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venerdì 8 luglio 2011

MOONRISE - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Moonrise in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "Under The Flight Of Crows":

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-“Under The Flight Of Crows” prende vita dopo un percorso molto travagliato, abbiamo subito diversi cambi di line-up finchè la formazione si è stabilizzata nel 2007; l’album contiene 7 tracce alcune di queste ormai datate (sono state composte 5-6 anni fa) altre più recenti, le registrazioni sono iniziate a Dicembre 2009 nei nostri Dark Moon Studios e si sono protratte fino a Settembre per svariati problemi lavorativi e logistici tra cui il trasferimento della sala prove, a Ottobre siamo entrati negli Hate Studio dei super pro Luca e Icio ed abbiamo terminato le prese della voce, mixato e masterizzato il disco.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-In breve : Il progetto MOONRISE nasce nel 1999 dalle ceneri dei Deathstroyer formati dai chitarristi Gabriele, Fabio V. Marco M. e Stefano alla voce. Dopo poco tempo viene sostituito Stefano con Marco B. Con la nuova line-up, nascono ufficialmente i Moonrise. Nel 2001 registiamo la prima demo The light inside. Nel 2003 registriamo il promo cd “after the sun set “ con Mirko alla batteria. Fino arrivare ai giorni nostri con il debut album con i nuovi componenti Fabio B alla batteria e Davide alla chitarra.

Come è nato invece il nome della band?

-Nulla di trascendentale , il significato in italiano ci piaceva, tradotto suonava bene ,quindi l’abbiamo tenuto

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Non ci sono tematiche particolari , nel senso che ogni testo ha una storia a sè, qui di seguito mi limiterò a descrivere di un paio di testi per non appesantire la lettura della recensione Under the flight of crows è un testo liberamene ispirato al libro “Se questo è un uomo “ di Primo Levi , un libro in cui si racconta con estrema lucidità e una precisione chirurgica la sofferenza del campo di concentramento dove era stato rinchiuso l’autore. Nella nostra canzone ho cercato di ricreare quelle atmosfere, quelle sensazioni che sono raccontate nel libro. In Dressed with our dream l’ispirazione è venuta da un titolo di un articolo di cronaca , ma il testo non parla di un fatto preciso ma si limita a seguire la sofferenza che segue di chi rimane in vita, del tormento dei ricordi , dell’incapacità di riuscire a realizzare i sogni e i progetti perché il tempo a nostra disposizione non ce lo concede. I testi, dal lato puramente di stesura e composizione, non hanno nessun peso sulla nostra musica, perché vengono aggiunti a canzone praticamente finita. Dal lato invece lirico ne hanno molto, perché ogni canzone, grazie al testo, acquista un significato ed emozioni, che la rendono unica.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Non ci sentiamo di appartenere ad un genere in particolare, si nota anche dalle recensioni in cui si cerca di darci un’etichetta ma alla fine ne abbiamo troppe! Si scrive che facciamo death melodico, death scandinavo, heavy, thrash, black, doom, tecnica death… Penso che possiamo essere adatti ad un pubblico a cui piaccia il metal nelle sue mille sfaccettature, sicuramente le tracce sono tutte differenti tra loro.

Come nasce un vostro pezzo?

-Sala prove, scaletta iniziale per scaldarci poi viene proposto o un riff di chitarra o un giro di batteria, da li abbozziamo un primo arrangiamento e costruiamo le varie parti del brano, ognuno da il suo apporto e questo è fondamentale. Per fare un pezzo possiamo metterci 3-4 prove come 6 mesi…

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Sicuramente la title-track è quella a cui siamo più legati, in un unico brano fondiamo vari generi ed è stato creato quando la line-up era ormai solida ed affiatata, l’abbiamo scelta come apertura del CD e spesso apriamo i live, la riteniamo un nostro cavallo di battaglia.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Troppe per menzionarle tutte e di conseguenza nessuna! Per generalizzare direi Death, Carcass, primi In Flames e Dissection. In molte recensioni ci sono paragoni ad artisti di cui non conoscevamo nemmeno l’esistenza, quindi penso che chi ci ascolta tenti di trovare qualcuno a cui paragonarci ma alla fine non lo trova!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Stiamo lavorando sul materiale nuovo, probabilmente sarà più ostico di Under the Flight of Crows, il 4/4 non entra spesso nella nostra sala prove. Faremo sicuramente dei live, ci stiamo sbattendo per trovare spazi visto che il metal è ancora additato come la musica dei teppisti (vedi l’annullamento del festival di Camisano) e i locali vogliono solo cover band, un insulto all’originalità.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-No.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Ci sono moltissime band valide in Italia, la scena metal esiste ed è solida ma la promozione della nostra musica non è per niente semplice, pochi locali in cui suonare e il cachet molto spesso è ridotto ad un panino ed una birra, l’interesse nel genere è piuttosto scarso a causa anche dei pregiudizi delle persone.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Sicuramente ci ha dato una mano, possiamo farci conoscere nel mondo praticamente gratis, ovviamente dopo pochi giorni dall’uscita il disco era già nei siti di download pirata ma non credo ci porti danni monetari…

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Penso che il metal possa essere suonato solo da chi ha padronanza del proprio strumento, noi siamo musicisti per passione quindi cerchiamo sempre si spingere al massimo le nostre performance, fare metal di un certo tipo comporta studio e sudore ma il risultato da sicuramente soddisfazioni!

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Vorrei che Nick Barker suonasse un brano con i Moonrise, e Peter Tägtgren

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Quello che ci sentiamo di dire è di supportare il più possibile la musica metal e la scena italiana. Ringraziamo voi per lo spazio dedicato, e i lettori per il tempo dedicatoci.

Maurizio Mazzarella

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