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lunedì 19 aprile 2010

METHODICA - La Ricerca della Riflessione


Intervista ai veneti Methodica, ci risponde il cantante della band Massimo Piubelli:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Il nostro album si intitola “Searching For Reflections”, ed è il nostro album d’esordio a tutti gli effetti, se escludiamo il demo autoprodotto del 1998. E’ uscito dopo ben 14 anni dalla fondazione della band, questo perchè nel gruppo ci sono stati negli anni molti cambiamenti di line-up, e anche problemi e ostacoli di vario genere, non ultimo l’incidente del nostro batterista nel 2004, dove perse il piede destro. L’organico attuale del gruppo si è stabilizzato nel 2006, e con questa formazione ci sentivamo pronti per fare il grande passo dell’album di esordio. Ci è voluto un anno per registrare e produrre il disco, perché volevamo che fosse fatto tutto nel migliore dei modi, e siamo molto soddisfatti del risultato finale.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-La band è nata nel 1996, io personalmente mi sono unito a loro nel 2002, quando cercavano un nuovo cantante. E’ nata, come spesso accade, dalla passione di alcuni ragazzi che vogliono emulare i propri idoli musicali, nel nostro caso i Dream Theater, ai quali ci ispiriamo (ma non solo a loro). Oltre a questo, c’era anche la voglia di provare a mettersi in gioco musicalmente, provando a scrivere musica propria. Marco Piccoli (batteria) e Alessandro Brusco (basso), unici membri originari della band, assieme ad altri musicisti hanno formato la prima line-up, poi negli anni siamo subentrati io alla voce, Marco Baschera (tastiere) e Marco Ciscato (chitarra).

Come è nato invece il nome della band?

-Credo sia stata un’idea di Marco il batterista, deve averla trovata sfogliando qualche rivista o qualcosa del genere, quando si pensava a quale nome dare al gruppo. Rappresenta bene il nostro approccio alla musica, metodico e studiato, come deve essere nella musica progressive, senza comunque dimenticare la scintilla emotiva della musica, che cerchiamo di conservare sempre nelle canzoni che scriviamo.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-I testi parlano di esperienze e sensazioni personali o di tematiche attuali. “The Marble Column” parla della guerra e dei conflitti in genere, osservati da vari punti di vista, mentre brani come “Ghosts” o “Presentiments” parlano di relazioni sentimentali finite o in crisi, “Machine parla di Dio e delle domande che spesso ci poniamo su di lui, “Neon” parla della incomunicabilità tra le persone, “Nail In My Hand” tratta del tradimento. Essendo io che scrivo i testi, le fonti di ispirazioni da cui attingo sono varie, ma filtrate sempre dalle sensazioni che ricevo e da cui inizia la stesura dei testi stessi. Nella nostra musica le liriche hanno un ruolo importante, non sono considerate un semplice accessorio della musica.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Noi suoniamo musica progressive metal con molti spunti rock e pop, e questo nasce dall’unione delle influenze musicali del nostro tastierista Marco, da sempre appassionato di metal (Megadeth, Metallica e altri) e dal mio background musicale, molto meno “metallaro”, che comprende Genesis, Marillion, U2, Coldplay, ma anche la musica e le melodie degli anni 80. Più di una volta ci hanno fatto notare che abbiamo delle canzoni complesse con delle melodie accattivanti che rimangono in mente. Questo per noi è un gran complimento. Una persona che ascolta il nostro album potrà sentire varie influenze, c’è il metal, c’è il rock, il prog, ma anche alcune incursioni nel funky e nella musica etnica. Non ci poniamo barriere musicali, di nessun genere. Possiamo piacere sia a chi ascolta metal, sia a chi preferisce generi musicali più leggeri e melodici.

Come nasce un vostro pezzo?

