Ansa News

mercoledì 26 agosto 2009

HJALLARHORN – Iron Clad Soldiers


Con l’heavy metal degli anni ottanta nel cuore, gli Hjallarhorn confezionano per la Pure Steel Records questo pregevole “Iron Clad Soldier”, un disco perlopiù impostato su sonorità prettamente tradizionali, che non perdono mai la loro efficacia. Nella musica di questa band infatti, è possibile ritrovare lo stile degli Iron Maiden dei primi due album, come i migliore momenti dei Saxon e dei Judas Priest, con in più una forte strizzata d’occhio alla scena teutonica, partendo dagli Accept, attraversando i Running Wild, fino a giungere in alcuni frangenti ai Grave Digger. Nel suo genere e nel proprio complesso, “Iron Clad Soldier” è un buon disco, ben prodotto e ben suonato, non scopre nulla di nuovo, ma si lascia apprezzare, scorrendo in modo fluido senza momenti di pausa. Passando al disco nel particolare, la partenza è affidata a “Battle of Repulsion”, song compatta e dall’impatto molto forte ed immediato, adagiata prevalentemente sulla maestosità delle chitarre, taglienti e granitiche allo stesso tempo, “Iron Clad Soldier” a seguire, la title-track, giova di uno straordinario dinamismo, rispolverando uno stile datato, ma coinvolgente all’ennesima potenza, con a correndo un assolo centrale di chitarra stupefacente, “Brigade” invece, è un brano spiazzante, che sembra assestarsi su ritmi lenti ed ispirati, per poi sviluppare uno stile più ruvido e robusto, dalle sonorità crude ed impenetrabili. Nel proseguo del disco, “Blood and Black Lace” vede la band indurire notevolmente il proprio sound, puntando su fraseggi graffianti e pungenti, senza usufruire di eccessi virtuosismi, anche se i momenti di tecnica sopraffina non mancano mai, “The Changeling” rimarca in modo consistente l’eccellente contributo della sezione ritmica, in particolare della batteria, che picchia duro senza sosta, mentre “The Horn” evidenzia una rapidità d’esecuzione incredibile. Nella parte finale di “Iron Clad Soldier”, “Scathed and Torn” è forse il pezzo più rappresentativo dell’album dove vengono sintetizzati i tutti i momenti di maggiore qualità, “Eye of the Storm” conferma una cura minuziosa e maniacale degli arrangiamenti, destreggiandosi su una struttura perfetta, la conclusiva “The Machinist” infine, racchiude l’essenza della band, mostrando diversi spunti tecnici di vibrante interesse. Disco altamente consigliato ai puristi dell’heavy metal d’autore.

Voto: 7/10

Maurizio Mazzarella

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