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martedì 13 settembre 2011

BACKJUMPER - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Backjumper in occasione della pubblicazione del loro ultimo disco in studio White, Black And The Lies Between, ci risponde Dario De Falco:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-"White, Black and the Lies Between" è il titolo del nostro secondo album ufficiale, rilasciato in collaborazione con la Southern Brigade Records, etichetta giovanissima ma che raccoglie nel suo roster alcune delle principali realtà della scena metal pugliese (Golem, Natron). L'album in questione rappresenta un importante punto d'arrivo per noi della band, in quanto gli undici pezzi della tracklist sono stati scritti negli ultimissimi anni (2009-2010) e per la prima volta tutti dalla line up definitiva, affrancandoci una volta per tutte dal materiale prodotto in passato con il precedente vocalist. Siamo molto soddisfatti dei pezzi e di come suonano, anche l'esperienza in studio stavolta è stata estremamente positiva e rilassata, forse per la prima volta siamo certi che un nostro brano su disco possa rappresentare realmente il suono e le intenzioni della band, lasciando intendere all'ascoltatore quello che potrà trovare ad un nostro show. A questo punto non vi resta che dare un ascolto al nostro nuovo album, venire ad un nostro live...ed eventualmente confermarci tutto questo!

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-La band è nata agli inizi del 2003, quando al nucleo originario formato da me e Brus (batteria) si è unito Vasco (chitarra). La line up è la stessa da allora tranne per quanto riguarda il cantante: a metà del 2005 c'è stato il cambio e l'arrivo in pianta stabile di paCMan. All'origine del gruppo c'è la semplice amicizia tra teenager, cementata dalla comune passione per la musica; siamo letteralmente cresciuti attraverso l'esperienza di questa band, guadagnando progressivamente esperienza dai numerosi alti e bassi che tanti anni nell'underground possono riservarti. L'amicizia però è rimasta.

Come è nato invece il nome della band?

-In principio il nome designato fu Buckjumper, che significa propriamente “asino che scalcia", ma realizzammo subito che suonava un po’ male. Decidemmo quindi di renderlo meno "cacofonico", da qui il cambio di vocale e la nascita di BACKJUMPER. Il sinonimo principale è "Backstabber" colui che ti pugnala alle spalle. Il backjumping invece è una tecnica di writing che consiste nel fare un graffito su di un vagone mentre è fermo prima di ripartire per la destinazione seguente.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-L'autore di tutti i testi è paCMan, ma il loro adattamento sui brani è un lavoro che coinvolge tutta la band, permettendoci così di comprendere il loro significato e coniugarlo al meglio con la musica. In tal modo nessuno di noi è estraneo a ciò che le nostre canzoni vogliono raccontare, anzi, in certi casi questo procedimento ci ha portati a strutturare alcune parti in modo da poterle cantare in coro. Le tematiche sono sempre in bilico tra il vissuto personale e l'esperienza umana in generale. Si parte da percezioni e vicende strettamente interiori per poi estenderle potenzialmente a chiunque, a dimostrare che proprio la presunta incomunicabilità delle nostre vite soggettive è in realtà una cosa che ci accomuna. Non ci sono eroi nè vittime nei nostri testi, solo esseri umani, fallibili e mortali.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Le canzoni del nuovo album sono tutte molto differenti tra loro. Questo perchè la nostra intenzione principale resta quella di scrivere brani mescolando con assoluta libertà tutte le nostre influenze, senza avere una linea guida o un canone stilistico da dover rispettare. Il gioco sta nel rendere un pezzo un insieme coerente di parti apparentemente inconciliabili, e credo che il disco sia la dimostrazione che ci siamo riusciti. Un ascoltatore che dovesse avvicinarsi alla nostra musica potrebbe essere colpito dalle ritmiche furiose, dai vertiginosi cambi di tempo o dalle aperture melodiche, specie quelle vocali, che per la prima volta abbiamo sperimentato proprio sui nuovi brani. Tutti questi spunti non si trovano però separati in pezzi diversi, bensì tutti condensati in ciascuna canzone. Ecco perchè ogni brano è in qualche modo "un album a sè". Nonostante possa richiamare un passato musicale ormai obsoleto, noi la parola "Crossover" continuiamo a prenderla alla lettera, qualsiasi siano le atmosfere che andiamo via via a fondere.

Come nasce un vostro pezzo?

-Che siano pezzi scritti di getto o composizioni che richiedono una gestazione più lunga, di solito il tutto nasce da un riff di chitarra, da una linea di basso o un pattern di batteria. Si butta giù subito uno scheletro della canzone e si lo si va via via completando attraverso altre idee precedenti o cercando soluzioni nuove. Quando il brano sta per prendere la sua forma definitiva iniziamo a sistemare le parti vocali.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-A proposito di pezzi scritti di getto...penso di parlare a nome di tutti quando scelgo l'opener Jack Bumper. É stata composta in pochissimo tempo, un paio di sessioni di prova al massimo, si è praticamente scritta da sola! Ha un tiro pazzesco che ci mette alla prova come musicisti e un testo che vuole essere la vera dichiarazione d'intenti dell'album e della band in generale. Credo che più di tutte sia la canzone che parla di noi. Il titolo la dice tutta...

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Ciascuno di noi quattro ha gusti musicali e ascolti in qualche modo diversi e che vanno via via ampliandosi; ciò resta una grande fortuna per l'eterogeneità della nostra musica. Le radici delle nostre influenze però sono comuni, e affondano ovviamente negli anni '90: solo alcuni nomi sono Rage Against The Machine, Deftones, Refused, Pantera. Ci sono poi dei punti d'incontro su esperienze musicali più recenti che riescono comunque a metterci d'accordo: esempi sono i Converge, i 36 Crazyfists, gli Every Time I Die, i Cancer Bats.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-A partire dall'uscita dell'album, a fine marzo, abbiamo già affrontato diverse date in giro per l'Italia. Aprile e maggio sono stati densi di concerti e belle esperienze. Ora siamo fermi e ne approfittiamo per ricaricare le batterie perchè a settembre ci attende il piatto forte, ovvero una dozzina di date in giro per l'Europa nel quale toccheremo Svizzera, Francia, Belgio, Olanda e Germania.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-No, ma ci stiamo attrezzando per girare il nostro primo videoclip ufficiale.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-L'Italia resta il paese di Sanremo e delle canzonette, se il rock è nato e ha prosperato altrove un motivo ci sarà...per la musica "estrema" come la nostra qui non vi è spazio se non nell'underground, sostenuta a proprie spese. Senza entrare nel merito del disastroso mondo discografico italiano, i problemi più gravi che incontriamo nei nostri tour sono legati alla scarsa apertura della gente alle novità. I gestori dei locali, interessati fondamentalmente a riempire le proprie sale e vendere birra, conoscono il fenomeno e difficilmente puntano su gruppi che portano in giro la propria musica, preferendo andare sul sicuro con DJ o cover band. É così che paradossalmente sei tu a dover "ringraziare" chi ti ha permesso di suonare nel proprio locale (magari rinunciando ad una tribute night dal successo assicurato) e ti ha pagato quei pochi Euro che a malapena copriranno le spese di viaggio. Per quanto ci riguarda, quando chiudiamo un tour con il bilancio spese/rimborsi in pari, abbiamo da festeggiare..

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Fino ad ora ci ha aiutati, soprattutto ad avere una certa visibilità oltre i confini della nostra regione. Senza la rete anche organizzarci da soli il tour europeo che ci attende sarebbe stato quasi impossibile. In questo senso Internet è una straordinaria arma di democrazia. Basti pensare a quanti artisti (noi compresi) erano avvolti nel buio pesto prima dell'avvento di MySpace a favore di pochi grossi nomi. Adesso la rete è popolata da centinaia di migliaia di band, alcune valide, altre di cui avremmo fatto volentieri a meno, ma la rivoluzione sta proprio nel dare a tutti la stessa possibilità. É il pubblico che sceglie.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Nella misura in cui una nostra canzone, anche se relativamente semplice dal punto di vista tecnico, colpisce il cuore di qualcuno.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Per il momento direi di no.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Grazie per la lettura ragazzi, vi invito a procurarvi il nostro disco e farci sapere cosa ne pensate, veniteci a trovare a qualche nostro live show...e non solo il nostro! Andate ai concerti e supportate chi fa la musica con il cuore e investe tutto per portarla in giro...l'underground vive di questo!

