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mercoledì 29 giugno 2011

EISBRECHER - Eiskalt (Best of)


Tra i massimi esponenti della German Neue Deutsche Härte e autori di quattro album, l’ultimo “Eiszeit” è del 2010, gli Eisbrecher vengono celebrati con una raccolta di ben trenta canzoni nel formato del doppio CD. Due pezzi sono in versione video, mentre gli altri ventotto sono versioni originali, mentre una parte consta di remix e rivisitazioni di ogni sorta. Il marchio Eisbrecher è dannatamente tedesco, quindi votato ad una marcata pesantezza del sound, con chitarre e parti percussive cadenzate come un Golem in marcia. Il tutto è avvolto dalla voce di Alexander Wesselsky, un frontman a 360°, un personaggio sopra le righe e con una voce la quale sembra quella di un oracolo indispettito e torvo e dal sinistro cantilenare. Wesselsky, Noel Pix e gli altri hanno concretamente apportato idee alla costellazione tedesca dell’industrial e dintorni, grazie ad un crossover tra elettronica, new wave e appunto industrial. Le evoluzioni più importanti dei bavaresi sono rintracciabili in “Kinder der Nacht”, “Eisbrecher”, “Ohne Dich” “Wilkommen Im Nichts”, ovvero in quelle composizioni dei primi due album, quando il sound era più elettronico e moderatamente possente. Forse “Sünde” è stato il lavoro più elettronico, quello con pezzi strutturalmente dilatati e da sembrare più scorrevoli. “Eiszeit” invece è l’album più granitico. Gli Eisbrecher negli anni hanno assemblato, con sensibili modifiche col passare del tempo e degli album, un mastodontico impasto tra batteria, synth e chitarre; è stata una ricetta che ha caratterizzato bene il proprio sound, ma che ha concesso qualche perdita e mancanza sotto l’aspetto dinamico dei pezzi. “Eiskalt” è da considerare come un manuale riassuntivo della produzione discografica di questi arcigni, ma anche passionali, tedeschi.

Voto: 7/10

Halb9000

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