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venerdì 12 marzo 2010

INTERFERENZE - Al Massimo Volume


Intervista ai nostrani Interferenze, ci risponde Jac:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Si tratta di un lungo lavoro di ricerca e sviluppo di un sound. Si tratta di un doppio album, 12 pezzi in italiano che prende il nome di v1.1, mentre il secondo disco si intitola v1.2 e raccoglie 5 brani in inglese (scelti dai 12 in italiano) con l'aggiunta di una nostra rivisitazione decostruita e rimodellata di un classico degli anni '70: "Immigrant song" dei Led Zeppelin. E' quasi un concept album nel senso che la musica segue un suo percorso unito ai testi. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per presentare al pubblico un disco fresco e nuovo con un sound che attraversa vari stili musicali e che può essere davvero un punto di svolta per una scena musicale piuttosto ristagnante, diciamocelo sinceramente!

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-La band nasce nel lontano 2003, ma abbiamo impiegato circa 3 anni per gettare le basi di un sound che potesse convincerci. Siamo prima diventati buoni amici. Abbiamo fatto le cose classiche che due persone fanno, senza alcun interesse a cominciare a suonare insieme. Uscivamo insieme, trascorrevamo serate nei club della zona, ci scambiavamo cd e consigli musicali. Veniamo da background vario, siamo figli degli anni '80 e quindi ci piace molto il formato canzone, ma al suo interno cerchiamo di portare elementi diversi e variegati, molto legati al "suono" ad un certo tipo di impatto. Ci siamo sbizzarrti con tutti gli armamentari che avevamo a disposizione per stimolare la creatività. Ci siamo avvalsi di collaboratori di grande talento come Tommaso Bianchi e Tom Baker per cercare di presentarci al meglio, nonostante le difficoltà di una piccola realtà come la nostra.

Come è nato invece il nome della band?

-Il nome della band nasce dall'idea stessa del progetto. Vogliamo essere una interferenza, qualcosa che rompa uno schema, che spiazzi l'ascoltatore, ma che allo stesso tempo possa avere un riscontro tra persone che mai si sognerebbero di condividere certi gusti musicali. Abbiamo un pubblico piuttosto trasversale, da chi ama il pop a chi ama l'elettronica o la musica più estrema e "cattiva"! Questo indubbiamente è anche rischioso, soprattutto quando si cerca di ingabbiare un progetto come Interferenze all'interno delle definizioni tipiche. Però a noi piace la musica ed infatti nel nostro disco puoi trovare chitarre acustiche, ma filtrate e distorte, pianoforti ma accompagnati da synth aggressivi, programmazioni violente ed improvvise aperture melodiche. Non diamo molti punti di riferimento e sappiamo che non sempre può essere semplice orientarsi nel nostro microcosmo, ma siamo anche convinti del valore di Interferenze.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Spiegare i nostri testi è come spiegare il trucco di un illusionista. La magia va tenuta nascosta agli occhi di chi può perdere il disincanto. Diciamo però che i testi nascono come mezzo per unire un bisogno di esprimere l'intimo di Jac con la spinta alla ricerca stilistica. Parliamo di emozioni e non c'è cosa migliore che metterle in musica per essere complete, i testi diventano davvero i colori di una immagine, danno definizione e rendono il tutto più forte. Questo si capisce molto bene facendo un rapido confronto tra i pezzi in inglese e quelli in italiano. Indubbiamente la presa che ha la nostra lingue inserita in un contesto musicale internazionale può essere davvero intensa ed accattivante, provare per credere. Basta abbattere le barriere dei clichè dell'italiano per ritrovarsi davanti a nuovi territori. Abbiamo anche giocato molto con tecniche di "cut up" ed abbiamo strutturato il disco in italiano in modo da dare una doppia lettura dei testi. Se li leggi dalla prima traccia all'ultima hai un certo tipo di impressione, mentre hai l'esatto opposto quando invece leggi i testi dall'ultima traccia alla prima. La cosa strana è che non ci siamo neppure accorti di questo, ma ci siamo accorti di questo doppio percorso una volta terminato il disco.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Sperimentazione, energia, melodia, suono e di nuovo emozione, appunto. Essere un duo che lavora con l'elettronica può apparire "freddo" ai più ingenui. In verità abbiamo un approccio molto istintivo e punk all'uso dell'elettronica. Amiamo però fare le cose al massimo. Ogni suono deve avere sempre il suo spazio e lo studio di registrazione è per noi un ambiente davvero stimolante e creativo dove poter liberare tutte le nostre percezioni sonore. Quello che possiamo offrire all'ascoltatore sono più strati interpretativi e buona musica con melodia ed energia. Ad ogni ascolto del disco si può scendere sempre più in profondità. Attenti che potrebbe essere contagioso. Provoca assuefazione.