Maurizio Mazzarella

sabato 16 luglio 2011

CROWN OF AUTUMN - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Crown Of Autumn in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "Splendours From The Dark":

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Certamente. Il titolo del nuovo album è “Splendours from the Dark” ed è uscito per l’etichetta nostrana My Kingdom Music, la quale si è occupata anche della ristampa del nostro primo disco in versione totalmente rinnovata, pubblicata con il titolo “The Treasures Arcane - transfigurated edition”, e contenente il nostro demo “Ruins” come bonus. La lunghissima pausa intercorsa tra l’uscita del nostro debut (1997) e questo nuovo lavoro è stata solo parzialmente interrotta dall’uscita del disco dei Magnifiqat intitolato “Il più Antico dei Giorni” (in questi giorni ridistribuito dalla Jolly Roger Records), progetto interamente cantato in lingua italiana che vedeva me e Mattia alle prese con un sound più introspettivo e meno aggressivo rispetto allo stile dei Crown Of Autumn. Ora siamo ritornati con un full length che è la naturale prosecuzione del discorso iniziato quasi quindici anni fa, anche se naturalmente molto attualizzato ed arricchito dall’esperienza, sia umana che artistica, maturata in questo lungo lasso di tempo. Le sonorità proposte sono epiche e sacrali, caratterizzate da una frequente alternanza di momenti energici ed aggressivi, (legati alla tradizione black/death più melodica), e passaggi ambient/acustici ispirati alla musica medievale e rinascimentale. Non mancano inoltre cavalcate sonore dai toni epic-power metal. E’ sicuramente un disco molto variegato, pur rimanendo coerente con se stesso…in perfetto stile Crown Of Autumn! L’album è stato registrato presso l’Elnor Studio di proprietà del nostro batterista Mattia Stancioiu, il quale ha ricoperto il ruolo di tecnico del suono e produttore artistico. Il sound che Mattia è riuscito ad ottenere si adatta perfettamente al mood che permea gli undici brani di “Splendours from the Dark”, risultando potente ma non esageratamente aggressivo, compatto e mai caotico, con uno speciale occhio di riguardo alle parti più atmosferiche che caratterizzano così marcatamente la nostra proposta. E’ un disco che certamente può parlare ai vecchi fan come a quanti si accostano ai Crown Of Autumn per la prima volta nel 2011.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-La band si è formata a Milano nell’Ottobre del 1996. A quel tempo avevo l’intenzione di creare un progetto metal dal feeling epico e battagliero, a cui però non mancasse un certo tocco “dark”. Soprattutto mi interessava trasmettere un senso di primordiale sacralità attraverso musica e parole. Fu così che fondai i Crown Of Autumn insieme ad altri due membri: Marco Ibba (growls) e Diego Balconi (voce melodica). Nello stesso anno registrammo il nostro primo ed unico demo-tape dal titolo “Ruins” con l’aiuto di un session drummer. Il lavoro ebbe molto successo all’interno della scena underground, sia di critica che di pubblico, riuscendo a vendere più di 1000 copie in tutto il mondo; un ottimo risultato se si pensa che stiamo parlando di un demo prodotto in Italia. “Ruins” ci portò diverse offerte di contratto sia dal nostro Paese che dall’estero. In quel periodo però, decidemmo di fondare una nostra label chiamata Elnor Productions per la quale uscì il debut album “The Treasures Arcane” nel 1997. L’album ricalcò ed ampliò gli ottimi risultati già ottenuti dalla precedente registrazione, divenendo nel giro di pochi anni una sorta di “cult” dell’underground nostrano.

Come è nato invece il nome della band?

-Eravamo alla ricerca di un monicker che esprimesse i due aspetti principali del nostro concept: quello regale (o guerriero) da una parte, e quello più oscuro (o romantico) dall’altra. Ricordo che il primo nome provvisorio fu “Triumph At Twilight”, poi qualcuno propose “Fires of Autumn”, il che mi diede lo spunto per creare “Crown Of Autumn”. Credo che questo nome possieda un impatto pittorico davvero notevole. Nella mia mente affiora l’immagine di un pomeriggio terso, all’ora che precede il tramonto; i riflessi dorati di un’ antica corona, e sullo sfondo un paesaggio autunnale dai colori caldi e riposanti…

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Crown Of Autumn è un progetto integrale, che porta avanti un concept al quale ogni aspetto del nostro lavoro si ricollega: musica, testi, artwork e persino un eventuale live set. Non ci siamo mai ispirati alla “quotidianità” intesa come quell’insieme di questioni più o meno rilevanti (meno) legate ai rapporti interpersonali, vissuti troppo spesso soltanto in superficie. I travagli ormonali dei ragazzi del college di cui cantano molte band pseudo metal, non ci riguardavano nemmeno quando eravamo noi i liceali. Ultimamente però siamo molto attenti ad una diversa accezione di “quotidianità”, cioè quella legata alla cronaca, alla storia del nostro tempo ed ai conseguenti meccanismi geo-politici. Non siamo interessati all’aspetto puramente contingente di tali questioni, ma restiamo convinti che certi eventi riflettano una realtà di ordine più sottile. Ad ogni modo, le tematiche cardine dei nostri testi appartengono ad una sfera di esistenza non necessariamente legata ad un tempo od un luogo particolare, essendo esse tematiche di carattere trascendente. Il senso del Sacro, l’etica che ne deriva e la sapienza tradizionale intesa nei termini in cui Renè Guènon o Julius Evola la espongono, sono elementi fondanti della nostra weltanschaaung artistica. Questi concetti trovano un perfetto supporto rappresentativo in un’estetica che si richiama al mondo antico, alla cavalleria medievale, alla civiltà classica greco-romana, alle popolazioni celtiche ed in generale alle tradizioni dei cosiddetti popoli indo-europei. Ma non solo. Anche le religioni di origine mediorientale come Ebraismo, Cristianesimo ed Islam, o quelle estremo orientali come Buddismo e Taoismo possono essere una fonte di ispirazione. Per non parlare, ovviamente, dell’immenso ed inestimabile patrimonio proveniente dall’India arcaica.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Con “Splendours from the Dark” abbiamo perfezionato il bilanciamento tra atmosfera ed impatto. Nel precedente lavoro, avevamo sovraccaricato gli arrangiamenti, in particolar modo quelli di tastiera, riuscendo ad ottenere un indiscutibile alone di mistero e misticismo, a scapito però dell’impatto e della intelligibilità sonora; difetto che abbiamo cercato di ridimensionare nella nuova versione ri-masterizzata e ri-mixata di “The Treasures Arcane”. Corpo e Spirito, in questo disco, trovano una nuova e rinforzata coesione! Chi ama generi come epic, gothic, black/death melodico o ambient/neo-folk potrà sicuramente apprezzare “Splendours from the Dark”, trovando in esso un’opera tutt’altro che allineata ai clichè di questi generi, ma piuttosto rappresentante una sintesi alquanto personale di queste diverse forme musicali. Credo che questo sia il nostro punto di forza.

Come nasce un vostro pezzo?

-Il più delle volte dalla parte strumentale. Dal punto di vista della formazione non siamo una band vera e propria, ma un trio composto da me (growls, chitarre, tastiere e basso), Mattia (batteria) e Gianluigi (voce melodica). Pertanto negli ultimi anni non è stata nostra abitudine ritrovarci in sala prove, ma direttamente in studio di registrazione per la pre-produzione dei brani. In quel frangente presento le canzoni agli altri membri del gruppo ed insieme lavoriamo sulla struttura, sfoltendo qua e là, e sull’arrangiamento. Durante il primo approccio alla composizione, solitamente comincio a lavorare su un riff di chitarra o di tastiera e a sviluppare la canzone con meno forzature possibili; la melodia che segue dev’essere la naturale conseguenza di quella che precede. Ovviamente ogni passaggio musicale richiama alla mente una certa sensazione, un’ambientazione immaginifica. E’ proprio da questa prima immagine mentale che il testo di quel brano successivamente si sviluppa.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Crediamo che la seconda traccia intitolata “Aegis” sia quella che meglio rappresenta i Crown Of Autumn del 2011. In questa canzone sono contenuti tutti gli elementi che hanno sempre caratterizzato il nostro suono sin dal demo “Ruins”: l’introduzione medievaleggiante, i passaggi acustici ed un riffing potente ma melodico, sono soluzioni tipiche della nostra proposta musicale, che in “Aegis” hanno trovato un’evidente attualizzazione. Anche dal punto di vista lirico, il brano rappresenta molto bene il nostro attuale approccio, consistente in un uso più moderato dell’inglese antico rispetto al nostro debut album, rendendo i testi più comprensibili e forse meno pretenziosi, se confrontati con quelli di “The Treasures Arcane”. “Aegis” (letteralmente “Egida”) è una canzone che riflette sul tema della trasmutazione e lo fa per mezzo di simboli mutuati dalla tradizione classica (vedi il titolo) e da quella cristiana; pertanto il suo contenuto è perfettamente in linea con l’approccio tematico dei Crown Of Autumn odierni.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Personalmente, ascolto tutte le sfumature di metal, la musica sinfonica, un po’ di rock alternativo, la musica etnica e quella antica, il neo-folk, la musica ambient elettronica ecc.ecc. Se devo fare i nomi dei musicisti che maggiormente hanno lasciato un segno nel songwriting dei Crown Of Autumn direi: Loreena McKennitt, Dark Tranquillity, Mortiis, Ulver (la prima trilogia), Wongraven, Blind Guardian e primi Cradle of Filth.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Come dicevo prima, attualmente la band consiste di tre persone, il che rende impossibile un’esibizione live. Per il momento quindi non sono previste date né tantomeno tour. Il disco è uscito il 20 Giugno di quest’anno e ad oggi siamo impegnati, insieme alla My Kingdom Music, nella promozione tramite la carta stampata, la radio ed ovviamente il web. Credo che tra Settembre ed Ottobre riusciremo ad avere un’idea piuttosto attendibile in merito ai risultati ottenuti da “Splendours from the Dark”, cosa che ci permetterà di decidere le nostre prossime mosse con maggiore lucidità. Per il momento posso solo dirti che ho già scritto circa una quindicina di brani nuovi sui quali non vedo l’ora di mettermi al lavoro con gli altri membri della band!

