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venerdì 5 novembre 2010

KAMELOT - Poetry For The Poisoned


Da punto di vista personale, ritengo che i Kamelot siano una grandissima e validissima band. Un gruppo che deve essere assolutamente considerato immenso al pari di quei musicisti che hanno fatto grande la storia della musica in genere ed in particolare del metallo a livello mondiale. Il motivo è semplice. Perché i Kamelot hanno sempre confezionato grandissimi album, tutti nel complesso uniti da un unico filo conduttore stilistico, ma sempre diversi tra loro e compunque capaci di consentire al gruppo americano, di evolversi come band e come musicisti, mantenedo intatta una coerenza di fondo, esplorando anche nuovi territori, affrontando conseguentemente nuove avventure spesso pericolose, dalle quali ne sono sempre usciti fuori con grande successo ed abilità, rinforzando di conseguenza il loro spessore artistico. I Kamelot sono attivi ormai da poco meno di venti anni e con questo nuovo "Poetry For The Poisoned", che giunge a distanza di tre anni dal precedente "Ghost Opera", hanno inciso complessivamente ben nove dischi. La svolta creativa, è arrivata nel 1999 con "The Fourth Legacy", ma è con lo splendido "Karma" nel 2001 che i Kamelot hanno raggiunto davvero il livello massimo di maturità, in un disco dove il metal ha incontrato la poesia e l'ispirazione. Poi sono seguiti album di un elevato livello artistico, tra i quali anche "Epica" e "The Black Halo", ma con "Poetry For The Poisoned" hanno questa volta cercato di fare qualcosa di diverso, confermando nuovamente la loro grandezza, sia come gruppo, che come artisti e musicisti. Siamo di fronte ad un disco molto ispirato, che rende come sempre onore allo stile musicale di fondo dei Kamelot, ma questa volta la band di Thomas Youngblood ha cercato di rendere più oscuro e cupo il proprio sound, senza mai rinunciare alla melodia ed alla poesia, componenti assolutamente immancabili nella loro musica, lasciandosi costantemente trasportare dalla propria ispirazione. In tutto questo, i Kamelot hanno puntato molto su un suono molto moderno e futuristico, utilizzando in più d'una occasione anche suoni campionati in un modo assolutamente ponderato senza mai strafare. Ne è uscito fuori un disco unico nel proprio genere e di grandissima qualità, che in alcuni frangenti potrebbe anche spiazzare i fan più incalliti dei Kamelot, ma allo stesso tempo folgorare coloro che hanno un concetto di musica molto aperto. A rinforzare lo spessore di questo disco, ci sono anche un folto numero di ospiti, come Jon Oliva, Simone Simons, Amanda Somerville, Gus G, Miro e Sasha Paeth, tutti hanno donato un contributo essenziale. Ottima la produzione, elevato lo spessore tecnico di un disco da considerare come un'autentica opera d'arte.

Voto: 9/10

Maurizio Mazzarella

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