo sono diventati. Volevamo solamente dare il nostro tributo alla grande famiglia e alla grande sensazione del DOOM. Tutto questo è successo alla fine del 2004. Da lì è partito tutto e la nostra strada ci ha portato a pubblicare tre dischi, tre 7 pollici, a girare più volte l’Europa tra tour e festival ricevendo apprezzamenti per noi inaspettati. Una grande soddisfazione per noi, visto che non ci riteniamo e tantomeno cerchiamo di fare nulla di nuovo, ma solo al meglio quello che ci piace.

Come è nato invece il nome della band?

-Come detto volevamo tributare il genere, niente più e nel momento in cui ho proposto ai primi l’idea di tirare su la band avevo pensato anche al nome che desse un po’ anche questa idea di appartenenza e di intenti. E’ piaciuto ed ecco a voi Doomraiser.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-I testi hanno una grande importanza nella nostra musica, non è un semplice completamento della canzone. Anche il testo, con le sue tematiche, contribuisce a creare quella che è l’atmosfera del pezzo. Per quanto riguarda in particolare in nostro ultimo disco i testi ruotano intorno all'universalità della conoscenza e sulla sua presenza in vari luoghi sparsi nel mondo. Ci sono luoghi sparsi nel nostro pianeta, dalle Piramidi in Egitto ai Menhir in Europa, che testimoniano l’armonia che l’uomo possedeva nei confronti della natura e dell’universo intero, le cosiddette “Impronte degli Dei”. Uomo che sapeva interpretare i simboli del cielo e della terra. Si parla di tempi passati però, ora l’uomo crede di avere in mano la conoscenza. E’ quello che dice almeno, ma è lontano da essa. La scienza non accetta le verità nascoste nel “mondo” esoterico tale da presentarlo in maniera “negativa”. Le stesse religioni non le accettano. Smonterebbero tutto ciò che hanno costruito riguardo il loro pensiero e le loro teorie.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Credo proprio le atmosfere che creiamo con la nostra musica e che con questo disco sono diventate più rituali. Mettere il disco dall’inizio alla fine è una sorta di celebrazione, così come un nostro concerto o singolo pezzo. Noi stiamo comunicando con la nostra musica e tutto quel che ne scaturisce è molto profondo, intimo in quanto viene dal nostro proprio essere persone con molta sincerità e ripeto naturalezza. Il nostro incedere pesante e ossessivo vuole portare l’ascoltatore tra noi ed entrare con noi in questa sorta di celebrazione che può essere il singolo disco o il live. Pesanti e ossessivi, ma non banali e con tanta dinamica allo stesso tempo. Un nostro disco è un viaggio da affrontare assieme.

Come nasce un vostro pezzo?