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Ovviamente no, per le ragioni che ho appena esposto. Ma se un domani i Crown Of Autumn dovessero salire su un palco, sicuramente sarebbe nostra cura catturare quei momenti per una eventuale release su DVD.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Quando abbiamo iniziato noi, nel lontano 1996, i nomi che attualmente troneggiano sulla scena italica erano in via di formazione; Lacuna Coil, Raphsody (al tempo ancora senza “of fire”) e gli stessi Labyrinth non erano ancora “esplosi”. In seguito al successo - più che meritato - di queste band la nostra scena acquisì una credibilità all’estero, sino ad allora insperata. Purtroppo, nonostante il valore di quelle ed altre realtà, tutto si ridusse ad una questione di singoli episodi, senza che si creasse un’autentica “Scena italiana” (con la “S” maiuscola), come accadde per contro in Svezia o in Norvegia, paesi che riuscirono a sfornare non solo singoli talenti, ma anche un “suono svedese” ed un “suono norvegese”. Purtroppo è questo l’elemento che in Italia è venuto a mancare, almeno sino ad oggi…

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet è un’arma a doppio taglio: eccezionale per la promozione di un disco, e disastrosa per la vendita dello stesso! Ovviamente oggi le cose sono cambiate molto. Quando uscì il nostro primo lavoro, Internet non aveva ancora preso piede. I dischi si vendevano tramite il passaparola, le recensioni e le interviste; solo le band più importanti potevano contare su una promozione massiccia. Ora, tutti hanno modo di ascoltare un album prima di acquistarlo, semplicemente andando sul MySpace del gruppo, su Youtube o scaricando i brani tramite E-Mule o programmi simili. Anche nel caso in cui il disco piaccia, non è detto che la persona lo acquisti; sono moltissimi quelli che si accontentano di possedere solamente i file di quell’album. Personalmente sono un cultore del Cd originale. Ricordo che non vedevo l’ora che arrivasse il Sabato per andare nei miei negozi di dischi preferiti, fare incetta di nuove scoperte musicali ed immergermi totalmente in quel mondo che così tanto amavo. In quel contesto si facevano conoscenze, ci si confrontava tra fan e musicisti che avevano la stessa passione in comune. Se non scomparso, oggi tutto questo è assai diminuito. Il piacere di rimuovere la pellicola di un Cd appena acquistato, di mettere il dischetto nel lettore mentre si sfoglia il booklet e ci si tuffa nel mondo creato da questa o quella band… Le cose sono notevolmente cambiate ma è naturale che sia così. I fan più giovani hanno sicuramente le loro forme di “ritualità” e di aggregazione, o almeno glielo auguro…

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Credo di parlare per tutti i membri della band quando dico che il Metal è il genere che meglio valorizza le nostre capacità di strumentisti, per il semplice fatto che è proprio con il Metal che abbiamo iniziato a suonare, ci siamo evoluti ed abbiamo accumulato un notevole bagaglio di esperienza. Ciò non significa che non abbiamo mai suonato altri generi musicali, o che non ci piaccia farlo, anzi! Però non vi è dubbio sul fatto che il Metal sia il contesto all’interno del quale ci sentiamo maggiormente a nostro agio.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Personalmente mi piacerebbe ospitare alcuni cantanti-narratori quali Byron dei Bal-Sagoth o Michael Moynihan dei Blood Axis per qualche intermezzo recitato. Chissà…

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Ringraziamo di cuore te e tutti i lettori di Informazione Metal per l’attenzione dedicata ai Crown Of Autumn.

Maurizio Mazzarella

giovedì 26 maggio 2011

FIGURE OF SIX - Intervista alla Band


Intervista ai Figure Of Six, ci risponde il chitarrista Peter:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Ciao, si il nostro terzo lavoro si chiama Brand New Life. Per noi è un nuovo punto di partenza, una rinascita e un suono nuovo. L'unione di modern metal, rock ed elettronica. Potente e melodico allo stesso tempo. La rappresentazione perfetta della nostra anima musicale.

Come sè nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Io (Peter, chitarrista) e Matteo, l'altro chitarrista della band abbiamo cominciato a suonare insieme quasi 15 anni fa suonando hard-core new school. Crescendo però ci siamo resi conto delle nostre potenzilità e abbiamo cercato gente che volesse come noi fare qualche cosa di serio e concreto. Quindi dopo vari cambiamenti di line up siamo arrivati alla stabilità nel 2003 e a comporre il primo album, Step One, uscito poi nel 2005. Abbiamo avuto poi alcuni altri cambiamenti nella band ma ormai il nucleo era formato.

Come è nato invece il nome della band?

-Cercavamo un moniker che rapresentasse l'unione di 6 persone, e 6 fonti sonore, la nostra musica e chi siamo, ma non era facile, ogni volta che pensavamo un nome questo esisteva già. Allora ho pensato a una canzone dei Kill II This, che si chiamava Figure Of 8, e abbiamo pensato che Figure Of Six suonasse altrettanto bene. Non ha un reale significato, ma suona bene e per noi significa l'unione di tutto ciò che siamo.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Nel tempo abbiamo trattato vari argomenti. Personali, critica sociale, religione, e nostri pensieri su quello che significa. Però sentivamo di dovere cambiare in questo album. Ha un anima più rock e abbiamo lasciato ad Erk, il cantante, carta bianca e quindi i testi sono più personali. Abbiamo mixato il mio materiale con il suo e con quello di Teo e sono venuti fuori testi che parlano di esperienze quotidiane, che tutti possono provare. Amore, delusioni, gioia, solitudine o tristezza. E' un album più intimale in un certo senso.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Credo sia il ritorno alla melodia, a un cantato fortemente rock unito alla potenza sonora del modern metal. Se siete stufi della solita struttura urlato melodico del metal-core questo allora è l'album che fa per voi.

Come nasce un vostro pezzo?

-Solitamente parte dalle chitarre. Buttiamo giù alcune idee e insieme gli diamo corpo con gli altri componenti. Quando abbiamo una struttura solida pensiamo alla melodia e alla voce. Nella composizione tutti partecipiamo e tutti hanno importanza. Cambiamo e modifichiamo il tutto fino a che non siamo soddisfatti. Registriamo tutto e non buttiamo mai via nulla. Idee che non riusciamo a fare girare subito possono essere utilizzate in seguito. Per questo album abbiamo utilizzato anche l'aiuto di 2 produttori, i Dysfunction, che sono stati come il settimo elemento della band. Ci hanno indirizzato verso l'obiettivo che ci eravamo prefissati. Ci hanno spronato a migliorare e a superare i nostri limiti. Lavorare con un esterno professionale che non ha paura di mostrarti gli errori e i limiti che hai è un bene. Non è facile, ma ti fa crescere.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Personalmente sono legato a molti brani di questo album ma se devo citarne uno dal punto di vista tecnico e emozionale devo citare la title track Brand New Life. E' potente, tecnica e divertente da suonare, di grande impatto, perfetta per il live e per fare capire chi siamo all'ascoltatore. E poi a livello emozionale parta della nostra rinascita dopo un lungo periodo di difficoltà. E negli ultimi 2 anni ce ne sono state veramente tante.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Noi tutti abbiamo degli ascolti differnti. Non ascoltiamo solo metal, ma tutto ciò che riteniamo valido. Pop, rock, elettronica. Personalemente posso citare band come Alice In Chains, Metallica, Beatles, Helmet e Sevendust. Tutte queste band hanno in comune il gusto per la semplicità e la melodia. Le loro canzoni ti arrivano dirette senza tanti fronzoli. Poi tutto il rock americano e il metal degli ultimi 20 anni ha avuto un ruole fondamentale nel creare il nostro suono.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Cercheremo di promuovere al meglio sul web l'album e la band, senza trascurare i giornali e le radio per poi andare in tour verso settembre. Abbiamo girato 2 video che trasmetteremo su vari canali tv europei e italiani e ovviamente sul web. Ma il live resta la promozione migliore, e vogliamo suonare il più possibile ovunque sia possibile.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Per il momento non abbiamo parlato di dvd o album live ma per il futuro non saprei. Intanto stiamo raccogliendo il materiale e se ci sarà la possibiltà lo faremo di certo.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Ci sono molte band valide, ed è sempre in crescita. Gli italiani stanno dimostrando di sapere suonare e che possiamo competere all'estero. Le problematiche sono che mancano le strutture. Il rock e il metal non ha credito in Italia, è fatica suonare in giro. Ci voglioni investimenti ed è difficile per le band andare avanti. Non godiamo della stessa credibilità di band dello stesso livello estere perchè non c'è un mercato sviluppato e le label preferiscono non investire in Italia. Il talento non manca ma diciamo che manca tutto il resto.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet è un mezzo per potere raggiungere l'utente in maniera veloce e gratuita. Un'arma enorme, che però non ha filtro. Tutti possono trovare spazio e la meritocrazia e la qualità secondo me ne ha subito un po'. Una volta se eri bravo emergevi, ora magari ti smarrisci in mezzo a band che valgono meno ma che sono brave a vendersi sui social network.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Bisogna studiare e impegnarsi, soprattutto per suonare bene dal vivo. Le partiture non sono sempre facili, soprattutto per la sezione ritmica e vocale. Ci vuole impegno ma di certo generi come il prog o il math-core ti impegnano molto di più. A me non interessano i virtuosismi, anzi li trovo inutili e fini a se stessi.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Sinceramente io vorrei fare qualche cosa con Page Hamilton degli Helmet o con un artista come Ben Harper. So che è un genere totalmente diverso dal nostro, ma è uno dei miei artisti preferiti e sarebbe bello fare qualche cosa di acustico a 2 voci con lui.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Ciao ragazzi, spero che il nostro nuovo album BNL vi piaccia e spero di vedervi presto live. Horns up!

