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lunedì 12 settembre 2011

DOOMRAISER - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Doomraiser in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "Mountains of Madness". Ci risponde il bassista del gruppo Andrea "BJ" Caminiti:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Ok, vediamo un po’. Diciamo che con il nuovo disco abbiamo proseguito il nostro cammino musicale esplorando, alla nostra maniera, l’immenso mondo del DOOM ed incrementandolo con quelle che sono le influenze musicali, caratteriali ed emozionali di ognuno di noi. Cosa sempre fatta questa, ma con il tempo passato assieme come band tra tour, studio o anche semplicemente con i tanti momenti condivisi, il tutto si è, per così dire, ulteriormente evoluto. Siamo sempre più unica entità, ci capiamo, apprezziamo e sopportiamo con più maturità e stima e questo ovviamente si ripercuote favorevolmente anche a livello musicale. Per chi non ci conoscesse posso dire, invece, che facciamo doom, il metal delle origini come mi piace dire e puntualizzare, nel periodo in cui viviamo. Siamo partiti con il primo disco suonando in un certo senso più classici, ma andando avanti e maggiormente con questo terzo disco, stiamo mostrando con più disinvoltura come ci si possa spostare, secondo la nostra personalità di band, senza paura e con fluidità, tra le varie sfaccettature del genere unendo anche altri elementi senza perdere di vista ciò che siamo. Una doom metal band senza paura di osare.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Direi cinque persone che nel momento in cui volevano dare vita ad un suono simile casualmente e direi anche fortunatamente, si sono trovate a condividere la stessa passione. Ecco la nascita della band. Alcuni di noi erano già amici tra loro, gli altri lo sono diventati. Volevamo solamente dare il nostro tributo alla grande famiglia e alla grande sensazione del DOOM. Tutto questo è successo alla fine del 2004. Da lì è partito tutto e la nostra strada ci ha portato a pubblicare tre dischi, tre 7 pollici, a girare più volte l’Europa tra tour e festival ricevendo apprezzamenti per noi inaspettati. Una grande soddisfazione per noi, visto che non ci riteniamo e tantomeno cerchiamo di fare nulla di nuovo, ma solo al meglio quello che ci piace.

Come è nato invece il nome della band?

-Come detto volevamo tributare il genere, niente più e nel momento in cui ho proposto ai primi l’idea di tirare su la band avevo pensato anche al nome che desse un po’ anche questa idea di appartenenza e di intenti. E’ piaciuto ed ecco a voi Doomraiser.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-I testi hanno una grande importanza nella nostra musica, non è un semplice completamento della canzone. Anche il testo, con le sue tematiche, contribuisce a creare quella che è l’atmosfera del pezzo. Per quanto riguarda in particolare in nostro ultimo disco i testi ruotano intorno all'universalità della conoscenza e sulla sua presenza in vari luoghi sparsi nel mondo. Ci sono luoghi sparsi nel nostro pianeta, dalle Piramidi in Egitto ai Menhir in Europa, che testimoniano l’armonia che l’uomo possedeva nei confronti della natura e dell’universo intero, le cosiddette “Impronte degli Dei”. Uomo che sapeva interpretare i simboli del cielo e della terra. Si parla di tempi passati però, ora l’uomo crede di avere in mano la conoscenza. E’ quello che dice almeno, ma è lontano da essa. La scienza non accetta le verità nascoste nel “mondo” esoterico tale da presentarlo in maniera “negativa”. Le stesse religioni non le accettano. Smonterebbero tutto ciò che hanno costruito riguardo il loro pensiero e le loro teorie.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Credo proprio le atmosfere che creiamo con la nostra musica e che con questo disco sono diventate più rituali. Mettere il disco dall’inizio alla fine è una sorta di celebrazione, così come un nostro concerto o singolo pezzo. Noi stiamo comunicando con la nostra musica e tutto quel che ne scaturisce è molto profondo, intimo in quanto viene dal nostro proprio essere persone con molta sincerità e ripeto naturalezza. Il nostro incedere pesante e ossessivo vuole portare l’ascoltatore tra noi ed entrare con noi in questa sorta di celebrazione che può essere il singolo disco o il live. Pesanti e ossessivi, ma non banali e con tanta dinamica allo stesso tempo. Un nostro disco è un viaggio da affrontare assieme.

Come nasce un vostro pezzo?

-Si comincia a suonare tutti assieme partendo da un qualsiasi riff che può essere uscito dall’idea di qualcuno di noi o nel momento in cui cominciamo a provare. Poi cerchiamo di dargli seguito suonando. E’ una sorta di lavoro ciclico in cui un riff ne chiama un altro e poi l’altro un altro ancora. Tutto questo fino a quando non sentiamo il pezzo sia finito e ci soddisfi. Diciamo che tutto avviene, e ripeterò la solita parola, ma è la realtà con cui tutto nasce e si muove nella band, naturalmente. Succede anche che suonando non si riesca ad andare avanti, quindi il tutto viene o accantonato per un po’ per riprenderlo successivamente se ci troviamo ispirati e vedere cosa succede, se c’è il feeling giusto che nasce da quei riff o si abbandona da subito. E’ quindi un lavoro di insieme. E’ un lavoro portato avanti dall’entità Doomraiser che nasce dal momento che le energie di tutti noi della band si uniscono.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Sono tutti nati dalle nostre sensazioni, quindi è difficile dire quello a cui io mi senta più legato. Proprio parlando del lato emozionale poi questo può variare costantemente in base allo stato d’animo in cui ci si ritrova volta per volta. Una volta può essere uno, una volta un altro. Ci penso e di getto direi “Vampires of the Sun”, ma poi mi verrebbe da dire “Phoenix”. Se ci penso ancora però poi come non posso dire “Like a Ghost” e l’impatto e il groove che tira fuori “Mountains of Madness”. Insomma, capisci è una cosa variabile costantemente e comunque sono stati partoriti da noi quindi, a loro modo, ognuno ha un legame profondo con noi. Dentro c’è tanto di ognuno di noi.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Senza dover per forza fare nomi dico solamente quelle che mi danno emozioni vere con la loro musica. In generale il doom, ma non parlo solo di genere musicale perché il doom è molto più.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Il live è fondamentale per noi e lo ripeto spesso, dovrebbe esserlo per una qualsiasi band. Non riesco proprio a scindere la musica di un gruppo dal concerto. Ovviamente saremo on the road a solito nostro modo sia in Italia che all’estero. Rimanete quindi sintonizzati per sapere se passeremo dalle vostre parti e preparate i boccali belli pieni. Abbiamo poi in cantiere un idea molto particolare per una band del nostro genere per un prossimo EP.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Non ci abbiamo mai pensato e sinceramente ad un disco live preferisco sicuramente farne uno con delle nuove canzoni.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-La scena italiana in generale è molto attiva e ci sono proposte di grande qualità. Finalmente si è affacciata con dignità all’estero anche se continuo a ripetere che la sola qualità non è la sola cosa che la faccia crescere e uscire come si deve, ci serve professionalità e questa è una cosa che continuo a non trovare in molte. Quest’ultimo è un fattore che purtroppo porta a faticare di più chi ha tutte le potenzialità per ricevere ancor più riscontri. Non voglio risultare antipatico dicendo questo, ma semplicemente spero sia preso come un consiglio per consolidare e far apprezzare quanto di buono abbiamo musicalmente in casa nostra. Quel che dico è dettato dalla passione e da tutto quello che do per la musica che a noi piace.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet è utile sotto molti aspetti della comunicazione. E’ più facile raggiungere posti diversi e lontani con più velocità confronto a prima e questo è un gran vantaggio anche per la visibilità di una band, noi compresi anche se non si può e si deve far affidamento solo a quello. Ha fatto, però, nascere una certa pigrizia musicale. E’ indubbiamente il motivo maggiore per cui i dischi si vendono molto meno e le band faticano di più a vicere, ma la cosa peggiore è proprio che ha rovinato le orecchie della gente. Hanno la musica a portata di un click e non ci si alza più per spingere play sul un lettore cd, figuriamoci poggiare una puntina su di un vinile! Ho tirato fuori entrambi i supporti perché la differenza qualitativa è enorme da tutto ciò che si trova in rete. Anche i brani con la qualità più alta sono inferiori a quelli di un cd e figuriamoci di un vinile. Se una persona è appassionata di musica la vuole ascoltare. La comodità ha fatto quindi perdere la vera passione. Io stesso rimango sorpreso quando a volte sento qualcosa scaricato da internet in attesa recuperi il cd o vinile originale. Spesso mi succede che dica ed esprima giudizi negativi su quel lavoro di quella band, ma poi quando mi arriva l’originale l’opinione cambia totalmente. Se la gente vuole continuare a scaricare ed utilizzare internet in maniera negativa nei confronti di una band, lo faccia pure, liberissima e non ne faccio un problema. Ci si vedrà probabilmente ad un concerto, anche se la “pigrizia” e il non saper più ascoltare veramente la musica si ripercuote anche nel settore live.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Se come musicista senti le tue sensazioni e vibrazioni uscire fuori da quel che suoni, grazie anche al supporto di tutti gli altri nella band, senti il tuo talento valorizzato. Noi cerchiamo di fare al meglio quello che ci piace e quindi ci sentiamo soddisfatti, ma mai al cento per cento. Quanto fatto ci stimola a far meglio subito dopo perché ci da a sua volte nuove sensazioni e nuove vibrazioni. Arrivare ad un punto te ne fa vedere uno ancor più avanti ed è sempre lì che bisogna puntare.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Io personalmente con Lee Dorrian per la passione ed il significato che con la sua band, i Cathedral, hanno avuto e continuano ad avere nella mia vita. Wino per il suo grande talento che ha dimostrato in tutti i suoi progetti. Ora penso ad un batterista e direi che ho pronto il mio nuovo side project (eh eh!).