-Si comincia a suonare tutti assieme partendo da un qualsiasi riff che può essere uscito dall’idea di qualcuno di noi o nel momento in cui cominciamo a provare. Poi cerchiamo di dargli seguito suonando. E’ una sorta di lavoro ciclico in cui un riff ne chiama un altro e poi l’altro un altro ancora. Tutto questo fino a quando non sentiamo il pezzo sia finito e ci soddisfi. Diciamo che tutto avviene, e ripeterò la solita parola, ma è la realtà con cui tutto nasce e si muove nella band, naturalmente. Succede anche che suonando non si riesca ad andare avanti, quindi il tutto viene o accantonato per un po’ per riprenderlo successivamente se ci troviamo ispirati e vedere cosa succede, se c’è il feeling giusto che nasce da quei riff o si abbandona da subito. E’ quindi un lavoro di insieme. E’ un lavoro portato avanti dall’entità Doomraiser che nasce dal momento che le energie di tutti noi della band si uniscono.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Sono tutti nati dalle nostre sensazioni, quindi è difficile dire quello a cui io mi senta più legato. Proprio parlando del lato emozionale poi questo può variare costantemente in base allo stato d’animo in cui ci si ritrova volta per volta. Una volta può essere uno, una volta un altro. Ci penso e di getto direi “Vampires of the Sun”, ma poi mi verrebbe da dire “Phoenix”. Se ci penso ancora però poi come non posso dire “Like a Ghost” e l’impatto e il groove che tira fuori “Mountains of Madness”. Insomma, capisci è una cosa variabile costantemente e comunque sono stati partoriti da noi quindi, a loro modo, ognuno ha un legame profondo con noi. Dentro c’è tanto di ognuno di noi.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Senza dover per forza fare nomi dico solamente quelle che mi danno emozioni vere con la loro musica. In generale il doom, ma non parlo solo di genere musicale perché il doom è molto più.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Il live è fondamentale per noi e lo ripeto spesso, dovrebbe esserlo per una qualsiasi band. Non riesco proprio a scindere la musica di un gruppo dal concerto. Ovviamente saremo on the road a solito nostro modo sia in Italia che all’estero. Rimanete quindi sintonizzati per sapere se passeremo dalle vostre parti e preparate i boccali belli pieni. Abbiamo poi in cantiere un idea molto particolare per una band del nostro genere per un prossimo EP.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Non ci abbiamo mai pensato e sinceramente ad un disco live preferisco sicuramente farne uno con delle nuove canzoni.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-La scena italiana in generale è molto attiva e ci sono proposte di grande qualità. Finalmente si è affacciata con dignità all’estero anche se continuo a ripetere che la sola qualità non è la sola cosa che la faccia crescere e uscire come si deve, ci serve professionalità e questa è una cosa che continuo a non trovare in molte. Quest’ultimo è un fattore che purtroppo porta a faticare di più chi ha tutte le potenzialità per ricevere ancor più riscontri. Non voglio risultare antipatico dicendo questo, ma semplicemente spero sia preso come un consiglio per consolidare e far apprezzare quanto di buono abbiamo musicalmente in casa nostra. Quel che dico è dettato dalla passione e da tutto quello che do per la musica che a noi piace.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet è utile sotto molti aspetti della comunicazione. E’ più facile raggiungere posti diversi e lontani con più velocità confronto a prima e questo è un gran vantaggio anche per la visibilità di una band, noi compresi anche se non si può e si deve far affidamento solo a quello. Ha fatto, però, nascere una certa pigrizia musicale. E’ indubbiamente il motivo maggiore per cui i dischi si vendono molto meno e le band faticano di più a vicere, ma la cosa peggiore è proprio che ha rovinato le orecchie della gente. Hanno la musica a portata di un click e non ci si alza più per spingere play sul un lettore cd, figuriamoci poggiare una puntina su di un vinile! Ho tirato fuori entrambi i supporti perché la differenza qualitativa è enorme da tutto ciò che si trova in rete. Anche i brani con la qualità più alta sono inferiori a quelli di un cd e figuriamoci di un vinile. Se una persona è appassionata di musica la vuole ascoltare. La comodità ha fatto quindi perdere la vera passione. Io stesso rimango sorpreso quando a volte sento qualcosa scaricato da internet in attesa recuperi il cd o vinile originale. Spesso mi succede che dica ed esprima giudizi negativi su quel lavoro di quella band, ma poi quando mi arriva l’originale l’opinione cambia totalmente. Se la gente vuole continuare a scaricare ed utilizzare internet in maniera negativa nei confronti di una band, lo faccia pure, liberissima e non ne faccio un problema. Ci si vedrà probabilmente ad un concerto, anche se la “pigrizia” e il non saper più ascoltare veramente la musica si ripercuote anche nel settore live.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Se come musicista senti le tue sensazioni e vibrazioni uscire fuori da quel che suoni, grazie anche al supporto di tutti gli altri nella band, senti il tuo talento valorizzato. Noi cerchiamo di fare al meglio quello che ci piace e quindi ci sentiamo soddisfatti, ma mai al cento per cento. Quanto fatto ci stimola a far meglio subito dopo perché ci da a sua volte nuove sensazioni e nuove vibrazioni. Arrivare ad un punto te ne fa vedere uno ancor più avanti ed è sempre lì che bisogna puntare.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Io personalmente con Lee Dorrian per la passione ed il significato che con la sua band, i Cathedral, hanno avuto e continuano ad avere nella mia vita. Wino per il suo grande talento che ha dimostrato in tutti i suoi progetti. Ora penso ad un batterista e direi che ho pronto il mio nuovo side project (eh eh!).

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Ringrazio voi per lo spazio che ci state dedicando e spero che ciò invogli chi non ci conosce a dare un ascolto al nostro nuovo disco intanto e che ciò sia uno stimolo ad inoltrarsi nel nostro mondo. Per tutti gli altri do appuntamento ad un nostro live. IN DOOM WE TRUST

Maurizio Mazzarella

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