Maurizio Mazzarella

venerdì 20 maggio 2011

ONELEGMAN - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Onelegman in occasione della pubblicazione di "The Crack":

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-(CHICKEN BREAST) Esatto, "The Crack" è il nostro debutto ufficiale in uscita per Buil2Kill e NadirPromotion. Ci piace definirlo come un disco che osa, che si distacca dagli standard del momento: vale a dire un disco eterogeneo, potente e curatissimo negli arrangiamenti e all'avanguardia nelle scelte di produzione. "The Crack", la rottura dalla concezione delle logiche classiche del comporre e dell'ascoltare musica, concetto ripreso anche nelle grafiche e nel significato della copertina: un richiamo alla celebre scena del film "Un Chien Andalou" di Luis Buñuel dove il regista vuole simbolicamente dare una nuova visione della realtà rappresentandola con un occhio che viene tagliato da un affilatissimo rasoio.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-(CHUPACABRA) Mi trovavo al bancone di uno dei peggiori bar dell'emilia romagna quando un allora giovanissimo Riccardo Pinotti (non ancora DR. MASTERMIND), avvicinandosi timorosamente, mi chiese se ero ancora in grado di cantare. Decisi allora di portare il culo in sala prove dove trovai tre pazzoidi intenti a coverizzare Pride&Glory e Meshuggah. Io avevo finito il nocino e a loro mancava un cantante. Erano nati i OneLegMan.

Come è nato invece il nome della band?

-(LOW PRESSURE) Con l'ingresso di Cristian (non ancora CHUPACABRA) come vocalist abbandonammo subito le cover per dedicarci a pezzi nostri. Alle origini ci chiamavamo PornoDrome e suonavamo grind-death assassino; ONELEGMAN era il titolo di un nostro pezzo in cui il protagonista entrava in una clinica per farsi trapiantare il fallo di un cavallo. Di quell'esperienza è rimasto solo il nome.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-(CHUPACABRA) Pensiamo che l'arte non serva a cambiare le cose ma a raccontarle. I ONELEGMAN parlano di donne, parlano di viaggi, parlano di sogni, parlano del ritornare a casa, parlano di riscatto sociale. Parlano insomma delle cose per cui vale la pena vivere. Avrai quindi già capito quale importanza hanno i testi nella nostra musica.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-(DR. MASTERMIND) La sorpresa. Ogni pezzo propone elementi diversi e non stiamo parlando solo di influenze musicali. Per farti capire, il disco parte e si riconosce immediatamente una vena southern per poi spostarsi su sonorità più aperte da power ballad, quindi veloci e schizofreniche, riflessive, progressive ed etniche per poi concludersi in un rassicurante rock metal di alto tiro. Il filo conduttore di tutti questi elementi è il nostro sound figlio di Pantera, FaithNoMore, SOAD, Tool. Ogni traccia del disco è un potenziale singolo. Di sicuro sarà un ascolto che non mancherà di appassionare e incuriosire ogni volta.

Come nasce un vostro pezzo?

-(CHICKEN BREAST) Il nostro metodo di comporre è cambiato drasticamente durante la scrittura di "The Crack": siamo passati dalle classiche jam in sala prove ad un approccio più professionale avvalendoci della collaborazione di una produzione esterna per rendere più fluido e interessante il materiale a nostra disposizione. Siamo quindi passati dal fare musica per orecchie da musicisti a... FARE MUSICA.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-(LOW PRESSURE) E' un pò come se mi chiedessi a quale figlio voglio più bene e considerando che qualche figlio in giro, a mia insaputa, sicuramente l'ho seminato... preferirei non rispondere.

(CHICKEN BREAST) "See That Truth" ne ha passate tante. Ci ha accompagnato dagli inizi ad oggi comparendo come opening di ogni singolo lavoro, cambiando faccia ed evolvendosi insieme a noi!

-(DR. MASTERMIND) Tecnicamente io rispondo "Black Lamb": è un assalto frontale di poliritmie, sfuriate di doppia cassa, tapping di chitarra e tecniche vocali!

-(CHUPACABRA) La faccia crepata in copertina è la mia; destino ha voluto che due mesi dopo la realizzazione delle grafiche rimanessi vittima di un incidente automobilistico riportando trauma facciale e fratture esattamente come profetizzato nella stessa! Non posso che risponderti con la title track, "The Crack".

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-(LOW PRESSURE) Vedi sopra.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-(CHUPACABRA) La mossa vincente per mettere sul mercato discografico il disco è stata affidarci alla Buil2Kill/NadirPromotion con la quale siamo passati immediatamente dalle parole a fatti concreti! Il disco è distribuito in italia da Audioglobe già dal 16 maggio. BELIEVE si occuperà della distribuzione digitale e proprio in questi giorni NadirPromotion stà chiudendo con altri tre distributori per l'estero. Abbiamo in serbo un video del brano "Black Lamb" del quale è già disponibile una preview caricata su YouTube e postata sulle nostre pagine Facebook e MySpace. Stiamo aspettando l'ufficializzazione della nostra presenza a un importantissimo festival europeo, mentre per l'italia sono già confermate una manciata di date estive. Per l'autunno ci stiamo attivando pere fissare almeno una ventina di live in giro per la penisola mentre per l'inverno l'intento è quello di riuscire ad organizzare un breve ma intenso tour che attraversi austria, germania e paesi bassi... e perchè no, Inghilterra! Ultimati questi impegni ci dedicheremo a tempo pieno alla scrittura di nuovo materiale per realizzare un degno successore di "The Crack".

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-(DR. MASTERMIND) Torno a rimarcare l'uscita del videoclip di "BlackLamb": un video di forte impatto e dagli sfondi oscuri realizzato in una lugubre corte medioevale dove la vita di un agnellino nero diventa la metafora dei mali della nostra società consumistica. In più stiamo raccogliendo materiale video dei nostri migliori live, in primis l'opening act ai DeepPurple dell'anno scorso, per il prossimo videoclip.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-(LOW PRESSURE) Troppa gente che suona e poca che ascolta. Ma soprattutto... troppa gente che suona canzoni di altri. E questa è una frecciata alle innumerevoli ed inutili tribute bands del nostro paese. Inoltre dai miei esordi ad oggi, il mercato musicale è cambiato drasticamente. Il perchè lo sanno tutti, ma il risultato è catastrofico. Quindici anni fà andavi in giro a suonare per arrivare a realizzare il tuo album, oggi registri il disco per riuscire a fare qualche concerto. Il mercato discografico si basava sulle vendite dei dischi; oggi invece sulla realizzazione dei dischi a spese dei musicisti stessi. Questo a intendere che bastano soldi per pubblicare il tuo prodotto con la conseguente saturazione del mercato stesso. Decine, centinaia di dischi inutili che tolgono spazio alle poche realtà che meriterebbero veramente di andare avanti e spiccare.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-(CHICKEN BREAST) Te lo sapremo dire tra un anno quando la spinta di "The Crack" sarà esaurita e inizieremo a tirare le somme. Per ora resta un ottimo modo veloce e semplice per permettere a chi ne è interessato di avvicinarsi alla nostra visione musicale!

