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giovedì 21 aprile 2011

LUIGI SCHIAVONE - Intervista all'Artista


Intervista al noto chitarrista Luigi Schiavone (Enrico Ruggeri Band), in occasione della pubblicazione del suo ultimo lavoro in studio da solista "16 Steps To The Sky", edito da Videoradio. Ringraziamo sentitamente Beppe Aleo per averci dato la possibilità di intervistare questo grandissimo artista:

"16 Steps To The Sky" giunge moltissimi anni dopo "III", nonostante tu sia abbastanza prolifico come autore. Perché? E cosa hai fatto nel frattempo oltre a collaborare come di consueto con enrico Ruggeri?

-Sostanzialmente l’input per la realizzazione di questo cd è arrivato da Beppe Aleo di Videoradio. Io avevo nel “cassetto” parecchie idee, spunti, giri armonici che non avevo sviluppato per dare priorità ad altri progetti legati al lavoro con Ruggeri. Non ho fatto altro che prendere le cose che anche a distanza di tempo mi sembravano più interessanti e svilupparle. Anche se può sembrare strano, lavorare con Enrico è molto impegnativo perché è un’artista iperattivo, sia in studio che dal vivo… insomma non ci sono molti periodi liberi!

Questa volta i brani sono tutti strumentali… è la chitarra a cantare! Quali i motivi di questa scelta?

-Non ho mai amato cantare, e pur avendo realizzato tre cd in questa veste, non mi ci sono mai sentito a mio agio. Quindi dopo il terzo ho deciso che non era più il caso di propormi in una dimensione nella quale non mi muovevo bene. A dimostrazione di questo c’è il fatto che non ascolto mai quei tre cd proprio perché mi da fastidio il suono della mia voce!

La varietà dei brani di "16 Steps…" dimostra quanto tu non sia un semplice axeman ma un artista completo che privilegia l’aspetto compositivo e mette la tecnica a servizio del risultato finale. Ce ne puoi parlare ?

-Non mi sono mai considerato un chitarrista “tecnico” e m’imbarazza molto essere soltanto accostato a degli autentici miti del chitarrismo italiano. Sono un autodidatta totale e per me la chitarra è stata semplicemente uno strumento col quale trasmettere le mie emozioni…così come lo è stato il pianoforte. Molte delle mie composizioni infatti nascono dalla tastiera e non dalla chitarra. In più, in tutti questi anni di lavoro con Enrico (che comunque spazia in tanti generi musicali) mi sono anche interessato e applicato per la realizzazione dei “vestiti” delle canzoni. Insomma, per farla breve, la musica per me non è solo suonare la chitarra, ma cimentarmi anche in altri campi. E questo cd ne è la prova.

Anni fa in un intervista sul mitico Guitar Club affermasti che Malmsteen era il tuo chitarrista preferito. E’ ancora così? Quali altri chitarristi segui in particolare ?

-Anni fa avevo anche i capelli lunghi e ascoltavo solo quel genere di musica! Poi ho aperto un po’ l’orizzonte ( e perso i capelli!)… Pur riconoscendo ancora oggi a Malmsteen la creazione di un filone e l’inizo dell’era del “super chitarrista”… quello da tante note al secondo! In questo momento, parlando di chitarristi quello che ritengo pi_ completo e che coniuga meglio tecnica, gusto e creatività è Joe Satriani. Diciamo che “compro a scatola chiusa”! ( e sottolineo COMPRO!) Un altro grandissimo è Robben Ford. Insomma già da questi due nomi puoi capire come sia ben disposto anche verso generi che non fanno parte delle mie radici musicali. Ascolto è apprezzo un po’ di tutto. Potrei farti tanti altri nomi.

Qui in Italia quali sono i ‘colleghi’ di strumento che stimi di più?

-Tutti quelli della “vecchia guardia”! Dodi Battaglia, Maurizio Solieri, Ricky Portera, Mario Schilirò, Alberto Radius! Un altro grandissimo chitarrista (molto sottovalutato!) è Santino Rocchetti… una forza della natura! Poi ci sono quelli con i quail ho avuto la fortuna e l’onore di suonare nei concerti de “La notte delle Chitarre”: Luca Colombo, “Cesareo”, Max Cottafavi, Giuseppe Scarpato, Fabrizio Consoli… spero di averli citati tutti! Ma non posso dimenticare nemmeno Andrea Braido, Chicco Gussoni, Massimo Varini, Giorgio Cocilovo, il grandissimo Giorgio Secco, Andrea Fornili degli Stadio, Riccardo Cherubini, Mario Manzani, Giacomo Castellano, il “trio Ligabue” (Poggipollini, Previte, Bossini)… Insomma ho grandissima stima per il chitarrismo italiano, in tutte le sue espressioni…Sicuramente avrò dimenticato qualcuno ma spero che mi perdoneranno!

