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lunedì 28 febbraio 2011

MOTHERCARE - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Mothercare in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio “The Concreteness of Failure” edito su etichetta Kreative Klan:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-La principale fonte di ispirazione per il disco è stata la crisi economica che ha colpito il tessuto sociale negli ultimi 2 o 3 anni, quindi nei testi si snodano le varie cause ed effetti legati a questa contingenza. Si parla di facile profitto, di guerra per motivi economici, di come l’egoismo personale sia spesso rapportabile ai macrosistemi, molto più di quello che si pensi. “The Concreteness of Failure” è sicuramente il nostro disco più maturo in tutti i sensi, ci soddisfa molto sia a livello musicale che a livello di impatto sonoro. La matrice Mothercare è rimasta la stessa seppur trasfigurata attraverso la lente thrash e harcore, perchè alla fine il disco è questo: dieci canzoni senza fronzoli di immediato impatto.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-I Mothercare sono nati, penso, come il 99 per cento delle band degli anni 90. Cioè con una grande passione per il thrash della Bay Area. A 15 anni l'unica cosa a cui pensi è la musica, e anche noi, con l'entusiasmo di tutti, abbiamo iniziato con le solite canzoni in sala prove. Poi sono arrivati i Napalm Death... che noi abbiamo cercato di unire alla matrice thrash e all'attitudine malata dei Mothercare.

Come è nato invece il nome della band?

-Il nome fu scelto da Mauro (primo batterista ed attuale percussionista della band) in occasione di un terribile episodio di cronaca: un bambino di pochi anni fu rapito nei pressi di un negozio “Mothercare” ed ucciso da due ragazzini di 12/13 anni. Il forte contrasto del termine “Mothercare” (cioè “cure materne”) e l'efferatezza del gesto ci colpì molto.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Al contrario dei dischi precedenti, l'approccio con i testi in “The Concreteness of Failure” è molto terra terra. Si parla di attualità, e lo si fa senza metafore. Diciamo che da un modo di scrivere molto intimistico siamo passati alla cruda realtà vista senza filtri, un'attitudine che ricorda più i Pink Floyd piuttosto che i mostri sacri del nostro genere.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Probabilmente il fatto di giocare al grinder che suona thrash! Le matrici melodiche delle chitarre strizzano l'occhio al grindcore, per poi essere suonate, a livello di pennata, con i pattern classici del thrash. A livello di batteria si passa dai tempi hardore piuttosto incazzati ai blastbeat dritti tipici del grind, anche se mai portati all'eccesso.

Come nasce un vostro pezzo?

-Nasce nella quasi totalità dei casi da un riff di Mirko che solitamente propone a me per le parti di batteria. Quando il riff è ben amalgamato nella parte ritmica viene dato in pasto alla sala prove per accogliere il contributo di tutta la band. Da questo riff parte solitamente lo sviluppo dell'intera canzone e, spesso, se il riff è quello giusto tutto il resto viene di conseguenza.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-I brani ci piacciono tutti, anche se ogni componente della band ha i propri favoriti e, spesso, non coincidono con quelli degli altri. Per quanto mi riguarda sono particolarmente legato a “10 Easy Lessons” per un fatto “vita da sala prove”... Questa canzone, infatti, ci convinceva pochissimo, tanto che in saletta mentre la suonavamo partivano facce strane e sorrisetti ironici. Mirko invece ha sempre sostenuto la validità del pezzo contro l'impressione generale, che non era delle migliori. Poi, una volta sentita la canzone registrata, ci siamo dovuti ricredere e, devo dire, che a mio avviso è una delle migliori del lotto.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-In primis i Napalm Death di “Inside the torn apart”, che agli inizi sono stati il riferimento per il sound delle chitarre e che si può ancora percepire ancora oggi in alcuni riff del nostro ultimo album. Alla base stilistica ci sono anche il thrash Bay Area degli anni '80 e '90 e la scena scandinava dei primi anni 2000.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Si, stiamo già suonando in giro per l'Italia per promuovere il disco, non sto qui a citarti le date precise, ma comunque le potete sempre trovare aggiornate sul nostro sito e sui social network principali. Per quanto riguarda la promozione pura, abbiamo appena pubblicato il video di “Gateway to Extinction” che trovate sempre sulle nostre pagine e che sarà messo in programmazione anche su Rock Tv, dove saremo ospiti il 10 Marzo nella trasmissione Database condotta da Pino Scotto.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Ci piacerebbe molto, sono sincero, ma i mezzi a disposizione non ci permetterebbero ancora di arrivare ad un livello professionale.... e poi, siamo ancora così giovani! Hehehe!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-La troviamo validissima... come lo è, del resto, da diversi anni. A nostro avviso l'Italia potrebbe essere, sulla carta, la culla di progetti ambiziosi vista la commistione di generi musicali che contraddistingue il nostro paese, imelting pot ci piacciono molto e se c'è un paese vocato naturalmente a tali progetti quello è il nostro. A tutto questo entusiasmo bisogna però contrapporre la scarsità di locali che riescano a metterti nelle condizioni di suonare dignitosamente e non sto parlando di cachet ma semplicemente di infrastrutture. Il fatto di essere ben organizzati a livello di palco e di locale aiuterebbe tanto sia le band che le persone che le vanno a sentire.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Ci ha sicuramente aiutato... Come potete ben immaginare la condizione attuale del mercato discografico non permette sicuramente a band come la nostra di fare numeri altissimi. Almeno con la rete si riesce ad arrivare a molte più orecchie e, di conseguenza, di avere una promozione che ci permetta di tornare a casa, dopo i live, soddisfatti dell'interazione col pubblico che viene a sentirci grazie al tam-tam della rete..

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Diciamo che il genere che suoniamo è l'unico nel quale possiamo sembrare dei musicisti! Scherzi a parte, a noi piace sperimentare, non sto parlando di band ma di singoli componenti. Molti di noi hanno altri progetti musicali con attitudini anche molto diverse, ma penso che la cosa che ci riesce meglio fare sia quello che facciamo nei Mothercare. Diciamo che siamo musicisti a cui piace colpire più di sciabola che di stiletto!

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Il musicista con cui abbiamo già collaborato... e cioè Barney dei Napalm Death! Con lui è stato tutto di una facilità estrema sia a livello musicale che personale.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Grazie a tutti per aver avuto la pazienza di leggere queste righe ed invitiamo i vostri lettori a partecipare ai nostri concerti per fare un po' di sano moshing! HORNS UP!

Intervista di Maurizio Mazzarella

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