-(CHUPACABRA) Io continuo a preferire la carta stampata e rimpiango le vecchie fanzine! Quando hai in mano una rivista e la sfogli è giocoforza imbattersi in realtà che non conosci. Su internet invece si mira dritti all'obbiettivo della propria ricerca perdendo la curiosità dello scoprire cose nuove.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-(CHUPACABRA) I ONELEGMAN rappresentano il meglio di quello che possiamo dare noi quattro insieme, ma ognuno di noi ha bisogno anche di altre esperienze per completarsi e per migliorarsi individualmente. CHICKEN non sarebbe se stesso se non ascoltasse e studiasse jazz come fà da anni. LOW ha un'anima electro-goth. DR. M suona anche in un'altra rock band mentre io cerco di esprimere il mio animo cantautorale.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-(CHICKENBREAST) La lista è veramente troppo lunga se letta nome per nome. Posso dirti che sogno da sempre di collaborare con Dj's, suonatori di tablas e virtuosi del theremin e non solo! Insomma, tutto quello che meno ci aspetterebbe di sentire insieme per ricercare sonorità nuove!

-(LOW PRESSURE) Mi vanno bene loro tre.

-(DR. MASTERMIND) Da buon metallaro sarei onorato di pestare duro alla batteria per un grande come OZZY!

-(CHUPACABRA) Bob Marley.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-(LOW PRESSURE) Nulla da aggiungere. MAI.

-(CHICKEN BREAST) Supportate la musica originale. Una cover band ogni tanto non guasta, ma non focalizzate i vostri gusti unicamente su musicisti che oramai non hanno più nulla da dire. Basare la propria vita artistica nell'imitare altri è arido. E ascoltare solo band di tributo è come rimbecillirsi davanti alla tv. Riprendetevi!

-(DR. MASTERMIND) Speriamo di avere creato una sana curiosità nei confronti della band. Seguite i nostri aggiornamenti online e, quando passeremo dalle vostre parti, venitevi a divertire insieme a noi!

-(ONELEGMAN)Ovviamente grazie per lo spazio e speriamo di rincontrarci presto!

Maurizio Mazzarella

lunedì 28 febbraio 2011

MOTHERCARE - Intervista alla Band


Intervista ai nostrani Mothercare in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio “The Concreteness of Failure” edito su etichetta Kreative Klan:

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-La principale fonte di ispirazione per il disco è stata la crisi economica che ha colpito il tessuto sociale negli ultimi 2 o 3 anni, quindi nei testi si snodano le varie cause ed effetti legati a questa contingenza. Si parla di facile profitto, di guerra per motivi economici, di come l’egoismo personale sia spesso rapportabile ai macrosistemi, molto più di quello che si pensi. “The Concreteness of Failure” è sicuramente il nostro disco più maturo in tutti i sensi, ci soddisfa molto sia a livello musicale che a livello di impatto sonoro. La matrice Mothercare è rimasta la stessa seppur trasfigurata attraverso la lente thrash e harcore, perchè alla fine il disco è questo: dieci canzoni senza fronzoli di immediato impatto.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-I Mothercare sono nati, penso, come il 99 per cento delle band degli anni 90. Cioè con una grande passione per il thrash della Bay Area. A 15 anni l'unica cosa a cui pensi è la musica, e anche noi, con l'entusiasmo di tutti, abbiamo iniziato con le solite canzoni in sala prove. Poi sono arrivati i Napalm Death... che noi abbiamo cercato di unire alla matrice thrash e all'attitudine malata dei Mothercare.

Come è nato invece il nome della band?

-Il nome fu scelto da Mauro (primo batterista ed attuale percussionista della band) in occasione di un terribile episodio di cronaca: un bambino di pochi anni fu rapito nei pressi di un negozio “Mothercare” ed ucciso da due ragazzini di 12/13 anni. Il forte contrasto del termine “Mothercare” (cioè “cure materne”) e l'efferatezza del gesto ci colpì molto.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Al contrario dei dischi precedenti, l'approccio con i testi in “The Concreteness of Failure” è molto terra terra. Si parla di attualità, e lo si fa senza metafore. Diciamo che da un modo di scrivere molto intimistico siamo passati alla cruda realtà vista senza filtri, un'attitudine che ricorda più i Pink Floyd piuttosto che i mostri sacri del nostro genere.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Probabilmente il fatto di giocare al grinder che suona thrash! Le matrici melodiche delle chitarre strizzano l'occhio al grindcore, per poi essere suonate, a livello di pennata, con i pattern classici del thrash. A livello di batteria si passa dai tempi hardore piuttosto incazzati ai blastbeat dritti tipici del grind, anche se mai portati all'eccesso.

Come nasce un vostro pezzo?

-Nasce nella quasi totalità dei casi da un riff di Mirko che solitamente propone a me per le parti di batteria. Quando il riff è ben amalgamato nella parte ritmica viene dato in pasto alla sala prove per accogliere il contributo di tutta la band. Da questo riff parte solitamente lo sviluppo dell'intera canzone e, spesso, se il riff è quello giusto tutto il resto viene di conseguenza.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-I brani ci piacciono tutti, anche se ogni componente della band ha i propri favoriti e, spesso, non coincidono con quelli degli altri. Per quanto mi riguarda sono particolarmente legato a “10 Easy Lessons” per un fatto “vita da sala prove”... Questa canzone, infatti, ci convinceva pochissimo, tanto che in saletta mentre la suonavamo partivano facce strane e sorrisetti ironici. Mirko invece ha sempre sostenuto la validità del pezzo contro l'impressione generale, che non era delle migliori. Poi, una volta sentita la canzone registrata, ci siamo dovuti ricredere e, devo dire, che a mio avviso è una delle migliori del lotto.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-In primis i Napalm Death di “Inside the torn apart”, che agli inizi sono stati il riferimento per il sound delle chitarre e che si può ancora percepire ancora oggi in alcuni riff del nostro ultimo album. Alla base stilistica ci sono anche il thrash Bay Area degli anni '80 e '90 e la scena scandinava dei primi anni 2000.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Si, stiamo già suonando in giro per l'Italia per promuovere il disco, non sto qui a citarti le date precise, ma comunque le potete sempre trovare aggiornate sul nostro sito e sui social network principali. Per quanto riguarda la promozione pura, abbiamo appena pubblicato il video di “Gateway to Extinction” che trovate sempre sulle nostre pagine e che sarà messo in programmazione anche su Rock Tv, dove saremo ospiti il 10 Marzo nella trasmissione Database condotta da Pino Scotto.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Ci piacerebbe molto, sono sincero, ma i mezzi a disposizione non ci permetterebbero ancora di arrivare ad un livello professionale.... e poi, siamo ancora così giovani! Hehehe!

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-La troviamo validissima... come lo è, del resto, da diversi anni. A nostro avviso l'Italia potrebbe essere, sulla carta, la culla di progetti ambiziosi vista la commistione di generi musicali che contraddistingue il nostro paese, imelting pot ci piacciono molto e se c'è un paese vocato naturalmente a tali progetti quello è il nostro. A tutto questo entusiasmo bisogna però contrapporre la scarsità di locali che riescano a metterti nelle condizioni di suonare dignitosamente e non sto parlando di cachet ma semplicemente di infrastrutture. Il fatto di essere ben organizzati a livello di palco e di locale aiuterebbe tanto sia le band che le persone che le vanno a sentire.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Ci ha sicuramente aiutato... Come potete ben immaginare la condizione attuale del mercato discografico non permette sicuramente a band come la nostra di fare numeri altissimi. Almeno con la rete si riesce ad arrivare a molte più orecchie e, di conseguenza, di avere una promozione che ci permetta di tornare a casa, dopo i live, soddisfatti dell'interazione col pubblico che viene a sentirci grazie al tam-tam della rete..

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Diciamo che il genere che suoniamo è l'unico nel quale possiamo sembrare dei musicisti! Scherzi a parte, a noi piace sperimentare, non sto parlando di band ma di singoli componenti. Molti di noi hanno altri progetti musicali con attitudini anche molto diverse, ma penso che la cosa che ci riesce meglio fare sia quello che facciamo nei Mothercare. Diciamo che siamo musicisti a cui piace colpire più di sciabola che di stiletto!

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Il musicista con cui abbiamo già collaborato... e cioè Barney dei Napalm Death! Con lui è stato tutto di una facilità estrema sia a livello musicale che personale.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Grazie a tutti per aver avuto la pazienza di leggere queste righe ed invitiamo i vostri lettori a partecipare ai nostri concerti per fare un po' di sano moshing! HORNS UP!