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Ringrazio voi per lo spazio che ci state dedicando e spero che ciò invogli chi non ci conosce a dare un ascolto al nostro nuovo disco intanto e che ciò sia uno stimolo ad inoltrarsi nel nostro mondo. Per tutti gli altri do appuntamento ad un nostro live. IN DOOM WE TRUST

Maurizio Mazzarella

sabato 16 aprile 2011

L'IMPERO DELLE OMBRE - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani "L'Impero Delle Ombre" in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "I Compagni di Ball" edito da Black Widow Records. Ci risponde il cantante della band Giovanni "John" Cardellino:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Si, dunque salve a tutti,il nostro nuovo disco si chiama "I Compagni di Baal" ed è un concept album basato sullo sceneggiato televisivo omonimo francese della regia di Pierre Prevert trasmesso alla fine degli anni 60 in Francia e negli anni 70 in Italia. Noi abbiamo cercato di cucirgli sopra una nostra interpretazione musicale con i mezzi a nostra disposizione il "cemetery rock" sorta di fusione autoctona di Hard'n'Heavy Doom Dark e Progressive Metal.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Questo è piu' che altro il mio progetto nato nel 1995 quando mi ero un pò scocciato di girovagare da un gruppetto all'altro e decisi di dare forma alle mie passioni musicali ed extra musicali unendo il mio amore per certo Dark Sound Italiano come Death SS/Paul Chain alle mie letture esoteriche ed ai films dell'orrore.Di gente nella band ne è passata tanta ma alla fine nel 2003 e subentrato finalmente un elemento fisso, mio fratello Andrea alla chitarra, che insieme ai fratelli Dario ed Henry Caroli, batteria e basso dei fondamentali Sabotage, abbiamo incominciato a fare sul serio producendo il primo full a fine 2004 uscito per la mitica Black Widow Records.

Come è nato invece il nome della band?

-Questo nome è venuto fuori da una lettura che feci all'epoca di un saggio di magia e stava a simboleggiare l'inferno,così pensai di inserirlo nel cerchio magico,un sigillo di protezione, di Cornelius Agrippa ,quando composi il logo del moniker.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-No noi non trattiamo di quotidianità in modo esplicito,bensì in forma di metafora nel bel mezzo di testi dall'estetica occulta,macabra e spirituale. E comfermo che i testi sono di importanza centrale nell'economia della musica dell'Impero. Cerchiamo di creare quella giusta alchimia per far arrivare le emozioni, che sono il fulcro di questo progetto!

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Di sicuro una buona vena dark, un mood oscuro ma al contempo progressivo direi emotivo ,dettato dai lancinati assolo di chitarra e tastiera, una solida base ritmica vecchio stile e soprattutto una pregnante linea vocale ed un'intelaiatutra di massicci riffs di chitarra di Sabbathiana memoria.

Come nasce un vostro pezzo?

-Da stati di alterazione emotiva e spirituale,da giri ossessivi nella mia mente,dall'atmosfera circostane,da visite a vecchi ruderi e cimiteri,da sbornie...dal fato!

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Non vorrei sembrare immodesto nell'affermare che amo il lavoro per intero e mi torna difficile estrapolare un solo atto dall'opera;è come un puzzle dove ogni brano s'incastra indissolubilmente all'altro. Lascio a te e a chi ha preso il disco la questione.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Beh,come detto in primo luogo i grandi nomi del Doom italiano degli anni 80: Deathss, PaulChain, The Black, Requiem, Run After To, Presence, Abiogenesi, Black Hole.. le formazioni italiane anni 70 di prog più oscuro come Jacula/Antonius Rex, Biglietto per L'inferno, Balletto di Bronzo, Metamorfosi, ma anche Le Orme, Osanna, PFM, BMS, il primo Battiato e tante altre cose anche straniere come Pink Floyd, Black Sabbath, Black Widow, Atomic Rooster e ancora AngelWitch, Demon, WitchfinderGeneral,St Vitus, Pentagram... il tutto ed anche di più: assorbito,metabolizzato e assoggettato alla nostra visione.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

- Ora stiamo provando il live con una formazione a due chitarre e pianificando una serie di concerti nel Salento di cui la prima data è venerdi 13 (data quanto mai adeguata!) maggio ai "Sotterranei" di Copertino a Lecce e ne seguiranno altre spero al nord Italia.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-No,è ancora troppo presto con soli due lavori ed un 45 giri! Sono dell'avviso che un passo del genere richieda una vera maturita' e longevità in una band anche a livello quantitativo di composizioni originali. Sarebbe davvero un sogno che spero col tempo si possa realizzare.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Molto buona! e mi riferisco ovviamente alla scena underground metal,ci sono davvero un sacco di belle realta' musicali di giovani band che hanno riscoperto il gusto del Old School e di come va suonato il rock duro, qualunque esso sia dall' Heavy all'Hard,dal Doom al Thrash,dal Prog allo Speed! Le problematiche però purtroppo vanno di pari passo con le bands :poche occasioni di suonare dal vivo e mal pagate, se non per niente, malgrado le solite tribute bands di merda vanno a spron battuto!

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Guarda, quando siamo ripartiti nel 2003 con la band, internet per noi non esisteva! è solo negli ultimissimi anni che abbiam fatto un myspace ed un amico (Marco Gargiulo di Musicmag.it) ha creato una fanpage su Facebook a noi dedicata, e lo ringrazio. Ma vorrei precisare che la musica secondo noi si fa , e si segue live, dal vero! Detto cio' non demonizzo affatto nulla; il mezzo web è un di più, e per questo sicuramente ci ha agevolato e fatto conoscere.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Credo molto, perchè con poco a livello tecnico ,di velocita' a rilento, ed il cantato in italiano bisogna essere convincenti e far presa grazie alla bonta oggettiva della composizione anziche' buttare fumo negli occhi con milioni di note sparate alla velocità della luce, super tecnica e piu' attitudine a volte che sostanza di tanti sottogeneri estremi.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-I Saint Vitus i Sarcofagus..... Di italiani mi piacciono i chitarristi dei Death SS di "Heavy Demons" Al Priest e Steve Minelli e il batterista Ross Luckater, ma anche il Paul Chain di una volta!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Che dire ragazzi: tenete duro e.... LONG LIVE CEMETERY ROCK!!!! Giovanni "John Goldfinch" Cardellino.

