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martedì 15 febbraio 2011

RITUAL OF REBIRTH - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Ritual Of Rebirth in occasione della pubblicazione del loro lavoro in studio "Of Tides And Desert". Ci rispondono Alessandro Gorla (voce) e Fabio Palombi (chitarra del gruppo e produttore del disco):

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-FABIO: Certamente! Of Tides and Desert è la nostra seconda fatica in studio, lo descriverei come un disco che suona molto moderno, potente, veloce ed aggressivo in decisa contrapposizione con il precedente Ethical Disillusion sia dal punto di vista musicale che da quello più pratico della produzione. Lo trovo un disco vario, ogni pezzo ha la sua identità ben distinta ma nonostante tutto il materiale suona molto compatto. Scendendo più nel tecnico, Tides è un disco pensato con lo scopo di risultare molto aggressivo e diretto mantenendo però alcune caratteristiche fondamentali del nostro sound, quali la semplicità degli arrangiamenti unità ad una certa ricercatezza armonica, caratteristiche presenti anche sul precedente Ethical Disillusion. Di conseguenza abbiamo adattato anche il nostro sound alle sonorità che abbiamo scelto per questo disco, optando per una produzione più moderna e forse meno calda ma sicuramente molto più d'impatto in contrapposizione a quella del debut album. Il fatto poi di averlo potuto produrre e registrare autonomamente nel mio studio ci ha aiutato forse a vivere sia la fase compositiva che quella della registrazione fisica delle tracce in modo molto meno stressante rispetto al passato, contribuendo a rendere i brani ancora più "nostri" e permettendoci il lusso di spendere molto più tempo in tutte le fasi della produzione.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-ALESSANDRO: La band è in attività da ormai dieci anni. Dai classici pomeriggi in cui ancora minorenni si passava il tempo a suonare e bere birra, il gruppo è naturalmente maturato sino a quello che vedi oggi, ovvero 5 persone che sanno esattamente cosa vogliono fare e dove vogliono andare! Personalmente, sono entrato in formazione nel 2007, anno in cui le cose hanno iniziato a stabilizzarsi. Negli anni precedenti infatti la band ha subito strappi e lacerazioni varie: della formazione originaria sono rimasti solo Fabio (chitarra) e Nico (basso). Oggi possiamo dire che questo processo è servito a dar vita per passaggi graduali alla formula Ritual 2011: una alchimia precisa, concentrata, determinata!

Come è nato invece il nome della band?

-FABIO: Il nome della band risale ormai a più di 10 anni fa quando ancora ero un metallaro adolescente ed anche piuttosto incosciente quindi all'epoca la mia fu una scelta dettata prevalentemente da fattori estetici. Col passare degli anni però è come se l'alone di spiritualità che avvolge il nostro nome avesse preso il sopravvento sulla nostra musica e sul modo in cui viene pensata, vissuta e composta. Considerando la nostra storia, che è molto lunga e costellata di bellissimi momenti ma anche di eventi anche molto tragici ora come ora penso che non potremmo avere un nome più azzeccato per descrivere gli interminabili cicli di "morte" e "rinascita" di cui siamo stati protagonisti.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-ALESSANDRO: la musica è comunicazione: le note nutrono il cuore e lo stomaco, i testi il cervello. In questo senso, tendo a dar molto peso a quello che scrivo. Non si tratta di diffondere messaggi come fossimo profeti, semplicemente di condividere quello che sentiamo e pensiamo, la nostra prospettiva sul mondo. Of Tides And Desert parla principalmente di conflitto sociale. Questi sono tempi bui, in cui le persone vengono private dei diritti più elementari, ammesso che li abbiano mai avuti, tutto a vantaggio degli inquilini del piano di sopra. I testi raccontano la realtà del conflitto, la necessità della lotta, il disprezzo per l'indifferenza e l'individualismo.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-FABIO: Penso che la nostra proposta musicale sia piuttosto ricca e variegata pur rimanendo nell'ambito cosiddetto estremo e che quindi possa attrarre o comunque risultare interessante per un pubblico vasto. Siamo una band che solitamente piace anche al di fuori dell'ambito metal grazie forse all'attenzione che riponiamo nella cura dell'aspetto melodico dei nostri pezzi e per gli arrangiamenti che cercano di risultare freschi, moderni e interessanti nonostante il nostro amore per i grandi classici sia tutt'altro che velato!

