Ansa News

Si è verificato un errore nel gadget

martedì 14 giugno 2011

BLACK COUNTRY COMMUNION - 2


Deve essere un sodalizio perfetto quello tra i componenti di questo progetto in quanto, aldilà del risultato finale che è comunque ottimo (diciamolo subito!!!), questo è il 2° album pubblicato in meno di un anno. Voglia di battere il ferro finchè è caldo ? Può essere, ma non credo che gli artisti coinvolti abbiano così tanto bisogno di batter cassa… Glenn Hughes ha la sua splendida carriera solista, Derek Sherinian suona ovunque lo chiamino e ha un’agenda fitta d’impegni, Jason Bonham si divide tra UFO, Foreigner, reunion estemporanee degli ex-Zeppelin e mille altri progetti, Joe Bonamassa sta vivendo il suo momento migliore come protagonista del mondo della 6-corde, facendo proseliti tra il pubblico della scena rock blues ma anche di quella metal (!!!). La passione, però, unita al mestiere ha permesso loro di produrre questo nuovo lotto di 11 corposi brani che confermano quanto di buono fatto con l’album d’esordio. The Outsider apre il disco con un riffing di stampo zeppeliniano ed un refrain a base di armonie purpleiane ottimamente supportate dall’Hammond di Sherinian che, a dir la verità, svolge un lavoro di contrappunto perfetto e misurato lungo tutto l’arco del lavoro (ancora non capisco il comportamento dei Dream Theater nei suoi confronti…). Man In The Middle, di matrice sabbathiana, è graziata dalle ‘urla’ di Glenn. Acusticamente epica The Battle For Hadrian’s Wall a cui succede Save Me con un’intro liquido di tastiere che apre un mid-tempo che successivamente sfocia in atmosfere più moderne e di ampio respiro. In questo brano possiamo apprezzare il primo assolo davvero magistrale di Joe Bonamassa. Smokestack Woman è il tipico hard rock con cui abbiamo imparato ad amare The Voice Of Rock Hughes, mentre Faithless ci ricorda finalmente che è anche un grande bassista. Altro grande assolo di Mr. Bonamassa. Bello l’intermezzo vocale di An Ordinary Son dove vien fuori tutta la passione soul di Glenn Hughes che graffia alla grande anche nella successiva I Can See Your Spirit. In Little Secret apprezziamo la liricità della chitarra di Bonamassa e la sofferta interpretazione di Hughes. Suggestiva la ballad posta in chiusura, Cold, con un repentino cambio di tempo nelle battute finali su cui si staglia la splendida chitarra di Joe, autore dell’ennesimo splendido assolo. Devo aggiungere altro per convincervi che questo è un disco a cui non si può rinunciare??!! Ringraziamo Simona Lombardi della Edel Italia.

Voto: 8,5/10

Salvatore Mazzarella

Nessun commento:

Posta un commento