Intervista di Maurizio Mazzarella

N. B. Si ringrazia di vero cuore per la grande disponibilità la Black Widow Records

venerdì 15 aprile 2011

L'IMPERO DELLE OMBRE - I Compagni Di Baal


Un'opera d'arte, un'autentica opera d'arte. E' quanto regalatoci da "L'Impero delle Ombre", un gruppo di artisti puri e veri, che attraverso le proprie noti fanno trasparire quello che è il loro amore per la musica. Il gruppo, nato inizialmente nel nostro Salento, per poi trasferirsi in terra toscana, è attivo dal 1995 e giunge con questo bellissimo "I Compagni di Ball", edito dagli amici della Black Widow, alla pubblicazione del proprio secondo album in studio, facendo ritorno sul mercato discografico a distanza due ben sette anni dall'omonimo disco d'esordio. "I Compagni Di Baal" è basato su un succulento concept ispirato ad una serie televisiva francese degli anni Sessanta che ha goduto in patria di un discreto successo. La storia ruota attorno alla setta segreta criminale dei Compagni di Baal e sulla lotta che alcuni personaggi, tra i quali un giornalista ed un poliziotto, intraprendono per arginare la violenza della setta. Da un punto di vista musicale, lo stile del gruppo è certamente molto anni ottanta. L'Impero delle Ombre assesta le proprie radici prevalentemente su un dark/prog particolarmente oscuro, che si lascia contaminare da un doom d'annata. Poi ci sono anche delle matrici wave, ma questo è un aspetto che conferma il valore assoluto di un gruppo d'immenso spessore artistico. Siamo di fronte ad un grandissimo disco, con canzoni ben composte, supportate da uno spessore tecnico fuori dal comune. Andrea Cardellino incanta con il suo tocco di chitarra molto in stile Paul Chain, stesso dicasi per il cantante del gruppo, Giovanni "John Goldfinch" Cardellino, autore di una prestazione a dir poco eccellente. Chi invece tocca il cielo con un dico è certamente Oleg Smirnoff, per molti conosciuto grazie al suo passato nei Vision Divine, nei Death SS e negli Eldritch, che ipnotizza e seduce grazie alla sue tastiere, sempre inclini al suo classico stile funambolico. Sia per intensità ed ispirazione, che da un punto di vista tecnico, "I Compagni Di Baal" si dimostra un lavoro di grandissimo livello e valore. L'unica not dolente, è nella produzione, spesso cruda e ruvida e molto anni settanta. Con un suono più pulito e moderno, il disco avrebbe certamente reso di più, ma forse avrebbe perso di un appeal che risulta assolutamente essenziale per questo tipo di musica. Ringraziamo infine di vero cuore la Black Widow per la grande gentilezza e l'immensa disponibilità dimostrata nei confronti della nostra testata.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

lunedì 4 aprile 2011

DOOMSWORD - Intervista alla Band


Intervista ai lombardi DoomSword in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "The Eternal Battle". Ci rispondono il chitarrista Alessio “Sacred Heart” Berlaffa (SH) ed il cantante della band Deathmaster (DM):

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

SH: Ciao a tutti! The eternal battle e’ stato un lavoro per assurdo nato molto piu’ velocemente del precedente My Name Will Live On, ma molto piu’ lavorato nelle strutture e soprattutto nell'arrangiamento. Al solito abbiamo lavorato a distanza, tra Italia e Irlanda, ma le dinamiche all'interno della band sono molto migliorate. L’idea e’ stata quindi quella di rendere il disco un tutt'uno di musica e testi, racconti e immagini in musica.Da qui l’esigenza di arrichire la tessitura armonica con due linee di chitarre che intrecciano ritmica a parti melodiche e assoli che nascano dall'esigenza di raggiungere un apice nel racconto: sono infatti molto melodici e dinamici, crescono con la canzone, ben supportati dal contesto ritmico.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

DM: La band nasce nel 1997 come ―'67traslazione” heavy metal di un progetto di musica antica chiamato 1014 AD di cui io e Guardian Angel eravamo i membri. Parlando un giorno con Maurizio Chiarello di Undeground Symphony rivelai la mia intenzione di fondare una band heavy metal epico molto 80s con atmosfere medievaleggianti, e lui mi disse che mi avrebbe immediatamente messo sotto contratto se avessi realizzato un progetto del genere, cosi' tornai a casa contattai Guardian Angel e lavorammo sul materiale 1014AD per riarrangiarlo metal, producemmo un demo di 5 tracce in 10 ore e lo sottoponemmo ad Undeground Symphony che come promesso piacque il prodotto e ci offri' un contratto.

Come è nato invece il nome della band?

DM: Fu una conversazione tra me e un mio amico (Luca della label Iron Tyrant), stavo cercando il nome della band da alcuni giorni e come nel suo stile – senza preavvisi e fronzoli – un giorno mi dice “ho il nome della band: DoomSword”. Che io trovai appropriatissimo.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

SH: Dipende, si tratta di temi storici o narrazioni, a volte di un passato mitologico, altre volte vengono usati dei temi che potrebbero racchiudere scottante attualità. Parlando di questo disco vorrei dire che e' in un certo senso un concept album sul concetto di Conflitto, inteso sia come conflitto interiore e psicologico che come conflitto armato. In particolare io credo che il Conflitto sia lo stato naturale dell'uomo, qualsiasi sia lo scopo naturale o prefisso da raggiungere, il percorso per ottenere l'agognato risultato passa per un conflitto di sorta. Il tema portante del disco e l’essenza stessa del titolo e’ quindi, come già accennavo, una sorta di concept a livello interiore, dove i testi supportati da un cantato molto sentito, quasi vissuto in prima persona, descrivono il punto di vista del guerriero.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

SH: E’ un sound che e’ fortemente impernianto sulla melodia e drammaticita’ della narrazione, con momenti forti e veloci, altri piu’ cadenzati, ma sempre intrisi di pathos. The eternal battle è un disco piu’ lavorato nelle strutture e soprattutto nell’arrangiamento,
rispetto i precedenti.

Come nasce un vostro pezzo?

SH: Al solito lavoriamo a distanza, tra Italia e Irlanda, e abbiamo sviluppato buone dinamiche all'interno della band. Le idee originali e le bozze compositive hanno la loro importanza ma non sono piu' cosi' definitive come potevano esserlo anni fa, perche' si lascia molta definizione della struttura e dell'atmosfera del brano agli arrangiamenti che io e Wrathlord in particolare apportiamo. In generale, ma non e' una regola, le idee arrivano da Deathmaster ma in forma volutamente grezza e noi in Italia plasmiamo il materiale dandogli definizione, poi comincia un gioco di rimbalzi di idee al fine di ottenere il risultato migliore possibile. Naturalmente ci sono eccezioni ma questa e' piu' o meno la dinamica della band.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

SH: Essendo l’album una sorta di “concept” piu’ imperniato su temi filosofici e sulla battaglia anche vista in modo interiore, ho voluto aggiungere all’album un brano acustico, che fosse una sorta di racconto della notte prima della battaglia, della lotta interiore del guerriero. Tale brano introduce l’ultimo pezzo del plot, un brano molto introspettivo, che mi piace particolarmente, sia per il lato lirico, sia per quello compositivo, in cui vi sono molte linee melodiche che portano l’ascoltatore dove dovrebbe essere…credo ascoltando si riesca davvero ad avere una dimensione del testo: e’ quello cui volevo arrivare al di la di passaggi piu’ o meno tecnici o impegnativi, come in Varus o W.o.t.gods.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

SH:Per quel che mi riguarda, in ambito strettamente metal anni ’80, i Jag Panzer in passato, mentre per questo disco ho seguito delle sonorita’ piu’ vicine a vecchie band sempre vive degli anni ’70, creando un’amalgama molto particolare, ponendo attenzione a dividere su vari piani gli arrangiamenti, allontanandomi da quello che puo’ essere l’Heavy piu’ classico.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

SH:Al momento abbiamo confermato l’Hammer of doom il prossimo Ottobre..

