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giovedì 25 marzo 2010

SPITFIRE - Il Tempo e l'Eternità


Intervista ai veronesi Spitfire, ci rispondono il cantante e bassista del gruppo Giacomo "Giga" Gigantelli, il chitarrista Stefano Pisani ed il batterista Gaetano Avino:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-“Time and Eternity”, il nuovo album uscito per la My Graveyard Productions, è un’operazione piuttosto singolare nel panorama del metal italiano, ma anche della musica in generale. Infatti si tratta di canzoni tutte composte originariamente tra il 1982 e il 1985, mai incise, recuperate dal nostro ricco “archivio storico” (leggi “registrazioni delle prove di quei tempi, su cassetta”), riprese in mano e – con pochissime modifiche completamente riregistrate. Ne è uscito un prodotto che fotografa il periodo migliore di SPITFIRE, e contribuisce a completare l’immagine di un gruppo che – forse restrittivamente – a suo tempo era stato etichettato come “Iron Maiden italiani”. Ci siamo sempre sentiti qualcosa di più, o comunque di diverso da un semplice clone, e pensiamo che questo album lo dimostri ampiamente. Inoltre oggi abbiamo attrezzature e una maturità tecnica che in quegli anni erano in via di formazione, quindi siamo riusciti a dare ai pezzi esattamente l’impatto e lo spirito che avevamo allora nelle nostre menti.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-SPITFIRE nasce nel 1981, come hard rock/heavy metal band, dedita nel primo periodo a un rodaggio basato su cover dei gruppi del momento (Iron Maiden, Saxon, Tygers of Pan Tang, Scorpions). Agli inizi del 1982 salta fuori qualche pezzo originale, e con l’entrata di Giacomo alla voce e Stefano alla chitarra (estate 1982) SPITFIRE si getta con entusiasmo in un repertorio completamente originale; alcuni tra i primi pezzi composti sono presenti su “Heroes in the Storm” (Spitfire, Samurai, Beyond Price, Merchants of Death), ma anche su questo “Time and Eternity” (One Night with Mephisto, che risale proprio al 1982).

Come è nato invece il nome della band?

Gaetano - Molti crederanno che il nome sia stato pensato facendo riferimento al mitico Spitfire, aereo della flotta aerea militare inglese della 2a guerra mondiale. In realtà fa riferimento a un modello di jeans in voga nei primi anni '80. Lo so, sembra strano, ma provenendo da una famiglia di commercianti del settore tessile-abbigliamento, da generazioni...... ah, e poi qualcuno dice che i fattori ereditari contino poco.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Le tematiche che nel tempo abbiamo toccato nei nostri testi spaziano dalla fantasy al quotidiano, passando per la rivisitazione di film e testi letterari, racconti e leggende, eventi storici reali o solo immaginati; il tutto poi è tenuto insieme dalle nostre esperienze personali, dalle nostre idee, i nostri sogni, delusioni, speranze, insofferenze. Per questo testi e musica hanno avuto sempre pari importanza nelle composizioni di SPITFIRE. La vita quotidiana e la vita di un eroe epico sono per noi molto vicine, più di quanto non si pensi: ognuno di noi su questa terra vive i suoi giorni fatti di gioie e dolori, vittorie e sconfitte, amori e odi… è questo che vogliamo raccontare, anche una storia di fantasia si rispecchia in qualche modo nella realtà.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Innanzi tutto il fatto che i pezzi di “Time and Eternity” siano stati tutti composti nel nostro momento migliore degli anni ’80 è garanzia che oggi non proponiamo qualcosa che semplicemente si rifà a quei giorni, ma che di quei giorni è il frutto diretto e ancora fresco. Infatti le canzoni contenute in questo disco – a detta di chi l’ha già ascoltato – tengono ancora egregiamente la prova del tempo, e suonano bene anche oggi: questa è una grande soddisfazione per noi, perché abbiamo la conferma che le idee di allora erano buone. D’altronde se non fossimo stati assolutamente convinti di questo, non avrebbe avuto senso accettare la proposta di Giuliano Mazzardi/My Graveyard Productions, non sarebbe stato onesto riesumare un cadavere in putrefazione! In questo dobbiamo chiaramente ringraziare tantissimo Giuliano, per la totale fiducia che ha avuto in noi, e che ha fatto sì che la storia di SPITFIRE fosse integrata da questa manciata di canzoni inedite (in quegli anni molto suonate dal vivo, ma mai registrate ufficialmente), che sicuramente contribuiscono a dare un’immagine più completa del gruppo.

Come nasce un vostro pezzo?

-A volte la traccia della musica viene elaborata dal gruppo e poi vi si innesta sopra il testo; altre volte la prima idea scaturisce da un testo, a cui poi viene abbinata una musica che ne evochi e ne sottolinei le atmosfere; altre volte ancora musica e testo nascono e prendono forma insieme. In tutti i casi ognuno di noi ci mette del suo, senza particolari barriere (nel senso che non è detto che un buono spunto per un testo non possa venire da chi suona la batteria, per esempio) fino ad adattare tutta la materia grezza in un prodotto elaborato che soddisfi tutti.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Stefano e Giacomo – Siamo molto contenti di tutto il disco, anche perché a livello emozionale crediamo che per tutti noi abbia un valore immenso: abbiamo lavorato su materiale di tantissimi anni fa, ma con lo stesso entusiasmo e la stessa grinta di allora (e quanti ricordi sono tornati a vivere!); a livello tecnico – visto che rispetto ad allora abbiamo maturato molte esperienze musicali sia sui palchi che negli studi – siamo riusciti a rendere i pezzi esattamente come volevamo; se proprio dobbiamo scegliere un pezzo… non ce la facciamo! (ridono n.d.r.) Sarebbe come dover scegliere un solo bel ricordo tra i tanti che compongono il nostro passato.