Intervista di Maurizio Mazzarella

lunedì 24 gennaio 2011

CRIPPLE BASTARDS - Intervista alla Band


Intervista ani nostrani Cripple Bastards in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "Frammenti di Vita" edito da F.O.A.D. Records:

Siete appena usciti con un nuovo disco in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-L’album si intitola “Frammenti di vita” ed è composto da 14 cover di gruppi Italiani Hardcore/Punk/Thrash degli anni Ottanta (BULLDOZER, SCHIZO, WRETCHED, NEGAZIONE, UPSET NOISE, DECLINO, NECRODEATH ecc ecc) + il remake di due brani classici del repertorio CB, entrambi composti nel periodo iniziale in cui abbiamo iniziato a sviluppare il nostro stile (fine ‘80s / primi ‘90s) e quindi un po’ “anello di congiunzione” tra le band coverizzate e quello che gradatamente è diventato il nostro sound caratteristico.

Quanto tempo vi è servito per registralo?

-A differenza di altri album usciti precedentemente questo è stato registrato e mixato in tempo record, circa una settimana, e la grafica l’ho assemblata in un pomeriggio… perché ci tenevamo molto ad averlo fuori in tempo per le imminenti date con i WEHRMACHT americani.

Come nasce un pezzo dei Cripple Bastards?

-Nella maggior parte dei casi il chitarrista tira giù una linea di base e dei riff che sgrossiamo con batterista e bassista attraverso varie prove, io man mano ci adatto su la voce e il testo e poi nell’arco dei mesi lo perfezioniamo, facciamo delle registrazioni “test” per renderci conto di come rende e lo ritocchiamo ulteriormente se necessario. È un lavoro di squadra insomma.

Quali sono gli argomenti che avete trattato nei testi di questo disco?

-Essendo un disco in cui coverizziamo brani non nostri, non ci sono testi e tematiche nuove o composte da noi.

Quali sono le principali differenze tra questo disco ed il suo predecessore?

-..a parte il solito fatto che questo è un disco di cover e il predecessore “Variante alla morte” era interamente composto da brani nostri, le principali differenze sono una variazione dell’accordatura e qualche attenzione in più al suono della batteria e alla coesione tra la voce con il resto degli strumenti. Pur essendo stato realizzato in tempi record ha un tipo di produzione che rispecchia molto l’evoluzione dei CB intercorsa negli ultimi due anni (“Variante alla morte” era uscito nell’Ottobre 2008).

Come intendete promuovere questo nuovo disco?

-Lavorando assiduamente con l’etichetta che lo ha stampato, la FOAD Records (gestita da me e dal fondatore Marco Garripoli) e facendo una serie di concerti mirati.

Verrete di nuovo nel sud Italia per un live show?

-Spero di sì, nel 2011. Abbiamo ricevuto diverse proposte che dobbiamo valutare bene.

Pensate di pubblicare un album live, o magari un dvd?

-Un album live intitolato “Live to hate people” è in cantiere da anni ma per problemi di varia natura non siamo ancora riusciti ad ultimarlo, il master audio c’è, l’ostacolo sono alcuni dettagli della grafica. Per quanto riguarda il DVD: dopo l’uscita del nostro doppio DVD antologico “Blackmails and assholism” con su ben 6 ore di montato che mi è costato 4 anni di lavoro, penso che dovrà passare un bel po’ prima di re-imbattermi in qualcosa del genere!

Come giudicate la scena musicale italiana?

-Piattissima e lontana dal nostro gusto, proprio per questo pubblichiamo un album dove coverizziamo materiale di un’altra “epoca”.. quello per noi era il metal e l’HC italiano che ha fatto storia e ha lasciato veramente il segno, quello che c’è in giro oggi va bene per le generazioni che scaricano, danno un’ascolto e cestinano. Nella scena odierna gli unici che apprezzo e ritengo degni di nota sono i riformati JESTER BEAST, BULLDOZER, GHOSTRIDER, MINKIONS e i BLASPHEMOPHAGHER.

C'è un vostro disco che ritenete sia stato sottovalutato dal pubblico e dalla stampa che però amate in modo particolare?

-Non saprei. Forse all’estero “Variante alla morte” avrebbe meritato di più, in Italia ha avuto un ottimo seguito, in altri paesi dove il nostro genere viene seguito solo da integralisti “addetti ai lavori”, un disco così particolare con crossover di influenze da vari generi, cantato in italiano ecc, non è stato recepito come il tipico album standard del grind con blastbeat senza sosta dall’inizio alla fine.

Quale è il brano che ritenete sia più rappresentativo di questo disco?

-Direi tanti. Tra tutti, quelli in cui vedo più riflessi la mia passione e determinati stati d’animo alla Cripple sono quelli originariamente suonati da band della mia zona (Torino), e che hanno dato vita alla scena in cui sono cresciuto: Negazione, Jester Beast, Declino, Nerorgasmo e Blue Vomit…

Volete lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Grazie per l’attenzione. Date un’occhiata ai nostri siti:

www.cripple-bastards.com
www.myspace.com/cripplebastards
www.facebook.com/cripplebastards (aggiornato quotidianamente)

e quelli delle etichette/distro che ci seguono:

www.foadrecords.it
www.scareystore.com

Intervista di Maurizio Mazzarella

mercoledì 12 gennaio 2011

GHOSTRIDER - Il Ritorno dei Fantasmi


Intervista ai nostrani Ghostrider in occasione della pubblicazione del loro ultimo disco "The Return Of The Ghost". Nell'occasione ci rispondono: Helvete (basso & voce) , Zarathos (chitarra), Peso (batteria):

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-Zarathos: Si stiamo per ritornare sulle scene dopo 26 anni di lunga assenza con il primo LP completo dei Ghostrider, “The Return of The Ghost”. Il disco è composto dai brani prodotti della band nel lontano 1984, arrangiati e riadattati in chiave moderna senza però perdere il loro lugubre fascino Black/Raw Metal vecchia scuola, questo emerge dai riff che nonostante siano stati leggermente re interpretati mantengono la loro natura old school e dal sound scelto che pur essendo potente e solido è decisamente “Raw”! In aggiunta sono presenti 4 brani completamente inediti composti dalla nuova formazione.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-Zarathos: Le origini dei Ghostrider, come ho già accennato, sono molto indietro nel tempo, il gruppo si forma nel 1984 Mark Peso (batteria), Fuckin’Clod (chitarra), Ingo Veleno (Voce) e Peter Volcano (basso) danno vita a una delle primissime incarnazioni all'italiana del Black Metal, un mix marcissimo di sonorità alla Venom, Hellhammer, Onslaught, primi Bathory con un tocco di Thrash/Speed prima maniera, alla Destruction

Come è nato invece il nome della band?

-Peso: Dopo aver assistito ad un incredibile concerto de febraio 1984 di Venom e Metallica... decisi con Claudio i formare una band nel nostro piccolo capace di far casino tanto quanto ne avevamo sentito quella sera... naturalmente a quell età e' più importante la ricerca di un nome di cui andare fieri piuttosto di capire come si fa ad andare a tempo o come accordare insieme basso e chitarra....per cui iniziammo la ricerca di un monicker che poteva calzare a puntino per le nostre sonorità..e l idea ci venne data da un gruppo di motociclisti tedeschi che amava fare delle gare clandestine di notte in autostrada contromano.... quei pazzi ci avevano affascinato per cui ci appropriammo subito di quel nome e subito dopo notammo che una band belga di nome acid aveva addirittura una canzone intitolata the ghostrdier.... insomma quello fu il nostro nome per tutto il 1984...ma l’anno successivo decidemmo di cambiarlo in Necrodeath.....

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-Peso: Questo album..ovvero l'album del ritorno che include sei pezzi del 1984 è molto black come tematiche.... doom to serve the devil o the exorcist non hanno bisogno di presentazioni....tutto è molto evil... anche l’ultimo brano deep in blood, nonostante si sposti un pò dalle tematiche più oscure andando a spaziare addirittura nella fantascienza...alla fine è molto crudo e senza compromessi.... le prossime stesure non ho idea su dove andranno a cadere..ma non ci siamo dati limiti per questo argomento... i testi potranno spaziare su qualsiasi tema...la musica invece vorrei restasse fedele alla vecchia scuola ,sempre con quel pizzico di punk inconscio che ci ha caratterizzato fin dagli esordi...

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Helvete: Come Ghostrider non pensiamo di aver inventato nulla di nuovo, questo lo dico con estrema onestà, ma anzi ci vogliamo rivolgere tutti gli amanti del black metal nudo e crudo che ha dato origine poi a quello che oggi si ascolta tra le band “moderne”. Questa scelta di tornare in dietro rispetto alle tendenze contemporanee è data dal fatto che prima di tutto abbiamo ripreso un nome che appartiene alla scena degli anni 80, inoltre perché noi siamo musicisti molto legati a quello che stava accadendo nel metal in quegli anni e quindi “tornare alle origini” ci ha fatto riscoprire l’essenza del metal estremo. Il nostro nuovo album è quindi dedicato a tutte quelle persone che nel 2011 vogliono intraprendere un viaggio alle radici del metal.