DM: a dire il vero le nostre date live sono rare e ben ponderate, io sto gia' pensando al prossimo disco.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

SH: Non al momento, anche se abbiamo del materiale da vari festival come Bang your head e Keep it true…

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

DM: La scena italiana e' ottima, in special modo in campo heavy metal epico, non abbiamo niente da invidiare a nessuno anzi direi nel genere siamo decisamente trainanti. Problematiche non ne riscontriamo, promozione e distribuzione sono proporzionali alla notorieta' della band e del genere quindi tutto va di pari passo.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

SH: Ne l’uno ne l’altra.. o meglio… la pubblicita’ scorre su internet, anche se i fan e gli ascoltatori di questo genere comprano molte riviste(infatti e’ qui che scriviamo), mentre a livello di vendite.. beh si sa come funziona, dovremmo indubbiamente capire pero’ tutti che i canali stanno cambiando, per cui se il tuo disco gira su internet e’ certamente un modo.

Intervista di Maurizio Mazzarella

martedì 19 ottobre 2010

DOWN - Diary Of A Mad Band


Messa da parte l'esperienza con i Pantera, il buon Phil Anselmo ha dato vita al progetto "Down", dando a sua volta libero sfogo alla musica che ama di più e che forse risulta più adatta a quello che è il suo stile vocale, ovvero il southern metal. All'attivo i Down hanno pubblicato tre dischi in studio, tutti nel complesso di buona fattura e di pregevole qualità. Questo "Diary Of A Mad Band" è il loro primo album dal vivo ed è una testimonianza di notevole spessore per un gruppo di grosso calibro come sono i Down. La band è in ottima forma, soprattutto il buon Phil Anselmo sprizza grinta da tutti i pori, cercando di coinvolgere costantemente il pubblico presente, che nel complesso, si fa sentire molto poco in tutta la durata dell'album. Da un punto di vista tecnico, la prova di Phil Anselmo è nella norma, nel senso che non delude le aspettative, anche se per dire la verità, non è più lo stesso dei Pantera, ma sono anche passati una moltitudine di anni. Per quanto riguarda il resto della band, tutti si comportano in modo impeccabile, anche se forse sarebbe stato lecito attendersi qualcosa in più dalle chitarre. La scaletta è buona e nel complesso rende onore a tutto il repertorio della band, soprattutto come è ovvio che sia, all'ultima fatica "III - Over the Under" datata 2007. Il disco non è ritoccato, questo è bene chiarirlo subito, nel senso che un determinato sound sporco e non pulito, ci consente di apprezzare maggiormente l'essenza del disco. Spesso molti dischi live risultano ritoccati in studio e questo non consente di apprezzare fino in fondo l'abilità sul palco del gruppo in questione. Nel caso dei Down non è accaduto questo, quindi è possibile ascoltare in modo reale il valore assoluto della band. L'album è praticamente un doppio CD, quindi c'è tanta musica per divertirsi, per i più pignoli, esiste anche una versione in DVD. I Pantera non esisternno più, questo è un dato certo che a distanza di anni ci fa ancora molto male, ma almeno è possibile ascoltare ancora la voce di Phil Anselmo e questo ci dona un po' di felicità.

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella

mercoledì 13 ottobre 2010

TEMPLE OF DEIMOS - Temple Of Deimos


I Temple Of Deimos nascono circa quattro anni fa per iniziativa di Fabio Speranza (ex chitarra/voce dei White Ash, importante gruppo stoner genovese). Nella band troviamo anche Federico Olia al basso ed Andrea Parigi alla batteria. Questo "Temple Of Deimos" è il loro disco d'esordio, che giunge sul mercato discografico per merito della Elevate Records e si presenta come un disco capace di fondere in modo più che egregio il passato al presente ed addirttura al futuro. Nel senso che sono chiare in questo disco le radici rock e stoner del gruppo, ma sono anche palesi i richiami ad uno stile più attuale. Nella musica dei Temple Of Deimos è facile trovare tracce di un rock psichedelico, che rimanda ad Husker Du ed Hawkwind, o datato e di tendenza come quello dei Grateful Dead, o addirittura dei Blue Cheer, ma anche di band come Kyuss, Queens Of The Sone Age e perché no, del Chris Cornell più attuale. Ne viene fuori un lavoro maturo, nonostante questo sia un disco d'esordio, dove nulla è mai lasciato al caso. "Temple Of Deimos" non ha nulla da invidiare anche ai grandi capolavori che hanno fatto la storia del rock. Perché l'atomsofera è degna di un grande classico e perché questo è un disco diretto ed avvolgente a prescindere dai poco meno di quaranta minuti di durata. Questo a conferma del valore oggettivo di una band dal notevole spessore artistico e dalle pregevoli abilità compositive, oltre che dalla grande ispirazione che induce ogni brano a giovare di una straordinaria intensità. Il sound è vellutato e giova di una produzione assolutamente adatta per quella che è la proposta complessiva dei Temple Of Deimos. A noi è piaciuto, ora spetta a voi godere della musica di questo gruppo d'immensa prospettiva.

Voto: 7,5/10

Maurizio Mazzarella

mercoledì 1 settembre 2010

TEMPLE OF PAIN - Lord Of The Undead Knights


Quasi contemporaneamente al bellissimo Nero Enigma,l’ultimo lavoro dei Thunderstorm,Fabio “Thunder” Bellan rilascia questo lavoro per la piccola ma coraggiosa BloodRocks Records,distribuita da Black Widow,dove da sfogo alla sua vena doom più atavica ormai repressa dall’evoluzione verso lidi più tradizionalmente heavy della band madre. Accompagnato agli strumenti da altri compagni di merende facenti parte della scena più underground, oltre a suonare la chitarra ed a cantare Fabio ha anche prodotto,registrato e mixato da sé il disco. Il sound che avvolge le orecchie dell’ascoltatore è il tipico doom degli esordi del gruppo,quello di Sad Symphony per intenderci,molto vicino ai Saint Vitus ma anche alle sonorità di Forest Of Equilibrium,con la tipica voce di Fabio e non quella catacombale di Lee Dorrian. Non c’è un brano più bello dell’altro,sono tutti sulla stessa lunghezza d’onda e per la durata totale di 32 minuti circa che faranno la felicità degli appassionati di doom autentico ed incontaminato,esclusivi destinatari di questo lavoro. Una nota particolare per la chitarra di Fabio,come sempre devastante sia in fase ritmica (rigorosamente lenta) sia in fase solista.

Voto: 7/10

Salvatore Mazzarella

sabato 24 aprile 2010

KARMA TO BURN - Il Marchio della Bestia


Intervista agli statunitensi Karma To Burn, ci risponde il chitarrista del gruppo William Mecum:

Come definiresti in termini musicali il vostro nuovo album?

-Si tratta di un album più snello, ma sempre col marchio della bestia.

Vuoi introdurlo?

-Naturalmente. E' intitolato, "Appalachian Incantation". I Karma to Burn lo hanno creato come il Padre di tutte le menzogne. Come descritto nel Libro della Rivelazione, "Tutti gli uomini, piccoli e grandi, ricchi e poveri, schiavi e liberi, recano il marchio della bestia". Questo si riferisce al marchio, "666". Tale marchio è attualmente il mondo. Noi, insieme a Satana, abbiamo pensato che sarebbe stato più efficace se avessimo tolto il codice nascosto all'interno di ogni simbolo su ogni acquisto di prodotti vendibili a tutti consumatori e bruciati direttamente sul CD e sul vinile, nascosti all'interno della musica stessa.

Quanto tempo è stato necessario per registrarlo?

-Naturalmente per la registrazione sono serviti 6 giorni 6 ore e 6 minuti.

Qual è l'origine di una vostra canzone? Come create una canzone?

