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venerdì 12 novembre 2010

IRON MAIDEN - The Final Frontier


Sgombriamo il campo da ogni possibile malinteso. "The Final Frontier" è un altro grande ed immenso capitolo della storia della più grande metal band del secolo, ma non è una copia dei grandi classici di Steve Harris e compagni. Per farla breve, "The Final Frontier" non è un nuovo "The Number Of The Beast", non è il proseguo di "Powerslave", ma è un album che eccelle da ogni punto di vista, molto diverso dai suoi predecessori, ma sempre molto, ma molto heavy metal e questo può anche bastare. Gli Iron Maiden non sono più la band degli anni ottanta, questo è bene sottolinerarlo, ma sono un gruppo in costante evoluzione, che non si limita a scrivere album in copia come magari spesso fanno altre band del settore, ma prova ad andare avanti, spingendosi oltre i limiti, sapendo bene anche di poter mettere a rischio la propria reputazione, puntando però sempre sulla propria coerenza e sul fatto che un disco targato Iron Maiden è sempre una garanzia e questo senza alcuna forma di paura. "The Final Frontier" prosegue sulla scia degli ultimi lavori della "Vergine di Ferro", in un'evoluzione iniziata con "Brave New World" e proseguita con "Dance Of Death" e "A Matter of Life and Death". Mettiamola così, "The Final Frontier" è un disco dalle tonalità in un certo senso più basse, ma allo stesso tempo più progressive. Questo perché non siamo di fronte ad un album dall'impatto immediato, ma ad un insieme di canzoni complesse, che per essere capite e comprese fino in fondo, necessitano di moltissimi ascolti. Perché "The Final Frontier" è un disco colmo di sfumature attraenti, di un talento compositivo dallo spessore artistico elevato e perché, diciamolo pure senza alcun timore, non è un album spompato, bensì grintoso e carismatico, forse anche spiazzante in un certo senso, vista anche l'età avanzata dei membri del gruppo. Diciamo anche che forse manca l'elemento pazzia, ma questo perché la musica in questa occasione è più meditata e questo va tutto a favore della qualità complessiva delle singole canzoni. Non mancano poi i momenti di alta scuola, momenti dove la tecnica arriva a livelli altissimi. Il lavoro delle tre chitarre di Dave Murray, Adrian Smith e Janick Gers è immenso, il basso di Steve Harris è sempre martellante e pungente, la batteria di Nicko McBrain è un autentico martello pneumatico e la voce di Bruce Dickinson invece incanta perché non segue sempre una linea continua, ma si assesta in base alla melodia di ogni singolo pezzo. L'album, a mio modesto parere, è tutto bello, non ha mai cali di tono e va bevuto tutto d'un sorso per essere amato ed apprezzato fino in fondo. Sugli scudi va senza alcuna ombra di dubbio "Mother Of Mercy", forse il brano più completo del disco, quello che più rappresenta la nuova essenza degli Iron Maiden e che più rimarca le qualità di "The Final Frontier". Poi c'è "When The Wild Wind Blows", una vera e propria opera d'arte, forse il brano che tra tutti è quello che maggiormente ha le carte per diventare un grande classico degli Iron Maiden, al pari dei brani che hanno reso celebri Steve Harris e compagni. Infine, per concludere, la produzione, assolutamente eccellente, capace di dare al disco un suono pulito, ma anche molto moderno, attuale e quindi più che adatto allo stile di fondo della nuova musica targara Iron Maiden. Siamo di fronte ad un grandissimo disco, dovete assolutamente farlo vostro!

Voto: 9/10

Maurizio Mazzarella

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