Come nasce un vostro pezzo?

-Helvete: Escludendo quelli composti nel 1984, direi che i nuovi pezzi nascono principalmente da Peso e Zarathos che essendo logisticamente più vicini hanno la possibilità di incontrarsi, mentre per i testi sono composti successivamente, anche se già in maniera embrionale durante la composizione musicale, sia da me che da Peso. Diciamo comunque che tutto nasce in maniera molto spontanea, direi quasi punk e non stiamo molto a rivedere e raffinare le canzoni, perché ci piace mantenere la freschezza e l’immediatezza del pezzo appena composto.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Peso: Sono molto legato a "Victim of necromancy"... è il pezzo forse meno facile da eseguire...è stato leggermente riadattato e anche la parte dispari nel centro del brano ha preso una forma che mi affascina.... Giulio dei Cripple Bastard ha cantato il ritornello in questa canzone e ritmicamente il brano è molto solido e potente.... delle nuove invece sono legato a deep in blood, un pezzo alla Venom per quanto mi riguarda...con la partecipazione di un "coro" di bambini che rappresenta per chi volesse leggere il testo, i children of space.... è un testo di fantascienza che ho scritto l'estate scorsa in una giornata di delirio....

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Helvete: Per quanto mi riguarda sono molto affezionato ai gruppi degli anni 80 / 90 come Slayer, Venom, Carcass, Deicide, Death, primi Sepultura, primi Metallica…ma ognuno di noi ha diversi gruppi di riferimento che comunque spaziano dal black, thrash, death metal di quegli anni.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Zarathos: Assolutamente si! La promozione del disco sarà sicuramente mediatica, cercheremo di essere i più presenti possibili su riviste, webzine, forum etc. ed in contemporanea saremo impegnati in una serie di live in tutt’Italia. A questo proposito ne approfitto per lasciarvi il nostro indirizzo myspace sul quale potrete trovare tutte le informazioni sulle possime date: www.myspace.com/ghostriderweb.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-Zarathos: Per il momento no, questi per i Ghostrider sono i primi concerti da sempre, purtroppo la band agli esordi non ha mai avuto modo di esibirsi dal vivo, quindi per il momento ci concentreremo sull’organizzare un buon Tour per promuovere il nostro disco…

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Helvete: La scena metal italiana ad oggi è molto ricca di buone band, che rispetto al passato possono sfruttare la promozione online e i mezzi tecnologici per registrare album a bassi costi ma, essendo numericamente aumentate di molto rispetto a 20 anni fa e anche a causa del declino del mercato discografico, è difficilissimo ora riuscire ad emergere e far sopravvivere un gruppo che voglia dire la sua…invece per quanto ci riguarda, anche noi come molte altre band, abbiamo dei problemi e il più grosso è dormire insieme la notte dopo il concerto…dovrò cominciare a chiedere una camera singola!

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Peso: Fermo restando che ora come ora senza internet saremmo tutti menomati...credo che in realtà per una band agli esordi non ci sia nulla che più danneggiante di internet.... come Ghostrider non risentiamo di questo problema perchè in realtà il nome del gruppo è datato 1984 e se è risorto è anche perchè ci sono state delle richieste sui di noi....anche se considero questa avventura con Zarathos e Helvete una nuova avventura che parte da zero.... chi suona in una band da poco e ha del materiale da proporre alle case discografiche sa di che cosa sto parlando... le proposte che ti fanno ora se non hai uno straccio di nome, anche se sei un mago a suonare, sono veramente demoralizzanti...... ai nostri tempi era tutto diverso.... e personalmente non ho mai conosciuto questa realtà, anche se fare dei dischi non era così facile come ora.... dove tutti lo fanno, ma nessuno lo compra per essere chiari! il download illecito ti da la possibilità di farti conoscere al mondo, ma stronca ogni buona intenzione di un qualsiasi produttore che abbia voglia di investire su di te...di conseguenza il musicista che si affaccia per la prima volta nel music biz deve diventare l’investitore di se stesso...sotto tutti i punti di vista.... pure dell’acquirente!

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Zarathos: Direi molto, anche se alla fine l’aspetto tecnico è importante ma non può prescindere dalla presenza di buone idee a dalla capacità di saperle sfruttare ed organizzare per farle rendere al massimo. A volte il trucco sta proprio nel fare le cose non troppo complicate ma che colpiscano l’attenzione di chi ascolta!

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Helvete: Ci sono moltissimi musicisti con cui vorrei collaborare e suonare insieme, ma sono sogni da metallaro che non penso si realizzeranno mai!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Zarathos: Ringraziamo tutti i vostri lettori per l’attenzione e l’interesse mostrato nei nostri confronti e vi aspettiamo numerosi alle nostre prossime apparizioni Live!!!!!!!!!

Intervista di Maurizio Mazzarella

giovedì 2 dicembre 2010

DESTRAGE - Intervista alla band


Intervista ai nostrani Destrage in occasione della pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio "The King Is Fat 'N' Old":

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

-The King Is Fat'N'Old è la nostra scommessa: abbiamo voluto fare tutto quello che ci pareva. Tutta l'energia creativa della band è condensata senza filtri nè stereotipi nei contenuti musicali, letterali, visuali e in tutti gli elementi vivacemente diversi tra loro che tradiscono tuttavia un collante ben visibile, direi tangibile. La musica è il caos messo in provetta e tenuto sotto controllo, e i concetti sono ancora più intensi dello scorso lavoro ma alleggeriti da una superficie di ironia a tratti demenziale. Nel disco ci sono anche veri e propri esperimenti di randomizzazione e matematica applicata, ed altre chicche nascoste. La cosa di cui siamo più felici è di aver messo la sostanza e l'intelligenza al servizio del divertimento.

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

-La band è nata piano piano, in sordina. Prima facevano solo cover e c’era solo Mat della formazione attuale.E a poco a poco siamo entrati io, Fede, Gabriel e Ralph. Nel 2005 abbiamo inciso il nostro primo demo “Code To Emptiness” e nel 2006 il secondo “Self Id Generator” che ci ha permesso di firmare un contratto con l’etichetta giapponese Howling-Bull. Urban Being infatti è stato distribuito prima in Giappone alla fine del 2007 e solo da Giugno 2009 nel resto del mondo dalla Coroner Records. Nella stessa estate abbiamo composto e iniziato le registrazioni di The King Is Fat ‘N’ Old che è uscito il 4 Ottobre in Europa e America ed uscirà il 22 Dicembre in Giappone.

Come è nato invece il nome della band?

-E’ una domanda che ci fanno in molti, ma in realtà non ha un particolare significato. E’ nato quando avevamo circa 17 anni, è stato detto per scherzo ci è piaciuto e non ci siamo mai più posti il problema. A noi è sempre suonato bene!

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

-I testi hanno un enorme peso nella nostra musica, è ciò che comunichiamo ai nostri ascoltatori e a nostro parere è un dettaglio assolutamente non trascurabile. Le tematiche variano da canzone a canzone, ma c'è una forte identità concettuale di fondo. Il Re di cui parliamo è una specie di capro espiatorio del sistema di potere verticale del quale siamo tutti vittime e carnefici, pecore e lupi. Volendo dare un nome e una forma a quello che è il modello capitalistico nel quale volteggiamo come in un tornado abbiamo fatto ricorso a questa anonima figura di re, che ricorre ad una corona (lo status, la gerarchia) come "penis engagement" ed adopera due mani per raccogliere potere e controllo, accumulando capitale nello stomaco (fat) distribuendo con altre due mani terrore e ignoranza (old, non è certo una formula inventata ieri), indorando la pillola con dosi di intrattenimento a prova di idiota per anestetizzare le masse ed educarle alla richiesta e al consumo veicolato, cosicché the King possa regnare per sempre. La copertina del disco mostra la testa del re e l'interno del booklet contiene altri dettagli dell'artwork completo, un disegno a mano di circa 60x60cm.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

-Potrebbe essere l'energia positiva che la musica trasmette, l'esuberanza, la ricchezza di linguaggio e di spessore musicale, che invita a riascoltare e riascoltare i pezzi, e la violenza con cui ci presentiamo ai primi ascolti. Ci sono tante cose in Destrage, l'ironia, la tecnica, la velocità, ma in fondo credo che i nostri fan semplicemente si divertano ad ascoltarci e vederci dal vivo, e per noi è la cosa più importante. Che poi facciano ascolti mirati con le cuffie e si rompano la testa per trovare tutti i dettagli del disco o si mettano mimare i soli di chitarra fa sempre piacere, ma è secondario. La cosa davvero importante è che chi ascolta un nostro pezzo goda almeno la metà di quanto godiamo noi a suonarlo. Almeno!