-Ci siamo riuniti in una località appena fuori Chateau Marmont a Hollywood subito dopo le 03:00 del 21 settembre. Abbiamo iniziato la convocazione e la prestidigitazione seguendo una precisa direzione. E' un processo piuttosto semplice se hai dato il loro corpo e l'anima a Lucifero, in un patto di sangue. Satana è apparso come una bestia con sette teste e dieci corna e la musica ha cominciato a scorrere intorno all'alba del 22. Entro la mezzanotte del 23 è stata completata.

Quali sono gli argomenti trattati nel nuovo album?

-Ovviamente, il tutto è collegato con gli incantesimi satanici della nostra geografia, cosa intuibile dal titolo. Ogni canzone può essere utilizzata da chi ascolta vendicandosi contro i propri nemici.

Qual è il brano del nuovo album al quali ti senti più affezionato?

-I due brani vocali espressamente trattati con il fascino delle luci brillanti e le promesse di ricchezza istantanea. Di questi due, "Waiting On The Western World" conduce a delle sensazioni particolarmente efficaci e questa direi che è la favorita per la band.

Quali sono le band che hanno influenzato il vostro sound di più?

-Ogni band affiliata ad Asmodeus o Azazael ha un'incidenza diretta sulla nostra esistenza. Ma nessuna comanda il nostro sound.

Cosa ci si aspetta dal nuovo album?

-Ulteriore affascino per i giovani di oggi con i fatti occulti strani. Insegnare a loro che la magia è reale, che è qualcosa da cui si può imparare in questo momento e che la Bibbia non sono altro che bugie noiose.

Cosa ne pensi del music business? Come lo giudichi?

-Io lo giudico come tutte le cose che succedono nel mondo. E' una cosa che ci porterà alla follia con la maledizione. Si soffrirà quando Satana lo riterrà opportuno.

Quali sono le principali difficoltà per una band come la vostra?

-I lamenti del nostro tecnico del suono vegetariano.

C'è qualche musicista con il quale desiderate collaborare un giorno?

-Altri che si occupano di testi satanici, e non sono ancora passati al di là come Shakira, Phil Collins, Matt Maiellaro e The Weezer.

Quali sono i piani futuri per la band? Come volete promuovere il vostro nuovo album?

-Apparire in qualsiasi luogo riempito da giovani o dovunque siamo chiamati.

Pubblicherete un live CD o un DVD?

-Abbiamo già entrambe le cose, sia il CD che il DVD.

Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-"L'oscurità è una maschera come le altre, indossate la maschera e date vita alle passioni di festa e fantasia." Lo ha scritto il gatto Mojo, è una storia vera.

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella

martedì 30 marzo 2010

THUNDERSTORM - La Sinfonia Triste


Intervista ai bergamaschi Thunderstorm, ci risponde tutta la band, ovvero il cantante e chitarrista Fabio "Thunder Bellan, il bassista Omar Roncalli ed il batterista Attilio Coldani:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

ATTILIO: Mentre componevamo “Nero Enigma” ci siamo accorti che l’album presentava una durezza ed una spinta diversa dai precedenti così come una maggior complessità degli arrangiamenti. Ascoltando l’album a posteriori però abbiamo comunque notato che la radice del nostro sound è rimasta identica: anche in questo album si può trovare quella malinconia di fondo, quel minimalismo musicale e quel tipo di testi che caratterizzano a tinte forti il nosto modo di fare musica. Di certo però ci siamo avvalsi così come già per “As we Die Alone” di aperture più melodiche e a far da contraltare abbiamo creato momenti musicali più duri e spigolosi. Personalmente lo trovo un lavoro più completo e godibilissimo anche per chi si avvicini per la prima volta alla nostra proposta musicale.
stri lettori?

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

FABIO “THUNDER”: Negli anni 90’ fondai una band di heavy metal tradizionale, andammo avanti qualche anno, giusto il tempo di registrare due demotape e di fare qualche data dal vivo qua,nella nostra provincia di Bergamo.Il gruppo attuale e’ nato nel 1998 quando ebbi l’intenzione di fondare una band di puro doom metal e incontrai Massimo Tironi,l’oramai ex batterista della band: Dopo un demo di tre pezzi si interesso’ la oramai defunta Northwind Records per metterci sotto contratto ed circa un anno e mezzo il promo usci’, in Novembre 2000 “Sad Symphony” il primo lavoro della band.

Come è nato invece il nome della band?

FABIO “THUNDER”: Inizialmente il gruppo doveva chiamarsi “Sad Symphony”, come il nostro primo album, ma all’etichetta piaceva di piu’ “Thunderstorm”, ovvero il nome della band degli anni 90’: Visto che era il nostro primo lavoro dovevam scendere a compromessi e ci tocco’ cambiare il monicker. Non che ci dispiacesse cosi’ tanto, per carita’ pero’ “Sad Symphony” era ugualmente bello come nome della band!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

OMAR: Solitamente i nostri testi parlano dal lato oscuro della mente umana, ma per l’ultimo album abbiamo optato per un “concept” basato su un serial killer che uccide otto donne, una per ogni brano tranne per l’ultimo pezzo dove il serial killer lascia un messaggio sulla segreteria telefonica. Tu ti chiederei “perché?”, perché il secondo protagonista del “concept” è l’ascoltatore che deve sciogliere il “nero enigma”. Dopo la “release date” metteremo on-line una casella di posta dove ognuno potrà cimentarsi, come un moderno detective, alla risoluzione del caso. Ti posso solo rivelare che gli indizi sono un po’ ovunque, celate tra le righe dei testi. Diciamo che è un modo come un altro per coinvolgere la persona che ascolta l’album, rendendola partecipe del mondo “Thunderstorm” e farle saggiare le sensazioni che le vittime provano. Sotto certi aspetti è molto vicina ad una “soundtrack”.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

ATTILIO: Con tutta l’umiltà del mondo e con il rispetto del modo di chiunque di approcciare la musica credo che chi solitamente ci ascolti sia il tipo di persona che cerchi una dimensione più intimistica in una proposta musicale: … è proprio il gustarsi un brano che mentre si srotola ti accompagna verso emozioni rarefatte dentro il tuo vissuto. Non sto parlando per forza di malinconia o negatività… nelle nostre songs ci puoi trovare potenza, azione ma diciamo che mi sembra che il concetto di intimismo sia il più consono e completo. Personalmente penso che Nero Enigma abbia tutte queste caratteristiche…

Come nasce un vostro pezzo?

ATTILIO: Si tratta del nostro quinto album e come le altre volte non abbiamo pianificato nulla: le idee iniziali, i riff di Thunder e Omar o i vari pattern di batteria sbocciano in maniera epidermica, viscerale, come l’espressione inconsapevole di una necessità. Poi pian piano si sviluppa tutto un lavoro di rifiniture, di accenti, di lucidature verso i brani col fine di modellarli con un’impronta quasi artigianale cercando sempre però di non tradirne la vis iniziale generatrice. I testi sono partoriti dalla mente di Omar che è una persona sempre intrisa di curiosità a 360 gradi per tutto ciò che gli sta intorno. Tutto il resto, dall’aspetto figurativo alla realizzazione, segue questa direzione. Infatti abbiamo la fortuna di lavorare con uno staff di grandi professionisti che, per citarne qualcuno, a partire da Enrico della Dragonheart con il suo grafico, a Luigi dei New Sin, al fotografo e amico Marco Riva riescono sempre a cogliere e valorizzare l’impronta della nostra proposta musicale.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

OMAR: Sinceramente il mio brano preferito cambio secondo il mio umore, adesso posso dirti che se dovessi scegliere una “hit” direi: “Shallow”; forse perché è di difficile etichettatura, è triste ma non gothic, è Doom ma non è statica, è intima e allo stesso estroversa. Soprattutto è una canzone dove la voce di Fabio “Thunder” raggiunge un pathos difficilmente toccato nei precedenti album; anche gli incastri dei fraseggi, se presi singolarmente possono sembrare solo discreti, ma è nella totalità della canzone trovano la loro perfezione. L’assolo, per gli stessi identici motivi ti lascia bocca aperta