Gaetano - Oltre a brani come “The Challenge” e “Boys' Riot” , che scatenano una sorta di delirio tremens, sono molto legato a una song come (Un)holy War, molto epica e ben strutturata dal punto di vista strumentale e vocale.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Agli inizi, nel periodo ‘82-’84, la NWOBHM era la nostra bibbia, anche se tutto il rock inglese e americano (Stefano: e italiano!) degli anni ’70 faceva da solida base. Poi abbiamo cominciato a esplorare in profondità, a cercare gruppi “minori”, forse perché anche noi ci sentivamo un po’ un gruppo di nicchia nella NWOIHM: quindi Tank, Satan, Fist, More, Tokyo Blade, Jaguar, Diamond Head, Ostrogoth, e tutta una serie di band a cui ci sentivamo molto vicini. Per i fratelli italici, siamo stati sempre molto legati alla Strana Officina (e regolarmente le nostre strade si incrociano, visto che nei primi passi della Minotauro Records ci hanno seguito a ruota, e che ora ci siamo ritrovati insieme sotto la My Graveyard Productions). Più tardi i gusti di ognuno si sono messi a fuoco, Giacomo sul rock più americano, Stefano su quello inglese, Gaetano anche e molto fuori dal campo rock.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-L’obiettivo principale era fare il disco; probabilmente faremo qualche data, qualche festival… vedremo. Non credo che potremo comunque dedicarci assiduamente alle date live con SPITFIRE, poiché ognuno di noi è attualmente già molto impegnato con altri progetti musicali. Ma – come sempre – valuteremo ogni cosa nel momento in cui si presenterà sul nostro cammino; d’altronde mai dire mai: chi avrebbe pensato – finché eravamo sul palco dell’Italian Metal Legion Attack (2004) – che un giorno saremmo stati qui a parlare di un nuovo album!

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Anche per questo, chi può mai dire?

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Parlando di metal, sicuramente gli orizzonti sono più vasti che non negli anni ’80. C’è da dire anche che è una gran soddisfazione vedere il grande interesse che si è risvegliato – anche all’estero – per la NWOIHM, per i gruppi storici del movimento. Poi però ci sono i problemi di sempre: il metal italiano è sempre penalizzato rispetto a quello estero, anche da parte dei fans. Quindi vorremmo dare il giusto merito a chi si batte con tutte le armi per continuare una battaglia iniziata tanti anni fa: tutte quelle band storiche che non mollano, tutte le band nuove che ancora calcano le strade della musica, molto impervie in Italia, e tutte le label come la My Graveyard che con grandi sacrifici credono in quello che fanno.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet è un grande strumento di comunicazione, che oggi si potrebbe paragonare alle vecchie fanzines, anche se con una diffusione ben più massiccia: quindi a livello di promozione un grande passo avanti. In effetti ora i gruppi italiani sono ricercati in tutto il mondo grazie alla promozione che si può fare via web. Poi il fatto che su Internet ti puoi scaricare di tutto e di più, è un segno dei tempi; tutto sta a utilizzare queste opportunità come strumenti positivi, e non subirle passivamente.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Per noi che vogliamo esprimere tutti i nostri sentimenti con forza, a volte anche con rabbia, attraverso la nostra musica, il metal in tutte le sue forme è uno strumento di comunicazione importante. E poi l’amore per lo strumento, la sensazione di essere tutt’uno con una chitarra, un basso o una batteria che diventano la tua voce, trovano nella musica che facciamo la massima soddisfazione. E questa è quella più grande: facciamo ciò che ci piace e nel modo che vogliamo, senza compromessi o limitazioni. La vera valorizzazione non è tanto, per esempio, il riscontro economico, oppure avere più spazio negli ambiti che si autodefiniscono “culturali”, quanto piuttosto il supporto di tutte le persone che credono in noi e in quello che facciamo. Questa è la nostra strada, mai e poi mai saremo succubi di tristi calcoli economici o di altrettanto tristi personaggi che nulla sanno e nulla hanno a che fare con la musica. Una grande soddisfazione è poter dire che – con molte altre band – siamo orgogliosi di dare il nostro contributo per diffondere un’immagine di un’Italia fatta di gente che dice le cose come stanno, e che fa sacrifici per i propri ideali; e non ci sembra poco, in tempi di corruzione, miserie varie e pietosissime farse della falsità.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Eh, c’è talmente tanta materia prima di ottima fattura che la lista sarebbe lunghissima! Abbiamo qualche contatto con le band storiche inglesi della NWOBHM, ma una possibilità più verosimile sarebbe fare qualcosa insieme ai “fratelli” del metal italiano.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Grazie moltissimo a voi per il tempo che ci avete dedicato, e grazie a tutte le persone che ci hanno supportato e lo fanno tuttora, accompagnandoci lungo il difficile cammino dell’indipendenza e della coerenza senza compromessi: questa è la vera libertà. E soprattutto grazie a Francesco “Running Wild” Campatelli per il supporto e l’amicizia, e a Giuliano Mazzardi della My Graveyard Productions per il grande lavoro che abbiamo potuto fare insieme.

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella

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