Come nasce un vostro pezzo?

-Di solito dalle chitarre. La voce viene abbozzata quando è pronta una preproduzione strumentale, ma a volte il procedimento si inverte o si spezza, Jade's Place ad esempio è nata canticchiando il ritornello mentre viaggiavo in moto intonandomi col suono del motore. In realtà è difficile che un pezzo nasca e venga chiuso in maniera lineare, o almeno su questo disco è stato così. Abbiamo attrezzato una parete in una casa vuota con decine di post it, ognuno con un idea musicale scribacchiata sopra, e poi abbiamo composto e ricomposto il puzzle una marea di volte fino a quando tutto, a nostro modo, quadrava.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

-Personalmente Back Door Epoque.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

-Guarda in verità le influenze di tutti noi 5 messe assieme creerebbero una lista a dir poco infinita. E non parlo di metal bensì di tutto ciò che è racchiuso tra musica classica e techno. Se dovessi però darti dei nomi “grossi” pensando ai singoli componenti dei Destrage direi Soilwork, Nickelback, The Dillinger Escape Plan, Protest The Hero, Lamb of God, Death, Prodigy , Inflames , John Zorn, Animals As Leaders, Sikth, Nevermore, Karnivool, The Beatles, Alter Bridge, Creed, Extreme, Everytime I Die, Botch, Suicidal Tendencies…ma sono davvero i primi che mi vengono in mente!come puoi ben vedere non esiste una vera e propria corrente unica che raccoglie le nostre influenze!

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

-Certo! Attualmente abbiamo un bel po’ di date in giro per l’Italia, per quanto riguarda invece l’estero saremo impegnati in un tour Giapponese a fine Gennaio/inizio Febbraio e a seguire stiamo lavorando per un tour Europeo.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

-No per ora no. Siamo solo al secondo disco, mi pare eccessivo al momento.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

-Mi duole in ogni intervista dire quello che sto dicendo, ma in Italia ci sono davvero band che meriterebbero molto di più di quello che hanno, e questa possibilità spesso e volentieri gli viene negata, semplicemente perché sono Italiani. Ma se le nostre band continuano di questo passo, sono sicuro che arriverà il giorno in cui sarà impossibile non notarle.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

-Internet è un mezzo, e come tale a mio parere ha dei pro e dei contro. Per le band della nostra generazione ha sicuramente più lati positivi, molta gente non ci conoscerebbe se non fosse per la rete.

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

-Questo non te lo so dire. Questa è la musica che nasce dalla nostra voglia di comunicare qualcosa…il genere che ne scaturisce ne è frutto a sua volta. E il nostro “talento musicale” ne è il linguaggio.

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

-Penso che ognuno dei membri abbia parecchi musicisti con cui vorrebbe collaborare! Se devo dirti il primo che viene in mente ti dico Maynard dei Tool e A Perfect Circle. Ma davvero più tempo ci metto a rispondere a questa domanda e più la lista si fa infinita, anche con i Prodigy e Aphex Twin ad esempio. Ecco l’ho detto!

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Vi ringraziamo molto per l’intervista e vi invitiamo ad ascoltare il nostro ultimo disco The King Is Fat’N’Old. E se sarà di vostro gradimento di seguirci sui nostri social network (Myspace, Facebook, Twitter, Wordpress) e naturalmente ai nostri concerti! Yo!

Intervista di Maurizio Mazzarella

giovedì 10 giugno 2010

THE RETALITATION PROCESS - Dal Basso Verso l'Alto


Intervista ai teutonici The Retalitation Process in occasione della pubblicazione del loro ultimo disco "Downfall", ci risponde il bassista della band Micha:

Come definiresti in termini musicali il vostro nuovo album? Vuoi introdurlo?

-Ciao a tutti, il "The Retalitation Process" è un insieme di scanalature strette killer, basate su luminose melodie di chitarra. Scaviamo nella profondità delle canzoni, cerchiamo sempre di trovare qualcosa di nuovo, un nuovo tipo suono che mantenga sempre vivo l'interesse. "Downfall" non è un album noioso e non è solo un altro disco di banale metalcore. "The Retalitation Process" è la definizione del metal moderno con il cuore e con le palle!

Quanto tempo è servito per registrarlo?

-Questa è una storia lunga. Le registrazioni sono iniziate nella primavera di un decennio fa... almeno è così che si sente, ma ora l'album è finalmente uscito. Se si contano i giorni di studio in modo puro, è un tempo stupidamente breve, ma se vede il percorso nel suo complesso, per le registrazioni abbiamo impiegato quasi un anno. Ci sono stati molti ostacoli sulla strada, ora stiamo per avviare anche le registrazioni per il nuovo album, ma siamo pronti per camminare con le nostre gambe!

Qual è l'origine di una vostra canzone di tuo? Come create una canzone?

-Il processo creativo il più delle volte inizia in casa con il computer ed una chitarra in mano. Una volta che l'idea è nata individualmente viene inviata per posta a tutta la band, se questo è considerato di buona qualità si prova in sala prove. Se il brano funziona benissimo per tutti, un'altra pietra miliare nella storia del metal è nata (ride n.d.r.).

Quali sono gli argomenti affrontari nel nuovo album?

-L'approccio lirico dipende dal tipo di scrittura. Christoph è quello che racconta le disfunzioni sociali della società. I testi vengono generati in modo introspettivo. Nei testi c'è paranoia, rabbia per situazioni e sentimenti. Penso che sia importante nella band che ognuno abbia la possibilità di scrivere. In questo modo, non solo la musica diventa interessante, ma porta una grande varietà di sostengno per le persone che si interessano anche il lato lirico della nostra musica.

Qual è il brano del nuovo album al quale ti senti più affezionato?

-Per me personalmente è "Down". Contiente tutti i marchi della musica della band. C'è la melodia, c'è l'armonia nel ritornello ed è un brano pronto a colpire duro per far male. Ma penso che il motivo per il quale mi piace "Down" di più, è che il testo della canzone che io ho scritto, mi ricorda un periodo della mia vita in cui non tutto era tutto buono. Ogni volta che sento quella canzone, mi ricordo, che solo io posso fermare la pioggia!

Quali sono le band che hanno influenzato il vostro sound di più?

-Le band che hanno influenzato il nostro stile di più, sono le band degli anni ottanta prima che arrivassero gli anni novanta. Jury e Andre sono grandi fan del death metal svedese. Sascha è legato al metal dei "Meshuggah". Christoph è un continuo macinare e le mie influenze non provengono dall'hardcore. Se si mischiano i vari generi, viene fuori il nostro stile

Cosa vi aspettate dal nuovo album?

-Restiamo realistici. Che cosa può aspettarsi da una band in tempi come questi? La gente è abituata a pensare che la musica sia un prodotto che non si deve pagare. Un musicista non è altro che una lacrima aggiunta ad un fiume. Questa è la via nel business di oggi. Mi auguro quindi che ci sia della gente che si renda conto che siamo un piccolo gruppo e che ci sia la possibilità di rilasciare un secondo album.

Quali sono le principali difficoltà per una band come la vostra?

-I problemi sono la grande quantità di gruppi underground che lottano su piattaforme di social networking per avere pubblicità .Se state leggendo questa intervista e volete vedere un buon concerto metal, contattateci sul mostro myspace (www.myspace.com / theretaliationprocess) o inviateci una mail a: theretaliationprocess@gmx.de Siamo pronti a bruciare ogni tappa!

C'è qualche musicista con il quale desiderate collaborare un giorno?

-Mi piacerebbe fare una canzone con Robert Smith dei The Cure e Morrissey un giorno, perché hanno scritto la colonna sonora dei miei giorni da adolescente. Sarei felice di fare un CD con Chi Cheng dei Deftones. E per favore i Metallica, mi facciano una chiamata, sono pronto a essere il loro prossimo bassista, accetto la loro carta di credito (ride n.d.a.).

Quali sono i piani futuri per la band? Come desiderate promuovere il vostro nuovo album?

-Di sicuro ci sono piani per il futuro! Stiamo preparando le registrazioni del nostro secondo disco proprio adesso! Ci sono tante canzoni già scritte e dobbiamo farlo velocemente dopo questo debutto. Speriamo di avere la possibilità farlo uscire ancora su Silverwolf. Senza dubbio ci piacerebbe fare un tour in Europa per promuovere l'album, ma siamo un piccolo gruppo ed è difficile da organizzare!

Pubblicherete un live CD o un DVD?

-"Downfall" è il nostro CD di debutto, quindi cercheremo di fare uscire altri due album e poi ne parleremo di nuovo per un DVD o un album live!

Vuoi lasciare un messaggio ai nostri lettori?

-Grazie a quelli che hanno comprato "Downfall" e vi prego di venire ai nostri show per un grande metal party!

Intervista di Maurizio Mazzarella