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

FABIO “THUNDER”: Beh, Black Sabbath su tutti, sicuramente. Poi i vari Candlemass, Solitude Aeternus ecc. ecc. Ma quest’ultimo album ci sono parecchie influenze anche metal classiche, non solo doom. Quindi tutti i vari capisaldi del genere, dai Maiden ai Judas Priest ecc. ecc.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

FABIO THUNDER: Beh, sicuramente sara’ il proporre il nuovo lavoro dal vivo: Il grosso delle date si fara’ da prossima stagione (da Settembre in poi quindi), per il momento stiam facendo qualche esibizione qua in Lombardia per testare i nuovi pezzi.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

FABIO THUNDER: Beh, non sarebbe affatto male come cosa, un bell’album live oppure un bel DVD dal vivo! Ci penseremo e se capitera’ l’occasione sicuramente qualcosa si fara’!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

ATTILIO: I musicisti italiani che rivendicano la loro identità come tali secondo noi non hanno nulla da invidiare alle realtà europee o d’oltre oceano per quanto riguarda l’aspetto artistico. In questi casi mi piace sempre ricordare che gli italiani hanno sempre “invaso” e contaminato la musica, la pittura, il cinema, il teatro e la letteratura di tante razze e popoli in giro per il mondo (basti pensare all’impatto culturale dell’impero romano). In Italia però la proliferazione delle cover e tribute band, pur validissime e rispettabilissime si intenda, secondo noi contribuisce solo ad anestetizzare i gusti musicali del pubblico che nelle già poche realtà disponibili per assistere ad un live (rispetto al numero elevato di band in circolazione) trova una proposta molto uniformata… Senza polemiche pensiamo che lo stato attuale delle cose, non aiuti chi come noi è orgoglioso della propria musica…

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

OMAR: Penso che sul discorso internet se ne siano dette di cotte e di crude. Ti aiuta a farti conoscere in un primo periodo, ma allo stesso tempo ti “ammazza” sul discorso vendite, che si ripercuote sul discorso introiti per le case discografiche, che si gira di nuovo sui soldi per la promozione delle band. Come puoi ben vedere ‘sto internet non è proprio di grande aiuto. Pensa a quante band heavy metal ci sono in giro nel mondo: prima facevi fatica ad uscire dall’anonimato, adesso fai fatica ad uscire dalla moltitudine. Alla fine gruppi con grossi nomi rimpinguano le loro casse aumentando i prezzi dei biglietti, mentre gli altri si spartiscono le briciole (intese non solo come soldi, ma tutto il lato degli investimenti, promozione e conseguenti “live”). L’unica cosa che apprezzo è la possibilità di pre-ascoltare tutto, prima di comprare. Non sto dando la colpa assolutamente alle persone che fruiscono di internet, è colpa del sistema che si è instaurato. Ci sarebbero molti sistemi per uscire da questa situazione, ma sembra che non freghi nulla a nessuno.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

OMAR: Ti posso assicurare che lo valorizza moltissimo. Noi abbiamo iniziato come gruppo “Doom”, mentre imperversava il power, credendo nel nostro progetto. Nel corso degli anni siamo riuscito a diventare sempre più personali, tanto che nell’ultimo album non siamo dati limiti a niente. Possiamo esprimerci senza nessun vincolo, parlando da bassista ti posso dire che molte linee di basso potrei farle solo in un contesto di questo tipo. Molti pensano che suonare Doom significhi andare lenti e di conseguenza che sia un genere per gente inesperta. Non è così! Dipende cosa stai suonando, se suoni la stessa nota a 300 all’ora, ok sei veloce, ma non è detto che tu sia bravo. Ogni canzone ha la sua giusta velocità, non prenderei mai “Red house”, per farla suonare agli Slayer (non me ne vogliano i fan degli Slayer, era solo per citare un gruppo moooolto veloce)!

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

OMAR: Sì, una bella Jam con Hendrix alla chitarra, Moon alla batteria, Laney Staley alla voce!ah!ah!ah! Ci sono molti artisti con cui vorremmo collaborare: Tony Yommi, Butler, o uno qualsiasi dei Black Sabbath, mi piacerebbe far arrangiare un nostro album a Greg MacIntosh solo per vedere come lo farebbe suonare lui. Fare un pezzo con Dave Grohl o Les Claypool. Invitare Paris Hilton per una jam in cima all’Himalaya in un tugurio, chiuderla dentro da sola, collegare una webcam e vedere come sclera.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

FABIO THUNDER: Ascoltate “Nero Enigma” e non ve ne pentirete! Anzi, fate un giretto sul nostro myspace (http://www.myspace.com/thunderstormlair) e ascoltate qualche sample: Anche se non ascoltate doom metal non ne rimarrete delusi!

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella

venerdì 26 febbraio 2010

SESTA MARCONI - Where The Devil Dances


Primo full-length (dopo 1 demo e 1 EP) per il quartetto molisano. Non vogliamo enfatizzare eccessivamente la prova tecnico-stilistica dei ragazzi originari di Campobasso, ma questa fatica merita almeno un ascolto. Le sette tracks scorrono via con una fluidità imbarazzante non registrando cali d’attenzione. Il pezzo d’apertura “Gruesome Woe” incuriosirà l’ascoltatore: ritmi lenti e decadenti ma anche interessanti e sorprendenti frangenti acid-jazz e rockeggianti. Un certo fascino ritmico anche per “Skeleton Party”, traccia che si dipana tra le sonorità del “classic metal” e quelle del “power” per giungere fino ai riff in stile noise (i Sonic Youth hanno fatto scuola) e chiusura ai limiti del “piano bar”. D’ispirazione prettamente doom (alla Candlemass), invece, il terzo brano dal titolo “LSWD”. L’inganno, però, è dietro l’angolo, perché in corso d’opera è marcata la ripresa di ritmo verso sonorità rock alternate a parti più lente. Chiudete gli occhi e spalancate le orecchie per godervi “Rock and Roll Voodoo Style”: un concentrato di musica che sintetizza un’ammiccante fusion di generi dagli anni settanta ai giorni nostri. Sperimentazioni ambient e industrial per “At The Crack Of Dawn”, ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo e da parte nostra non vogliamo svelarvi tutto. Intro dark ambient per la sinistra e claustrofobica (oltre che lunghissima) “Vanitas”, traccia che ci consegna un sound alla Cathedral. Però “l’inganno”, anzi la virata, avviene puntuale a metà canzone cedendo il passo a sonorità meno ostiche e più “commerciali”. Voci di sirene ed atmosfere sognanti per la bluseggiante “Blasted in Summertime” . Una spruzzata di country poi completa l’opera. Il lavoro nel complesso risulta estremamente vario e completo, per questo sarebbe limitativo etichettare una band dalle grandi potenzialità compositive ed espressive, magari rinchiudendola in un sottogenere. L’album è fruibile a tutti, soprattutto a coloro i quali ritengono che il metal del Bel Paese non abbia nulla da esprimere. Il pensierino finale (e patriottico) non può che sfociare in un “bravi ragazzi, continuate così”. Nota a margine. Peccato per il nome del gruppo, troppo italiano per essere esportabile. La generalizzata voglia di esterofilia ci avrebbe fatto gridare al piccolo capolavoro, se solo questi musicisti avessero utilizzato un nome anglosassone. Stranezze.

Voto: 9,5/10

Enrico Losito

sabato 30 gennaio 2010

DEATH ROW - Vivi Nella Morte


Intervista ai mitici Death Row, ci risponde l'incredibile Victor Griffin, voce e chitarra della band. Un sentito grazie per la realizzazione di questa intervista, alla Black Widow Records:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-L'idea e' nata da Massimo della Black Widow discutendo con Joe Hasselvander.La cosa e' piaciuta subito anche a me, avevo voglia di dare una dimostrazione concreta della storia dei DEATH ROW, inoltre era una situazione della quale anche io avevo discusso con la BWR in passato ma a quel tempo ero troppo occupato con I Place of Skulls. Loro hanno recuperato una bella registrazione di un nostro show quasi completo, inoltre l'album e' stato arricchto dalla nostra prima jam-session e dal demo “Whore”.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Le mie influenze arrivano ovviamente dai Black Sabbath ma anche gli Steppenwolf, i primi albums di Alice Cooper ed anche i primi Kiss, ma sono tante le bands che in qualche modo mi hanno influenzato...comunque nessuno come i Black Sabbath.
Incontrai Lee Abney che la pensava come me, in seguito ci fu' l'arrivo di Joe che usciva con mia sorella....lo inviati a casa mia e nella acantina registrammo la nostra prima Jam, quella che puoi sentire su “Alive in Death”, questa e' storia, e' l'inizio di tutto per i DEATH ROW. Poi in Virginia ci fu' l'incontro con Bobby.

