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domenica 4 aprile 2010

BEJELIT - L'Epoca delle Guerre


Intervista ai piemontesi Bejelit, ci rispondono i due chitarristi del gruppo Sandro Capone e Daniele Genugu:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Sandro: "You die and I..." è il nostro terzo album e attualmente lo consideriamo il nostro lavoro più maturo. Per noi rappresenta un nuovo inizio sotto un certo aspetto. Sia perché abbiamo ripreso tra le nostre fila Fabio alla voce, sia perché abbiamo voltato pagina abbandonando le tematiche “fumettistiche” presenti nei primi due album. Musicalmente siamo sempre noi anche se l’intero lavoro ci ha fatto comprendere bene la direzione in cui ci stiamo muovendo. E’ un disco di heavy metal nel quale si possono trovare dentro numerose contaminazioni, dal thrash al power passando per alcune atmosfere più cupe o perfino industrial. You Die and I… è fatto di storie e canzoni molto diverse tra di loro e ciascuna ha lo scopo di suscitare un’emozione e un’atmosfera proprie.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

Sandro: Siamo nati per puro divertimento nel 2000. I membri ancora attuali della primissima formazione siamo io e Fabio, che ci trovavamo con altri amici in cantina a suonare i nostri pezzi preferiti e a comporre i primi brani nostri. Le cose si fatte più serie con i primi concerti e con la nostra primo demo che inaspettatamente ha ricevuto un consenso entusiasta dalle riviste del settore e che ci ha portato al primo contratto discografico. In quel periodo entrano stabili nella formazione anche Giulio (mio fratello che militava al tempo nei Pandemonium come tastierista) e Giorgio al basso.

Daniele: Io sono entrato nella band nel 2003, dopo una gavetta durata anni passati a militare in diversi gruppi della mia zona. Ero già in contatto con Sandro e Giulio da diversi anni, e dopo aver ascoltato il loro materiale, ne sono rimasto colpito, e sono lieto ancora oggi che mi sia stata data la possibilità di fare parte di questo progetto.

Come è nato invece il nome della band?

Daniele: Il nome della band deriva da un ciondolo chiamato Bejelit, tratto dal manga Berserk dell’autore giapponese Kentaro Miura. Il Bejelit è un ciondolo bizzarro, che rammenta i tratti distorti di un volto umano, ed è in grado di aprire le porte dell’inferno. Fabio in particolare all’epoca della fondazione della band era un appassionato della serie, e trovò molto affascinante l’idea di chiamare così il gruppo.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Daniele: All’inizio della nostra carriera i testi erano tutti ispirati al manga che ti accennavo poco fa. Abbiamo realizzato una sorta di concept ispirati a Berserk sui primi due dischi, manga dalle tematiche epiche e violent. Per quanto riguarda i testi di You die and I… invece i testi sono nati in modo molto naturale, non ci siamo dati restrizioni di alcun genere, e con questa naturalezza si sono legati attraverso la tematica principale della morte, che, raccontata sotto diversi punti di vista, fa da filo conduttore lungo tutto il disco.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Daniele: In "You die and I…" ci è stato riconosciuto di aver raggiunto un sound molto personale che però non si scosta dal classico Heavy Metal, e siamo completamente d’accordo con questa affermazione. Ci sono elementi moderni come campionature e synth, l’utilizzo di un quintetto d’archi vero su Death Row, e qualche influenza derivante dal metal moderno. Senz’altro i due dischi precedenti, molto più canonici sotto questo punto di vista, hanno rappresentato un buon background, e ci hanno permesso di sviluppare oggi il nostro sound personale e riconoscibile. Direi che la principale qualità del nostro album è che non c’è la presenza di filler, ma tutti i brani raccontano musicalmente storie differenti tra loro.

Come nasce un vostro pezzo?

Daniele: Un pezzo dei Bejelit subisce una lavorazione piuttosto complessa e lunga: solitamente l’idea nasce da uno di noi, e viene proposta e provata in maniera grezza da tutto il gruppo. In questa fase inizia a subire le prime modifiche e viene registrata una pre-produzione, durante la quale il brano cambia irrimediabilmente volto e inizia ad assumere i connotati che la renderanno Bejelit al 100%. Questa registrazione ha due funzioni: serve a capire se il brano ha delle potenzialità effettive, e serve a ciascun musicista per apportare i propri arrangiamenti e il proprio tocco personale. Da qui si entra in fase di arrangiamento finale, dove il brano viene reso omogeneo e le idee vengono fuse, e quindi in fase di registrazione finale, dove inevitabilmente vengono apportate ulteriori modifiche, che solitamente rappresenteranno la vera perla all’interno del brano.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Sandro: Personalmente "Saint From Beyond" è il brano a cui sono più legato dal punto di vista emozionale. Ho trasformato quel che sentivo in musica e in parole, ho dato libero sfogo a quel che avevo dentro cercando di urlarlo attraverso la voce di fabio, attraverso i cambi di tempo, le melodie e i suoni “disturbati” presenti nel pezzo. Ho voluto scrivere un pezzo rivolto a me prima che al pubblico, una sorta di specchio. Forse è proprio facendo così che questo brano ha colpito molti prendendo più sotto il profilo emotivo che musicale.