Come nasce un vostro pezzo?

-ALESSANDRO: Diversamente dal primo disco, che è uscito quasi interamente dalle mani di Fabio, Of Tides And Desert ha visto la partecipazione attiva di tutti i membri della band alla stesura dei brani. C'è è stata una prima fase, durante la quale Fabio, Ermal e Nico (rispettivamente chitarristi e bassista) hanno messo insieme le idee, e scritto una bozza dell'album. Erik, il batterista, ha avuto il materiale, ci ha lavorato su, e successivamente abbiamo iniziato a provare in sala, per lavorare tutti insieme sulle parti e gli arrangiamenti. Nel frattempo abbiamo anche registrato parecchio, sicché io ho potuto iniziare a scrivere i testi, ragionare sulle metriche, e quant'altro. Siamo soddisfatti del risultato, è assolutamente appagante per tutti ed ognuno di noi vedere come un lavoro condiviso, pur con la sua difficoltà, possa aggiungere colori e sfumature agli input individuali.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-FABIO:Dal punto di vista tecnico in genere quando si finisce di registrare un album si pensa sempre che qualcosa sarebbe potuto venire meglio, oppure che un pezzo non sia venuto come lo si era pensato in fase di composizione, ma devo dire che questa volta sono molto convinto della resa di tutti i brani. Parlando invece di emozioni e legami musicali, sono molto legato in particolare a 3 brani : Leeches, Sick Shylock e The Blind Watchmaker. Leeches è un finto mid-tempo molto melodico e groovoso, supportato da un ottimo arrangiamento melodico che rispecchia al 100% il mio gusto melodico/musicale personale... forse mi piace soprattutto perchè è uno dei pochi brani che ho composto interamente io, quindi è piuttosto inevitabile che io lo "senta" un po' più degli altri!!!! Sick Shylock è a mio gusto il brano meglio riuscito del disco, è un pezzo molto potente, caratterizzato da riff monolitici che spingerebbero ad un po' di sano headbanging anche un hippie ancora in acido dagli anni 70, è davvero il nostro brano più potente di sempre! Quanto a The Blind Watchmaker, è un pezzo di cui sono molto orgoglioso, è sicuramente il momento più emozionale del disco, è un lungo viaggio molto coinvolgente, il pezzo ideale per concludere un disco come Of Tides And Desert.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-FABIO: Penso fermamente che il proprio gusto musicale si formi nei primi anni di "ascolto" della nostra vita quindi a livello personale mi sento molto più influenzato da band quali Pink Floyd, Queen, Led Zeppelin e soprattutto dalla scena grunge (Alice in Chains su tutti!). Per quanto riguarda invece il metal ti citerei band quali : Carcass, Fear Factory, Pantera, Meshuggah, Machine Head, Death... penso che siano per tutti influenze molto marcate se si vuole suonare Metal estremo. Parlando del nostro disco, sono convinto che possa piacere molto a chi come noi ha consumato Heartwork e Slaughter of The Soul ma non disdegna band più recenti quali ad esempio i Devildriver!!!!!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-ALESSANDRO: Con quest'album abbiamo deciso di allontanarci dal sentiero battuto, per avventurarci in terre affascinanti, a nostro avviso ricche di opportunità. Fuor di metafora, abbiamo deciso di non legarci ad alcuna etichetta, e tantomeno distributore ufficiale, per avere il pieno controllo del materiale. L'album è uscito in allegato a Rock Hard di febbraio, e a fine mese sarà disponibile sul sito www.jamendo.com in distribuzione gratuita con licenza CreativeCommons, che permette ai fan di scaricare gratuitamente e legalmente l'album. Stiamo già fissando un po' di date in giro, parlare di tour in Italia è fuori discussione, non ci riescono i gruppi affermati, non vale neppure la pena provare. Diverso discorso per l'estero. Fabio ed Ermal nel 2010 hanno fatto due tour europei con l'altro gruppo in cui suonano - Nerve - con band quali Decapitated e Hate. Proveremo a organizzare qualcosa del genere, appena varcate le Alpi tutto pare più semplice, in effetti.