Tu ed Enrico siete partner artistici da sempre. Per andar avanti ininterrottamente per così tanto tempo bisogna essere grandi amici immagino! Ci parli della vostra partnership sia a livello tecnico, sia umano ?

-Più che altro credo che serva essere “complementari”. Il nostro sodalizio dura ormai da più di 30 anni proprio perché siamo caratterialmente diversi e proprio per questo il rapporto artistico è sempre molto stimolante. Ho iniziato a lavorare con Enrico, sia in studio che dal vivo, dal suo primo disco solista “post Decibel” (1981) e la collaborazione dura ancora adesso. Lui è molto “buona la prima” io invece vorrei sempre rifare tutto…così in genere ci si incontra a “metà strada”… Poi chiaramente avendo fatto questo lungo cammino insieme c’è anche un rapporto d’amicizia che va al di là della collaborazione artistica. Condividiamo anche altre passioni, quella per il calcio, per esempio, (anche giocato, nonostante l’età!) e questo aiuta a cementare il rapporto.

Parlando principalmente di metal qui siamo tutti fanatici del Pino Scotto nazionale con cui tu hai collaborato più volte, vedi Progetto Sinergia o la penultima fatica solista di Pino (il brano "Predatori Della Notte" in "Datevi Fuoco"). Ce ne parli ?

-Pino è l’ultimo autentico e genuino “rocker” italiano! E’ stata quella con il “Progetto Sinergia” purtroppo solo una brevissima parentesi ma molto esaltante. E’ stato molto emozionante ritrovarsi in studio e collaborare di nuovo insieme qualche anno fa per il “remake” di quel brano. Pino è un grande… non si discute!

Giri l’Italia in lungo ed in largo (ho avuto la fortuna di apprezzarti live quattro volte…). Hai nel tuo carniere centinaia di serate. Che emozioni dà il live al Luigi Schiavone chitarrista?

-Centinaia?!... direi migliaia! Tanto per farti capire… nel 1995, durante un concerto, mi è stata consegnata una targa sul palco (devi sapere che Enrico tiene il conto di tutte le presenze dei suoi musicisti, con date, luoghi, scalette… insomma una cosa maniacale! E tutto scritto a mano su quadernetti!) dei 1000 concerti! Siamo nel 2011… fai due conti! Il momento del concerto è sempre molto emozionante... io preferisco quello in teatro, più raccolto, più intenso. E’ anche vero che ogni tanto mi sembra di suonare col “pilota automatico” soprattuuto nei brani “storici”! Prorio per questo motivo ogni tanto ci divertiamo a stravolgere un po’ l’arrangiamento.

Nel digipack del cd fa bella mostra di se la tua Schecter Signature. Quali le peculiarità di questo strumento in origine e dopo le varianti apportate sotto tue direttive ?

-Da anni collaboro con Gold Music che è l’importatore italiano di vari marchi, tra i quail Schecter. Usavo già delle Schecter e in particolar modo ero “inamorato” della S-1 Elite. Quando mi è stato proposto di realizzare un modello “signature” partendo già da una chitarra in produzione è stato molto semplice: ho fatto apportare alla S-1 Elite le modifiche che ritenevo più funzionali. Pickup Seymour Duncan “JB” e “’59” splittabili, meccaniche autobloccanti, segnatasti meno “gotici”, manopole zigrinate e colore “inedito”. La miglior pubblicità è data dal fatto che l’ultimo tour è stato fatto usando solo quella chitarra durante tutto il concerto. La collaborazione con Gold Music comunque è proseguita anche con gli amplificatori Kustom (sono endorser internazionale), le chitarre acustiche Breedlove, i pedali T.Rex e le corde Rotosound.

Anche se principalmente parliamo di metal, abbiamo la sana abitudine di parlar spesso anche di tutta quella musica di spessore, rock, prog, pop che sia, che si produce nel nostro paese… A te la chiusura di quest’intervista!

-Che dire? Grazie "dell'ospitalità" e spero di incontrarvi a qualche concerto… Rock on!

Intervista di Salvatore Mazzarella

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