-Le idee iniziali arrivano in gran parte da Marco il tastierista, che le registra su midi in sala prove, e poi ce le fa ascoltare. Se un riff musicale o un giro melodico ci piace particolarmente, cominciamo a lavorarci per svilupparlo ulteriormente. Io e Marco ci occupiamo in linea di massima della struttura del pezzo, strofe ritornelli ecc. Contemporaneamente cerco di trovare qualche melodia vocale che possa adattarsi alla musica che si sta formando. Quando abbiamo un’idea di massima del pezzo che vogliamo comporre, cominciamo a provarlo tutti assieme in sala prove, aggiungendo, togliendo, cambiando, prendendo in considerazione le idee di tutti. E’ un processo abbastanza lungo e laborioso, ma così facendo si ottiene un risultato migliore, e anche
più democratico.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Uhm, domanda difficile. Ognuno di noi potrebbe darti una risposta diversa. Probabilmente “Ghosts” e “The Marble Column” ci piacciono particolarmente perché contengono tutte le caratteristiche del nostro sound, elementi progressive, melodia, passaggi tecnici complessi, potenza e carica emotiva. Ma la verità è che ci piacciono tutte in ugual misura, difficile fare una classifica.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Beh, ovviamente i Dream Theater e in genere le band progressive come Genesis, Spock’s Beard, Marillion. In realtà non basterebbe una giornata per dire a chi ci ispiriamo, musicalmente ascoltiamo dal metal al rock, dalle colonne sonore dei film al country, di tutto di più, insomma. Forse alcune influenze sono così sotterranee e subliminali che non le sappiamo nemmeno noi. Per quanto mi riguarda posso dirti vari nomi, dai Nine Inch Nails agli U2, dipende molto dal momento e da quello che prediligo in un determinato periodo.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Per promuovere il nostro album abbiamo organizzato dei live in vari locali di Verona, ora stiamo organizzando alcune date fuori provincia, anche se è molto difficile suonare in giro la propria musica, molti locali prediligono cover bands e tribute bands, che garantiscono un’affluenza maggiore di pubblico. Un tour è una parola grossa, ci occupiamo noi stessi di trovare locali dove suonare, non abbiamo un’agenzia o qualcuno che lo fa per noi, quindi facciamo il meglio che possiamo. Suonare in giro è la parte più difficile del lavoro di musicisti. Per quanto riguarda la promozione del disco su riviste e siti web, invece, ci è stato di grandissimo aiuto Gianni Della Cioppa, che ha voluto occuparsi personalmente della cosa, perché gli siamo piaciuti molto come band, ed è anche nata una grande amicizia.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Al momento non sono previsti né album live né dvd, però abbiamo girato un videoclip per il brano “Neon”, in versione radio edit, per la regia di Cristian Biondani, regista che ha lavorato con molti artisti di fama, da Vasco Rossi ai Subsonica, da Laura Pausini a Tiziano Ferro ai R.E.M., e collaboratore fisso di MTV. Ora stiamo prendendo contatti con alcune emittenti televisive musicali per inserire il video nei loro palinsesti. In un secondo tempo lo potrete vedere anche sul
nostro myspace.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-In Italia ci sono molte bands che non hanno nulla da invidiare ai gruppi che vengono dall’estero, hanno la stessa preparazione musicale e anche le stesse capacità compositive, ma purtroppo vengono ignorate in quanto credo ci sia un preconcetto da parte di chi ascolta musica, per cui certi generi musicali sono fatti bene solo se fatti da band straniere, e non è assolutamente vero. E poi, come fai a farti conoscere, a far sentire la tua musica, se non hai spazi ed opportunità per farlo? Come dicevo poc’anzi, suonare la propria musica in giro è molto difficile, manca la cultura musicale che in altri paesi europei invece è molto più sentita.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Entrambe le cose, direi. Sicuramente internet è un mezzo eccezionale per farsi vedere e promuovere la propria musica, infatti molte recensioni del nostro album arrivano da siti web che possono essere visitati da chiunque, e questo aiuta tantissimo nella promozione e nella visibilità. Certo, poi c’è il rovescio della medaglia: ho trovato alcuni siti di download illegale dove è possibile scaricare il nostro album, e questo sicuramente è un danno per le già scarse entrate economiche di una band emergente, poco conosciuta. Purtroppo è una cosa inevitabile e incontrollabile, con cui si deve fare i conti appena si pubblica un album che diventa di pubblico dominio.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Beh, essendo un genere di per sé molto improntato sui tecnicismi, direi che valorizza molto le capacità tecniche di tutti. L’importante è non farsi prendere la mano, cercando di mantenere sempre in primo piano il gusto musicale e la melodia del brano. Le parti tecniche ci possono stare e sono anche belle da ascoltare, ma alla lunga possono stancare, soprattutto chi non è avvezzo a certi genere musicali, quindi è molto importante dosare tutti gli ingredienti, virtuosismi e semplicità, per rendere il risultato finale apprezzabile da tutti.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Uno solo? Tantissimi, direi. Non ti saprei dire un nome in particolare, me ne vengono in mente un sacco…. Però sarei davvero curioso di sentire un nostro brano cantato da James La Brie, e sentire che effetto fa.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Prima di tutto grazie a te Maurizio per lo spazio che ci hai dato su Informazione Metal. Vi invitiamo a visitare il nostro myspace www.myspace.com/methodicaband dove potrete ascoltare i nostri brani, leggere le recensioni ricevute dal nostro album e i nostri prossimi
live. Grazie a tutti.

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella

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