Come nasce un vostro pezzo?

-Essere un duo ci libera finalmente dagli schemi classici delle band e quindi non esiste un metodo "interferenze", o forse sì: il nostro metodo è non avere metodi. Sembra un lavoro complesso, ma alcuni pezzi sono nati in un paio d'ore altri hanno subito revisioni continue dopo i test del live. Per noi è importante suonare i pezzi per capire davvero la loro portata e la loro valenza. Abbiamo pezzi nati con una chitarra acustica e voce come "La resurrezione", altri nati da esperimenti con i software come "demone" ed "indivisibile" o addirittura campionando il mondo che ci circonda come "Punto di contatto", dove Luca ha registrato un temporale su cui ha costruito le note di piano su cui ruota tutto il pezzo. "Sacrifici chimici" e "Un giorno utile" nascono dalla ricerca sui suoni di chitarra usando i pedali più assurdi dove poi Luca rivolta il tutto inserendo le sue fantasie digitali. Questi input creativi poi vanno avanti indietro, si collegano l'uno con l'altro, diventano interscambiabili.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Sarà banale, ma è quasi impossibile trovarne uno specifico. Ciascuno ci riporta ad un momento particolare alla scintilla emozionale che ha generato l'idea. Dal punto di vista tecnico credo che sia "La Resurrezione" che "Sacrifici Chimici" siano state due sfide importanti proprio come sintesi del lavoro di ricerca legata al concetto di canzone/sonorità. Sono due pezzi che nascono di getto ma che hanno avuto un trattamento complesso, ci siamo ritrovati in studio con decine di tracce diverse da mixare e far suonare insieme. "La Resurrezione" nasce proprio come una canzone scritta una mattina sul letto con chitarra acustica più voce e testo che nasce in 5 minuti, il miracolo della creazione! Era una specie di ballata e si è trasformata in uno dei pezzi di impatto maggiore dal punto di vista sonoro. "Sacrifici Chimici" si sviluppa da un riff di chitarra nato in sala prova per poi diventare un pezzo ai limiti del noise, ma con il pianoforte che diventa lo scheletro su cui ruota tutto. Il testo di questo pezzo è il sapiente frutto di una serata di "cut-up". Jac ha tagliato un articolo di botanica, un libro sul sadomasochismo di una ex ballerina, qualcosa di Pasolini ed infine il risultato è appunto quel testo.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Qui davvero potremmo stare del tempo a raccontare. Ci siamo conosciuti per una passione comune per la scena post punk e new wave anni '80, band come Ultravox, Duran Duran, Bowie, The Cure, Joy Division, Depeche Mode, Japan, Visage. Da quel punto ciascuno prende la propria direzione. Jac ama molto il rock con puntate anche nel metal mentre Luca è dentro la scena elettronica anche quella più noise ed estrema. Da qui poi ci possiamo riunire per essere Interferenze… quante pagine abbiamo a disposizione? Abbiamo davvero una visione ampia della musica, non ci siamo mai ispirati a qualcuno in particolare, ma abbiamo sempre preso qua e là degli spunti anche minori di artisti maggiori. Ci piacciono i dettagli e quando pensiamo a qualche nome che abbiamo fatto sopra sicuramente ci ha colpito qualcosa che va oltre il reale motivo per cui l'artista è famoso, tanto per fare un esempio amiamo la componente punk dei Duran Duran oppure la dimensione rock di Gary Numan, il che spiega un po' tutto il nostro disagio a confrontarci con le categorie!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Le date dal vivo ci saranno di sicuro, abbiamo intenzione di portare il nostro messaggio ovunque sia possibile sia in Italia che fuori dai confini italiani. Vorremmo anche provare a superare il concetto di "concerto", ci piacerebbe organizzare delle serate interattive, dove il pubblico possa non solo assistere ad una esibizione, ma anche ascoltare il nostro lavoro, in modi alternativi. Quindi stiamo lavorando con un gruppo di persone per rendere tutto questo possibile. Sul nostro sito (http://www.interferenze.info) esiste una sezione gratuita dove accedere al download di alcuni brani sia mp3 che formati ad alta risoluzione, oltre che a materiale inedito e video che vale la pena vedere! Allo stesso tempo continuiamo ad esplorare nuovi territori sonori, il che porterà al nuovo lavoro, ma prima vogliamo raccogliere i frutti di questo disco perché crediamo che sia davvero un gran bel prodotto!