Come è nato invece il nome della band?

-Nulla di particolare, semplicemente mi piaceva e dato che era la mia band l'ho scelto, credo sia un buon nome, molto d'effetto e che suoni anche bene!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-La musica doom per me deve trasmettere un senso di malinconia, non voglio dire che debba per forza intristire le persone, anzi deve soprattutto entusiasmare con la sua potenza ma non e' certo un tipo di musica troppo allegra. Le tematiche sono varie, si parla a volte di fatti molto personali, a volte lo spunto puo' arrivare anche da un vecchio film horror. In passato i miei testi erano anche troppo vicini all'occulto, le forze del male sono potenti e pericolose...ora sono profondamente cambiato e con me anche i testi delle mie canzoni che sono diventati molto piu' positivi e spirituali.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Innanzitutto non me la sento di definire “Alive in Death” un nuovo album, dopotutto contiene solo materiale vecchio e storico ma , si' , in pratica si tratta di un nuovo prodotto discografico. Questo album rappresenta i DEATH ROW, almeno in gran parte, quindi un pezzo di storia troppo spesso confusa o offuscata dalla storia dei PENTAGRAM. Tu lo sai che in pratica il primo album dei Pentagram conteneva tutti pezzi scritti per i DEATH ROW? Ecco questo e' molto importante, che la gente che ama il Doom ed i Pentagram capisca finalmente quanto grandi ed importanti sono stati i DEATH ROW e quanto lo siano ancora.

Come nasce un vostro pezzo?

-La musica, la mia musica nasce dentro di me...forse sara' difficile da capire ma le mie composizioni nascono spontaneamente nella mia testa, la musica mi parla ed io tiro giu' i riff e ci lavoro sopra ma il tutto e' un procedimento naturale, direi quasi magico.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Tutti i pezzi da me composti sono egualmente importanti per me e per noi, siamo ovviamente molto legati all'omonimo pezzo, poi “All your sins” e “The Ghoul”...ma tutti i pezzi sono importantissimi .

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Avrai saputo che abbiamo suonato all' HAMMER OF DOOM II festival in Germania, dove ci siamo incontrati con Pino della Black Widow. Abbiamo avuto un grosso successo, piu' di quanto potevo aspettarmi dopo tanto tempo, eppoi non eravamo mai stati in Europa come DEATH ROW. Per quell'occasione alla voce c'era il nostro amico Eric Wagner ex Trouble perche' io ero molto giu' di voce, cosi' gli ho chiesto se se la sentiva di cantare e lui ha subito accettato. E' un grande cantante ma questa e' stata solo una occasione speciale perche' la voce dei DEATH ROW sono io. C'e' un tour organizzato per Aprile, 14 date in mezza Europa con una data in Italia il 6 Aprile a Vicenza in un locale chiamato Sabotage, magari ci vedremo tutt li. Saremo in tre, io, Joe Hasselvander alla batteria (e che batteria) e Marty Swaney al basso.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Ci sono idee, molte idee ma voglio procedere con calma, io ho anche i Place of Skulls ai quali tengo moltissimo. Vedremo col tempo cosa sara' meglio fare. La BWR mi ha gia' parlato di altri progetti ma c'e' tutto il tempo per decidere!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Non conosco bene la scena italiana, ho ascoltato alcune bands della BWR come The Black, conosco qualcosa dei Death SS... non me la sento di giudicare una scena che non conosco ancora bene.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet e' una realta' con la quale bisogna convivere, puo' essere un danno ma anche un grande fonte di promozione e pubblicita', facilita' i contatti...npn credo ci abbia danneggiati piu' di tanto, i nostri fans sono abbastanza fedeli e comprano i dischi originali, non le copie.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Questa e' la nostra musica, la mia musica, non mi piacciono i gruppi che si vogliono definire Doom ma fanno solo un gran fracasso, il Doom e' una musica seria che ha le sue regole ed e' la musica che amo e ringrazio Dio per avermi dato il dono di poter suonare.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Amo i Black Sabbath, con i quali ho anche suonato in tour con i Cathedral , mi piacerebbe suonare con alcuni di loro soprattutto Tony Iommi, ma sono contento anche cosi', la vita e'anche una soprpresa continua, chissa' cosa ci riservera' il futuro.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Certo, vi aspetto tutti a Vicenza il 6 Aprile, pero' poi' tornero' in tour anche con i Place of Skulls. Tenetevi in contatto con la Black Widow Records ed aspettiamo gli eventi futuri. DOOM ON!!! Victor Griffin.

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella

lunedì 14 dicembre 2009

KATATONIA - La Notte è il Nuovo Giorno


Intervista agli svedesi Katatonia, ci risponde il chitarrista della band Anders "Blakkheim" Nyström:

Come descriveresti in termini musicali il vostro nuovo album? Vuoi presentarlo ai nostri lettori?

-E' il nostro ottavo album e come sound è quanto meglio mai fatto dai Katatonia!

Quanto tempo è stato necessario per registrarlo?

-Quasi tre mesi.

Quale è l'origine di una vostra canzone? Come create una canzone?

-Prima di tutto bisogna trovare l'ispirazione, se sei fortunato a raggiungere questo livello allora poi passare al secondo passo, dove prendi in mano la chitarra oppure fai qualcosa con la batteria, talvolta, l'idea che nasce è degna di essere approfondita, così puoi ripetere i passi precedenti.

Quali sono i temi affrontati nel nuovo album?

-Principalmente pensieri oscuri sul mondo ed anche fuori da questo mondo.

Quale è il brano nel nuovo album al quale ti senti più affezionato?

-Questa è una cosa che cambia da un giorno all'altro. Sono felice di questo album nel suo insieme e preferiscono considerarlo come un unico brano.

Quali sono le band che hanno influenzato il vostro sound maggiormente?

-The Cure, Fields Of The Nephilim, Tool, Paradise Lost, Bathory.

Cosa vi aspettate dal nuovo album?

-Vorremo fare un ulteriore salto in avanti rispetto al successo del precedente disco.

Cosa ne pensi della music business? Come lo giudichi?

-E' un qualcosa di molto difficoltoso visto da dentro, ma cerchiamo di convivere con esso.

Quali sono le principali difficoltà per una band come la vostra?

-Vivere il mondo della musica con i propri orari strani.

C'è qualche musicista con il quale desiderate collaborare un giorno?

-Certamente, con tutti i musicisti che fanno parte delle nostre influenze sarebbe un sogno lavorare assieme un giorno.

Quali sono i programmi futuri per la band? Come volete promuovere il vostro nuovo album?

-Saremo in giro per il mondo!

Sarà pubblicato un live CD o un DVD?

-Probabilmente. Ma non posso dire molto su questa cosa in questo momento.

Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Vi saluto e spero di vedervi tutti ai nostri concerti!

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella

mercoledì 9 dicembre 2009

BLACK COBRA - La Strada del Subconscio


Intervista ai californiani Black Cobra, ci risponde il cantante e chitarrista della band Jason Landrian:

Come descriveresti in termini musicali il nuovo album? Ti va di presentarcelo?

-Il nostro nuovo album si chiama 'Chronomega'. Abbiamo iniziato a lavorare su di esso, nel gennaio del 2009 e siamo entrati in studio nel mese di giugno con il produttore Billy Anderson che aveva già lavorato con Sleep, Neurosis e Mr. Bungle. In questo album abbiamo ampliato il suono che abbiamo creato gli ultimi due album. Il songwriting si è sviluppata organicamente attraverso i vari tour e con la sperimentazione di nuovi approcci.