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-FABIO: No, questa è una cosa che al momento non siamo in grado di mettere in produzione per ovvie ragioni legate quasi esclusivamente al budget che abbiamo a disposizione. Quello che posso anticiparti però è che realizzeremo presto un videoclip per dare ancora più forza al lavoro di promozione di cui ci stiamo autonomamente facendo carico e penso che ciò avverrà nei prossimi mesi, quindi anche per questo non ci faremo attendere.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-ALESSANDRO: La scena italiana è vivacissima e molto fertile. Noi apparteniamo alla "seconda generazione" di musicisti metal, che ha prodotto una serie di bands validissime, molte delle quali meriterebbero un'opportunità anche all'estero, circuito dal quale purtroppo l'Italia è tagliata fuori, tranne poche eccezioni. Oggi si sta affacciando la "terza generazione", gruppi di ragazzi magari giovanissimi che però hanno un livello tecnico assolutamente rispettabile, nonché idee e passione. Crediamo profondamente nella scena underground, e la supporteremo sempre. Il problema, come accennavo prima, è che l'Italia dal punto di vista della cultura musicale è impermeabile alla musica estrema, e questo ha forti ripercussioni sulla dimensione, i numeri della scena.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-ALESSANDRO: come ti accennavo prima, internet per noi è uno strumento fondamentale. Abbiamo sempre condiviso la nostra musica in rete, anche se sino ad oggi in maniera forse un po' timida. Per Of Tides And Desert il discorso sarà diverso. A fine febbraio affideremo a internet la diffusione del nostro lavoro in forma gratuita, attraverso Jamendo, che è il principale portale di distribuzione della musica con licenza CreativeCommons. A prescindere dalle posizioni di ognuno sulla "musica libera", la musica in rete, il download e quant'altro sono fenomeni di fronte ai quali continuare a lamentarsi senza coglierne le enormi opportunità inizia ad essere un atteggiamento un po', come dire, sterile. Questo non significa che siamo dei filantropi, ma semplicemente che la rete è uno strumento di promozione potentissimo, e intendiamo sfruttarlo. Cercheremo di suonare il più possibile, e chi vorrà supportarci potrà farlo venendoci a vedere, comprando il merchandise, oppure Of Tides And Desert in cd, con lo splendido artwork disegnato da NerveDesign.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-FABIO:Il metal in generale è un tipo di musica che lascia molto spazio alla creatività, che forse è davvero l'unico elemento di virtuosismo che inseguiamo di anno in anno. Quindi direi che in definitiva il genere che suoniamo valorizza molto il nostro "talento" se così lo si vuol chiamare, ma come band non abbiamo mai avuto un atteggiamento particolarmente tecnico, ci concentriamo più che altro sul lato comunicativo ed emozionale dei brani. Mi piace pensare che la gente in futuro si ricordi di noi perchè abbiamo saputo scrivere dei pezzi che hanno un'anima, che sanno trasmettere emozioni piuttosto che sentirsi elogiare per la tecnica con cui li eseguiamo.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-FABIO: Senza ombra di dubbio Devin Townsend. A livello personale è la mia più grande fonte d'ispirazione e penso che se dovessimo mai fare qualcosa con lui, non riuscirei neanche per un secondo a mantenere un atteggiamento serio e professionale da quanto lo adoro!!!! Mi piacerebbe moltissimo che producesse un nostro disco, ma mi sembra piuttosto impossibile!!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-ALESSANDRO: Assolutamente sì! L'idea è questa: visitate la nostra pagina Jamendo all'indirizzo www.jamendo.com/ritual_of_rebirth, scaricatevi Of Tides And Desert, e lasciateci un feedback! Grazie, ci vediamo in giro! Join the Ritual!

Intervista di Maurizio Mazzarella

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