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Come abbiamo detto, tutto dipende da quello che accadrà nei prossimi mesi. Abbiamo un forte impatto visivo, per noi la musica significa coinvolgere non solo l'udito, ma anche tutti gli altri sensi (nessuno escluso) per questo un DVD sarebbe una bella mossa che potrebbe rendere giustizia ancora di più al progetto. Al momento abbiamo appena concluso la realizzazione di alcuni filmati promozionali di 5 brani di v1.2. Abbiamo lavorato con un team davvero eccezionale: un regista di talento come Adriano Giotti ed lo staff di loadinlab.net, un gruppo di lavoro con cui ci siamo sentiti in sintonia per un progetto non semplicissimo. Abbiamo realizzato dei miniclip di 1 minuto ciascuno per ogni pezzo ricostruendo in un minuto ogni singola canzone. E' una operazione nuova, ma visto che ormai tutto si muove in rete abbiamo preferito questo tipo di formato piuttosto che un classico videoclip.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-E' sempre difficile generalizzare. La crisi della discografia ha cambiato le carte in tavola. Gli anni '90 hanno prodotto belle cose in Italia, c'era la voglia di sperimentare ed esplorare anche generi diversi, adesso sembra essere tutto più ristagnante. Siamo un po' tornati agli scompartimenti chiusi. Ci sono alcuni progetti nell'underground che ci piacciono molto che magari passano in studio da Jac a "La Fucina Studio" e con cui è sempre un piacere lavorare e creare. Il problema è quello della visibilità: è il problema che hanno tutti i nuovi progetti musicali. Anche suonare dal vivo spesso è "complicato", poche dotazioni tecniche e spesso si viene trattati come se ti facessero un piacere a farti suonare. Questo invece non l'abbiamo riscontrato all'estero dove siamo sempre stati trattati dignitosamente e con il dovuto rispetto per chi propone il proprio lavoro.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Indubbiamente internet è stato il collante della nostra musica. Quello che siamo riusciti a fare ed ottenere lo dobbiamo alla visibilità di internet, al nostro sito, al myspace. Internet ci ha permesso di scavalcare i parrucconi travestiti da produttori/discografici e di arrivare al pubblico senza nessuno nel mezzo. Ci ha permesso di suonare all'estero, di entrare in contatto con altri musicisti, con il nostro pubblico ed anche con nostri idoli, come Tom Baker, che si è occupato del mastering di v1.1 e v1.2. In tutto questo si inserisce il grande ruolo di Camilla Di Biagio e la "360gradi produzioni" che con forza, pazienza ed entusiasmo ci segue da 3 anni e che non smetteremo mai di ringraziare! Indubbiamente però ci sono anche i lati negativi della cosa. Ormai la musica viene considerato un bene gratuito, in qualche modo le persone si sentono in diritto di non acquistarla più. In passato le case discografiche vendendo gli artisti di punta potevano potevano permettersi di investire su nuovi progetti. Questo tempo è finito e tutto resta sulle spalle delle band: l'autoproduzione è praticamente un obbligo. Quindi invitiamo a scaricare la musica, ma se un cd piace sarebbe bene comprarlo, per permettere agli artisti di continuare il proprio lavoro degnamente.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Pensiamo molto ad Interferenze come un luogo musicale dove esprimere completamente l'idea musicale più che il talento singolo, per quello ci possono essere dei progetti più mirati, ma diciamo che entrambi riusciamo a sentirci coinvolti al 100% da quello che facciamo. Il talento sta anche nel sapere dove fermarsi per il bene della propria musica!

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Ce ne sarebbero moltissimi da elencare, ci piacerebbe però lavorare con musicisti che potessero portare una idea alla produzione più che una ospitata su un pezzo, per fare dei nomi potremmo dire Nick Rhodes, Flood o Trent Reznor. Ci piacerebbe in un futuro provare anche a collaborare con alcuni musicisti del cosidetto underground, perchè ne abbiamo sentiti alcuni davvero notevoli.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Vi invitiamo a intraprendere un viaggio all'interno del nostro lavoro, lasciandovi trasportare senza titubanze, senza cercare ad ogni costo dei termini di raffronto o di assegnare alla musica forzate etichette. Ascoltatelo più volte e vi assicuriamo che ad ogni ascolto salirete (o scenderete) uno scalino, scoprirete un nuovo strato, vi addentrerete dentro il mondo “Interferenze”. Dall'interno tutto vi apparirà più chiaro e (speriamo) non ne vorrete più uscire.

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella

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