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domenica 21 febbraio 2010

DERDIAN - L'Apocalisse del Metal


Intervista ai lombardi Derdian, ci risponde il chitarrista del gruppo Enrico Pistolese:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Ciao. Certamente. Si chiama New Era pt. 3- The Apocalypse e uscirà il 2 marzo sotto l'etichetta discografica americana Magna Carta. E' il terzo e ultimo capitolo della saga che accompagna la nostra musica fin dal primo album.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-I Derdian sono nati nel 1998 da una mia idea e del batterista dell'epoca, Marco Covelli. Inizialmente eravamo solo un gruppo di amici che suonavano cover dei Metallica, Megadeth, Iron Maiden e Manowar ai concertini di fine anno a scuola. Successivamente con l'entrata in formazione dell'attuale tastierista, Marco Garau, abbiamo sviluppato la nostra impronta sinfonica inizialmente sulla scia dei Rhapsody, la nostra band preferita dell'epoca.

Come è nato invece il nome della band?

-Il nome della band è nato durante una serata alcolica con la formazione di allora in cui si misero ai voti diverse possibilità di nome. Alla fine ne vinse uno che non aveva propriamente nessun significato, ma che suonava bene alle nostre orecchie. Un nome senza significato ha una caratteristica: bisogna attribuirgliene uno. Cosi Derdian divenne il nome della città mitologica della nostra saga.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-I testi delle canzoni si ispirano appunto alla saga di nostra invenzione e sono molto importanti perchè rappresentano i punti cruciali della storia costruita attorno al nostro nome.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-La nostra musica non può definirsi come il solito power symphonic metal alla Rhapsody o Stratovarius. La nostra impronta è più heavy e abbiamo cercato di mantenere il più possibile la potenza e l'impatto tipici del thrash metal e del power classico alla Helloween delle origini con cavalcate di batteria in levare tipiche di questa band che ha significato molto per il nostro batterista Salva e con riff di chitarra ben definiti e voci growl presenti qua e là nei cori. La nostra musica è quindi la giusta miscela tra la melodia e la potenza, un miscuglio che finora, devo dire, ci ha portato molta fortuna. Il nuovo album è appunto la matura dimostrazione di ciò.

Come nasce un vostro pezzo?

-Nasce da un'idea del tastierista Marco Garau o mia o di chiunque altro di noi che abbia in testa un motivetto per un ritornello o una strofa, che poi viene sviluppata e arrangiata da tutti fino alla finale stesura del pezzo. E' un processo lungo e faticoso che porta spesso a divergenze di opinioni, ma alla lunga ti da anche una certa soddisfazione in quanto una canzone è l'espressione del nostro essere. Finora le canzoni le abbiamo scritte io e il tastierista ma nell'ultimo disco potrete ascoltare qualcosa anche dell'altro chitarrista, Dario Radaelli, che ha scritto Divine Embrace e il ritornello di Black Rose.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Mah, direi che ognuno di noi ha il suo o i suoi brani preferiti per vari motivi. Il mio in particolare è Burn perché a parte la particolare validità del pezzo, ha un ritornello che faceva parte di un'altra canzone che suonavamo io e Marco Garau con la primissima formazione dei Derdian, perciò ci sono particolarmente affezionato.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Beh sicuramente in primis i Rhapsody o Rhapsody of Fire come preferite chiamarli, gli Stratovarius, gli Helloween, i Symphony x e tanti altri. Poi ognuno di noi cerca di essere il più originale possibile nella definizione delle proprie parti, ma l'influsso di ciò che uno ascolta è comunque presente.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Al momento stiamo definendo i nostri rapporti con una agenzia di Booking il nome di cui a breve renderemo pubblico, poi ci siamo legati anche ad un'altra agenzia che si occupa della pubblicità: la Nadir Music e speriamo che questa volta sia possibile organizzare un vero tour, considerando che in Italia è sempre più difficile suonare dal vivo. Comunque al momento non abbiamo programmato nessun concerto ma ci stiamo lavorando.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-No, non è nei nostri programmi più immediati ma sicuramente è una cosa che prima o poi andrà fatta.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-La scena musicale italiana è ricca di band meritevoli che però non riescono ad ottenere abbastanza visibilità e quindi non riescono ad emergere. La maggior problematica riscontrata finora è sicuramente il lato live che rappresenta una nota dolente di questo paese. I locali, per motivi economici, danno spazio a tribute band e cover band manifestando disinteresse per la musica originale. Il risultato è che nell'arco di pochi giorni o magari anche nella stessa serata in due o tre locali diversi di Milano e dintorni l'ascoltatore avrà addirittura la possibilità di scegliere tra due diversi tributi ai Metallica o agli Iron Maiden e continuerà cosi ad ascoltare le stesse canzoni senza che nessuna nuova proposta giunga mai alle sue orecchie. Speriamo che questo nodo prima o poi si sciolga.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Sicuramente ci ha aiutato. Abbiamo ottenuto un contratto con Magna Carta proprio grazie alla visibilità acquisita con Myspace e la maggior parte dei nostri fan ci conosce proprio grazie ad internet.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Beh direi che il genere che facciamo richiede un certo livello tecnico, è quindi il più adatto per mettere in pratica le conoscenze acquisite sullo strumento nel corso degli anni.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Per questo album abbiamo tentato una collaborazione con il leggendario Michael Kiske che avrebbe dovuto cantare un paio di strofe in Black Rose ma purtroppo alla fine non siamo riusciti a organizzare la cosa nel migliore dei modi, speriamo nel prossimo. Personalmente mi piacerebbe poi un giorno andare in tour coi Symphony X e credo che sia un sogno condiviso anche dagli altri membri del gruppo.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Certo ! Ragazzi date spazio alle nuove proposte. L'Italia ne è piena. E' vero che i grandi sono stati fatti ma non potete sapere cosa vi riserva il futuro. Perciò non fossilizzatevi sempre sui soliti tre o quattro gruppi. Cercate altro. Ciao a tutti ! See you on stage !

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella

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