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sabato 16 luglio 2011

CROWN OF AUTUMN - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Crown Of Autumn in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "Splendours From The Dark":

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Certamente. Il titolo del nuovo album è “Splendours from the Dark” ed è uscito per l’etichetta nostrana My Kingdom Music, la quale si è occupata anche della ristampa del nostro primo disco in versione totalmente rinnovata, pubblicata con il titolo “The Treasures Arcane - transfigurated edition”, e contenente il nostro demo “Ruins” come bonus. La lunghissima pausa intercorsa tra l’uscita del nostro debut (1997) e questo nuovo lavoro è stata solo parzialmente interrotta dall’uscita del disco dei Magnifiqat intitolato “Il più Antico dei Giorni” (in questi giorni ridistribuito dalla Jolly Roger Records), progetto interamente cantato in lingua italiana che vedeva me e Mattia alle prese con un sound più introspettivo e meno aggressivo rispetto allo stile dei Crown Of Autumn. Ora siamo ritornati con un full length che è la naturale prosecuzione del discorso iniziato quasi quindici anni fa, anche se naturalmente molto attualizzato ed arricchito dall’esperienza, sia umana che artistica, maturata in questo lungo lasso di tempo. Le sonorità proposte sono epiche e sacrali, caratterizzate da una frequente alternanza di momenti energici ed aggressivi, (legati alla tradizione black/death più melodica), e passaggi ambient/acustici ispirati alla musica medievale e rinascimentale. Non mancano inoltre cavalcate sonore dai toni epic-power metal. E’ sicuramente un disco molto variegato, pur rimanendo coerente con se stesso…in perfetto stile Crown Of Autumn! L’album è stato registrato presso l’Elnor Studio di proprietà del nostro batterista Mattia Stancioiu, il quale ha ricoperto il ruolo di tecnico del suono e produttore artistico. Il sound che Mattia è riuscito ad ottenere si adatta perfettamente al mood che permea gli undici brani di “Splendours from the Dark”, risultando potente ma non esageratamente aggressivo, compatto e mai caotico, con uno speciale occhio di riguardo alle parti più atmosferiche che caratterizzano così marcatamente la nostra proposta. E’ un disco che certamente può parlare ai vecchi fan come a quanti si accostano ai Crown Of Autumn per la prima volta nel 2011.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-La band si è formata a Milano nell’Ottobre del 1996. A quel tempo avevo l’intenzione di creare un progetto metal dal feeling epico e battagliero, a cui però non mancasse un certo tocco “dark”. Soprattutto mi interessava trasmettere un senso di primordiale sacralità attraverso musica e parole. Fu così che fondai i Crown Of Autumn insieme ad altri due membri: Marco Ibba (growls) e Diego Balconi (voce melodica). Nello stesso anno registrammo il nostro primo ed unico demo-tape dal titolo “Ruins” con l’aiuto di un session drummer. Il lavoro ebbe molto successo all’interno della scena underground, sia di critica che di pubblico, riuscendo a vendere più di 1000 copie in tutto il mondo; un ottimo risultato se si pensa che stiamo parlando di un demo prodotto in Italia. “Ruins” ci portò diverse offerte di contratto sia dal nostro Paese che dall’estero. In quel periodo però, decidemmo di fondare una nostra label chiamata Elnor Productions per la quale uscì il debut album “The Treasures Arcane” nel 1997. L’album ricalcò ed ampliò gli ottimi risultati già ottenuti dalla precedente registrazione, divenendo nel giro di pochi anni una sorta di “cult” dell’underground nostrano.

Come è nato invece il nome della band?

-Eravamo alla ricerca di un monicker che esprimesse i due aspetti principali del nostro concept: quello regale (o guerriero) da una parte, e quello più oscuro (o romantico) dall’altra. Ricordo che il primo nome provvisorio fu “Triumph At Twilight”, poi qualcuno propose “Fires of Autumn”, il che mi diede lo spunto per creare “Crown Of Autumn”. Credo che questo nome possieda un impatto pittorico davvero notevole. Nella mia mente affiora l’immagine di un pomeriggio terso, all’ora che precede il tramonto; i riflessi dorati di un’ antica corona, e sullo sfondo un paesaggio autunnale dai colori caldi e riposanti…

