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martedì 13 settembre 2011

FLESHGOD APOCALYPSE - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Fleshgod Apocalypse in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "Agony". Ci risponde il chitarrista della band Cristiano Trionfera:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Il nuovo album si intitola “Agony” ed è uscito in Nord America il 9 Agosto e in Europa e resto del mondo il 19 dello stesso mese. E’ il nostro primo lavoro che esce per Nuclear Blast Records, con cui abbiamo cominciato a lavorare nella prima parte di quest’anno. Il disco è formato da dieci tracce, che si legano tra loro a formare un concept preciso.

Com'è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Ci siamo formati nel 2007. Io, Paolo e Francesco (Paoli) abbiamo iniziato la band con l’idea di fondere il Death Metal con le influenze di musica classica che appassionano tutti noi. Per i primi due anni la formazione è stata diversa da quella attuale. Francesco Paoli era il chitarrista/cantante e alla batteria c’era Francesco Struglia. Dopo varie vicissitudini abbiamo trovato la lineup, con Tommaso Riccardi alla voce e Francesco Paoli alla batteria, alla quale si è aggiunto in pianta stabile Francesco Ferrini come pianista e orchestratore (abbiamo sempre lavorato con lui, ma ora è entrato nella formazione dal vivo oltre che collaborare con noi nella scrittura).

Come è nato invece il nome della band?

-Cercavamo un nome che potesse rispecchiare l’idea di base del gruppo e a un certo punto è uscito fuori questo nome. La cosa divertente è che in quel momento abbiamo pensato fosse un nome troppo strano. In realtà però ha funzionato proprio perché è un nome che colpisce ed è facile da ricordare, anche se piuttosto complesso.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-I testi per noi sono importanti. Con ogni lavoro mettiamo in campo una tematica particolare, un concept che tratti temi per noi interessanti. Ad esempio nell’Ep “Mafia”, come dice il titolo, trattavamo il tema della mafia in quanto gravissimo problema sociale nel nostro paese, verso cui gridiamo il nostro dissenso. Lo stesso vale per “Agony”, che descrive come gli esseri umani siano fatti da una parte buona e una cattiva. La parte cattiva li porta a comportarsi in modo vile e a perseguire l’oppressione, la violenza, l’abbandono, l’ipocrisia, che si pongono come obbiettivo l’annientamento degli altri esseri umani o la supremazia di uno sugli altri. Questo condanna tutti noi, carnefici e vittime a una agonia eterna.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Beh innanzi tutto sicuramente il connubio tra musica sinfonica e metal estremo, che nel disco è sviluppato in modo approfondito. In sostanza con Agony abbiamo voluto fare un passo in avanti nell’evoluzione stilistica e nel sound, avvicinandoci all’obiettivo che ci siamo posti fin dall’inizio, quella che a nostro modo di vedere è una sinfonia Death Metal.

Come nasce un vostro pezzo?

-Anche per quanto riguarda la stesura dei pezzi questa volta le cose sono cambiate. Nei lavori precedenti la stesura dei pezzi era più legata al metodo diciamo così classico di scrittura che si utilizza nel metal oggi, mentre per scrivere Agony abbiamo voluto partire dall’orchestra e dalla batteria, arrangiando poi chitarre e basso come fossero parte integrante dell’orchestra stessa. Nello specifico i brani nascono dalle idee di Francesco Paoli e Francesco Ferrini, andando ad arricchirsi con il nostro aiuto.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Naturalmente ognuno di noi ha il suo brano preferito. Per quanto riguarda me credo che The Violation, il pezzo che abbiamo scelto come primo singolo, sia un ottimo punto di riferimento per capire dove il disco vuole andare a parare, oltre a essere un brano che mi piace molto.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Sono molte le band che, soprattutto in passato, hanno influenzato il nostro modo di fare musica. Chiaramente tutte le band Death Metal più importanti hanno significato molto per noi. I Morbid Angel ad esempio rimangono tra i punti di riferimento di tutti noi. Oltre a queste, poi, ci sono i Rammstein, che ci hanno influenzato molto non solo musicalmente, ma anche dal punto di vista visuale e di come gestiscono lo show e la comunicazione in generale. Poi c’è la musica classica, con tutti i grandi compositori, italiani, tedeschi, austriaci etc, di cui siamo appassionati.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Beh tra qualche giorno partiamo nuovamente alla volta del Nord America per un tour con Decapitated e Decrepit Birth. Stiamo lavorando per passare la maggior parte del 2012 sulla strada per promuovere Agony. Per ora l’unica cosa certa è un tour da headliner in Sud Africa a Marzo 2012, ma presto ci saranno molte altre novità.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Per adesso ci concentriamo sul disco che è appena uscito. In futuro sicuramente metteremo in cantiere un lavoro del genere.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-La scena è senza dubbio in crescita, anche se nel nostro paese ci sono sempre un sacco di problemi organizzativi, oltre a situazioni lavorative non esattamente semplici. In generale ci manca ancora la fase in cui i musicisti vengono visti come professionisti veri e propri e in alcuni casi questo rende la nostra attività più pesante e complessa.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Ci ha assolutamente aiutato. Non c’è dubbio che oggi le band hanno un bisogno fondamentale della rete. Senza i mezzi che il web fornisce la comunicazione e il successo che ne consegue sarebbero molto più lenti e meno sviluppati.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Devo dire che suonare Death Metal è fisicamente molto faticoso, ma tecnicamente si sfruttano moltissimo le doti dei musicisti. In realtà questo rappresenta un’arma a doppio taglio perché spesso le band si concentrano sul “tecnicismo” e lasciano in secondo piano la musica.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Cd ne sono moltissimi, tanti dei quali fanno parte di orchestre sinfoniche..hahah! Comunque qualche idea in mente ce l’abbiamo già da un po’ di tempo, ma non vorrei rovinare la sorpresa a chi ci segue se poi si presentasse l’occasione.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Intanto vi ringrazio a nome di tutti i Fleshgod Apocalypse per la chiacchierata! Poi quello che posso dire è che spero potremo presto incontrare tutti i lettori in un bel locale italiano in occasione di un concerto. Stiamo lavorando, naturalmente, anche sull’Italia e a breve torneremo a esibirci sui palchi della nostra nazione. Detto ciò a presto! Mi raccomando continuate a supportare le band estreme!

Maurizio Mazzarella

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