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mercoledì 13 aprile 2011

ARTILLERY - My Blood


Quando ci giungono tra le mani questo tipo di lavori, i cui autori riportano alla mente le stagioni più ‘spensierate’ della propria vita e magari poi scopri che sono anche degli ottimi album, è davvero difficile rimanere obiettivi ed evitare d’infarcire la recensione con termini che sul dizionario corrisponderebbero a dei sinonimi di ‘entusiasmo’. Quindi lasciateci liberi di considerare che ancora una volta la vecchia guardia da lezione di come si produce un disco che spacca le casse dello stereo e che spaccherà ulteriormente i timpani di chi si andrà a gustare gli Artillery dal vivo, around the world. Ingiustamente oscurati da chi oltreoceano, contemporaneamente a loro, trasformava le armonie di stampo nwobhm in quello che poi sarebbe diventato il thrash metal, quindi Metallica, Slayer, Exodus ecc. , hanno pagato lo scotto di provenire da una nazione, la Danimarca, che, nonostante c’avesse già regalato gli splendidi Mercyful Fate, era ai margini del movimento quando senza il web dettava legge chi poteva occupare i canali di comunicazione più ortodossi. Facile quindi sparire di scena negli anni neri del grunge così come nel periodo 2000 – 2007 quando la musica non può essere l’attività con cui sostentarti economicamente. Grazie a Dio però, dopo la messa a punto effettuata dall’ acclamato ritorno del 2009 con When Death Comes, è di questi giorni la pubblicazione di My Blood, che è davvero un ottimo album di sano vecchio thrash riattualizzato con delle partiture di chitarra molto più tecniche, al passo con i tempi quindi, una terremotante prestazione alla batteria ed un nuovo vocalist, Soren Adamsen, molto più professionale ed eclettico del precedente che da la possibilità al leader Morten Stutzer, compositore della quasi totalità dei brani, di esplorare nuove atmosfere musicali, rendere più variegato il songwriting e spaziare ancor di più nelle armonizzazioni e nelle evoluzioni della sua magnifica chitarra. Mi Sangre è un opener di ottimo livello, in cui la band fa manifesto del suo thrash canonicamente complesso ed infarcito qui e li di quelle venature orientaleggianti, molto presenti anche nell’elettrizzante Dark Days, che sono un pò il marchio di fabbrica del gruppo. E che dire della devastante Thrasher anticipata dal breve strumentale Prelude To Madness e dei due magnifici brani di chiusura End Of Eternity e Great. Signori, questo è un disco che unirà idealmente rockers della prima ora a chi si è approcciato solo da poco a queste sonorità… un disco da avere. Un plauso alla polacca Metal Mind che dopo l’ultimo magnifico album dei Tank fa il bis con i cari vecchi Artillery.

Voto: 9/10

Salvatore Mazzarella

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