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Crown Of Autumn è un progetto integrale, che porta avanti un concept al quale ogni aspetto del nostro lavoro si ricollega: musica, testi, artwork e persino un eventuale live set. Non ci siamo mai ispirati alla “quotidianità” intesa come quell’insieme di questioni più o meno rilevanti (meno) legate ai rapporti interpersonali, vissuti troppo spesso soltanto in superficie. I travagli ormonali dei ragazzi del college di cui cantano molte band pseudo metal, non ci riguardavano nemmeno quando eravamo noi i liceali. Ultimamente però siamo molto attenti ad una diversa accezione di “quotidianità”, cioè quella legata alla cronaca, alla storia del nostro tempo ed ai conseguenti meccanismi geo-politici. Non siamo interessati all’aspetto puramente contingente di tali questioni, ma restiamo convinti che certi eventi riflettano una realtà di ordine più sottile. Ad ogni modo, le tematiche cardine dei nostri testi appartengono ad una sfera di esistenza non necessariamente legata ad un tempo od un luogo particolare, essendo esse tematiche di carattere trascendente. Il senso del Sacro, l’etica che ne deriva e la sapienza tradizionale intesa nei termini in cui Renè Guènon o Julius Evola la espongono, sono elementi fondanti della nostra weltanschaaung artistica. Questi concetti trovano un perfetto supporto rappresentativo in un’estetica che si richiama al mondo antico, alla cavalleria medievale, alla civiltà classica greco-romana, alle popolazioni celtiche ed in generale alle tradizioni dei cosiddetti popoli indo-europei. Ma non solo. Anche le religioni di origine mediorientale come Ebraismo, Cristianesimo ed Islam, o quelle estremo orientali come Buddismo e Taoismo possono essere una fonte di ispirazione. Per non parlare, ovviamente, dell’immenso ed inestimabile patrimonio proveniente dall’India arcaica.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Con “Splendours from the Dark” abbiamo perfezionato il bilanciamento tra atmosfera ed impatto. Nel precedente lavoro, avevamo sovraccaricato gli arrangiamenti, in particolar modo quelli di tastiera, riuscendo ad ottenere un indiscutibile alone di mistero e misticismo, a scapito però dell’impatto e della intelligibilità sonora; difetto che abbiamo cercato di ridimensionare nella nuova versione ri-masterizzata e ri-mixata di “The Treasures Arcane”. Corpo e Spirito, in questo disco, trovano una nuova e rinforzata coesione! Chi ama generi come epic, gothic, black/death melodico o ambient/neo-folk potrà sicuramente apprezzare “Splendours from the Dark”, trovando in esso un’opera tutt’altro che allineata ai clichè di questi generi, ma piuttosto rappresentante una sintesi alquanto personale di queste diverse forme musicali. Credo che questo sia il nostro punto di forza.

Come nasce un vostro pezzo?

-Il più delle volte dalla parte strumentale. Dal punto di vista della formazione non siamo una band vera e propria, ma un trio composto da me (growls, chitarre, tastiere e basso), Mattia (batteria) e Gianluigi (voce melodica). Pertanto negli ultimi anni non è stata nostra abitudine ritrovarci in sala prove, ma direttamente in studio di registrazione per la pre-produzione dei brani. In quel frangente presento le canzoni agli altri membri del gruppo ed insieme lavoriamo sulla struttura, sfoltendo qua e là, e sull’arrangiamento. Durante il primo approccio alla composizione, solitamente comincio a lavorare su un riff di chitarra o di tastiera e a sviluppare la canzone con meno forzature possibili; la melodia che segue dev’essere la naturale conseguenza di quella che precede. Ovviamente ogni passaggio musicale richiama alla mente una certa sensazione, un’ambientazione immaginifica. E’ proprio da questa prima immagine mentale che il testo di quel brano successivamente si sviluppa.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Crediamo che la seconda traccia intitolata “Aegis” sia quella che meglio rappresenta i Crown Of Autumn del 2011. In questa canzone sono contenuti tutti gli elementi che hanno sempre caratterizzato il nostro suono sin dal demo “Ruins”: l’introduzione medievaleggiante, i passaggi acustici ed un riffing potente ma melodico, sono soluzioni tipiche della nostra proposta musicale, che in “Aegis” hanno trovato un’evidente attualizzazione. Anche dal punto di vista lirico, il brano rappresenta molto bene il nostro attuale approccio, consistente in un uso più moderato dell’inglese antico rispetto al nostro debut album, rendendo i testi più comprensibili e forse meno pretenziosi, se confrontati con quelli di “The Treasures Arcane”. “Aegis” (letteralmente “Egida”) è una canzone che riflette sul tema della trasmutazione e lo fa per mezzo di simboli mutuati dalla tradizione classica (vedi il titolo) e da quella cristiana; pertanto il suo contenuto è perfettamente in linea con l’approccio tematico dei Crown Of Autumn odierni.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Personalmente, ascolto tutte le sfumature di metal, la musica sinfonica, un po’ di rock alternativo, la musica etnica e quella antica, il neo-folk, la musica ambient elettronica ecc.ecc. Se devo fare i nomi dei musicisti che maggiormente hanno lasciato un segno nel songwriting dei Crown Of Autumn direi: Loreena McKennitt, Dark Tranquillity, Mortiis, Ulver (la prima trilogia), Wongraven, Blind Guardian e primi Cradle of Filth.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Come dicevo prima, attualmente la band consiste di tre persone, il che rende impossibile un’esibizione live. Per il momento quindi non sono previste date né tantomeno tour. Il disco è uscito il 20 Giugno di quest’anno e ad oggi siamo impegnati, insieme alla My Kingdom Music, nella promozione tramite la carta stampata, la radio ed ovviamente il web. Credo che tra Settembre ed Ottobre riusciremo ad avere un’idea piuttosto attendibile in merito ai risultati ottenuti da “Splendours from the Dark”, cosa che ci permetterà di decidere le nostre prossime mosse con maggiore lucidità. Per il momento posso solo dirti che ho già scritto circa una quindicina di brani nuovi sui quali non vedo l’ora di mettermi al lavoro con gli altri membri della band!