Daniele: Dal punto di vista prettamente tecnico sono molto soddisfatto del lavoro svolto su tutti i brani, ma credo che l’apice del disco sia rappresentato da 3 brani in particolare che personalmente mi hanno dato grosse soddisfazioni: parlo di Shinigami, brano power scritto da me, caratterizzato da arrangiamenti guitar oriented, Orfeo 10, molto complessa ed emozionale allo stesso tempo e Death Row, in assoluto il brano più tecnico che abbiamo realizzato, scritto interamente da Giulio Capone.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Daniele: Ognuno di noi ha le proprie personali influenze, e ti assicuro che molto varie e differenti. Personalmente sono un appassionato di power metal tedesco e metal Made in Japan soprattutto di Sex Machineguns e X-Japan. Anche la musica dei Children of Bodom ha influenzato ultimamente il mio modo di arrangiare le parti di chitarra.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

Sandro: Si, abbiamo in programma numerose date in Italia durante tutta la primavera, alcuni eventi anche estivi e per l’autunno vedremo di muoverci per l’estero. L’intenzione è di diffondere la nostra musica il più possibile. Stiamo anche realizzando un video che completeremo entro la fine della Primavera. Ah, ultimo ma non meno importante stiamo già scrivendo i brani per il prossimo album.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Sandro: In programma no ma non si sa mai!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Daniele: La scena italiana è piena di validissime band che però faticano ad emergere. I locali a disposizione per suonare sono sempre meno, e le risorse da mettere di tasca propria per proseguire nell’attività spesso sono troppo onerose. E’ difficilissimo, se non quasi impossibile purtroppo, trovare qualcuno che voglia investire come si deve nella musica di una band, e spesso, quando questo accade, la scelta ricade su band che si sono fatte il nome facendo tributo a musica altrui. Non voglio togliere nulla a queste band, spesso molto dotate, ma apprezzo di più chi si fa il mazzo per cercare di portare avanti la propria musica originale, e credo che investitori, promoter e etichette dovrebbero trovare quanto meno il tempo di ascoltarle con attenzione.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Sandro: Internet è un’arma a doppio taglio senza dubbio. Da un lato è lo strumento di diffusione musicale migliore a mio parere, dall’altro uccide spesso il mercato. Il nostro disco poco dopo l’uscita era già possibile scaricarlo da tantissimi siti. Ovvio che per una band come noi che deve investire sulla propria musica cercando di non perderci questo è deleterio ma son sicuro che chi apprezza davvero il lavoro che abbiamo fatto poi acquisti l’album originale. Per rispondere in definitiva alla domanda, si, come band ci ha sempre dato una mano.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Daniele: Per me non c’è un altro genere in grado di valorizzare il nostro modo di suonare. Forse ho il paraocchi, ma ascolto metal fin da quando ero bambino e ho iniziato a suonare perché innamorato di questa musica: non immagino altro modo per esprimermi musicalmente, e mi sta bene così. A volte mi domandano: “ perché non ti metti a suonare altro per fare soldi?” e la mia risposta è sempre la stessa: ho già un lavoro che non mi piace per guadagnare dei soldi. Non c’è bisogno di sporcare la mia passione.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Daniele: Sono certo che ognuno di noi darebbe una risposta molto diversa, e quindi rispondo in maniera personale a questa domanda: desidererei poter collaborare un giorno con Kai Hansen, Anchang dei Sex Machineguns magari come ospiti in un brano. Anche se probabilmente l’artista che più vorrei incontrare e con cui desidererei collaborare è Yoshiki degli X-Japan, che considero un vero genio musicale.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Daniele: Non smettete di supportare il metal italiano, e se non l’avete fatto date un chance all’ascolto di "You Die and I...". E, se siete arrivati fin qui, grazie per aver dedicato un po del vostro tempo per leggere questa intervista.

Sandro: Grazie a tutti i lettori e grazie a te per lo spazio che ci hai dedicato. Se ne avete la possibilità venite a sentirci dal vivo, vedremo di non deludervi (ride n.d.r.).

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella

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