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sabato 27 novembre 2010

OMAR PEDRINI - La Capanna dello Zio Rock


Non posso negarlo, i Timoria hanno avuto un ruolo importante nella mia formazione umana e musicale ed anche per diversi motivi. Sono cresciuto sulle note di grandi dischi come "Viaggio Senza Vento" e "2020 Speedball", con canzoni che hanno accompagnato la mia adolescenza dandomi la possibilità anche di scoprire il mio lato più profondo. Per questo, ogni volta che ascolto qualcosa legata ad Omar Pedrini, non posso che provare un forte senso di nostalgia. Il divorzio da Renga mi ferì molto, ma mi ha ferito ancora di più la lunga pausa dei Timoria. Mi ha sempre però tranquillizzato, il fatto che Omar Pedrini, nonostante tanti intoppi, sia sempre riuscito ad andare avanti, cercando di diffonfere il suo credo e la sua anima poetica, perché il cuore pulsante dei Timoria è sempre stato lui. Passiamo però al disco. "La Capanna dello Zio Rock" è un altro capitolo del nuovo percorso da solista intrapreso dall'artista bresciano ed è una sorta di album nostalgico, che contiene dei brani inediti, ma che rivisita alcuni dei vecchi brani targati Timoria, rivisti in una nuova veste e cantati esclusivamente da Omar Pedrini. Non c'è Renga dietro al microfono, ma "Senza Vento" e "Sangue Impazito" fanno ancora scorrere i brividi lungo la schiena e guadagnano in fascino con la voce di Omar. Fa effeto ascoltare anche "Bella Bambola" in questa nuova veste, un brano estrapolato dal controverso "Eta Beta", l'ultimo disco dei Timoria con Renga, che avrebbe meritato molto di più di quello che raccolse all'epoca, propria per la voglia di Pedrini e compagni di rischiare e provare a fare qualcosa di diverso. Qualcosa di diverso, c'è anche in questo "La Capanna dello Zio Rock", perché Pedrini riesce nell'impresa di trasmettere il proprio stato d'animo mentre canta ogni singola canzone e questa è una dote assoluta che non è certamente in possesso di tutti gli artisti. Perché Pedrini è un artista puro, cresciuto nel nome del rock, capace di farsi le ossa per strada. Non scorderò mai l'episodio quando i Timoria, giovane band degli anni novanta, fu capace di montare il palco senza alcun aiuto in quel di San Pietro in Bevagna, guarda caso meta turistica vicina alla mia Taranto. E' facile andare fuori tema con Omar Pedrini, perché è ancora uno dei pochi veri poeti rimasti nel mondo della musica, poesia che risulta assolutamente presente in questo eccellente "La Capanna dello Zio Rock", un disco che vede la presenza anche di numerosi ospiti, tra i quali spiccano "Morgan" ed Enrico Ghedi, vecchio compagno proprio dei Timoria. Splendida l'esecuzione di "Verso Oriente", pregevole nel completo cantato di Omar, in un brano, che originariamente, nello splendido "Viaggio Senza Vento", vedeva la presenza di un certo Eugenio Finardi. Splendida anche "Sole Spento", un brano intenso e profondo, che Pedrini canta con immenso sentimento. "La Capanna dello Zio Rock", è un disco che mi ha strappato un sorriso, perché mi ha fatto balzare in un passato che è stato importante per me, come per tanti altri fan dei Timoria. Ma può essere un disco importante anche per i nuovi fan di Pedrini, per conoscere il passato di un artista d'immenso spessore. Chiudo con l'augurio che i Timoria un giorno possano tornare insieme, ma solo per far trionfare l'arte. Nel frattempo, godetevi "La Capanna dello Zio Rock".

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella

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