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Ovviamente no, per le ragioni che ho appena esposto. Ma se un domani i Crown Of Autumn dovessero salire su un palco, sicuramente sarebbe nostra cura catturare quei momenti per una eventuale release su DVD.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Quando abbiamo iniziato noi, nel lontano 1996, i nomi che attualmente troneggiano sulla scena italica erano in via di formazione; Lacuna Coil, Raphsody (al tempo ancora senza “of fire”) e gli stessi Labyrinth non erano ancora “esplosi”. In seguito al successo - più che meritato - di queste band la nostra scena acquisì una credibilità all’estero, sino ad allora insperata. Purtroppo, nonostante il valore di quelle ed altre realtà, tutto si ridusse ad una questione di singoli episodi, senza che si creasse un’autentica “Scena italiana” (con la “S” maiuscola), come accadde per contro in Svezia o in Norvegia, paesi che riuscirono a sfornare non solo singoli talenti, ma anche un “suono svedese” ed un “suono norvegese”. Purtroppo è questo l’elemento che in Italia è venuto a mancare, almeno sino ad oggi…

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet è un’arma a doppio taglio: eccezionale per la promozione di un disco, e disastrosa per la vendita dello stesso! Ovviamente oggi le cose sono cambiate molto. Quando uscì il nostro primo lavoro, Internet non aveva ancora preso piede. I dischi si vendevano tramite il passaparola, le recensioni e le interviste; solo le band più importanti potevano contare su una promozione massiccia. Ora, tutti hanno modo di ascoltare un album prima di acquistarlo, semplicemente andando sul MySpace del gruppo, su Youtube o scaricando i brani tramite E-Mule o programmi simili. Anche nel caso in cui il disco piaccia, non è detto che la persona lo acquisti; sono moltissimi quelli che si accontentano di possedere solamente i file di quell’album. Personalmente sono un cultore del Cd originale. Ricordo che non vedevo l’ora che arrivasse il Sabato per andare nei miei negozi di dischi preferiti, fare incetta di nuove scoperte musicali ed immergermi totalmente in quel mondo che così tanto amavo. In quel contesto si facevano conoscenze, ci si confrontava tra fan e musicisti che avevano la stessa passione in comune. Se non scomparso, oggi tutto questo è assai diminuito. Il piacere di rimuovere la pellicola di un Cd appena acquistato, di mettere il dischetto nel lettore mentre si sfoglia il booklet e ci si tuffa nel mondo creato da questa o quella band… Le cose sono notevolmente cambiate ma è naturale che sia così. I fan più giovani hanno sicuramente le loro forme di “ritualità” e di aggregazione, o almeno glielo auguro…

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Credo di parlare per tutti i membri della band quando dico che il Metal è il genere che meglio valorizza le nostre capacità di strumentisti, per il semplice fatto che è proprio con il Metal che abbiamo iniziato a suonare, ci siamo evoluti ed abbiamo accumulato un notevole bagaglio di esperienza. Ciò non significa che non abbiamo mai suonato altri generi musicali, o che non ci piaccia farlo, anzi! Però non vi è dubbio sul fatto che il Metal sia il contesto all’interno del quale ci sentiamo maggiormente a nostro agio.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Personalmente mi piacerebbe ospitare alcuni cantanti-narratori quali Byron dei Bal-Sagoth o Michael Moynihan dei Blood Axis per qualche intermezzo recitato. Chissà…

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Ringraziamo di cuore te e tutti i lettori di Informazione Metal per l’attenzione dedicata ai Crown Of Autumn.

Maurizio Mazzarella

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