Quanto tempo è servito per registrarlo?

-Abbiamo registrato per setti giorni e fatto il mixing in tre.

Quale è l'origine di una vostra canzone? Come create una canzone?

-Le nostre canzoni sono create in molti modi. L'ispirazione può arrivare da luoghi diversi. Di solito partiamo con un riff di chitarra di base o con un groove di batteria e poi lo riproduciamo e la canzone comincia a crescere partendo da questo. Molte volte le idee arrivano quando non si lavora sulla musica, se si sta guidando o camminando per la strada, il vostro subconscio ti presenta le idee. Per noi è importante prestare attenzione a questi segni e cercare di scrivere o registrare l'idea più presto possibile.

Quali sono i temi del tuo nuovo album?

-C'è un tema generale esistenziale che persiste per tutto l'album. Abbiamo letto un sacco di cose sull'espansione della coscienza e svariate idee sull'evoluzione della mente nel corso del tempo. La canzone "Lighting In His Hand" si basa sulla vita e sull'opera dell'inventore Nikola Tesla. Alcune delle canzoni puntualizzano l'idea che in qualche parte della mente c'è la chiave della nostra esistenza.

Quale è il brano del nuovo album al quale ti senti più affezionato?

-A noi piacciono molto tutti i pezzi.

Quali sono le band che hanno influenzato il vostro sound di più?

-Ce ne sono così tanti. Rush, Black Sabbath, Deep Purple e Pink Floyd sono alcuni tra quelli più classici che ci influenzano costantemente. Primi Metallica, Iron Maiden e Slayer sono influenze più metal che abbiamo. Harvey Milk, Jesus Lizard, Karp, Neurosis e Melvins sono invece le band che a noi piacciono di più. Ci piace ascoltare anche Ennio Morricone, Les Baxter, Eric Dolphy, PFM e Jean Michele Jare.

Cosa vi aspettate dal nuovo album?

-Siamo molto entusiasti delle nuove canzoni. Siamo anche molto felici di lavorare con la Southern Lord Records. Hanno un roster incredibile di band ed è grande essere accanto a tanti musicisti di talento.

Che ne pensi del music business? Come lo giudichi?

-Il music business è cambiato molto negli ultimi due anni. E' importante che la scena underground abbia ottenuto l'attenzione che merita e sta crescendo a un ritmo esponenziale. Penso che molto di queso sia dipeso dall'attenzione che arriva dalle esibizioni live. Attraverso Internet, è possibile scaricare una canzone, comprare un vinile e qualsiasi oggetto, ma l'esperienza di uno spettacolo dal vivo è qualcosa che non si può scaricare.

Quali sono le difficoltà principali per una band come la vostra?

-Essendo solo due componenti, significa che ci sono maggiori responsabilità da prendere. Ci sono sempre delle sfide che si presentano, ma le vediamo come opportunità per crescere.

Quali sono i programmi futuri per la band? Come volete promuovere il nuovo album?

-Abbiamo iniziato a promuovere l'album a settembre in Giappone ed Australia. Siamo attualmente in tour con i Pelicam in America. Noi saremo in tour in Europa e Gran Bretagna il prossimo anno. Sono previste alcune date da suonare nel mese di giugno del 2010 e stiamo lavorando ad un paio di tour in America.

Pubblicherete un live CD o un DVD?

-Non è prevista un uscita di questo tipo attualmente.

Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Vorremmo ringraziare tutti i nostri fan in tutto il mondo per il loro sostegno costante e non vediamo l'ora di suonare in Europa il prossimo anno.

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella

martedì 13 ottobre 2009

THE 11TH HOUR - La Nobile Arte del Doom


Intervista agli olandesi The 11Th Hour, ci risponde il leader della band Ed Warby:

Come descriveresti in termini musicali il nuovo album? Vuoi introdurlo?

-Vorrei descrivere "Burden Of Grief" come un album di musica lenta, epica, morbosamente melodica e soprattutto di pesante doom metal!

Quanto tempo è stato necessario per registrarlo?

-In tutto è stato necessario circa un anno, dal momento che ho realizzato quasi tutto il disco da solo, tra cui tutte le parti tecniche ed il lavoro di editing. Per il monitoraggio reale delle canzoni ci sono voluti circa tre mesi però.

Quale è l'origine di una vostra canzone? Come create una canzone?

-Di solito comincio con un riff ed il tutto per me avviene in un paio di giorni. Poi avvio una sessione in Protools, imposto il tempo e registro prima il riff e vedo dove mi conduce. Se il riff è abbastanza buono, di solito porto avanti il resto della canzone. Mi piace lavorare di notte perché si crea con un certo stato d'animo e non ci sono distrazioni.

Quali sono i temi del tuo nuovo album?

-La tragedia, la morte, la malattia, la perdita, il dolore, la salvezza, non necessariamente in questo ordine. Il disco descrive la situazione di un uomo che non ha molto da vivere e ci sono certe cose accaduto in passato, che ha da risolvere prima di poter morire in pace.

Quale è la traccia del tuo nuovo album alla quale ti senti più affezionato?

-Sono maggiromente orgoglioso di Origins Of Mourning, che è la più lunga, la più scura, la più pesante e la più "completa" canzone dell'album. Longing For Oblivion è la canzone più personale però, c'è una parte strumentale di morte che mi uccide ogni volta che la ascolto.

Quali sono le band che hanno influenzato il vostro sound di più?

-I Candlemass soprattutto, in quanto è una delle mie band preferite da tempo. Ho anche adorato Leif Edling, altre band come i Krux e forse ho preso alcuni elementi stilistici da gruppi come Funeral e Virgin Black. In generale, comunque penso che in gran parte è tutto influenzato da me, le visioni che ho quando compongo, la musica ed i colori che si tentano di creare...

Cosa ci si aspetta dal nuovo album?

-Oltre alla fama mondiale e alla ricchezza oscena? Spero di ottenere qualche successo come chitarrista, cantante e compositore, tre cose della quale attualmente non sono conosciuto. E spero che sia abbastanza per pubblicare un secondo album dal momento che ho un sacco di idee per nuove epopee Doom.

Cosa ne pensi del musica business? Come lo giudichi?

- Il business legato alla musica ha dei seri problemi al giorno d'oggi, soprattutto per il fatto che una intera generazione si aspetta di ottenere musica gratis, per poi vedere tutto come usa e getta. Ma io amo ancora fare musica, anche se non è lo stesso rispetto a quindici anni fa.

Quali sono le principali difficoltà per una band come la vostra?

-Trovare un pubblico credo, ma penso che con la promozione che stiamo facendo grazia alla Napalm è solo una questione di tempo. L'album potrebbe unire entrambi i fan del metal classico e death metal, quindi teoricamente non c'è un vasto pubblico possibile per noi là fuori.

C'è qualche musicista con il quale desideri collaborare un giorno?

-Ho già lavorato con molti dei miei musicisti preferiti, grazie al mio impegno con i progetti di Ayreon, ovvero con cantanti importanti come in particolare: Bruce Dickinson, Russel Allen, Devin Townsend, James LaBrie, Jonas Renske, Mikael Akerfeld, Fish, Jorn Lande, ecc...Non posso davvero pensarne uno solo adesso...

Quali sono i programmi futuri per la band? Come volete promuovere il vostro nuovo album?

- Stiamo preparando il nostro primo show in questo mese al Dutch Doom Days Festival, altri spettacoli spero ne seguiranno. Ho messo insieme un grande band per suonare dal vivo, quindi dovremmo essere in grado di riprodurre integralmente la pesantezza del disco sul palco!

Sarà pubblicato un live CD o un DVD?

- No, non ha alcun senso per me...Io di solito trovo live CD / DVD piuttosto noioso, così io non mi vedo a fare uno, in particolare, non dopo un solo album.

Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Grazie per la lettura e mi auguro che possiate ascoltare "Burden Of Grief", è il compagno perfetto per questo periodo dell'anno...

Intervista a cura di Maurizio Mazzarella